Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Un governo conflittuale che fa male al Paese

Un governo senza cultura di governo, conflittuale al suo interno, senza “una” politica estera e un chiaro orientamento economico e sociale.
Questa è la triste realtà di fronte alla quale ci troviamo dopo un anno di sperimentazione di una coalizione “guidata” da tre persone senza alcuna precedente esperienza di governo, come Conte, Di Maio e Salvini.
Una coalizione che ha dimostrato sul campo di non fare le cose di cui l’Italia ha bisogno, ma solo quelle che interessavano i partiti di governo e solo quando ciò corrispondeva alla logica dello scambio, di cui sono prova evidente il reddito di cittadinanza e il prepensionamento oneroso a carico della collettività della cosiddetta “quota 100”.
Un governo “fondato” su un contratto extraparlamentare che, in teoria, doveva facilitare la politica del fare, in realtà si è rivelato essere il suo contrario, come dimostrano la stagnazione economica, il disaccordo su questioni di vitale importanza per il futuro del Paese, come la politica fiscale e l’autonomia regionale, il salario minimo, la legalità, l’integrazione sociale e la sicurezza, i rapporti con l’Europa e il debito pubblico.

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Lezioni di Uguaglianza e Umanità

In una società normale, aperta e democratica, naturalmente pluralista, non dovrebbe esserci bisogno di eroi e di gesti eclatanti per affermare e praticare principi di uguaglianza e di umanità.
Così purtroppo non è. Anzi, a volte sembra di vivere in un mondo capovolto dove il bene “diventa” male e chi lo fa presente e si oppone, come può, viene additato come un nemico.
Realismo fondato sugli interessi concreti dell’Italia, opposto a sentimenti, principi e ideologie inconcludenti?
Questo schema appartiene alla propaganda dei sovranisti che hanno già fatto parecchio male all’Italia e altro ne faranno fino a quando non saranno ulteriormente ridimensionati, come già lo sono stati in Europa, dove avevano promesso che sarebbe cambiato tutto.
È anche per nascondere i fallimenti politici e la mancata realizzazione di promesse demagogiche che il ministro dell’interno esaspera lo scontro su determinati problemi.
Nel caso della nave Sea Watch però ha trovato sulla sua strada due giovani donne con la schiena dritta che hanno messo in evidenza e in discussione la sostanziale illegalità e incostituzionalità del decreto sicurezza bis avoluto da Salvini, nella parte in cui pretende di avversare i diritti umani.

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Il dovere di essere antifascisti: in Italia, in Europa, nel Mondo

Se una cosa è male in sé, e il male lo ha teorizzato e praticato in modo inumano, è imperativo morale difendersi da questo male affinchè, una volta estirpato, non si riformi.
Un imperativo che, per raggiungere il suo scopo, deve tramutarsi in impegno politico e istituzionale, civile e culturale.
Uno, cento, mille e più fatti, eventi, dichiarazioni, manifestazioni e comportamenti violenti e fuorilegge, giustificano a mio parere il pre-allarme nei confronti di un possibile ripetersi delle condizioni psicosociali che favorirono l’avvento del fascismo.
Se da un lato è possibile che talvolta si esageri la preoccupazione in termini di pericolo immediato, dall’altro però è da irresponsabili sottovalutare tutta una serie di fatti di matrice chiaramente e dichiaratamente fascista, che invece andrebbero stigmatizzati e anche sanzionati a norma di legge.
A proposito di sicurezza, per esempio, bisogna ricordare che quanti più fascisti ci sono in libera uscita, tanto più aumenta l’insicurezza dei cittadini e dei giovani in particolare che si dedicano ad attività culturali, come è successo recentemente ai ragazzi del Cinema America nel quartiere romano di Trastevere.
Sottovalutare la violenza di questi squadristi o di quelli di CasaPound che a Roma occupano da anni uno stabile pubblico non è accettabile ed è molto preoccupante nella misura in cui non si può più parlare di casi isolati. Anzi.

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Gli interessi reali del paese, la demagogia dei sovranisti e i rischi concreti della procedura d'infrazione

L’incertezza che regna sulla procedura d’infrazione per debito eccessivo e sulla stessa durata della legislatura dimostra che qualcuno sta tirando la corda a rischio di spezzarla.
E a pagarne le conseguenze maggiori, se la si spezza, saranno in primo luogo le persone più fragili.
Da un lato si tratta con l’Europa, dall’altro si guerreggia all’interno del governo da posizioni e con finalità diverse e contrastanti, che dimostrano in quale assurda situazione si sia andata a cacciare l’Italia.
Un Paese finanziariamente “esposto”, con un governo debole e diviso che non ha una chiara direzione di marcia e che, di scadenza in scadenza, tenta di superare gli ostacoli immediati, ma senza una strategia di fondo minimamente progettuale.
È come se ognuno giocasse la sua partita, che non corrisponde con quella dell’interesse generale del Paese, e il fatto che si continui ad ipotizzare una “formale” crisi di governo con successivo scioglimento del Parlamento e voto anticipato non fa altro che aggravare il clima di incertezza.
L’Europa, checchè se ne dica, comprende e protegge, finché è possibile farlo.
La finanza non guarda in faccia nessuno. Agisce secondo logiche spietate sempre pronte a scattare nei confronti dei paesi fortemente indebitati come l’Italia, costretti a pagare tassi d’interesse più alti.