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Con la governabilità non si scherza

“Pensieri e riflessioni” della settimana scorsa ha preso forma il giorno prima delle elezioni in Germania ed ha focalizzato l’attenzione sul concetto di compromesso, alla luce, ma non solo, del fenomeno della frammentazione politica che rende ancor più problematico formare una maggioranza di governo, adesso anche nel più grande Paese dell’Unione europea. Mi è stato chiesto se in definitiva auspicavo un compromesso di Governo tra Pd e Forza Italia, ma il mio intento era e rimane quello di affermare che un sano compromesso, per realizzare o difendere una conquista di primaria importanza si giustifica da sè, contrariamente a quelli di “bassa lega” che hanno nutrito l’idea popolar populista che “la politica è una cosa sporca”. Nel nostro Paese a mio parere mancano le condizioni per realizzare accordi di tale portata, ma i problemi restano e con essi bisogna comunque fare i conti, qualunque sia il risultato che uscirà dalle urne in primavera.

Negli ultimi decenni siamo stati devastati da una incultura regressiva che ha “ridotto” la politica a ridicole figure di leader che hanno sostituito la visione e la profondità di pensiero, necessarie per governare con lungimiranza, con sistemi di “comunicazione” e politiche di immagine che i problemi li hanno aggravati. Che altro dimostra la contrapposizione sullo ius soli se non che mancano le condizioni per assumersi comuni responsabilità, alla luce del sole, anche su una questione abbastanza tranquilla come quella della cittadinanza? Sono coloro che non lo approvano che dimostrano di non essere figli della civiltà che dichiarano di voler difendere, non quelli che lo propongono per favorire la piena integrazione dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze che vivono già insieme ai nostri figli e nipoti. Diciamolo chiaramente, l’Italia è perennemente in affanno in virtù dell’arretratezza culturale di forze politiche e politici opportunisti che si annidano in ogni schieramento e che agiscono secondo le convenienze del momento, incapaci quindi di costruire futuro condiviso. Per “loro” non è mai il momento giusto. Altro che nobili compromessi, mancano le condizioni, fino a prova contraria, perfino per approvare una decente legge elettorale per il bene del sistema democratico che ha bisogno di svilupparsi e non di regredire come è avvenuto negli ultimi decenni, anche e soprattutto, nel mondo del lavoro. A supporto del mio punto di vista prendo in prestito le parole del saggista e romanziere israeliano Amos Oz, il quale, a una domanda sull’uso della parola compromesso nel discorso politico, risponde come segue. “Il concetto di compromesso non è particolarmente in voga, soprattutto tra i giovani idealisti. Questo perché viene avvertito come un accordo amorale, come un venir meno a principi puri e assoluti. Per me però il compromesso è sinonimo di vita. Compromesso non significa arrendersi o porgere l’altra guancia, ma riuscire a incontrare gli altri a mezza via. L’opposto del compromesso non è l’idealismo, ma il fanatismo, che è uguale a morte”. Un simile spirito dovrebbe ispirare tutte le forze politiche e sociali autenticamente democratiche che difendono la Costituzione, non per affossare un avversario politico ma per la progettualità che contiene. E quando manca lo spirito manca tutto. A me, per esempio, nell’area del centrosinistra, sembra sbagliato escludere a priori una alleanza con “il Pd di Renzi”, soprattutto se a sostenere questa posizione è un personaggio come Massimo D’Alema che di compromessi politicamente motivati ne ha realizzati o falliti più di uno, anche per responsabilità non sue, benché non sia chiaro se il rottamatore e i suoi sostenitori abbiano fatto i conti con i disastri prodotti dalla rottamazione. Insomma, qualcuno pensa si possa vivere e far politica senza compromessi? Il problema di fondo è saper distinguere quelli buoni, necessari o inevitabili, da quelli di basso profilo che servono ai mestieranti. Cosa vuol dire, oggi, nel tempo della frammentazione politica e dell’interdipendenza sovranazionale, governare? Compromesso in versione positiva non è una via di mezzo tra una notizia vera e una fake news. Compromesso nobile è l’accordo di Parigi sul clima promosso da un gruppo di statisti e ratificato da 175 Paesi, al quale ne dovrebbero seguire altri di pari livello riguardanti anche l’economia e il lavoro, giammai un accordo di spartizione del potere che allontana i cittadini dalla politica e dalle istituzioni. Ce lo ricordiamo ogni tanto che la nostra Costituzione è frutto di un Nobile Compromesso?

G.G.

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