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Situazione chiaramente confusa. Buon 2018

Alla fine le Camere sono state sciolte senza i colpi di scena che i venditori di fumo e i loro interessati supporter auspicavano per poter gridare al complotto. Il quale non ci sarebbe stato nemmeno se il Presidente della Repubblica avesse accolto la richiesta della parte politica che sperava di portare a casa la più civile e mite delle leggi sulla cittadinanza, cioè lo ius soli. Una amara constatazione che la dice lunga su come sia ridotta l’Italia politica che dovrebbe generare risposte realistiche ai problemi strutturali esistenti e invece crea problemi e complica la vita a tanti giovani e alle loro famiglie.

Certo, i principali responsabili di questa ostacolata integrazione sono i “cristiani” alla Salvini, ma anche i giovani conigli a 5 stelle che non hanno il coraggio civile di assumersi a viso aperto le loro responsabilità e rafforzano la convinzione che a breve ci troveremo di fronte a notevoli difficoltà. Non solo per formare un nuovo governo, ma anche e soprattutto per dare risposte adeguate ai problemi che scottano, ovvero: lavoro, integrazione e sicurezza, riequilibrio territoriale e sociale, sanitá e previdenza, tasse, investimenti e debito pubblico, educazione e formazione. Problemi interconnessi, le cui soluzioni sembrano contraddette dalle sparate demagogiche di Berlusconi, Salvini e Di Maio, i quali operano sullo stesso terreno delle promesse irrealizzabili e delle contraddizioni logiche che tentano di camuffare attraverso gli attacchi sconsiderati alle persone e agli avversari politici. Come si può non essere preoccupati di fronte a un simile scenario? Dobbiamo ricordarci, tuttavia, che governare è un dovere prima ancora che un diritto da parte di chi vince le elezioni, sulla base delle regole e dei criteri previsti dalla nuova legge elettorale. La quale, a differenza del non compianto "porcellum", non attribuisce più una maggioranza parlamentare fittizia a chi arriva primo, come, sotto sotto, sperava ancora “qualcuno”, ma obbliga a costruire accordi e alleanze dopo le elezioni, nel caso in cui nessuno raggiunga il 40% dei voti, come si prevede. Spiace prendere atto di questa situazione, ma occorre riconoscere che nel contesto politico italiano, già abbastanza autodistruttivo e ingarbugliato, Mattarella ha fatto la scelta da statista che doveva fare, per chiudere al meglio possibile la legislatura corrente e aprire virtualmente la prossima all’insegna di una sia pur relativa stabilità, senza che nessuna forza politica possa accusarlo di essersi schierato. Immaginiamo un po’ cosa avrebbero potuto “sparare” in prima pagina Sallusti e Travaglio -uno per conto di Berlusconi, quale fulgido esempio di giornalismo “indipendente”, l’altro a sostegno degli amici grillini che comprano il suo giornale e i suoi libri-, nel caso in cui il Presidente della Repubblica avesse prolungato di qualche settimana la legislatura, come gli chiedeva la parte politica più sensibile ai diritti civili, per tentare di approvare in extremis lo ius soli. Piaccia o non piaccia, un Gentiloni incontestato a Palazzo Chigi, in attesa di sapere quali alleanze e maggioranze credibili sarà possibile “costruire” dopo le elezioni, è una garanzia politica non trascurabile, quanto meno rispetto alle strampalate ipotesi prospettate dai vari Salvini e Di Maio, ai quali sarebbe da irresponsabili affidare le sorti del nostro Paese, come non pochi italiani, ahinoi, sono disposti a fare. Chi si occuperà seriamente degli investimenti, del lavoro e dei lavoratori, tra i politici che fanno a gara su come ridurre le risorse pubbliche ad essi destinate, mediante una generalizzata riduzione delle tasse e dei contributi sociali? Sono passati 70 anni dall’entrata in vigore della nostra Costituzione, ma l’Italia non ce l’ha ancora fatta a diventare una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Ma ció non significa che non ce la possa fare in futuro, anzi, questo rimane il programma/obiettivo di quanti credono nella democrazia sostanziale basata sull’uguaglianza di base nei diritti e nei doveri di cui la libertà dal bisogno è conditio sine qua non, identificabile con il buon lavoro, dignitosamente remunerato e ragionevolmente tutelato...

G.G.

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