Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Per una Europa più sociale con al centro il lavoro e i diritti delle persone

Un uomo carico di saggezza come Giuseppe Guzzetti ha detto: “non credo che torni il Duce, ma i suoi contenuti”.
I promotori di questi contenuti sono i governi e le forze politiche che si sono radunati a Milano attorno a un’idea di Europa opposta alla nostra.
Meglio essere contrapposti nella chiarezza che far finta di niente di fronte al pericolo rappresentato da posizioni e obiettivi che puntano apertamente ad annullare le grandi conquiste democratiche della parte buona del novecento.
Quella che nel 1948 approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che ogni Paese aderente all’ONU fece propria impegnandosi ad agire di conseguenza nei confronti di ogni essere umano, a prescindere dalla religione professata, dal colore della pelle, dalle proprie idee e caratteristiche.
La famiglia umana è una, ogni persona è uguale all’altra nei diritti fondamentali che mirano a tutelare la sua dignità.
Questo è il motivo per cui la Milano democratica e antifascista ha manifestato il suo rifiuto al sovranismo e ai sovranisti che fanno il male dell’Italia e dell’Europa, esponendo una gran quantità di striscioni ai balconi e alle finestre, tra i quali il nostro.

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Il coraggio di esserci nei momenti difficili

I politici peggiori sono quelli che di fronte ai problemi non si assumono le loro responsabilità. Soprattutto quando ricoprono incarichi di governo.
Quelli che i problemi non li affrontano ma li cavalcano.
L’Italia ne ha tanti, troppi di questi politici abituati a fomentare rabbia e proteste nei confronti di coloro che invece le proprie responsabilità se le assumono per favorire la convivenza civile e l’integrazione sociale.
Come ha fatto la Sindaca Raggi, a Casal Bruciato nei confronti di una famiglia rom, alla quale è stata assegnata una casa popolare, intimidita e minacciata dai fascisti di Casa Pound.
La logica elementare presuppone che decidere di chiudere i campi nomadi voglia dire progettare una sistemazione alternativa delle persone attraverso la loro distribuzione nel territorio, nei quartieri e nelle case popolari dove possono meglio integrarsi.
È la società nel suo complesso che trae beneficio dalle politiche attive di integrazione nei confronti di tutte le persone presenti in un determinato territorio.
A maggior ragione se queste politiche si applicano nella Capitale d’Italia.

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Sì al sindacato e al sindacalismo unitario

Di un sindacato unitario ce n’era bisogno prima e ce n’è bisogno adesso. Ce ne sarà sempre bisogno.
Chi lo vuole non deve aspettare l’ora X, che nessuno sa quando arriverà, deve operare quotidianamente con spirito e volontà conseguenti nella contrattazione e nei sistemi relazionali condivisi tra le parti sociali, affinché l’una e gli altri producano risultati coerenti.
Chi rappresenta lavoratori e lavoratrici in carne e ossa ed è portatore di cultura sindacale autentica non deve avere paura dell’unità sindacale.
In quanto organizzazioni di scopo, non corporative, CGIL CISL UIL hanno solo da guadagnare, in termini di rappresentanza e rappresentatività democratica, coerente con la natura e le finalità della Costituzione.
Chi la teme sono i responsabili della pirateria contrattuale, che approfittano del vuoto legislativo e della confusione che ne consegue, per inquinare il mercato del lavoro attraverso accordi e “contratti” che non dovrebbero esistere.
Firmare un contratto nazionale di lavoro dovrà essere consentito solo alle organizzazioni sindacali con le “carte in regola”, affinché la democrazia sia operante anche nel mondo del lavoro.

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L’umanità al potere

È bastato meno di un anno per dimostrare che un governo scaturito dalla smania di occupare il potere non è in grado di proporre e di fare nulla di preciso.
Ogni cosa di rilevante importanza diventa oggetto di contenzioso interno, che blocca lo sviluppo economico e nel contempo avvelena la vita del Paese, come i dati dimostrano, soprattutto sul versante del lavoro.
Non si crea nuova occupazione e si deteriora quella esistente, per effetto di un laissez-faire troppo diffuso anche al Nord che, in particolare, colpisce le donne e i giovani, come certificato ancora una volta dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse), con dati allarmanti pubblicati proprio il giorno della Liberazione.
A conferma di un irrisolto “problema lavoro”, rispetto al quale potrà parlare di cambiamento -dal punto di vista democratico e della coesione sociale- solo chi sarà in grado di generare occupazione tramite investimenti netti e mirati, correzioni normative calibrate e rafforzamento della legalità all’interno dei luoghi di lavoro. Dove troppi imprenditori si comportano da padroni di vecchio stampo, mediante la sistematica violazione delle norme di legge e dei contratti di lavoro.