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Violenza contro le donne: serve l’impegno di tutti, in tutti gli ambiti

Se è vero che “chi salva un vita, salva il mondo intero”, la lotta contro la violenza nei confronti delle donne merita di essere abbracciata con la convinzione derivante dal fare una cosa importante per l’umanità intera, fondata sulla certezza che il bene e il male, a partire dal linguaggio, sono atti di buona o cattiva educazione destinati a propagarsi a macchia d’olio. Non per nulla praticare violenza nei confronti delle donne, anche “solo” al livello di gravità più basso, che è quello della violenza psicologica, è considerata una violazione di diritti umani.

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Ikea e dintorni: Bisogno di sano conflitto

Abituarsi al peggio, tanto in politica quanto nel mondo del lavoro, condizionato da un certo modo di intendere la competitività, finalizzato alla svalorizzazione del lavoro umano-, è causa ed effetto di un approccio sbagliato rispetto ai problemi del presente, come se non ci fosse nulla da imparare dalle tragedie di un passato per nulla remoto e nulla da fare rispetto a scelte politiche che hanno reso ancor più fragile e iniquo il mercato del lavoro. Lo comprovano i sempre più frequenti comportamenti fascisti di aperto disprezzo per la democrazia e le sue istituzioni, di fronte ai quali non si reagisce adeguatamente, anche quando si tramutano in vere e proprie intimidazioni riconducibili al nazifascismo che Papa Wojtyla definì male assoluto.

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Previdenza, età pensionabile, giovani e riforme “strutturali”

Parlare seriamente di previdenza e di età pensionabile senza affrontare il problema del lavoro, cioè della fonte che alimenta sia la pensione pubblica che la pensione complementare, prevista dai CCNL di categoria, è impossibile. E non è serio ricordarsi dei giovani solo per giustificare ogni sorta di sgravio contributivo e taglio delle retribuzioni, senza preoccuparsi del loro futuro previdenziale. Certo che non è possibile dare “tutto” a tutti, ma la scala delle priorità è nelle mani del governo e del parlamento che decidono quantocome e a chi chiedere e distribuire le risorse. Se, dopo decenni di autocelebrazione del riformismo e dei riformisti, ci ritroviamo di fronte a milioni di giovani con posizioni contributive tali da garantire solo pensioni povere, vuol dire che c’è qualcosa di ambiguo quando si parla di riforme. E per giovani, dal punto di vista previdenziale, si devono considerare anche le persone che hanno superato i quarant’anni di età e ne devono lavorare almeno altri venti, prima di andare in pensione, con la speranza di non incappare in vuoti contributivi sempre più frequenti e rispetto ai quali, prima o dopo, si dovrà adottare qualche forma di solidarietà.

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Lavoro, diritti umani, sociali e civili: la nostra famiglia, la nostra vera Patria

Anche in presenza di una discreta crescita economica come quella in atto, che si attesta attorno all’1,5%, il lavoro continua ad essere il principale problema del Paese da almeno tre punti di vista: quantità, qualità e distribuzione. Quante ore di lavoro produce un punto di Pil, come vengono distribuite e retribuite, sia direttamente che per finanziare la previdenza e altri servizi sociali. Il “nostro” Luca Visentini, Segretario Generale della Confederazione Europea dei Sindacati, continua a dire a chiare lettere che l’occupazione aumenta e si stabilizza a livelli alti e decorosi solo in presenza di investimenti pubblici e privati adeguati, non già per effetto di politiche attive sacrosante e necessarie che rendono più funzionale il mercato del lavoro, come la formazione e tutto ció che ad essa è collegato. Lo stesso Luca aggiunge che per posto di lavoro non bisogna intendere un numero o una pratica burocratica, bensì un contratto di lavoro individuale riconducibile a un contratto collettivo di lavoro sottoscritto da chi ne ha titolo democratico e non tra parti che si scelgono e legittimano autoreferenzialmente perché una politica non all’altezza ancora glielo permette, non tramutando in legge gli accordi tra le parti su rappresentanza e rappresentatività.

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