Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Non basta “incontrarsi”

Che il Governo interloquisca alla luce del sole con le Organizzazioni sindacali largamente e unitariamente più rappresentative dei lavoratori italiani, è sicuramente una buona cosa.
Normale, si potrebbe aggiungere, per un Paese con una Costituzione che attribuisce valore al lavoro, ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali “comparativamente più rappresentative”, che in Italia sono, senza alcun dubbio, CGIL CISL UIL.
Ma la “normalità” per alcuni politici di estrema destra è il capovolgimento dei principi costituzionali sui quali si basa il nostro sistema di convivenza, che invece ha bisogno di essere difeso, rafforzato e culturalmente riaffermato.
Se il nuovo governo riuscirà o non riuscirà a rimettere il Paese nella direzione giusta dello sviluppo, di una più equa distribuzione della ricchezza e dei principi fondanti della convivenza civile, è tutto da dimostrare.
Parleranno i fatti, dopo anni e anni di cambiamento urlato ma non praticato che è servito solo ad accentuare gli squilibri storici di cui soffre l’Italia.
Lo dimostra il principale metro di misura del regresso sociale costituito dall’ulteriore aumento delle disuguaglianze, che spesso si materializzano nell’esito estremo delle discriminazioni e dell'esclusione di un gran numero di persone dai diritti e dai benefici sociali.

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Ripartiamo dagli alberi

Piantare 60 milioni di alberi nel più breve tempo possibile, uno per ogni italiano, è l’appello lanciato dallo scienziato Stefano Mancuso, assieme al Presidente di Slow Food, Carlo Petrini ed al vescovo di Rieti, Domenico Pompili, a nome delle Comunità Laudato si’, al quale la nostra organizzazione aderisce con profonda convinzione.
L’obiettivo è quello della riforestazione funzionale al disinquinamento dell’atmosfera dagli effetti della massiccia emissione di anidride carbonica derivante dal nostro modo di produrre, di consumare e di vivere.
Basta? Evidentemente no.
Tutti sanno che serve “ben altro”, tranne gli accaniti, ed a vario titolo interessati, negazionisti, ma tutti sanno e sappiamo che non c’è più tempo da perdere e che bisogna cominciare a fare sul serio mediante scelte politiche, collettive e individuali, in grado di incidere subito, sia a monte che a valle, affinchè il risanamento ambientale sia opera di tutti e di ciascuno.
La riforestazione del territorio, e delle città in particolare, sarebbe un segnale forte di positiva partecipazione dei cittadini al miglioramento della qualità della vita di tutti, contribuendo a riportare concretamente la questione ambientale al centro dell’attenzione.

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Chi è, oggi, Giuseppe Conte?

Quando nasce un nuovo governo ci si chiede se la nostra vita migliorerà, peggiorerà, o sarà più o meno come prima.
Il miglioramento della vita collettiva dipende da vari fattori, ma soprattutto dall’equilibrio economico-finanziario del Paese e dalla qualità del suo sviluppo.
Da questo punto di vista l’Italia non è messa bene, per effetto di un debito pubblico eccessivo e di una sostanziale stagnazione economica che solo in parte deriva da cause esterne.
Come può crescere un Paese che non investe adeguatamente in opere pubbliche strategiche?
Come si può generare il riequilibrio territoriale e la coesione sociale di cui c’è bisogno se non si rimette al centro la dignità del lavoro nella sua valenza esistenziale e la giustizia distributiva mediante una politica fiscale equa e coerente con il dettato costituzionale?
Questa è la condizione di fatto dalla quale riparte il Governo Conte bis, ereditata dal Governo Conte imperniato sull’accordo tra due partiti, due programmi e due vicepresidenti che dettavano legge, il quale era nato per fare la rivoluzione ed è morto miseramente.
Miseramente ma nella piena trasparenza di comunicazioni fatte al Parlamento dallo stesso Presidente del Consiglio che ha ricevuto dal Presidente della Repubblica l’incarico di formare il nuovo governo.

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La discontinuità di cui c’è bisogno

Quel che serve al nostro Paese è una chiara discontinuità di contenuti economici e sociali, culturali, di metodi e stili di governo. 
Impresa ardua in partenza, e ancor prima della partenza, come si vede dai colpi di coda dell’immaturo Di Maio, che sente la nostalgia di Salvini e dei poteri abnormi che si spartivano in esclusiva producendo lo spettacolo che il Paese ha visto e subito, con l’allegra “partecipazione” di una sua parte. 
Purtroppo la vita nazionale e del suo stesso partito è condizionata da questo personaggio che parla delle “poltrone degli altri” ma in realtà difende strenuamente i suoi ingiustificati e fallimentari superpoteri con richieste che non stanno né in cielo né in terra e dimostrano o, per meglio dire, confermano, il basso profilo di questo personaggio inventato per “comodità” dai veri capi del M5S. 
Capi talmente chiari e trasparenti che non s’assumono mai alcuna responsabilità diretta, ma agiscono sempre dietro le quinte, raccogliendo una notevole quantità di benefici diretti e indiretti.