Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Con Speranza

Rischio ragionato.
Con queste due parole il governo annuncia il ritorno al giallo rafforzato, con riaperture graduali.
A partire dal fatto che i parametri di monitoraggio dell’andamento della pandemia sono migliorati grazie alle misure adottate.
Nella situazione in cui ci troviamo, anche il differimento di una settimana (si riapre gradualmente dal 26 aprile) servirà a migliorare la situazione ed a dimostrare l’insensatezza del “riaprire tutto subito” che anche un certo giornalismo definisce “normale gioco delle parti”.
Normale gioco delle parti, con gli ospedali pieni e centinaia di morti al giorno?
Ieri, 16 aprile, sono stati 429.
Qualcuno ha definito vigliacchi gli attacchi mirati al Ministro Speranza, reo di aver difeso con serietà e rigore la salute dei cittadini e di aver puntato con determinazione al rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale.
Il Ministro della Salute ha svolto con serietà e totale dedizione il suo difficile compito.
Se ne usciremo con ritardo e un costo superiore in vite umane, rispetto alle previsioni, lo dobbiamo a chi ha sottovalutato i rischi, non certo a chi li ha presi in seria considerazione e adottato le misure conseguenti, come hanno fatto gli altri Paesi, non solo dell’Unione europea.
Lo sanno tutti che l’arma decisiva è la vaccinazione.
Chi usa la testa capisce che il ritorno a “la vita normale” non potrà che essere graduale e commisurato alla variabilità di parametri medico scientifici, rispetto ai quali la responsabilità politica si esercita tenendoli in debita considerazione, non ignorandoli o sottovalutandoli.

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Rimettere e tenere insieme il Paese

I nostri anziani non sono ancora al sicuro, eppure lo sono già tante persone giovani che si sono vaccinate in anticipo non rispettando le priorità pubblicamente dichiarate.
Priorità dettate dal senso di umanità e dalla razionalità connessa all’obiettivo di prosciugare prima possibile il bacino più colpito dal virus, costituito dagli anziani più fragili.
Come al solito la responsabilità è di tutti e di nessuno, ma in realtà è di ogni singola persona che ha interpretato e usufruito della norma in contrasto con con il suo spirito e le sue finalità.
Che classe politica e gruppi dirigenti emergono da un simile “fenomeno”? Ci sarebbe di che scoraggiarsi, ma non ce lo possiamo permettere.
Ognuno dà la sua risposta al perché si è verificata questa incongruenza, a conferma del fatto che il nostro problema è il cattivo utilizzo dell’autonomia che non permette di progettare con coerenza unificante il superamento degli squilibri, non solo territoriali, di cui soffre il Paese.
Diciamolo chiaramente e cerchiamo di esserne consapevoli: il dopo pandemia è già iniziato con il come si vive e si gestisce l’emergenza.
A cominciare dal fatto che ha rivelato l’impossibilità di ricostituire la normale dialettica democratica governo-opposizione, il che, in una democrazia parlamentare qual è la nostra, costituisce un problema, che il Presidente della Repubblica Mattarella ha ritenuto di risolvere, nel rispetto della Costituzione, con il “Governo di alto profilo” di cui l’Italia ha bisogno.

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L'alto profilo del governo Draghi

Non c’è cosa peggiore che perdere la fiducia nel futuro e temere di non farcela.
Questo è il rischio di fronte al quale si trovano milioni di famiglie italiane che spendono, consumano e si curano meno per mancanza di reddito sufficiente.
Una condizione che deriva soprattutto dal poco e mal distribuito lavoro, che a sua volta deriva da problemi e squilibri di sistema preesistenti, maggiorati e resi ancor più evidenti dalla pandemia.
Generare fiducia, alimentare speranza e prospettare una ripresa a breve, ricca di investimenti e di lavoro dignitoso non è semplice, ma è quello che deve fare, ciascuna Istituzione e Organizzazione, pubblica o privata, per quello che può.
Il compito/ruolo principale, però, di predisporre le condizioni immediate per uno sviluppo duraturo centrato sul lavoro, spetta al governo.
Lo sta facendo?
Il Paese è di fronte e sta vivendo un paradosso: ha un governo che ha bisogno di essere governato.
Il governo di alto profilo che il Presidente della Repubblica Mattarella ha chiesto a Draghi il giorno in cui lo ha incaricato non può essere riferibile solo al curriculum e al prestigio dell’ex Presidente della Banca centrale europea.
O si desume dagli atti di governo, oppure non esiste.
O si tramuta in metodi e decisioni di livello pari alle attese dichiarate, oppure ci si ritrova nella solita palude tanto cara a chi non vuole cambiare niente.

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Priorità

La riapertura delle scuole fino alla prima media è una decisione che lascia sperare di aver imboccato la strada del graduale “ritorno alla normalità”.
Ripartire dai più piccoli è una priorità valoriale condivisibile.
Una decisione ancor più significative se messa in relazione alla conferma delle “chiusure” di numerose attività produttive e del divieto di spostarsi, a fronte delle solite rivendicazioni di chi cavalca irresponsabilmente i problemi reali e distorce gli inevitabili sacrifici.
Sacrifici ascrivibili alla pandemia, non al governo di turno.
Il governo di turno ha il dovere di lottare contro la pandemia per sconfiggere il virus prima possibile, operando con determinazione e prudenza affinchè la vaccinazione di massa e le misure di contenimento del contagio siano tali da scongiurare nuove ondate e nel contempo favorire il graduale ritorno alla “normalità”.
tempi non possono essere dettati da ciò che questo o quel politico promette e rivendica, come se la salute e la vita delle persone fossero nella disponibilità di chi governa.
I tempi delle riaperture dipendono dall’andamento della pandemia e dagli effetti che questa produce nel sistema sanitario e ospedaliero, non da valutazioni soggettive.
Draghi è stato chiaro: “si decide in base ai contagi”.
Le polemiche inutili seminano sfiducia nelle istituzioni, che invece vanno rivalutate come presidio di garanzia dei diritti dei cittadini e di quello primario alla salute garantito dalla nostra legge primaria che è la Costituzione.