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Invece del silenzio e del rispetto

Se ogni occasione è buona per fare e farsi propaganda speculando sui problemi, quanto meno un disastro come quello di Genova, con decine di morti, numerosi feriti e centinaia di sfollati, dovrebbe costituire una eccezione, ma purtroppo così non è stato. Chi governa dovrebbe assicurare che tutto sia fatto per accertare le responsabilità, non intimidire e accusare in blocco “quelli di prima” per dimostrare che “la musica è cambiata”. I ponti sono progettati per non crollare mai, sia per tecniche di progettazione adeguate a ogni singola opera ingegneristica, sia per i materiali usati, sia per il monitoraggio costante e la manutenzione adeguata che nell’insieme garantiscono il transito in sicurezza delle persone e dei mezzi. Se un ponte crolla c’è sicuramente una causa, ma non è detto che siano chiare e chiaramente accertabili le responsabilità.

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Congelare il risanamento delle periferie rivela una strategia

Ha ragione chi sostiene che se vuoi conoscere veramente una città devi andare nelle sue periferie, nei “luoghi” in cui la vita è più autentica di quel che appare nei centri storici, nelle vie del lusso e nelle moderne cattedrali del consumo. Nei quartieri più problematici, dove vivono le persone più fragili, si misura la presenza o l’assenza dello Stato, dei servici sociali, della cura e della pulizia del territorio, con tutto ciò che ne consegue in termini di integrazione e convivenza, di sicurezza e legalità, di civismo o del suo contrario. L’Italia ha i centri storici più belli del mondo, ma dal punto di vista sociale e urbanistico incuba da troppo tempo, nei quartieri più problematici, un malessere aggiuntivo alla povertà derivante dalla disoccupazione, dalla sottoccupazione e dai salari miseri. È il malessere derivante dall’abitare in luoghi trascurati, dove, con interventi mirati e neanche molto costosi, è possibile migliorare concretamente la qualità della vita dei cittadini e di quelli più deboli in particolare. Come mai, allora, il governo ha bloccato i finanziamenti già approvati per il risanamento di importanti pezzi d’Italia, dal nord al sud, corrispondenti a 96 comuni italiani?

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Pericolosa incultura di governo

Indipendentemente dai sondaggi, favorevoli o meno, alle forze politiche di governo e, in particolare, a quella che sposa le posizioni più estreme, cresce nel Paese la consapevolezza dei pericoli che incombono sulla nostra democrazia. Passo dopo passo, proposta dopo proposta, ormai è chiaro che si punta a smantellare tutto ciò che ha dato e continua a dare significato concreto alla democrazia nel nostro Paese, incompiuta e imperfetta finchè si vuole, logora e incapace, finora, di generare lo sviluppo sostenibile di cui c’è bisogno per sanare le profonde piaghe sociali che ci affliggono da troppo tempo, ma pur sempre infinitamente migliore dei regimi autoritari e intimamente corrotti che infestano il mondo. La nostra democrazia reale, imperfetta e incompiuta, non è tuttavia un sistema di conteggio solo per decidere chi comanda, bensì un insieme di valori e principi che regolano la vita pubblica, dal quale sono scaturite le conquiste concrete di cui godono i cittadini italiani e dal quale è possibile attingere gli strumenti di resistenza e difesa propositiva dagli attacchi di chi vuole rimettere in discussione il meglio della nostra storia e delle nostre conquiste, sia in campo civile che sociale.

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L’Italia ha bisogno di essere governata, non spartita

Di questi tempi è quasi impossibile ragionare e confrontarsi sul merito delle proposte, come si dovrebbe sempre fare, talchè si è portati a schierarsi pro o contro chi le fa, in virtù di una sventurata incultura politica che, in quattro e quattr’otto, è diventata “contratto di governo” che non promette nulla di buono. Pensavamo di non arrivare a tanto e invece ci siamo dentro e sarà un problema uscirne, a riprova del fatto che esaltare “il cambiamento”, senza indicare il modello di sviluppo economico e sociale che si intende promuovere, porta a demolire le cose fatte dai nemici politici, non certo a governare unitariamente l’Italia. Di certo è impossibile associare a questo governo la parola dignità e nemmeno ci si può consolare con la certezza virtuale che chi semina vento prima o dopo raccoglierà tempesta perché di mezzo c’è il Paese, c’è la vita reale delle persone e delle famiglie che, nel frattempo, possono andare a rotoli.