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Lavoro per tutti e lotta alla criminalità come motore di sviluppo

Più ci inoltriamo nel tempo dell’intelligenza artificiale e più ci rendiamo conto che il problema principale è quello di rimanere umani. C’è modo e modo però di essere umani, se è vero che le tragedie passate e presenti sono “opera” dell’uomo. Cosa c’è di umano nello “scaricare” a mare persone destinate ad affogare, o nel riconsegnare a spietati carcerieri i migranti che tentano di scappare proprio dalla miseria e dalla violenza? Troppi fatti di spietata crudeltà e di cinico calcolo politico segnalano la rottura di argini che consideravamo sicuri e invece confermano che ci stiamo ri-avvicinando a condizioni esplosive non dovute alla dimensione dei problemi ma al come vengono vissuti e affrontati. Lo stesso Ministro Minniti, che ha un compito non facile, fa risalire certe sue non facili decisioni allo sbarco di migliaia migranti tra il 28 e il 29 giugno e alle strumentalizzazioni che si stavano preparando per riportare la paura al centro della vita pubblica.

Ed egli stesso ha aggiunto che “bisogna stare vicino a chi ha paura, per liberarlo dalla paura, mentre i populisti si accostano a chi ha paura per inchiodarlo ai propri incubi” che ingigantiscono a dismisura il problema dei migranti, a scapito di altri problemi che da fin troppo tempo costituiscono una palla al piede del nostro Paese, e del Sud in particolare. Parliamo della criminalità organizzata, comunque denominata e ovunque localizzata. La morte dei fratelli Luigi e Aurelio Luciani in terra di Puglia -genitori di 5 figli, uno dei quali deve ancora nascere-, per mano di spietati criminali di casa nostra, dimostra ancora una volta quanto grave sia in Italia il problema dell’illegalità violenta che impedisce alle regioni del Sud di allinearsi allo sviluppo economico e sociale del resto del Paese, anche per effetto di assuefazione e sfiducia verso le istituzioni, alle quali talvolta si chiede di fare anche la parte che spetta ai cittadini. Vogliamo forse sostenere che per lo sviluppo presente e futuro dell’Italia questo problema è fisiologico e invece è patologico quello dei migranti di cui oltretutto ha oggettivamente bisogno? Studi, ricerche e trend demografici -che fino a prova contraria hanno più valore delle urla e delle invettive di politici improvvisati che non sanno e non vogliono ragionare-dimostrano il contrario, certo non per farli bivaccare, elemosinare o gironzolare a vuoto per le nostre città. Mai come in questo momento storico ci sarebbe bisogno di dialogo e di confronto costruttivo, soprattutto (ma non solo) tra chi governa e chi sta all’opposizione, sia a livello nazionale che nelle Regioni e nei Comuni. Invece molti politici contribuiscono a complicare i problemi anziché risolverli, con solisti che primeggiano per estremismo demagogico, estraneo alla civiltà che dichiarano di voler difendere e di cui evidentemente sono figli degeneri. Non parliamo di Di Maio che nella sua giovanile ignoranza e presunzione osa paragonarsi al “nostro” amato Presidente, Sandro Pertini. Come italiani degeneri sono i criminali che saccheggiano lo Stato e taglieggiano i cittadini impedendo la prosperità economica e la crescita civile delle regioni inquinante dalla loro presenza. In verità ci sono diritti umani e sociali, come la sicurezza personale e il lavoro -senza i quali non si è cittadini liberi, nel vero senso delle parole-, che vengono negati a troppi italiani da altri italiani criminali per nulla interessati alla promozione di programmi di risanamento e sviluppo in grado di includere e integrare i più deboli tramite la scuola, la formazione, la cultura e il lavoro. Questo ha lasciato in eredità il Cardinale Tettamanzi: “Una gestione del fenomeno migratorio basata sul rispetto dei diritti umani fondamentali è vantaggiosa per tutti. E un’equilibrata politica dell’integrazione coinciderebbe con i nostri valori, umanitari e solidaristici, e con i nostri interessi, demografici, economici, sociali e culturali”… C’è bisogno di aggiungere altro?

G.G.

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