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Banca d’Italia: La folle illusione di combattere il populismo sul suo stesso terreno

Difendersi dal populismo e dai demagoghi più o meno reazionari non è facile ma è necessario per la qualità della nostra democrazia già logorata da problemi che non riesce a governare con il respiro della necessaria progettualità, ma solo a tamponare. Pensare di vincere questa difficile battaglia politica utilizzano gli stessi metodi è sbagliato e molto pericoloso. Anche in Paesi economicamente più sani del nostro esiste lo stesso problema, a riprova del fatto che l’irrazionalismo politico e i movimenti antisistema non nascono e non crescono solo dove c’è crisi economica e disoccupazione ai massimi livelli, che comunque costituiscono fattori aggravanti e scatenanti. L’ultimo esempio viene dall’Austria dove un giovanissimo esponente del partito popolare -di quelli che amano definirsi moderati e di centro…- ha vinto le elezioni posizionandosi un gradino sotto gli estremisti di destra, con i quali forse farà maggioranza di governo.

Oggi non pochi politici sono disposti a scendere a patti col diavolo pur di “vincere”, anche se questo comporta lo snaturamento della forza politica che rappresentano. Che altro sono i partiti personali se non questo? È il modo migliore e inevitabile per contrastare il populismo più becero e reazionario, o è un pericoloso cedimento che riporta indietro le lancette della storia? Si può combattere il populismo con altro populismo e con modi di fare politica ad esso assimilabili? La mozione parlamentare anti-Governatore Visco del Pd è apparsa come una mossa propagandistica non all’altezza della cultura democratica e istituzionale di questo partito, che sembra non avere più una guida coerente con le aspirazioni dei suoi fondatori e soprattutto con problemi che l’Italia deve affrontare per uscire dalla sua specifica crisi, compreso quello della governabilità democratica, non risolvibile con una legge/formula elettorale. Questo modo di fare politica abbruttisce la dialettica democratica e asseconda la faziosità. Non perché l’operato del Governatore Visco non sia criticabile -come quello di altre figure e istituzioni che forse potevano intervenire in tempo utile (con conseguenze migliori?) per evitare o limitare i disastri bancari che hanno colpito migliaia di risparmiatori e l’intera collettività chiamata a saldare il conto. Ma lo strumento, il momento e il metodo scelti -che peraltro molto probabilmente otterranno l’effetto contrario-, appartengono più alla “logica” del populismo estemporaneo che alla cultura democratica e istituzionale di un partito che, in questa legislatura, ha avuto ed ha tuttora le principali responsabilità di governo, ovvero la possibilità di operare concretamente per ottenere quel risultato anziché urlare istericamente, come ha scelto di fare con la controproducente mozione parlamentare. Attenzione, controproducente non solo ai fini dell’eventuale riconferma di Visco, ma del danno irreversibile (speriamo solo a breve) che subisce il Partito democratico, patrimonio politico di questo Paese, al di là di ciò che pensa o di come voterà ciascuno di noi alle prossime elezioni. Se perfino una persona saggia come Eugenio Scalfari arriva a sostenere che c’è un sentimento isterico nel carattere di Renzi che talvolta lui domina, ma più spesso ne è dominato, che forse richiederà l’intervento di un neurologo che tenti di curarlo, vuol dire che il Pd a guida renziana è diventato, spiace dirlo, parte del problema. Partito di cui allo stesso tempo non si può fare a meno. Un bel rebus, dal quale il generoso Pisapia difficilmente uscirà politicamente vivo e integro… Per il momento si rafforza la penosa condizione del tutti meno lui che conferma la malinconica parabola discendente di un giovane politico che aveva suscitato non poche speranze, divorato dalla sua stessa presunzione, incapace di unire e tenere insieme, la cui “teoria” del cambiamento è politicamente intraducibile. Povero Matteo… L’ultima sua uscita dice che “un Partito di sinistra sta coi risparmiatori non coi banchieri”. E allora perché -battuta per battuta-, non sta con i lavoratori ma con le imprese, i finanzieri come Serra e i manager come Marchionne? I politici di livello non fanno politica e non governano con le battute e le barzellette. Hanno il dovere di rappresentare tutti, con equilibrio, e semmai dimostrano con i fatti e la sobrietà da che parte sta il loro “cuore”...

G.G.

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