Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Memoria per costruire futuro

Ricordare lo sterminio pianificato di 6 milioni di ebrei e di un numero imprecisato di rom, disabili, omosessuali e dissidenti politici, anziani e bambini inclusi -teorizzato, organizzato e attuato da “politici” e “intellettuali” che avevano una delirante visione del mondo e della vita-, è un dovere cogente.
Dovere di agire in primo luogo per prevenire e, in nessun caso, stare a guardare quando “altri” vengono ingiustamente colpiti, discriminati.
Dovere morale di ripudiare l’indifferenza.
Di non dimenticare il come e il perché si arrivi a teorizzare una gerarchia umana secondo la quale ci sarebbe un razza superiore, matrice di tutte le culture e i comportamenti che contrastano con la pari dignità degli esseri umani.
Il 27 gennaio si celebra il Giorno della memoria, di cui in verità ci sarebbe bisogno tutti i giorni, per evitare che il “sonno della ragione” abbia a ripetersi, anche in forme diverse da quella tragica praticata dal nazifascismo con la Shoah tra gli anni 30 e 40 del 900.
Quel fanatismo ideologico estremo e violento non nasce all’improvviso.
Ci si arriva quando si mettono in moto dinamiche, comportamenti e misure che all’inizio si sottovalutano, fino a quando sfuggono al controllo delle istituzioni democratiche, a vantaggio di forze politiche e fanatici di turno, che hanno bisogno di dare in pasto ai cittadini i loro supposti nemici.
Chi ha ruoli e compiti di responsabilità, a qualsiasi livello, ha il dovere non solo di rendere omaggio e onore alle vittime di quelle brutali teorie e a quanti si sono battuti coraggiosamente per ridare la libertà e la democrazia alle future generazioni, ma anche di capire le minacce riferite al nostro presente, al fine di poterle contrastare efficacemente.

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Non basta evitare il peggio

Vedremo che piega prenderanno le manovre attorno a Palazzo Chigi, di certo c’è che un Paese non si governa solo con i “numeri”.
L’Italia non ha bisogno di un governo senza anima, che sta in piedi per soddisfare l’interesse prioritario dei parlamentari a completare la legislatura fino al 2023, bensì di una coalizione che abbia il compito storico di ricostruire l’Italia.
La sua economia, la sua pubblica amministrazione, la coesione sociale e tutto ciò che contribuisce a strutturare un modello di sviluppo e un sistema di convivenza civile all’altezza di un Paese veramente moderno.
L’ennesima crisi di governo che, di fatto, si trascina da mesi, costituisce la riprova che la politica e i politici italiani finora non ce l’hanno fatta a darsi lo slancio ideale e progettuale per impostare le riforme di sistema di cui il Paese ha bisogno.
Con l’aggravante che adesso i soldi e le condizioni per realizzare opere e riforme ci sono e nessuno può attribuire a supposti nemici esterni la responsabilità della loro mancata realizzazione.
Dipende solo da noi, dal governo in primo luogo.
Da tutte le rappresentanze parlamentari che hanno il dovere di evitare la politica del tanto peggio tanto meglio, la quale costituisce il massimo del disvalore morale che fa prevalere gli interessi di parte e talvolta personali, su quelli generali.
Rientra in questa categoria, purtroppo, la crisi di governo avventurosa che si trascina da mesi e lascia esterrefatti anche gli interlocutori europei, disposti ad aiutarci, ma non certo ad aspettare a tempo indeterminato il regolamento dei conti tra persone e forze politiche che hanno smarrito, o non hanno mai avuto, il senso del limite.

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A difesa e per lo sviluppo della democrazia

Tutto il mondo democratico si è sentito minacciato e offeso dal comportamento costantemente aggressivo e, infine, di istigazione alla violenza di un presidente che ha tentato di rimanere aggrappato al potere, imbrogliando le carte in tavola dopo aver accusato gli avversari politici di averlo fatto, nonostante ogni evidenza contraria.
Quello che è successo in America non riguarda solo i cittadini americani, ma il futuro della democrazia nel mondo.
In definitiva, si tratta della lotta incessante tra il progresso umano e la barbarie che si veste di fanatismo e razzismo, con “teorie” a supporto che lo giustificano.
Abbiamo assistito al comportamento tipico di un fascista bell’e buono, che però va analizzato e fronteggiato come fenomeno storico che lo precede, va oltre e costituisce una minaccia per la democrazia sostanziale. Intesa nel suo inestimabile valore di uguaglianza nei diritti basilari di tutti i cittadini, di apertura all’universale che accomuna e affratella i popoli nella diversità intesa come ricchezza e amicizia.
L’opposto del razzismo e della contrapposizione precostituita, che spacca i popoli e li mette gli uni contro gli altri a solo beneficio di supposti leader, invasati e assetati di potere fino al punto di concepirlo come terreno di conquista con qualsiasi mezzo.
In un modo o nell’altro Trump uscirà dalla casa Bianca, ma il trumpismo, il sovranismo e il populismo demagogico, accomunati e apparentati contro il progresso umano, ci sono e continueranno a suonare le loro campane contro, contro e contro.
Contro che cosa in definitiva? Contro la democrazia e le Costituzioni sulle quali spergiurano, quando assumono incarichi di governo.

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Per un Paese inclusivo, equilibrato e coeso

Qualche mese fa, nel pieno della pandemia di Coronavirus che paralizzò il mondo e che ancora adesso continua a minacciarlo con effetti disastrosi, papa Francesco disse che “peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla”.
Sante parole.
Voleva e continua a dire che la si può e la si deve trasformare in grande presa di coscienza planetaria per dare uno scopo di valore superiore all’economia, che non sia il solo profitto o “l’iniziativa privata” fine a sè stessa.
Una “esortazione” dall’alto del suo magistero che lascerà una traccia ineludibile nel cammino dell’umanità, valida anche per la nostra amata Italia, alle prese con il suo (incurabile?) provincialismo, che rischia di farle perdere la grande occasione di tramutare in sviluppo sensato l’aiuto giustamente condizionato che l’Europa le offre.
La partita è ancora aperta, ma troppi fatti convergono nel far ritenere possibile il rischio di non farcela, con conseguenze fortemente negative per il presente e il futuro del nostro Paese.
L’ultimo giorno del 2020 ha registrato 555 morti, il primo giorno del nuovo anno 462 nonostante le misure restrittive adottate, a conferma del fatto che la situazione rimane critica, eppur tuttavia compatibile con la speranza di farcela.
Laddove per speranza non si deve intendere uscirne in qualche modo, ma uscire dalla pandemia e nel contempo entrare in un processo nuovo di riconversione e sviluppo economico in grado di riparare, ricucire e rilanciare l’Italia verso il suo futuro.
Un futuro che non si sviluppa dall’oggi al domani, ma può essere avviato, come processo, mediante scelte virtuose da compiere oggi sul come e dove investire bene i soldi disponibili.