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Lavoro, diritti umani, sociali e civili: la nostra famiglia, la nostra vera Patria

Anche in presenza di una discreta crescita economica come quella in atto, che si attesta attorno all’1,5%, il lavoro continua ad essere il principale problema del Paese da almeno tre punti di vista: quantità, qualità e distribuzione. Quante ore di lavoro produce un punto di Pil, come vengono distribuite e retribuite, sia direttamente che per finanziare la previdenza e altri servizi sociali. Il “nostro” Luca Visentini, Segretario Generale della Confederazione Europea dei Sindacati, continua a dire a chiare lettere che l’occupazione aumenta e si stabilizza a livelli alti e decorosi solo in presenza di investimenti pubblici e privati adeguati, non già per effetto di politiche attive sacrosante e necessarie che rendono più funzionale il mercato del lavoro, come la formazione e tutto ció che ad essa è collegato. Lo stesso Luca aggiunge che per posto di lavoro non bisogna intendere un numero o una pratica burocratica, bensì un contratto di lavoro individuale riconducibile a un contratto collettivo di lavoro sottoscritto da chi ne ha titolo democratico e non tra parti che si scelgono e legittimano autoreferenzialmente perché una politica non all’altezza ancora glielo permette, non tramutando in legge gli accordi tra le parti su rappresentanza e rappresentatività.

Certo che le imprese vanno aiutate a nascere e crescere per contribuire a realizzare sviluppo pulito, ma fino a quando si sposa la tesi che la competitività, comunque realizzata, sia un bene e si premiano con “incentivi” anche le imprese e gli imprenditori che li usano malissimo, è chiaro che a pagarne le conseguenze saranno sempre i lavoratori. In questi giorni abbiamo letto e sentito che c’è disponibilità a ri-discutere di tutto, jobs act compreso, generando preoccupazione da un lato e contenuta speranza dall’altro, a riprova di uno sbilanciamento normativo che, negli ultimi anni, ha favorito le imprese a scapito dei lavoratori. La liberalizzazione dei contratti a termine, il licenziamento pre-monetizzato attraverso l’ipocrita definizione del contratto a tutele crescenti e la prosopopea sui giovani, ai quali non viene quasi mai erogata una regolare retribuzione e garantita una relativa stabilità, sono i punti che richiedono significative correzioni di “rotta” che solo da una parte possono venire, benché, parzialmente, sia la stessa che ha inalberato lo stendardo di un cambiamento apprezzato dalle imprese, che ancor di più apprezzano la gara a chi taglia di più le tasse e i contributi sociali. Ciò nonostante, occorre dire chiaramente che è sbagliato fare di tutta l’erba un fascio. Benché l’Italia sia politicamente mal messa, la tenue ma fondata speranza di una ripartenza in chiave progressista risiede nella ricostruzione dell’area politica e sociale che incorpora questa naturale sensibilità. Illudersi no, ma sperare che il finale di legislatura possa portare qualcosa di buono, sia come obiettivi realizzati che come impegno programmatico a correggere la legislazione del lavoro, alla luce degli risultati conseguiti o irrealizzati, è qualcosa che vale la pena alimentare anche attraverso la nostra partecipazione. Se il Parlamento può ancora approvare lo ius soli e il testamento biologico -con la straordinaria copertura morale di Papa Francesco, il quale ha dichiarato che “evitare accanimento terapeutico non è eutanasia”-, ciò dipende dal fatto che esistono ancora differenze sostanziali tra le diverse forze politiche che aspirano a governare il Paese nei prossimi anni. Insomma, fine legislatura e campagna elettorale ormai coincidono e ciascuno, nella propria autonomia, cerca di contribuire a che il Paese si orienti nella direzione giusta, fermo restando il bisogno di dialogo e confronto con tutti e tra tutti di cui in ogni caso c’è bisogno. Differenze che incidono sulla vita delle persone d’ogni età e condizione, come quella che riguarda la cittadinanza ai tanti giovani figli di immigrati nati e/o cresciuti in Italia, di cui allo ius soli temperato già approvato dalla Camera. Farà in tempo il Senato ad approvarlo definitivamente? Il Presidente Grasso si è già espresso, speriamo bene. La nostra UILTuCS intanto ci mette la faccia, come si suol dire, col cuore sereno e leggero, con una sua piccola ma pubblica manifestazione di sostegno affinchè sia riconosciuta la cittadinanza italiana a 800 mila ragazzi e ragazze: un pezzo di mondo e di umanità, presente e futura, che ha bisogno di noi: appuntamento il 24 mattina...

G.G.


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