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Lavori e lavoro, realtà sociale e dati che “comunicano” ma non informano...

Difficilmente arriveranno buone notizie dalla malridotta Trinacria, alla quale, ove fosse possibile, bisognerebbe limitare la straordinaria autonomia di cui ha goduto finora, per effetto di uno “Statuto speciale” di cui pochi si sono avvantaggiati, a scapito di una popolazione che ancora oggi vede emigrare non pochi dei suoi giovani laureati e diplomati. L’onesto e antimafioso Rosario Crocetta ce l’ha messa tutta, ma i risultati sono stati piuttosto deludenti, in linea con la relativa arretratezza che accomuna buona parte del meridione d’Italia. Bisognerebbe smetterla di ragionare per luoghi comuni che non trovano riscontro nella realtà sociale, come quello secondo il quale saremmo “usciti dalla crisi” senza nemmeno sapere in quali condizioni ci siamo entrati. Si comunicano dati che non si sanno o non si vogliono leggere correttamente, come quelli relativi alla ripresa economica che in effetti è reale ma non ha prodotto la quantità di lavoro che si vuole far credere.

Nel decennio che abbiamo alle spalle una crescente quantità di “lavoro frammentato e povero” ha sostituito posti di lavoro standard e regolari. Se è vero, infatti, che rispetto al 2008 mancano ancora “solo” 300 mila posti di lavoro, dal punto di vista sostanziale la realtà è tristemente diversa nel senso che a parità di unità di lavoro con orari standard, “siamo a 1,2 milioni sotto il dato di 9 anni fa”, secondo l’analisi oculata di una persona intellettualmente onesta come l’ex Presidente Istat e Ministro del lavoro Enrico Giovannini, oggi portavoce di Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, di cui la UIL fa parte assieme a CGIL e CISL. A che serve, per esempio, l’”intelligenza artificiale” se non viene usata correttamente, soprattutto nel mondo del lavoro? Siamo sicuri che i carichi e i ritmi di lavoro stiano mediamente migliorando e non peggiorando, mettendo a rischio la Salute e la sicurezza dei lavoratori? È proprio vero che i lavori faticosi stanno diminuendo con lo sviluppo della telematica e della robotica? La vita reale nelle aziende smentisce questa errata convinzione che regge solo a livello teorico immaginando un utilizzo della tecnologia finalizzato al miglioramento della qualità della vita e del lavoro. Il più delle volte le imprese, facendo il loro mestiere, che è quello di minimizzare i costi fissi e in particolare quello del personale, utilizzano la tecnologia per ridurre al minimo gli organici, puntando su format organizzativi studiati per tutt’altro scopo che quello di migliorare la qualità, tanto di chi lavora quanto di chi consuma e dei cittadini che solo nella sfera pubblica possono trovare la giusta protezione sociale. Noi siamo per il progresso sociale e il benessere collettivo, che non riteniamo perseguibile attraverso una sorta di anacronistico luddismo che si opponga all’introduzione di tutto ciò che rientra nel convenzionale riferimento di industria 4.0. Ma proprio perché si parla esplicitamente di quarta rivoluzione industriale, che tende a coinvolgere l’intero sistema produttivo -tant’è che ormai si parla di impresa 4.0-, bisogna fare tesoro delle rivoluzioni passate di analogo significato, da un lato per impedire i disastri sociali che si portano appresso se non governate politicamente, dall’altro perché si tramuti in occasione storica di ammodernamento e progresso a beneficio di tutti attraverso il rilancio su scala generale di quello che noi chiamiamo sviluppo sostenibile. Il ruolo del Sindacato e della contrattazione sindacale a questo fine è centrale, quello della politica, fondamentale. Se ne stanno occupando i partiti e i movimenti italiani che nelle loro file hanno giovani innovatori e rivoluzionari che brucerebbero vivi i loro avversari politici? Quanti lavori sono destinati a sparire e quanti di nuovi se ne creeranno? È solo questo il problema? Noi crediamo di no e ci piace ricordare un robusto pensatore di un passato che non passa mai, Karl Polanyi, il quale nella sua opera principale, La grande trasformazione, afferma che “a seguito della rivoluzione industriale del diciottesimo secolo ci fu un miglioramento quasi miracoloso degli strumenti di produzione che fu accompagnato da un catastrofico sconvolgimento delle vite della gente comune”. Vogliamo utilizzare al meglio la memoria e l’esperienza storica per fare in modo che la “rivoluzionaria” intelligenza artificiale produca una società migliore e più coesa?

G.G.

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