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Cosa emerge dal condono fiscale

Comunque vada a finire si è capito chiaramente che si voleva fare un condono generalizzato, tale da soddisfare e assolvere anche da reati penali quella parte di elettorato che corrisponde al profilo politico e culturale della Lega. E si tenga presente che nei pasticci fatti da questo “partito” c’è anche quello dei 49 milioni di rimborsi elettorali truffati e spariti, rispetto ai quali i magistrati di Genova ipotizzano il reato di riciclaggio che si voleva far rientrare nel condono. Vedremo alla fine cosa faranno, in ossequio alla disastrosa logica di scambio che caratterizza questo governo, all’interno della quale emerge il capolavoro politico della Grillo & Casaleggio: con il doppio dei voti il loro partito conta assai meno di chi ne ha presi la metà. Quello che fa, chiede e ottiene la Lega è sotto gli occhi di tutti, checchè ne dica Marco Travaglio che di questo “miracolo” è coautore. L’Italia è visibilmente a rischio, ma bisogna stare attenti a non assecondare la china che ci farebbe precipitare verso esiti imprevedibili e difficilmente governabili, oggi simboleggiata dallo spread che sale e dal rating del Paese che si abbassa.

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Democrazia è convivenza

La favola metropolitana secondo la quale le principali Istituzioni internazionali impedirebbero all’Italia di essere governata democraticamente, non sta in piedi. In realtà è vero il contrario. Si tenta maldestramente di scaricare su queste istituzioni l’incapacità di effettuare scelte compatibili con i vincoli di bilancio dettate dalla situazione finanziaria del Paese. Un conto sono le “raccomandazioni”, altra cosa le infrazioni e le conseguenti procedure che ci espongono ai rischi tipici di chi non viene più considerato credibile. Dare dell’ubriacone al Presidente della commissione europea, il quale fa notare lucidamente che “l’Italia non rispetta la parola data” produce solo effetti negativi. Draghi e Juncker non impediscono e non impongono nulla. Se il governo del cambiamento, però, pretende di fare tutto a costi aggiuntivi, ripetendo gli errori del passato che hanno generato la pesante condizione finanziaria del nostro presente, la responsabilità è tutta sua. E se trasmette la convinzione di agire solo per alimentare la campagna elettorale europea dei partiti di governo, è inevitabile che si espone l’Italia a pericolosi rischi.

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Il contratto di governo non è il nuovo Vangelo degli italiani

Chi vince le elezioni ha il diritto di governare. Ma ha anche e soprattutto il dovere di farlo, rispettando la premessa fondante della convivenza, rappresentata dalla Costituzione e da tutto ciò che, a livello internazionale, l’Italia ha liberamente condiviso. “Leggi superiori” con le quali quelle ordinarie devono essere compatibili, fermo restando la loro natura umana, emendabile, migliorabile e adattabile nel corso del tempo. Il nocciolo del post 4 marzo sta tutto qui, complicato dal fatto che Lega e 5 Stelle si sono presentati alle elezioni con programmi e alleanze contrapposte che, solo successivamente, hanno generato il cosiddetto contratto di governo, all’interno del quale ciascuna delle due forze politiche ha messo il suo pezzo. Una sommatoria dalla quale non emerge un modello di sviluppo imperniato su investimenti concepiti per creare sviluppo sostenibile e lavoro dignitoso, sia pure nel tempo, come tutte le cose serie che mal si conciliano con le misure studiate per conseguire vantaggi politici di parte.

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Lo spread che inquieta di più non è solo quello finanziario

Pensavo di riflettere attorno ai negozi aperti o chiusi la domenica, invece le “decisioni” prese dal governo del cambiamento, che a me sembra promotore di un generalizzato arretramento, mi hanno indotto a tornare sull’argomento che inquieta le persone responsabili, le quali sanno, per esperienza diretta e indiretta -non solo per logica finanziaria-, cosa può succedere di negativo quando si gioca d’azzardo e si fuoriesce dalle regole condivise dalle istituzioni di cui si fa parte. L’argomento del giorno -destinato a condizionare il futuro dell’Italia e degli italiani, nel caso in cui le misure preannunciate saranno recepite in toto nella legge di bilancio- è il debito pubblico. In particolare il come hanno deciso di fronteggiarlo, Lega e 5 stelle, in contrasto con il ministro dell’economia e delle finanze, Tria. Contrasto risolto? Può anche essere che non sia così, visto che non si è dimesso. Questa forzata convivenza, per altro, contribuisce a farci comprendere la consistenza di una anomalia che prima o dopo si dovrà risolvere. In che modo, lo capiremo vivendo, come si suol dire.