Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Il Sindacato c’è, la Politica sì e no

La Notte per il lavoro organizzata a Roma da CGIL CISL UIL il 29 luglio ha avuto molteplici significati, il principale dei quali è quello di chiedere alla politica e al Governo in particolare, di “Ricostruire il Paese e l’Europa partendo dal buon lavoro”.
Attraverso un modello di sviluppo incentrato sulle persone, che assuma il lavoro come bene primario e fonte di ricchezza da distribuire più equamente.
C’è la politica su questo orizzonte che implica una cultura dello sviluppo incentrata sui bisogni essenziali delle persone?
Ha capito la lezione del Covid, oppure siamo condannati a ripetere gli stessi errori del passato, aggravati dal fatto che tanti posti di lavoro sono stati distrutti, tante imprese hanno chiuso o chiuderanno e tante altre saranno costrette a ristrutturare e ridurre gli organici?
Gestire il presente e nel contempo mettere in moto processi di sviluppo coerenti con il risanamento ambientale e il riequilibrio sociale, non è certamente facile ma è necessario.
Le nuove generazioni vanno incontro a un futuro problematico se a partire da subito l’Italia non procede nella direzione indicata dalla Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile di cui le 3 Confederazioni fanno parte.
Fare le riforme che servono, incidere sulla cultura e gli stili di vita, puntare sull’educazione al consumo consapevole, non è un’impresa facile, ma è necessario muoversi in questa direzione.
Siamo alle prese con le nostre secolari contraddizioni e con fenomeni di lotta per il potere che hanno prodotto una classe politica impreparata e con mentalità ristretta, la quale talvolta colloca in posti di grande responsabilità persone chiaramente inadeguate.

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Soldi e riforme

Adesso che “i soldi ci sono”, dobbiamo fare i conti con noi stessi.
Con i nostri storici problemi. Che alcuni Paesi europei hanno strumentalizzato per ottenere vantaggi, ma sono veri.
O si riparte da qui, o stavolta si va a sbattere davvero.
Viviamo nel tempo in cui “tutto può succedere”, nel bene e nel male, ma per il momento la sorte è dalla nostra parte, nel senso che, pur di fronte all’immane tragedia del Coronavirus, la risposta europea alla devastante crisi è stata sofferta ma complessivamente buona.
Ora tocca ai singoli Paesi sfruttare la grande opportunità offerta dal fondo europeo per il rilancio, la riconversione economica in chiave ecologica e la digitalizzazione. Ora tocca all’Italia progettare e costruire il suo futuro, dimostrare di essere all’altezza della svolta che ha chiesto e ottenuto dall’Europa.
Svolta storica? La storia si nutre di fatti, non di parole e buone intenzioni, adesso però le premesse ci sono.
Tocca al Governo, al Parlamento, alle istituzioni, agli attori politici e sociali italiani, il Sindacato tra questi, dimostrarsi all’altezza del “momento”.
Tutti, il Governo in primo luogo, siamo chiamati a ragionare e agire in grande, creando la relazione virtuosa tra soldi e riforme che finora è stato il punto debole del nostro Paese.
L’accordo europeo sul Recovery Fund, anche da questo punto di vista, è importante perché va al di là dei soldi che mette a disposizione, con modalità e strumenti nuovi, finalmente comuni e solidali.
Modalità che non ci permettono di passare all’incasso in automatico, ma solo dopo aver dimostrato una progettualità coerente con le decisioni condivise a Bruxelles, che implicano momenti istituzionali di verifica, nell’interesse di tutti e di ciascun Paese dell’Unione.

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Basta con le tattiche: è il momento delle scelte strategiche

Dal Consiglio europeo straordinario in corso a Bruxelles arrivano, mentre scrivo, notizie altalenanti ma non sorprendenti rispetto a quanti miliardi ed a come e quando l’Italia li riceverà.
Il Recovery Fund, in un modo o nell’altro, sarà approvato, ma dopo i tatticismi e le sconcertanti incertezze, di cui Mes e Autostrade sono due casi esemplari, il Governo si trova di fronte alla nuda e cruda realtà, dalla quale non può scappare.
La drammaticità della crisi non è ancora del tutto evidente.
Grava l'enorme incertezza di un possibile aggravamento nei prossimi mesi, di cui è consapevole il Segretario generale della UIL Pier Paolo Bombardieri quando afferma che “sarà un autunno complicato”.
Un futuro prossimo a dir poco problematico dal punto di vista occupazionale, rispetto al quale non regge più un Governo che tentenna perché al suo interno non prevale la coesione sui contenuti e sui tempi che la situazione richiede.
Nessuno può dire, come pure viene detto per vuota e irresponsabile propaganda, che il governo non ha fatto niente.
Tante cose state fatte al meglio e talvolta alla meglio come, da ultimo, il Decreto Rilancio da 55 miliardi, portato all’approvazione del Parlamento.
L’Italia però non ha bisogno di un equilibrista o viceversa di un decisionista, bensì di un governo adulto con una visione di Paese, in grado di assumere precise responsabilità di fronte all’Europa ma anche e soprattutto dei cittadini italiani.

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Smart working: oltre l’emergenza, tra l’”io” e il “noi”

La decisione del Governo di prorogare lo Stato di emergenza a tutto il 2020 implica una serie di misure collaterali e, tra queste, la prosecuzione del lavoro da casa.
Sperimentato senza preavviso e adeguata preparazione da milioni di dipendenti pubblici e privati da quando il Paese ha preso atto di trovarsi di fronte a una pericolosissima pandemia.
L’Italia è andata avanti grazie alle lavoratrici e ai lavoratori che non sono mai rimasti a casa, ai quali va la nostra infinita gratitudine, ma anche -diciamolo realisticamente-, per merito di milioni di persone che hanno potuto e saputo lavorare assiduamente da casa.
Grazie al buon utilizzo della tecnologia, sono stati assicurati servizi, prestazioni, informazioni, assistenza e quant’altro, certo non sempre a livelli ottimali ma complessivamente adeguati per fronteggiare l’emergenza.
Abbiamo applicato lo smart working da quando è stato decretato il Lockdown?
Personalmente credo che la risposta retrospettiva debba essere necessariamente diversa da quella riguardante la prospettiva futura, nel senso che spetta alle parti sociali e alle organizzazioni sindacali in particolare il compito di includere nella contrattazione collettiva anche questa modalità di lavoro.
Gestire l’emergenza più acuta, convivere con il virus fino a quando sarà pericolosamente presente e nel contempo andare oltre mettendo a frutto l’esperienza e le criticità emerse prima e durante il Coronavirus, sono momenti diversi che richiedono chiarezza di idee sull’interazione tra la tecnologia, l’organizzazione del lavoro, la prestazione individuale, la vita sociale e collettiva.