Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Sul clima si misura la volontà e la qualità del cambiamento

Non si può affrontare il grande problema del cambiamento climatico se non attraverso la premessa di valore che: prima vengono le persone: prima viene la persona.
Se al suo e al loro posto si impongono, come si sono imposti, interessi economici e finanziari svincolati da premesse e obiettivi superiori, il progresso diventa qualcosa di contraddittorio e divaricante che, assieme a cose buone, produce cose pessime e, in luogo della coesione sociale, trionfa la disuguaglianza che si autoriproduce.
La ricchezza smisurata e incontrollata diventa la naturale levatrice della miseria e della povertà, figlie di uno sviluppo squilibrato che genera gravi malattie come quella del cambiamento climatico.
Responsabilità di tutti e di nessuno? No.
Responsabilità diffuse e non del tutto consapevoli, fino a un certo punto, sicuramente.
Ma la responsabilità primaria spetta alla politica, soprattutto da quando scienza e tecnologia forniscono evidenze inconfutabili tra la causa e l’effetto del surriscaldamento climatico che guasta l’ecosistema.
Delle due l’una. O lo sviluppo economico prende una direzione diversa, rispettosa dell’ambiente a tutti i livelli e della persona, oppure la catastrofe, ci dicono gli scienziati, sarà inevitabile.

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Un Paese disorientato

Il problema principale del Paese, oggi, è quello dei mancati investimenti pubblici e privati.
I quali, per incidere sugli squilibri economici e sociali, dovrebbero essere quantitativamente e qualitativamente tali da generare non solo incremento di Pil ma anche una più equa redistribuzione della ricchezza prodotta.
Dove sta il mitico cambiamento, promesso e sbandierato, da questo punto di vista?
Ma anche al netto di questo limite evidente, che da solo bastava a giustificare la grande manifestazione unitaria del 9 febbraio a Roma, promossa da CGIL CISL UIL, gli “accordi” di governo tra Lega e M5S stanno rivelando i limiti di una classe dirigente non all’altezza di guidare il Paese e di rappresentarlo adeguatamente in Europa.
Lo dimostra il suo isolamento, lo confermano le avventate iniziative e le accuse insensate nei confronti della Commissione europea che rendono l’Italia ancor più vulnerabile.
Chi si fida di politici come Salvini e Di Maio che antepongono gli interessi personali e di parte a quelli generali e alla coesione sociale?
Prendiamo quello che viene chiamato reddito di cittadinanza.
Racchiude un’idea buona -lotta alla povertà, promozione del lavoro, contrasto all’abbandono scolastico-, ma attraverso strumenti, tempi, metodi e sproporzioni che rischiano di ottenere più disorientamento che sviluppo inclusivo.

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Primarie per la democrazia e per l’Italia

In un Paese stressato e confuso dagli stessi attori politici che dovrebbero infondere fiducia nel futuro, ma non ci riescono proprio, è incoraggiante constatare che il Partito Democratico tenti di rimettersi in movimento.
Ed è incoraggiante anche, se non soprattutto, per il sistema democratico nel suo complesso, nella misura in cui questo funziona meglio quando tutti i soggetti politici che ne fanno parte esercitano pienamente la loro funzione.
Sarà quindi interessante sapere quante persone parteciperanno alle elezioni primarie del 3 marzo, alle quali, da non iscritto, parteciperò con convinzione e con la speranza che siano tante, a riprova del fatto che esiste tanta voglia di lottare per ridare all’Italia una prospettiva meno povera culturalmente, socialmente ed economicamente, di quella offerta dal governo in carica.
Sempre che il nuovo Segretario abbia la volontà e la capacità di assumere, nei confronti del lavoro e dei lavoratori, un atteggiamento diverso, riproponendolo come cardine della sostenibilità sociale.
Non solo perché è necessario per vivere, ma anche perché è inaccettabile sfruttare questo bisogno per imporre condizioni che spesso rasentano la povertà e talvolta sconfinano nel vero e proprio sfruttamento.

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I protagonisti del bene comune non hanno età

L’Italia non sta andando bene. Tra il dire e il fare c’è di mezzo la vita delle persone che non sentono sulla propria pelle il cambiamento in meglio promesso dal governo in carica.
Piuttosto costatano che l’economia ristagna e non promette l’incremento occupazionale auspicato, senza il quale la coesione sociale rimane un miraggio.
In giro per il mondo va anche peggio, in diversi Paesi tragicamente peggio, eppure non mancano motivi, fatti e soprattutto persone che rendono fondata la speranza in un futuro migliore.
Persone di tutte le età che si distinguono per idealità non retorica, chiarezza di idee, assunzione di responsabilità, contrasto alla “banalità del male” di cui il razzismo, scandalosamente giustificato come reazione legittima -anche da chi dovrebbe combatterlo soprattutto a livello culturale e civile- è una plastica dimostrazione.
Ci sarà pure una ragione se la Fondazione londinese “City Major” ha designato Valeria Mancinelli miglior Sindaco donna del Mondo 2018.
Cosa fa questa sindaca ad Ancona? È un esempio di buon governo, di integrazione e di umanesimo.
Affronta i problemi senza strumentalizzarli come fa miseramente Salvini, con il beneplacito dei suoi magnifici alleati di governo.