LEGGE 7 agosto 1990, n. 241

  Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto
di accesso ai documenti amministrativi.
 
 Vigente al: 5-4-2012  
 

CAPO I
PRINCIPI

  La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno 
approvato; 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
                              PROMULGA 
la seguente legge: 
                               Art. 1. 
          (Principi generali dell'attivita' amministrativa) 
  1. L'attivita' amministrativa persegue  i  fini  determinati  dalla
legge ed e' retta da criteri di economicita',  di  efficacia  ((, di imparzialita'))  ,  
di pubblicita' e di trasparenza secondo le modalita' previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti , nonche' dai principi dell'ordinamento comunitario. 1-bis. La pubblica amministrazione, nell'adozione di atti di natura non autoritativa, agisce secondo le norme di diritto privato salvo che la legge disponga diversamente. 1-ter. I soggetti privati preposti all'esercizio di attivita' amministrative assicurano il rispetto ((dei criteri e)) dei principi di cui al comma 1. 2. La pubblica amministrazione non puo' aggravare il procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell'istruttoria.
                               Art. 2 
                   (Conclusione del procedimento). 
  1. Ove il procedimento consegua  obbligatoriamente  ad  un'istanza,
ovvero debba essere iniziato d'ufficio, le pubbliche  amministrazioni
hanno  il  dovere  di   concluderlo   mediante   l'adozione   di   un
provvedimento espresso. 
  2. Nei casi in cui disposizioni di legge ovvero i provvedimenti  di
cui  ai  commi  3,  4  e  5  non  prevedono  un  termine  diverso,  i
procedimenti  amministrativi  di  competenza  delle   amministrazioni
statali e degli enti pubblici nazionali devono concludersi  entro  il
termine di trenta giorni.(14) 
  3. Con  uno  o  piu'  decreti  del  Presidente  del  Consiglio  dei
ministri, adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23
agosto 1988, n.  400,  su  proposta  dei  Ministri  competenti  e  di
concerto  con  i  Ministri  per   la   pubblica   amministrazione   e
l'innovazione e per la semplificazione normativa, sono individuati  i
termini  non  superiori  a  novanta  giorni  entro  i  quali   devono
concludersi  i  procedimenti  di  competenza  delle   amministrazioni
statali. Gli enti pubblici nazionali stabiliscono, secondo  i  propri
ordinamenti, i termini non superiori a novanta giorni entro  i  quali
devono concludersi i procedimenti di propria competenza.(14) 
  4. Nei casi in cui, tenendo conto della  sostenibilita'  dei  tempi
sotto il profilo  dell'organizzazione  amministrativa,  della  natura
degli interessi pubblici tutelati e  della  particolare  complessita'
del procedimento, sono indispensabili  termini  superiori  a  novanta
giorni per  la  conclusione  dei  procedimenti  di  competenza  delle
amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali, i decreti di
cui al comma 3 sono adottati su proposta anche dei  Ministri  per  la
pubblica amministrazione e l'innovazione  e  per  la  semplificazione
normativa e  previa  deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri.  I
termini ivi previsti non  possono  comunque  superare  i  centottanta
giorni, con la sola esclusione dei  procedimenti  di  acquisto  della
cittadinanza italiana e di quelli riguardanti l'immigrazione.(14) 
  5.  Fatto  salvo  quanto  previsto   da   specifiche   disposizioni
normative, le autorita' di garanzia e di vigilanza  disciplinano,  in
conformita' ai propri  ordinamenti,  i  termini  di  conclusione  dei
procedimenti di rispettiva competenza.(14) 
  6.  I  termini  per  la  conclusione  del  procedimento   decorrono
dall'inizio  del  procedimento  d'ufficio  o  dal  ricevimento  della
domanda, se il procedimento e' ad iniziativa di parte. 
  7. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 17, i termini  di  cui
ai commi 2, 3, 4 e 5 del presente articolo  possono  essere  sospesi,
per una sola volta e per un periodo non superiore  a  trenta  giorni,
per l'acquisizione di informazioni o  di  certificazioni  relative  a
fatti, stati o qualita' non attestati in documenti gia'  in  possesso
dell'amministrazione stessa o  non  direttamente  acquisibili  presso
altre  pubbliche  amministrazioni.  Si  applicano   le   disposizioni
dell'articolo 14, comma 2. 
  (( 8. La tutela in materia di silenzio dell'amministrazione e' 
disciplinata dal codice del processo amministrativo.
Le sentenze passate in giudicato che accolgono il ricorso
proposto avverso il silenzio inadempimento dell'amministrazione
sono trasmesse, in via telematica, alla Corte dei conti. 9. La mancata
 o tardiva emanazione del provvedimento nei termini costituisce
 elemento di valutazione della performance individuale, nonche'
 di responsabilita' disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente
 e del funzionario inadempiente. 9-bis. L'organo di governo individua,
 nell'ambito delle figure apicali dell'amministrazione, il soggetto cui attribuire
il potere sostitutivo in caso di inerzia. Nell'ipotesi di omessa individuazione
 il potere sostitutivo si considera attribuito al dirigente generale
 o, in mancanza, al dirigente preposto all'ufficio o in mancanza al
funzionario di piu' elevato livello presente nell'amministrazione. 9-ter. Decorso
 inutilmente il termine per la conclusione del procedimento o quello superiore
 di cui al comma 7, il privato puo' rivolgersi al responsabile di cui al comma 9-bis perche',
 entro un termine pari alla meta' di quello originariamente previsto, concluda il
procedimento attraverso le strutture competenti o con la nomina di un commissario.
9-quater. Il responsabile individuato ai sensi del comma 9-bis, entro il 30 gennaio
 di ogni anno, comunica all'organo di governo, i procedimenti, suddivisi per
 tipologia e strutture amministrative competenti, nei quali non e' stato rispettato
 il termine di conclusione previsti dalla legge o dai regolamenti. Le Amministrazioni
 provvedono all'attuazione del presente comma, con le risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o
 maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 9-quinquies. Nei provvedimenti
 rilasciati in ritardo su istanza di parte e' espressamente indicato il termine
 previsto dalla legge o dai regolamenti di cui all'articolo 2 e quello effettivamente impiegato.))
-------------- AGGIORAMENTO (14) La L. 18 giugno 2009, n. 69 ha disposto (con l'art. 7, comma 3)che: - "In sede di prima attuazione della presente legge, gli atti o i provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e 5 dell'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, [. . . ] sono adottati entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge"; - la disposizione di cui al comma 2 del presente articolo si applica dallo scadere del termine di un anno dalla data di entrata in vigore della suddetta legge 69/2009. -le regioni e gli enti locali si adeguano ai termini di cui ai commi 3 e 4 del presente articolo 2 entro un anno dalla data di entrata in vigore della L. 69/2009.
                             Art. 2-bis 
(Conseguenze per il ritardo  dell'amministrazione  nella  conclusione
                         del procedimento). 
 
  1. Le pubbliche amministrazioni e i soggetti di cui all'articolo 1,
comma 1-ter, sono tenuti al risarcimento del danno ingiusto cagionato
in conseguenza dell'inosservanza dolosa  o  colposa  del  termine  di
conclusione del procedimento. 
  2. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 2 LUGLIO 2010, N. 104)). 
                               Art. 3 
                (( (Motivazione del provvedimento) )) 
 
  1. Ogni provvedimento amministrativo, compresi  quelli  concernenti
l'organizzazione amministrativa, lo svolgimento dei pubblici concorsi
ed il personale,  deve  essere  motivato,  salvo  che  nelle  ipotesi
previste dal comma 2. La motivazione deve indicare i  presupposti  di
fatto e le ragioni giuridiche  che  hanno  determinato  la  decisione
dell'amministrazione, in relazione alle risultanze dell'istruttoria. 
  2. La motivazione non e' richiesta per gli  atti  normativi  e  per
quelli a contenuto generale. 
  3.  Se  le  ragioni  della  decisione  risultano  da   altro   atto
dell'amministrazione richiamato dalla decisione stessa, insieme  alla
comunicazione  di  quest'ultima   deve   essere   indicato   e   reso
disponibile, a norma della presente legge, anche l'atto cui  essa  si
richiama. 
  4. In ogni atto notificato al destinatario devono  essere  indicati
il termine e l'autorita' cui e' possibile ricorrere. 
                             Art. 3-bis 
                    (( (Uso della telematica). )) 
  ((1. Per conseguire maggiore efficienza nella loro attivita',
 le amministrazioni pubbliche incentivano l'uso della telematica,
nei rapporti interni, tra le diverse amministrazioni e tra queste e i privati))
.

CAPO II
RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO

                               Art. 4. 
     (( (Unita' organizzativa responsabile del procedimento) )) 
 
  1. Ove  non  sia  gia'  direttamente  stabilito  per  legge  o  per
regolamento, le pubbliche amministrazioni sono tenute  a  determinare
per ciascun tipo di procedimento relativo ad atti di loro  competenza
l'unita' organizzativa responsabile della istruttoria e di ogni altro
adempimento procedimentale, nonche' dell'adozione  del  provvedimento
finale. 
  2. Le  disposizioni  adottate  ai  sensi  del  comma  1  sono  rese
pubbliche secondo quanto previsto dai singoli ordinamenti. 
                               Art. 5. 
                (( (Responsabile del procedimento) )) 
 
  1. Il  dirigente  di  ciascuna  unita'  organizzativa  provvede  ad
assegnare  a  se'  o   altro   dipendente   addetto   all'unita'   la
responsabilita' dell'istruttoria e di ogni altro adempimento inerente
il singolo procedimento  nonche',  eventualmente,  dell'adozione  del
provvedimento finale. 
  2. Fino a quando non sia effettuata l'assegnazione di cui al  comma
1,  e'  considerato  responsabile   del   singolo   procedimento   il
funzionario preposto alla unita' organizzativa  determinata  a  norma
del comma 1 dell'articolo 4. 
  3.  L'unita'  organizzativa  competente   e   il   nominativo   del
responsabile del procedimento sono  comunicati  ai  soggetti  di  cui
all'articolo 7 e, a richiesta, a chiunque vi abbia interesse. 
                               Art. 6. 
          (( (Compiti del responsabile del procedimento) )) 
  1. Il responsabile del procedimento: 
     a) valuta, ai fini istruttori, le condizioni di ammissibilita' i
requisiti di legittimazione ed i presupposti che siano rilevanti  per
l'emanazione del provvedimento; 
     b) accerta di ufficio i fatti, disponendo  il  compimento  degli
atti all'uopo necessari,  e  adotta  ogni  misura  per  l'adeguato  e
sollecito svolgimento dell'istruttoria. In particolare, puo' chiedere
il rilascio di  dichiarazioni  e  la  rettifica  di  dichiarazioni  o
istanze erronee o incomplete e puo' esperire accertamenti tecnici  ed
ispezioni ed ordinare esibizioni documentali; 
     c) propone l'indizione o,  avendone  la  competenza,  indice  le
conferenze di servizi di cui all'articolo 14; 
     d) cura le comunicazioni, le pubblicazioni  e  le  notificazioni
previste dalle leggi e dai regolamenti; 
     e) adotta, ove ne abbia la competenza, il provvedimento  finale,
ovvero rrasmette  gli  atti  all'organo  competente  per  l'adozione.
((L'organo competente per l'adozione del provvedimento finale, 
ove diverso dal responsabile del procedimento, non puo' discostarsi
 dalle risultanze dell'istruttoria condotta dal responsabile del procedimento
se non indicandone la motivazione nel provvedimento finale))
.

CAPO III
PARTECIPAZIONE
AL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO

                               Art. 7. 
           (( (Comunicazione di avvio del procedimento) )) 
 
  1.  Ove  non  sussistano  ragioni  di  impedimento   derivanti   da
particolari esigenze  di  celerita'  del  procedimento,  l'avvio  del
procedimento  stesso  e'  comunicato,  con  le   modalita'   previste
dall'articolo 8, ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento
finale e' destinato a produrre effetti diretti ed a  quelli  che  per
legge debbono intervenirvi. Ove parimenti non sussistano  le  ragioni
di impedimento predette, qualora da un provvedimento  possa  derivare
un pregiudizio a soggetti  individuati  o  facilmente  individuabili,
diversi dai suoi diretti destinatari, l'amministrazione e'  tenuta  a
fornire loro,  con  le  stesse  modalita',  notizia  dell'inizio  del
procedimento. 
  2. Nelle ipotesi  di  cui  al  comma  1  resta  salva  la  facolta'
dell'amministrazione di adottare,  anche  prima  della  effettuazione
delle  comunicazioni  di  cui  al  medesimo  comma  1,  provvedimenti
cautelari. 
                               Art. 8. 
(( (Modalita' e contenuti della comunicazione di avvio del procedimento) )) 
  1.  L'amministrazione  provvede  a  dare  notizia  dell'avvio   del
procedimento mediante comunicazione personale. 
  2. Nella comunicazione debbono essere indicati: 
     a) l'amministrazione competente; 
     b) l'oggetto del procedimento promosso; 
     c) l'ufficio e la persona responsabile del procedimento; 
     ((c-bis) la data entro la quale, secondo i termini previsti dall'articolo 2,
 commi 2 o 3, deve concludersi il procedimento e i rimedi esperibili in caso
di inerzia dell'amministrazione; c-ter) nei procedimenti ad iniziativa di parte,
 la data di presentazione della relativa istanza;))
d) l'ufficio in cui si puo' prendere visione degli atti. 3. Qualora per il numero dei destinatari la comunicazione personale non sia possibile o risulti particolarmente gravosa, l'amministrazione provvede a rendere noti gli elementi di cui al comma 2 mediante forme di pubblicita' idonee di volta in volta stabilite dall'amministrazione medesima. 4. L'omissione di taluna delle comunicazioni prescritte puo' esser fatta valere solo dal soggetto nel cui interesse la comunicazione e' prevista.
                               Art. 9. 
                 (( (Intervento nel procedimento) )) 
 
  1. Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici  o  privati,
nonche' i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o
comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento,  hanno
facolta' di intervenire nel procedimento. 
                              Art. 10. 
          (( (Diritti dei partecipanti al procedimento) )) 
 
  1. I soggetti di cui all'articolo 7 e quelli intervenuti  ai  sensi
dell'articolo 9 hanno diritto: 
     a) di prendere visione degli atti del procedimento, salvo quanto
previsto dall'articolo 24; 
     b)   di   presentare   memorie   scritte   e   documenti,    che
l'amministrazione ha  l'obbligo  di  valutare  ove  siano  pertinenti
all'oggetto del procedimento. 
                             Art. 10-bis 
 (Comunicazione dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza). 
  1. Nei  procedimenti  ad  istanza  di  parte  il  responsabile  del
procedimento o l'autorita' competente, prima della  formale  adozione
di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i
motivi che ostano all'accoglimento della domanda. Entro il termine di
dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, gli  istanti  hanno
il  diritto  di  presentare  per  iscritto  le   loro   osservazioni,
eventualmente corredate da documenti.  La  comunicazione  di  cui  al
primo periodo interrompe i termini per concludere il procedimento che
iniziano nuovamente a decorrere dalla  data  di  presentazione  delle
osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del  termine  di  cui  al
secondo  periodo.  Dell'eventuale  mancato   accoglimento   di   tali
osservazioni e' data  ragione  nella  motivazione  del  provvedimento
finale. Le disposizioni di cui al presente articolo non si  applicano
alle procedure concorsuali e ai procedimenti in materia previdenziale
e assistenziale sorti a seguito di istanza di parte e  gestiti  dagli
enti previdenziali. ((Non possono essere addotti tra i motivi 
che ostano all'accoglimento della domanda inadempienze o ritardi attribuibili all'amministrazione))
.
                              Art. 11. 
        (Accordi integrativi o sostitutivi del provvedimento) 
  1. In accoglimento di osservazioni e proposte  presentate  a  norma
dell'articolo 10, l'amministrazione procedente puo' concludere, senza
pregiudizio dei diritti dei terzi, e in ogni caso  nel  perseguimento
del pubblico interesse,  accordi  con  gli  interessati  al  fine  di
determinare  il  contenuto  discrezionale  del  provvedimento  finale
ovvero in sostituzione di questo. 
  1-bis. Al fine di favorire la conclusione degli accordi di  cui  al
comma  1,  il  responsabile  del  procedimento  puo'  predisporre  un
calendario di incontri cui invita, separatamente  o  contestualmente,
il destinatario del provvedimento ed eventuali controinteressati. 
  2.  Gli  accordi  di  cui  al  presente  articolo  debbono   essere
stipulati, a pena di nullita' per atto scritto, salvo  che  la  legge
disponga altrimenti. Ad  essi  si  applicano,  ove  non  diversamente
previsto, i principi del codice civile in materia di  obbligazioni  e
contratti in quanto compatibili. 
  3. Gli  accordi  sostitutivi  di  provvedimenti  sono  soggetti  ai
medesimi controlli previsti per questi ultimi. 
  4. Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse  l'amministrazione
recede unilateralmente dall'accordo, salvo  l'obbligo  di  provvedere
alla liquidazione  di  un  indennizzo  in  relazione  agli  eventuali
pregiudizi verificatisi in danno del privato. 
  4-bis.  A  garanzia  dell'imparzialita'  e   del   buon   andamento
dell'azione amministrativa, in tutti  i  casi  in  cui  una  pubblica
amministrazione conclude accordi nelle ipotesi previste al  comma  l,
la stipulazione  dell'accordo  e'  preceduta  da  una  determinazione
dell'organo che sarebbe competente per l'adozione del provvedimento. 
  5. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 2 LUGLIO 2010, N. 104)). 
                              Art. 12. 
       (( (Provvedimenti attributivi di vantaggi economici) )) 
 
  1. La concessione di sovvenzioni,  contributi,  sussidi  ed  ausili
finanziari e l'attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere
a  persone  ed  enti  pubblici  e  privati  sono   subordinate   alla
predeterminazione   ed   alla   pubblicazione    da    parte    delle
amministrazioni  procedenti,  nelle  forme  previste  dai  rispettivi
ordinamenti, dei criteri e delle  modalita'  cui  le  amministrazioni
stesse devono attenersi. 
  2. L'effettiva osservanza dei criteri e delle modalita' di  cui  al
comma  1  deve  risultare  dai  singoli  provvedimenti  relati   agli
interventi di cui al medesimo comma 1. 
                              Art. 13. 
   (( (Ambito di applicazione delle norme sulla partecipazione) )) 
 
  1. Le disposizioni contenute nel presente capo non si applicano nei
confronti dell'attivita' della pubblica amministrazione diretta  alla
emanazione   di   atti   normativi,   amministrativi   generali,   di
pianificazione e di programmazione, per  i  quali  restano  ferme  le
particolari norme che ne regolano la formazione. 
  2. Dette disposizioni non si  applicano  altresi'  ai  procedimenti
tributari per i quali restano parimenti ferme  le  particolari  norme
che li regolano , nonche' ai procedimenti previsti dal  decreto-legge
15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge  15
marzo  1991,  n.  82,  e  successive  modificazioni,  e  dal  decreto
legislativo 29 marzo 1993, n. 119, e successive modificazioni. 

CAPO IV
SEMPLIFICAZIONE
DELL'AZIONE AMMINISTRATIVA

                               Art. 14 
                       (Conferenza di servizi) 
  1. Qualora sia opportuno effettuare un esame  contestuale  di  vari
interessi  pubblici  coinvolti  in  un  procedimento  amministrativo,
l'amministrazione  procedente  ((puo' indire))  una  conferenza   di
servizi. 
  2.  La   conferenza   di   servizi   e'   sempre   indetta   quando
l'amministrazione procedente deve acquisire intese,  concerti,  nulla
osta o assensi comunque denominati di altre amministrazioni pubbliche
e non li ottenga, entro  trenta  giorni  dalla  ricezione,  da  parte
dell'amministrazione   competente,   della   relativa    richiesta.La
conferenza puo' essere altresi' indetta quando nello  stesso  termine
e' intervenuto il dissenso di una o piu' amministrazioni interpellate
((ovvero nei casi in cui e' consentito all'amministrazione procedente
 di provvedere direttamente in assenza delle determinazioni delle amministrazioni competenti))
. 3. La conferenza di servizi puo' essere convocata anche per l'esame contestuale di interessi coinvolti in piu' procedimenti amministrativi connessi, riguardanti medesimi attivita' o risultati. In tal caso, la conferenza e' indetta dall'amministrazione o, previa informale intesa, da una delle amministrazioni che curano l'interesse pubblico prevalente. PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 11 FEBBRAIO 2005, N. 15. L'indizione della conferenza puo' essere richiesta da qualsiasi altra amministrazione coinvolta. 4. Quando l'attivita' del privato sia subordinata ad atti di consenso, comunque denominati, di competenza di piu' amministrazioni pubbliche, la conferenza di servizi e' convocata, anche su richiesta dell'interessato, dall'amministrazione competente per l'adozione del provvedimento finale. 5. In caso di affidamento di concessione di lavori pubblici la conferenza di servizi e' convocata dal concedente ovvero, con il consenso di quest'ultimo, dal concessionario entro quindici giorni fatto salvo quanto previsto dalle leggi regionali in materia di valutazione di impatto ambientale (VIA).Quando la conferenza e' convocata ad istanza del concessionario spetta in ogni caso al concedente il diritto di voto. 5-bis. Previo accordo tra le amministrazioni coinvolte, la conferenza di servizi e' convocata e svolta avvalendosi degli strumenti informatici disponibili, secondo i tempi e le modalita' stabiliti dalle medesime amministrazioni.
                            Art. 14-bis. 
              (( (Conferenza di servizi preliminare) )) 
  1. La conferenza di servizi puo' essere convocata per  progetti  di
particolare complessita'((e di insediamenti produttivi di beni e servizi)), 
((su motivata richiesta dell'interessato, documentata, in assenza di un progetto
 preliminare, da uno studio di fattibilita))
, prima della presentazione di una istanza o di un progetto definitivi, al fine di verificare quali siano le condizioni per ottenere, alla loro presentazione, i necessari atti di consenso. In tale caso la conferenza si pronuncia entro trenta giorni dalla data della richiesta e i relativi costi sono a carico del richiedente. 2. Nelle procedure di realizzazione di opere pubbliche e di interesse pubblico, la conferenza di servizi si esprime sul progetto preliminare al fine di indicare quali siano le condizioni per ottenere, sul progetto definitivo, le intese, i pareri, le concessioni, le autorizzazioni, le licenze, i nullaosta e gli assensi, comunque denominati, richiesti dalla normativa vigente. In tale sede, le amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute ((e della pubblica incolumita)), si pronunciano, per quanto riguarda l'interesse da ciascuna tutelato, sulle soluzioni progettuali prescelte. Qualora non emergano, sulla base della documentazione disponibile, elementi comunque preclusivi della realizzazione del progetto, le suddette amministrazioni indicano, entro quarantacinque giorni, le condizioni e gli elementi necessari per ottenere, in sede di presentazione del progetto definitivo, gli atti di consenso. 3. Nel caso in cui sia richiesta VIA, la conferenza di servizi si esprime entro trenta giorni dalla conclusione della fase preliminare di definizione dei contenuti dello studio d'impatto ambientale, secondo quanto previsto in materia di VIA. Ove tale conclusione non intervenga entro novanta giorni dalla richiesta di cui al comma 1, la conferenza di servizi si esprime comunque entro i successivi trenta giorni. Nell'ambito di tale conferenza, l'autorita' competente alla VIA si esprime sulle condizioni per la elaborazione del progetto e dello studio di impatto ambientale. In tale fase, che costituisce parte integrante della procedura di VIA, la suddetta autorita' esamina le principali alternative, compresa l'alternativa zero, e, sulla base della documentazione disponibile, verifica l'esistenza di eventuali elementi di incompatibilita', anche con riferimento alla localizzazione prevista dal progetto e, qualora tali elementi non sussistano, indica nell'ambito della conferenza di servizi le condizioni per ottenere, in sede di presentazione del progetto definitivo, i necessari atti di consenso. ((3-bis. Il dissenso espresso in sede di conferenza preliminare da
una amministrazione preposta alla tutela ambientale,
paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico,
 della salute o della pubblica incolumita', con riferimento alle
 opere interregionali, e' sottoposto alla disciplina di cui all'articolo 14-quater, comma 3))
. 4. Nei casi di cui ai commi 1, 2 e 3, la conferenza di servizi si esprime allo stato degli atti a sua disposizione e le indicazioni fornite in tale sede possono essere motivatamente modificate o integrate solo in presenza di significativi elementi emersi nelle fasi successive del procedimento, anche a seguito delle osservazioni dei privati sul progetto definitivo. 5. Nel caso di cui al comma 2, il responsabile unico del procedimento trasmette alle amministrazioni interessate il progetto definitivo, redatto sulla base delle condizioni indicate dalle stesse amministrazioni in sede di conferenza di servizi sul progetto preliminare, e convoca la conferenza tra il trentesimo e il sessantesimo giorno successivi alla trasmissione. In caso di affidamento mediante appalto concorso o concessione di lavori pubblici, l'amministrazione aggiudicatrice convoca la conferenza di servizi sulla base del solo progetto preliminare, secondo quanto previsto dalla legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni.
                            Art. 14-ter. 
                (Lavori della conferenza di servizi) 
  01. La prima riunione della  conferenza  di  servizi  e'  convocata
entro quindici giorni ovvero, in  caso  di  particolare  complessita'
dell'istruttoria, entro trenta giorni dalla data di indizione. 
  1. La conferenza  di  servizi  assume  le  determinazioni  relative
all'organizzazione dei propri lavori a  maggioranza  dei  presenti  e
puo' svolgersi per via telematica. 
  2. La convocazione della prima riunione della conferenza di servizi
deve  pervenire  alle  amministrazioni  interessate,  anche  per  via
telematica o informatica, almeno cinque giorni prima  della  relativa
data. Entro i successivi cinque giorni, le amministrazioni  convocate
possono   richiedere,   qualora   impossibilitate   a    partecipare,
l'effettuazione della riunione in una diversa  data;  in  tale  caso,
l'amministrazione procedente concorda una nuova data, comunque  entro
i dieci giorni successivi alla prima.((La nuova data della riunione puo' essere
 fissata entro i quindici giorni successivi nel caso la richiesta provenga
da un'autorita' preposta alla tutela del patrimonio culturale. I responsabili degli
 sportelli unici per le attivita' produttive e per l'edilizia, ove costituiti, o i Comuni,
 o altre autorita' competenti concordano con i Soprintendenti territorialmente
 competenti il calendario, almeno trimestrale, delle riunioni delle conferenze
di servizi che coinvolgano atti di assenso o consultivi comunque denominati
 di competenza del Ministero per i beni e le attivita' culturali.))
2-bis. Alla conferenza di servizi di cui agli articoli 14 e 14-bis sono convocati i soggetti proponenti il progetto dedotto in conferenza, alla quale gli stessi partecipano senza diritto di voto. 2-ter. Alla conferenza possono partecipare, senza diritto di voto, i concessionari e i gestori di pubblici servizi, nel caso in cui il procedimento amministrativo o il progetto dedotto in conferenza implichi loro adempi menti ovvero abbia effetto diretto o indiretto sulla loro attivita'. Agli stessi e' inviata, anche per via telematica e con congruo anticipo, comunicazione della convocazione della conferenza di servizi. Alla conferenza possono partecipare inoltre, senza diritto di voto, le amministrazioni preposte alla gestione delle eventuali misure pubbliche di agevolazione. 3. Nella prima riunione della conferenza di servizi, o comunque in quella immediatamente successiva alla trasmissione dell'istanza o del progetto definitivo ai sensi dell'articolo 14-bis, le amministrazioni che vi partecipano determinano il termine per l'adozione della decisione conclusiva. I lavori della conferenza non possono superare i novanta giorni, salvo quanto previsto dal comma 4. Decorsi inutilmente tali termini, l'amministrazione procedente provvede ai sensi dei commi 6-bis e 9 del presente articolo. ((3-bis. In caso di opera o attivita' sottoposta anche ad autorizzazione paesaggistica,
 il soprintendente si esprime, in via definitiva, in sede di conferenza di servizi,
 ove convocata, in ordine a tutti i provvedimenti di sua competenza ai sensi
 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, 42.))
4.((Fermo restando quanto disposto dal comma 4-bis))
Nei casi in cui sia richiesta la VIA, la conferenza di servizi si esprime dopo aver acquisito la valutazione medesima ed il termine di cui al comma 3 resta sospeso, per un massimo di novanta giorni, fino all'acquisizione della pronuncia sulla compatibilita' ambientale. Se la VIA non interviene nel termine previsto per l'adozione del relativo provvedimento, l'amministrazione competente si esprime in sede di conferenza di servizi, la quale si conclude nei trenta giorni successivi al termine predetto. Tuttavia, a richiesta della maggioranza dei soggetti partecipanti alla conferenza di servizi, il termine di trenta giorni di cui al precedente periodo e' prorogato di altri trenta giorni nel caso che si appalesi la necessita' di approfondimenti istruttori.((Per assicurare il rispetto dei tempi, l'amministrazione
competente al rilascio dei provvedimenti in materia ambientale puo' far eseguire
 anche da altri organi dell'amministrazione pubblica o enti pubblici dotati di
 qualificazione e capacita' tecnica equipollenti, ovvero da istituti universitari tutte
 le attivita' tecnico-istruttorie non ancora eseguite. In tal caso gli oneri economici
 diretti o indiretti sono posti a esclusivo carico del soggetto committente il progetto,
 secondo le tabelle approvate con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela
 del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze))
. ((4-bis. Nei casi in cui l'intervento oggetto della conferenza di servizi e' stato
 sottoposto positivamente a valutazione ambientale strategica (VAS), i relativi
risultati e prescrizioni, ivi compresi gli adempimenti di cui ai
commi 4 e 5 dell'articolo 10 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
devono essere utilizzati, senza modificazioni, ai fini della VIA, qualora
effettuata nella medesima sede, statale o regionale, ai sensi dell'articolo 7
del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.))
5. Nei procedimenti relativamente ai quali sia gia' intervenuta la decisione concernente la VIA le disposizioni di cui al comma 3 dell'articolo 14-quater, nonche' quelle di cui agli articoli 16, comma 3, e 17, comma 2, si applicano alle sole amministrazioni preposte alla tutela della salute, del patrimonio storico-artistico e della pubblica incolumita. 6. Ogni amministrazione convocata partecipa alla conferenza di servizi attraverso un unico rappresentante legittimato, dall'organo competente, ad esprimere in modo vincolante la volonta' dell'amministrazione su tutte le decisioni di competenza della stessa. ((6-bis. All'esito dei lavori della conferenza, e in ogni caso scaduto
 il termine di cui ai commi 3 e 4, l'amministrazione procedente,
in caso di VIA statale, puo' adire direttamente il consiglio dei ministri
 ai sensi dell'articolo 26, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 2006, n. 152;
in tutti gli altri casi, valutate le specifiche risultanze della conferenza e tenendo
 conto delle posizioni prevalenti espresse in quella sede, adotta la determinazione
motivata di conclusione del procedimento che sostituisce a tutti gli effetti, ogni
 autorizzazione, concessione, nulla osta o atto di assenso comunque denominato
di competenza delle amministrazioni partecipanti, o comunque invitate a partecipare
 ma risultate assenti, alla predetta conferenza. La mancata partecipazione alla conferenza
di servizi ovvero la ritardata o mancata adozione della determinazione motivata di
conclusione del procedimento sono valutate ai fini della responsabilita' dirigenziale
 o disciplinare e amministrativa, nonche' ai fini dell'attribuzione della retribuzione di
 risultato. Resta salvo il diritto del privato di dimostrare il danno derivante dalla
mancata osservanza del termine di conclusione del procedimento ai sensi degli
 articoli 2 e 2-bis.))
((7. Si considera acquisito l'assenso dell'amministrazione, ivi comprese
 quelle preposte alla tutela della salute e della pubblica incolumita', alla
 tutela paesaggistico-territoriale e alla tutela ambientale, esclusi i
provvedimenti in materia di VIA, VAS e AIA, il cui rappresentante, all'esito
 dei lavori della conferenza, non abbia espresso definitivamente la volonta'
dell'amministrazione rappresentata.))
8. In sede di conferenza di servizi possono essere richiesti, per una sola volta, ai proponenti dell'istanza o ai progettisti chiarimenti o ulteriore documentazione. Se questi ultimi non sono forniti in detta sede, entro i successivi trenta giorni, si procede all'esame del provvedimento. 9. ((COMMA SOPPRESSO DAL D.L. 31 MAGGIO 2010, n. 78, CONVERTITO,
 CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 30 LUGLIO 2010, N. 122))
. 10. Il provvedimento finale concernente opere sottoposte a VIA e' pubblicato, a cura del proponente, unitamente all'estratto della predetta VIA, nella Gazzetta Ufficiale o nel Bollettino regionale in caso di VIA regionale e in un quotidiano a diffusione nazionale. Dalla data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale decorrono i termini per eventuali impugnazioni in sede giurisdizionale da parte dei soggetti interessati.
                           Art. 14-quater. 
     (Effetti del dissenso espresso nella conferenza di servizi) 
  1. Il dissenso di uno o piu' rappresentanti  delle  amministrazioni
ivi comprese quelle preposte alla tutela ambientale,  fermo  restando
quanto previsto dall'articolo 26 del  decreto  legislativo  3  aprile
2006,   n.   152,    paesaggistico-territoriale,    del    patrimonio
storico-artistico  o  alla  tutela  della  salute  e  della  pubblica
incolumita', regolarmente convocate alla  conferenza  di  servizi,  a
pena di inammissibilita', deve essere manifestato nella conferenza di
servizi, deve essere congruamente  motivato,  non  puo'  riferirsi  a
questioni connesse che non  costituiscono  oggetto  della  conferenza
medesima e deve recare  le  specifiche  indicazioni  delle  modifiche
progettuali necessarie ai fini dell'assenso. 
  2. COMMA ABROGATO DALLA L. 11 FEBBRAIO 2005, N. 15. 
  3. Al di fuori dei casi di  cui  all'articolo  117,  ottavo  comma,
della Costituzione, e delle infrastrutture ed insediamenti produttivi
strategici e di preminente interesse nazionale,  di  cui  alla  parte
seconda, titolo terzo, capo quarto del decreto legislativo 12  aprile
2006, n.  163,  e  successive  modificazioni,  nonche'  dei  casi  di
localizzazione delle opere di interesse statale, ove  venga  espresso
motivato dissenso da parte di un'amministrazione preposta alla tutela
ambientale,      paesaggistico-territoriale,      del      patrimonio
storico-artistico  o  alla  tutela  della  salute  e  della  pubblica
incolumita', la questione, in attuazione e nel rispetto del principio
di leale collaborazione e dell'articolo 120  della  Costituzione,  e'
rimessa  dall'amministrazione  procedente  alla   deliberazione   del
Consiglio dei Ministri,  che  si  pronuncia  entro  sessanta  giorni,
previa intesa con la Regione o le  Regioni  e  le  Province  autonome
interessate, in caso di dissenso tra un'amministrazione statale e una
regionale o tra piu' amministrazioni regionali, ovvero previa  intesa
con la Regione e gli enti locali interessati, in caso di dissenso tra
un'amministrazione statale o regionale e un ente locale  o  tra  piu'
enti locali. Se l'intesa non e' raggiunta ((entro)) trenta giorni, la
deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri  puo'  essere   comunque
adottata. Se il motivato dissenso e' espresso da una Regione o da una
Provincia autonoma in una delle materie  di  propria  competenza,  il
Consiglio dei Ministri  delibera  in  esercizio  del  proprio  potere
sostitutivo con la partecipazione  dei  Presidenti  delle  Regioni  o
delle Province autonome interessate. 
  3-bis. IL D.L. 31 MAGGIO 2010, N. 78, CONVERTITO CON  MODIFICAZIONI
DALLA L. 30 LUGLIO 2010, N. 122 HA DISPOSTO CHE IL PRESENTE COMMA  E'
SOSTITUITO DALL'ATTUALE COMMA 3 DELL'ART. 14-QUATER DELLA L. 7 AGOSTO
1990, N. 241. 
  3-ter. IL D.L. 31 MAGGIO 2010, N. 78, CONVERTITO CON  MODIFICAZIONI
DALLA L. 30 LUGLIO 2010, N. 122 HA DISPOSTO CHE IL PRESENTE COMMA  E'
SOSTITUITO DALL'ATTUALE COMMA 3 DELL'ART. 14-QUATER DELLA L. 7 AGOSTO
1990, N. 241. 
  3-quater.  IL  D.L.  31  MAGGIO  2010,  N.   78,   CONVERTITO   CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 30 LUGLIO 2010, N.  122  HA  DISPOSTO  CHE  IL
PRESENTE COMMA E' SOSTITUITO DALL'ATTUALE COMMA 3 DELL'ART. 14-QUATER
DELLA L. 7 AGOSTO 1990, N. 241. 
  3-quinquies.  Restano  ferme  le  attribuzioni  e  le   prerogative
riconosciute alle regioni a statuto speciale e alle province autonome
di Trento e di Bolzano dagli statuti speciali di  autonomia  e  dalle
relative norme di attuazione. 
  4. COMMA ABROGATO DALLA L. 11 FEBBRAIO 2005, N. 15. 
  5. Nell'ipotesi in cui l'opera sia sottoposta a VIA e  in  caso  di
provvedimento negativo trova  applicazione  l'articolo  5,  comma  2,
lettera c-bis), della  legge  23  agosto  1988,  n.  400,  introdotta
dall'articolo 12, comma 2, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n.
303. 
                          Art. 14-quinquies 
  (( (Conferenza di servizi in materia di finanza di progetto). )) 
  ((1. Nelle ipotesi di conferenza di servizi finalizzata all'approvazione 
del progetto definitivo in relazione alla quale trovino applicazione
 le procedure di cui agli articoli 37-bis e seguenti della
 legge 11 febbraio 1994, n. 109, sono convocati alla conferenza,
 senza diritto di voto, anche i soggetti aggiudicatari di concessione
 individuati all'esito della procedura di cui all'articolo 37-quater della
 legge n. 109 del 1994, ovvero le societa' di progetto di cui all'articolo 37-quinquies della medesima legge))
.
                              Art. 15. 
               (Accordi fra pubbliche amministrazioni) 
 
  1. Anche al di fuori delle ipotesi previste  dall'articolo  14,  le
amministrazioni pubbliche possono sempre concludere tra loro  accordi
per disciplinare lo svolgimento in  collaborazione  di  attivita'  di
interesse comune. 
  2. Per detti  accordi  si  osservano,  in  quanto  applicabili,  le
disposizioni previste dall'articolo 11, ((commi 2 e 3)). 
                              Art. 16. 
                       (Attivita' consultiva) 
 
  1. Gli organi consultivi delle  pubbliche  amministrazioni  di  cui
all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993,  n.
29,  sono  tenuti  a  rendere  i  pareri  ad  essi  obbligatoriamente
richiesti entro ((venti)) giorni  dal  ricevimento  della  richiesta.
Qualora siano richiesti di pareri facoltativi,  sono  tenuti  a  dare
immediata comunicazione alle amministrazioni richiedenti del  termine
entro il quale il  parere  sara'  reso  ((, che comunque non puo' superare 
i venti giorni dal ricevimento della richiesta))
. ((2. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato
 il parere obbligatorio o senza che l'organo adito abbia rappresentato
 esigenze istruttorie, e' in facolta' dell'amministrazione richiedente di
procedere indipendentemente dall'espressione del parere. In caso
di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere
 facoltativo o senza che l'organo adito abbia rappresentato esigenze
 istruttorie, l'amministrazione richiedente procede indipendentemente
dall'espressione del parere. Salvo il caso di omessa richiesta del parere,
il responsabile del procedimento non puo' essere chiamato a rispondere
 degli eventuali danni derivanti dalla mancata espressione dei pareri
 di cui al presente comma))
. 3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano in caso di pareri che debbano essere rilasciati da amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistica, territoriale e della salute dei cittadini. 4. Nel caso in cui l'organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie ((, i termini di cui al comma 1 possono essere interrotti))
per una sola volta e il parere deve essere reso definitivamente entro quindici giorni dalla ricezione degli elementi istruttori da parte delle amministrazioni interessate. ((5. I pareri di cui al comma 1 sono trasmessi con mezzi telematici)). 6. Gli organi consultivi dello Stato predispongono procedure di particolare urgenza per l'adozione dei pareri loro richiesti. ((6-bis. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 127 del codice dei
 contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto
 legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni))
.
                              Art. 17. 
                    (( (Valutazioni tecniche) )) 
 
  1. Ove per disposizione espressa di  legge  o  di  regolamento  sia
previsto che  per  l'adozione  di  un  provvedimento  debbano  essere
preventivamente acquisite le valutazioni tecniche di organi  od  enti
appositi e tali organi ed enti non  provvedano  o  non  rappresentino
esigenze istruttorie di  competenza  dell'amministrazione  procedente
nei termini prefissati dalla  disposizione  stessa  o,  in  mancanza,
entro novanta giorni dal ricevimento della richiesta, il responsabile
del procedimento deve chiedere le suddette  valutazioni  tecniche  ed
altri organi dell'amministrazione pubblica o  ad  enti  pubblici  che
siano dotati di  qualificazione  e  capacita'  tecnica  equipollenti,
ovvero ad istituti universitari. 
  2. La disposizione di cui al comma 1 non  si  applica  in  caso  di
valutazioni che debbano essere prodotte da  amministrazioni  preposte
alla tutela ambientale, paessaggistico-territoriale  e  della  salute
dei cittadini. 
  3. Nel caso in cui  l'ente  od  organo  adito  abbia  rappresentato
esigenze  istruttorie  all'amministrazione  procedente,  si   applica
quanto previsto dal comma 4 dell'articolo 16. 
                               Art. 18 
                        (Autocertificazione) 
 
  1. Entro sei mesi dalla data di entrata in  vigore  della  presente
legge le amministrazioni interessate adottano le misure organizzative
idonee a garantire l'applicazione delle disposizioni  in  materia  di
autocertificazione e di presentazione di atti e documenti da parte di
cittadini a pubbliche amministrazioni di cui  alla  legge  4  gennaio
1968, n. 15, e successive  modificazioni  e  integrazioni. 
((PERIODO SOPPRESSO DAL D.P.R. 2 AGOSTO 2007, N. 157)). 2. I documenti attestanti atti, fatti, qualita' e stati soggettivi, necessari per l'istruttoria del procedimento, sono acquisiti d'ufficio quando sono in possesso dell'amministrazione procedente, ovvero sono detenuti, istituzionalmente, da altre pubbliche amministrazioni. L'amministrazione procedente puo' richiedere agli interessati i soli elementi necessari per la ricerca dei documenti. 3. Parimenti sono accertati d'ufficio dal responsabile del procedimento i fatti, gli stati e le qualita' che la stessa amministrazione procedente o altra pubblica amministrazione e' tenuta a certificare.
                               Art. 19 
        (Segnalazione certificata di inizio attivita' - Scia) 
  1.  Ogni  atto  di   autorizzazione,   licenza,   concessione   non
costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato,  comprese  le
domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste  per  l'esercizio
di  attivita'  imprenditoriale,  commerciale  o  artigianale  il  cui
rilascio dipenda  esclusivamente  dall'accertamento  di  requisiti  e
presupposti  richiesti  dalla  legge  o  da  atti  amministrativi   a
contenuto generale, e non sia previsto  alcun  limite  o  contingente
complessivo o specifici strumenti di programmazione settoriale per il
rilascio  degli  atti  stessi,  e'  sostituito  da  una  segnalazione
dell'interessato, con la sola esclusione dei casi in  cui  sussistano
vincoli ambientali, paesaggistici o culturali e degli atti rilasciati
dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale,  alla  pubblica
sicurezza,   all'immigrazione,    all'asilo,    alla    cittadinanza,
all'amministrazione  della   giustizia,   all'amministrazione   delle
finanze, ivi compresi gli atti concernenti le  reti  di  acquisizione
del gettito, anche derivante dal gioco, nonche'  di  quelli  previsti
dalla normativa per le costruzioni  in  zone  sismiche  e  di  quelli
imposti dalla normativa comunitaria.  La  segnalazione  e'  corredata
dalle dichiarazioni sostitutive  di  certificazioni  e  dell'atto  di
notorieta' per quanto riguarda tutti gli stati, le qualita' personali
e i fatti previsti negli articoli 46 e 47 del testo unico di  cui  al
decreto del Presidente della Repubblica 28  dicembre  2000,  n.  445,
nonche' ((, ove espressamente previsto dalla normativa vigente,))
dalle attestazioni e asseverazioni di tecnici abilitati, ovvero dalle
dichiarazioni di conformita' da parte dell'Agenzia delle  imprese  di
cui all'articolo 38, comma 4, del decreto-legge 25  giugno  2008,  n.
112, convertito, con modificazioni, dalla legge  6  agosto  2008,  n.
133, relative alla sussistenza dei requisiti e dei presupposti di cui
al primo periodo; tali attestazioni e  asseverazioni  sono  corredate
dagli elaborati tecnici necessari  per  consentire  le  verifiche  di
competenza dell'amministrazione. Nei casi in  cui  la  legge  prevede
l'acquisizione  di  pareri  di  organi  o   enti   appositi,   ovvero
l'esecuzione di verifiche preventive, essi sono  comunque  sostituiti
dalle   auto-certificazioni,   attestazioni   e    asseverazioni    o
certificazioni  di  cui  al  presente  comma,  salve   le   verifiche
successive  degli  organi  e  delle  amministrazioni  competenti.  La
segnalazione,   corredata   delle   dichiarazioni,   attestazioni   e
asseverazioni nonche' dei relativi  elaborati  tecnici,  puo'  essere
presentata mediante posta raccomandata con avviso di ricevimento,  ad
eccezione dei procedimenti per cui e' previsto  l'utilizzo  esclusivo
della modalita' telematica; in tal caso la segnalazione si  considera
presentata al momento della ricezione da parte dell'amministrazione. 
  2. L'attivita' oggetto  della  segnalazione  puo'  essere  iniziata
dalla data della presentazione della segnalazione all'amministrazione
competente. 
  3. L'amministrazione competente, in caso di accertata  carenza  dei
requisiti e dei presupposti  di  cui  al  comma  1,  nel  termine  di
sessanta giorni dal ricevimento della segnalazione di cui al medesimo
comma, adotta  motivati  provvedimenti  di  divieto  di  prosecuzione
dell'attivita' e di rimozione  degli  eventuali  effetti  dannosi  di
essa, salvo che, ove cio' sia  possibile,  l'interessato  provveda  a
conformare alla normativa vigente detta attivita' ed i  suoi  effetti
entro un termine  fissato  dall'amministrazione,  in  ogni  caso  non
inferiore  a  trenta  giorni.  E'  fatto  comunque  salvo  il  potere
dell'amministrazione competente di assumere determinazioni in via  di
autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies. In caso
di  dichiarazioni  sostitutive  di  certificazione  e  dell'atto   di
notorieta'  false  o  mendaci,  l'amministrazione,   ferma   restando
l'applicazione delle sanzioni penali di cui al comma  6,  nonche'  di
quelle di cui al capo VI del  testo  unico  di  cui  al  decreto  del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, puo'  sempre  e
in ogni tempo adottare i provvedimenti di cui al primo periodo. 
  4. Decorso il termine per l'adozione dei provvedimenti  di  cui  al
primo  periodo  del  comma  3  ovvero  di   cui   al   comma   6-bis,
all'amministrazione e' consentito intervenire solo  in  presenza  del
pericolo di un danno per il patrimonio  artistico  e  culturale,  per
l'ambiente, per la salute, per la  sicurezza  pubblica  o  la  difesa
nazionale  e  previo  motivato  accertamento  dell'impossibilita'  di
tutelare   comunque    tali    interessi    mediante    conformazione
dell'attivita' dei privati alla normativa vigente. 
  4-bis.  Il  presente  articolo  non  si  applica   alle   attivita'
economiche a prevalente carattere finanziario,  ivi  comprese  quelle
regolate dal testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia
di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e dal  testo
unico in materia di intermediazione finanziaria  di  cui  al  decreto
legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. 
  5. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 2 LUGLIO 2010, N. 104. 
  6. Ove il fatto non costituisca piu' grave reato,  chiunque,  nelle
dichiarazioni  o  attestazioni  o  asseverazioni  che  corredano   la
segnalazione di  inizio  attivita',  dichiara  o  attesta  falsamente
l'esistenza dei requisiti o dei presupposti di  cui  al  comma  1  e'
punito con la reclusione da uno a tre anni. 
  6-bis. Nei casi di Scia in materia edilizia, il termine di sessanta
giorni di cui al primo periodo  del  comma  3  e'  ridotto  a  trenta
giorni. Fatta salva l'applicazione delle disposizioni di cui al comma
4 e al comma 6, restano altresi' ferme le disposizioni relative  alla
vigilanza sull'attivita' urbanistico-edilizia, alle responsabilita' e
alle sanzioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica  6
giugno 2001, n.380, e dalle leggi regionali.(19) 
  6-ter. La segnalazione certificata di inizio attivita', la denuncia
e  la   dichiarazione   di   inizio   attivita'   non   costituiscono
provvedimenti  taciti  direttamente  impugnabili.   Gli   interessati
possono   sollecitare   l'esercizio   delle    verifiche    spettanti
all'amministrazione e, in caso di  inerzia,  esperire  esclusivamente
l'azione di cui all'art. 31, commi 1, 2 e 3 del decreto legislativo 2
luglio 2010, n. 104. 
    
-------------

AGGIORNAMENTO (1a)
Il D.P.R. 26 aprile 1992, n. 300 ha disposto:
(con l'art. 3, comma 1) che il  termine  di  cui  al  comma  2,  del
presente articolo decorre dalla data di ricevimento della denuncia  o
della domanda del privato.
(con l'art. 3, comma 3) che "Qualora la denuncia o  la  domanda  del
privato non siano  regolari  o  complete,  l'amministrazione  ne  da'
comunicazione al richiedente entro dieci giorni, indicando  le  cause
di irregolarita' o di incompletezza. In questi casi,  il  termine  di
cui al comma 1 decorre dal ricevimento della denuncia o della domanda
regolari".
(con l'art. 3, comma 4) che "Nel caso in cui  l'amministrazione  non
provveda alla comunicazione  di  cui  al  comma  3,  il  termine  del
procedimento decorre comunque dal ricevimento della denuncia o  della
domanda."

-------------




    
  AGGIORNAMENTO (19) 
  Il D.L. 13 maggio 2011, n. 70, convertito con  modificazioni  dalla
L. 12 luglio 2011, n. 106,  ha  disposto  (con  l'art.  5,  comma  2,
lettera c)) che "Le disposizioni di cui all'articolo 19 della legge 7
agosto 1990, n. 241 si  interpretano  nel  senso  che  le  stesse  si
applicano alle  denunce  di  inizio  attivita'  in  materia  edilizia
disciplinate dal decreto del Presidente  della  Repubblica  6  giugno
2001, n.380, con esclusione dei casi in cui  le  denunce  stesse,  in
base  alla  normativa  statale  o  regionale,  siano  alternative   o
sostitutive  del  permesso  di  costruire.  Le  disposizioni  di  cui
all'articolo 19 della legge 7 agosto 1990,  n.  241  si  interpretano
altresi' nel senso che non sostituiscono la disciplina prevista dalle
leggi regionali che, in attuazione dell'articolo  22,  comma  4,  del
decreto del Presidente  della  Repubblica  6  giugno  2001,  n.  380,
abbiano ampliato  l'ambito  applicativo  delle  disposizioni  di  cui
all'articolo 22, comma 3, del medesimo decreto e nel senso  che,  nei
casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali,
la Scia non sostituisce gli atti  di  autorizzazione  o  nulla  osta,
comunque  denominati,  delle  amministrazioni  preposte  alla  tutela
dell'ambiente e del patrimonio culturale." 
                               Art. 20 
                         (Silenzio assenso) 
 
  1. Fatta salva l'applicazione dell'articolo 19, nei procedimenti ad
istanza di parte per il rilascio di provvedimenti  amministrativi  il
silenzio dell'amministrazione competente equivale a provvedimento  di
accoglimento della domanda, senza necessita' di ulteriori  istanze  o
diffide, se la medesima amministrazione non comunica all'interessato,
nel termine di cui all'articolo 2, commi 2 o 3, il  provvedimento  di
diniego, ovvero non procede ai sensi del comma 2. 
  2. L'amministrazione competente puo' indire,  entro  trenta  giorni
dalla presentazione dell'istanza di cui al comma 1, una conferenza di
servizi ai sensi del capo IV, anche tenendo  conto  delle  situazioni
giuridiche soggettive dei controinteressati. 
  3. Nei casi in cui il  silenzio  dell'amministrazione  equivale  ad
accoglimento  della  domanda,   l'amministrazione   competente   puo'
assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli articoli
21-quinquies e 21-nonies. 
  4. Le disposizioni del presente articolo non si applicano agli atti
e procedimenti riguardanti il patrimonio culturale  e  paesaggistico,
l'ambiente,   la   difesa   nazionale,   la    pubblica    sicurezza,
l'immigrazione, l'asilo e la cittadinanza, la salute  e  la  pubblica
incolumita',  ai  casi  in  cui  la  normativa   comunitaria   impone
l'adozione di provvedimenti amministrativi formali, ai casi in cui la
legge  qualifica  il  silenzio  dell'amministrazione   come   rigetto
dell'istanza, nonche' agli atti e procedimenti individuati con uno  o
piu' decreti del Presidente del Consiglio dei ministri,  su  proposta
del Ministro per la funzione pubblica, di  concerto  con  i  Ministri
competenti. 
  5. Si applicano gli articoli 2, comma 7, e 10-bis. 
  5-bis. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 2 LUGLIO 2010, N. 104, COME 
MODIFICATO DAL D.LGS. 15 NOVEMBRE 2011, N. 195))
. ------------- AGGIORNAMENTO (1a) Il D.P.R. 26 aprile 1992, n. 300 ha disposto: (con l'art. 3, comma 1) che il termine di cui al comma 2, del presente articolo decorre dalla data di ricevimento della denuncia o della domanda del privato. (con l'art. 3, comma 3) che "Qualora la denuncia o la domanda del privato non siano regolari o complete, l'amministrazione ne da' comunicazione al richiedente entro dieci giorni, indicando le cause di irregolarita' o di incompletezza. In questi casi, il termine di cui al comma 1 decorre dal ricevimento della denuncia o della domanda regolari". (con l'art. 3, comma 4) che "Nel caso in cui l'amministrazione non provveda alla comunicazione di cui al comma 3, il termine del procedimento decorre comunque dal ricevimento della denuncia o della domanda."
                               Art. 21 
                    (Disposizioni sanzionatorie) 
 
  1. Con la denuncia o con la domanda di cui agli articoli  19  e  20
l'interessato deve dichiarare la sussistenza dei  presupposti  e  dei
requisiti di legge richiesti. In caso di dichiarazioni mendaci  o  di
false attestazioni non e' ammessa la conformazione  dell'attivita'  e
dei suoi effetti a legge  o  la  sanatoria  prevista  dagli  articoli
medesimi ed  il  dichiarante  e'  punito  con  la  sanzione  prevista
dell'articolo 483 del codice penale, salvo che il  fatto  costituisca
piu' grave reato. 
  2.  Le  sanzioni  attualmente  previste  in  caso  di   svolgimento
dell'attivita' in carenza dell'atto di assenso dell'amministrazione o
in difformita' di esso si applicano anche nei riguardi  di  coloro  i
quali diano inizio all'attivita' ai sensi degli articoli 19 e  20  in
mancanza dei requisiti richiesti o, comunque,  in  contrasto  con  la
normativa vigente. 
  ((2-bis. Restano ferme le attribuzioni di vigilanza, prevenzione
 e controllo su attivita' soggette ad atti di assenso da parte di
 pubbliche amministrazioni previste da leggi vigenti, anche se
 e' stato dato inizio all'attivita' ai sensi degli articoli 19 e 20))
.

((CAPO IV-BIS
EFFICACIA ED INVALIDITA' DEL PROVVEDIMENTO AMMINISTRATIVO.
REVOCA E RECESSO))

                             Art. 21-bis 
(( (Efficacia del provvedimento limitativo della sfera giuridica dei privati).)) 
 
  ((1. Il provvedimento limitativo della sfera giuridica dei privati acquista
 efficacia nei confronti di ciascun destinatario con la comunicazione allo
stesso effettuata anche nelle forme stabilite per la notifica agli irreperibili
nei casi previsti dal codice di procedura civile. Qualora per il numero dei
destinatari la comunicazione personale non sia possibile o risulti
particolarmente gravosa, l'amministrazione provvede mediante forme
 di pubblicita' idonee di volta in volta stabilite dall'amministrazione medesima.
Il provvedimento limitativo della sfera giuridica dei privati non avente carattere
 sanzionatorio puo' contenere una motivata clausola di immediata efficacia.
 I provvedimenti limitativi della sfera giuridica dei privati aventi carattere
 cautelare ed urgente sono immediatamente efficaci))
.
                             Art. 21-ter 
                       (( (Esecutorieta'). )) 
 
  ((1. Nei casi e con le modalita' stabiliti dalla legge, le pubbliche
 amministrazioni possono imporre coattivamente l'adempimento
 degli obblighi nei loro confronti. Il provvedimento costitutivo di
obblighi indica il termine e le modalita' dell'esecuzione da parte del
soggetto obbligato. Qualora l'interessato non ottemperi, le pubbliche
 amministrazioni, previa diffida, possono provvedere all'esecuzione
 coattiva nelle ipotesi e secondo le modalita' previste dalla legge.
2. Ai fini dell'esecuzione delle obbligazioni aventi ad oggetto somme
 di denaro si applicano le disposizioni per l'esecuzione coattiva dei crediti dello Stato))
.
                           Art. 21-quater 
         (( (Efficacia ed esecutivita' del provvedimento).)) 
 
  ((1. I provvedimenti amministrativi efficaci sono eseguiti immediatamente, 
salvo che sia diversamente stabilito dalla legge o dal provvedimento medesimo.
 2. L'efficacia ovvero l'esecuzione del provvedimento amministrativo puo' essere sospesa,
 per gravi ragioni e per il tempo strettamente necessario, dallo stesso organo che lo
 ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla legge. Il termine della sospensione
 e' esplicitamente indicato nell'atto che la dispone e puo' essere prorogato o differito
per una sola volta, nonche' ridotto per sopravvenute esigenze))
.
                          Art. 21-quinquies 
                     (Revoca del provvedimento) 
 
  1. Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di
mutamento  della  situazione  di  fatto  o   di   nuova   valutazione
dell'interesse pubblico originario, il  provvedimento  amministrativo
ad efficacia durevole puo' essere revocato da parte  dell'organo  che
lo ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla legge. La  revoca
determina  la  inidoneita'  del  provvedimento  revocato  a  produrre
ulteriori effetti. Se la revoca  comporta  pregiudizi  in  danno  dei
soggetti direttamente interessati, l'amministrazione ha l'obbligo  di
provvedere al loro indennizzo. PERIODO ABROGATO DAL D.LGS.  2  LUGLIO
2010, N. 104. 
  1-bis. Ove  la  revoca  di  un  atto  amministrativo  ad  efficacia
durevole o istantanea  incida  su  rapporti  negoziali,  l'indennizzo
liquidato dall'amministrazione agli  interessati  e'  parametrato  al
solo danno emergente e tiene conto sia  dell'eventuale  conoscenza  o
conoscibilita' da parte dei contraenti della  contrarieta'  dell'atto
amministrativo  oggetto  di  revoca   all'interesse   pubblico,   sia
dell'eventuale  concorso  dei  contraenti   o   di   altri   soggetti
all'erronea  valutazione  della  compatibilita'  di  tale  atto   con
l'interesse pubblico. 
  1-ter. Ove  la  revoca  di  un  atto  amministrativo  ad  efficacia
durevole o istantanea  incida  su  rapporti  negoziali,  l'indennizzo
liquidato dall'amministrazione agli  interessati  e'  parametrato  al
solo danno emergente e tiene conto sia  dell'eventuale  conoscenza  o
conoscibilita' da parte dei contraenti della  contrarieta'  dell'atto
amministrativo  oggetto  di  revoca   all'interesse   pubblico,   sia
dell'eventuale  concorso  dei  contraenti   o   di   altri   soggetti
all'erronea  valutazione  della  compatibilita'  di  tale  atto   con
l'interesse pubblico. (13) ((24)) 
 
------------- 
AGGIORNAMENTO (13) 
  Il D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni dalla
L. 6 agosto 2008, n. 133 ha disposto (con l'art. 12, comma 1-bis) che
la modifica al presente articolo decorre dalla  data  di  entrata  in
vigore del decreto legge 112/2008. 
------------- 
AGGIORNAMENTO (24) 
  IL D.L. 9 febbraio 2012, n. 5 ha disposto (con l'art. 62, comma  1)
che a far data  dal  sessantesimo  giorno  successivo  alla  data  di
entrata in vigore della legge di conversione del suddetto decreto  e'
o resta abrogato il comma 1-ter del presente articolo. 
                           Art. 21-sexies 
                    (( (Recesso dai contratti).)) 
 
  ((1. Il recesso unilaterale dai contratti della pubblica amministrazione e' ammesso
 nei casi previsti dalla legge o dal contratto))
.
                           Art. 21-septies 
                    (Nullita' del provvedimento). 
 
  1.  E'  nullo  il  provvedimento  amministrativo  che  manca  degli
elementi  essenziali,  che  e'  viziato  da   difetto   assoluto   di
attribuzione, che e' stato adottato  in  violazione  o  elusione  del
giudicato, nonche' negli  altri  casi  espressamente  previsti  dalla
legge. 
  2. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 2 LUGLIO 2010, N. 104)). 
                           Art. 21-octies 
              (( (Annullabilita' del provvedimento).)) 
 
  ((1. E' annullabile il provvedimento amministrativo adottato in violazione
 di legge o viziato da eccesso di potere o da incompetenza. 2. Non e' annullabile
 il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma
 degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo
 contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato.
Il provvedimento amministrativo non e' comunque annullabile per mancata comunicazione
 dell'avvio del procedimento qualora l'amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto
del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato))
.
                           Art. 21-nonies 
                   (( (Annullamento d'ufficio).)) 
 
  ((1. Il provvedimento amministrativo illegittimo ai sensi dell'articolo 21-octies
 puo' essere annullato d'ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico,
entro un termine ragionevole e tenendo conto degli interessi dei destinatari e
dei controinteressati, dall'organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo
previsto dalla legge. 2. E' fatta salva la possibilita' di convalida del provvedimento
 annullabile, sussistendone le ragioni di interesse pubblico ed entro un termine ragionevole))
.

CAPO V
ACCESSO AI
DOCUMENTI AMMINISTRATIVI

                              Art. 22. 
           (Definizioni e principi in materia di accesso). 
  1. Ai fini del presente capo si intende: 
     a) per "diritto di accesso", il  diritto  degli  interessati  di
prendere visione e di estrarre copia di documenti amministrativi; 
  b) per "interessati", tutti i  soggetti  privati,  compresi  quelli
portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano  un  interesse
diretto,  concreto  e  attuale,  corrispondente  ad  una   situazione
giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale e'  chiesto
l'accesso; 
  c)  per  "controinteressati",  tutti  i  soggetti,  individuati   o
facilmente individuabili in base alla natura del documento richiesto,
che  dall'esercizio  dell'accesso  vedrebbero  compromesso  il   loro
diritto alla riservatezza; 
  d) per "documento amministrativo", ogni  rappresentazione  grafica,
fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del
contenuto di atti, anche interni o  non  relativi  ad  uno  specifico
procedimento, detenuti da una pubblica amministrazione e  concernenti
attivita'  di  pubblico  interesse,  indipendentemente  dalla  natura
pubblicistica o privatistica della loro disciplina sostanziale; 
  e) per "pubblica amministrazione",  tutti  i  soggetti  di  diritto
pubblico e i soggetti di  diritto  privato  limitatamente  alla  loro
attivita' di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale  o
comunitario. 
  ((2. L'accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalita' di
 pubblico interesse, costituisce principio generale dell'attivita' amministrativa
al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l'imparzialita' e la trasparenza))
. 3. Tutti i documenti amministrativi sono accessibili, ad eccezione di quelli indicati all'articolo 24, commi 1, 2, 3, 5 e 6. 4. Non sono accessibili le informazioni in possesso di una pubblica amministrazione che non abbiano forma di documento amministrativo, salvo quanto previsto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di accesso a dati personali da parte della persona cui i dati si riferiscono. 5. L'acquisizione di documenti amministrativi da parte di soggetti pubblici, ove non rientrante nella previsione dell'articolo 43, comma 2, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, si informa al principio di leale cooperazione istituzionale. 6. Il diritto di accesso e' esercitabile fino a quando la pubblica amministrazione ha l'obbligo di detenere i documenti amministrativi ai quali si chiede di accedere.
                              Art. 23. 
        (( (Ambito di applicazione del diritto di accesso) )) 
 
  1. Il diritto di accesso di cui all'articolo  22  si  esercita  nei
confronti delle pubbliche amministrazioni, delle aziende  autonome  e
speciali, degli enti pubblici e dei gestori di pubblici  servizi.  Il
diritto di accesso nei confronti delle Autorita'  di  garanzia  e  di
vigilanza si esercita nell'ambito dei rispettivi ordinamenti, secondo
quanto previsto dall'articolo 24. 
                               Art. 24 
              (( (Esclusione dal diritto di accesso).)) 
  ((1. Il diritto di accesso e' escluso: a) per i documenti coperti da segreto di Stato
 ai sensi della legge 24 ottobre 1977, n. 801, e successive modificazioni, e nei casi
 di segreto o di divieto di divulgazione espressamente previsti dalla legge,
dal regolamento governativo di cui al comma 6 e dalle pubbliche amministrazioni
 ai sensi del comma 2 del presente articolo; b) nei procedimenti tributari, per i
 quali restano ferme le particolari norme che li regolano; c) nei confronti dell'attivita'
 della pubblica amministrazione diretta all'emanazione di atti normativi, amministrativi
 generali, di pianificazione e di programmazione, per i quali restano ferme le particolari
norme che ne regolano la formazione; d) nei procedimenti selettivi, nei confronti dei
 documenti amministrativi contenenti informazioni di carattere psicoattitudinale relativi
 a terzi. 2. Le singole pubbliche amministrazioni individuano le categorie di documenti
 da esse formati o comunque rientranti nella loro disponibilita' sottratti all'accesso ai
sensi del comma 1. 3. Non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un
controllo generalizzato dell'operato delle pubbliche amministrazioni. 4. L'accesso
ai documenti amministrativi non puo' essere negato ove sia sufficiente fare ricorso
 al potere di differimento. 5. I documenti contenenti informazioni connesse agli interessi
di cui al comma 1 sono considerati segreti solo nell'ambito e nei limiti di tale connessione.
A tale fine le pubbliche amministrazioni fissano, per ogni categoria di documenti, anche
 l'eventuale periodo di tempo per il quale essi sono sottratti all'accesso. 6. Con regolamento,
 adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il Governo puo'
 prevedere casi di sottrazione all'accesso di documenti amministrativi: a) quando, al di fuori
delle ipotesi disciplinate dall'articolo 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, dalla loro
 divulgazione possa derivare una lesione, specifica e individuata, alla sicurezza e alla
 difesa nazionale, all'esercizio della sovranita' nazionale e alla continuita' e alla correttezza
 delle relazioni internazionali, con particolare riferimento alle ipotesi previste dai trattati
e dalle relative leggi di attuazione; b) quando l'accesso possa arrecare pregiudizio ai
 processi di formazione, di determinazione e di attuazione della politica monetaria e
valutaria; c) quando i documenti riguardino le strutture, i mezzi, le dotazioni, il
personale e le azioni strettamente strumentali alla tutela dell'ordine pubblico, alla
 prevenzione e alla repressione della criminalita' con particolare riferimento alle tecniche
 investigative, alla identita' delle fonti di informazione e alla sicurezza dei beni e delle persone
 coinvolte, all'attivita' di polizia giudiziaria e di conduzione delle indagini; d) quando i
 documenti riguardino la vita privata o la riservatezza di persone fisiche, persone giuridiche,
gruppi, imprese e associazioni, con particolare riferimento agli interessi epistolare, sanitario,
professionale, finanziario, industriale e commerciale di cui siano in concreto titolari,
ancorche' i relativi dati siano forniti all'amministrazione dagli stessi soggetti cui
si riferiscono; e) quando i documenti riguardino l'attivita' in corso di contrattazione
collettiva nazionale di lavoro e gli atti interni connessi all'espletamento del relativo
mandato. 7. Deve comunque essere garantito ai richiedenti l'accesso ai documenti
amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi
 giuridici. Nel caso di documenti contenenti dati sensibili e giudiziari, l'accesso e' consentito
nei limiti in cui sia strettamente indispensabile e nei termini previsti dall'articolo 60 del decreto
 legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale))
.
                              Art. 25. 
      (Modalita' di esercizio del diritto di accesso e ricorsi) 
  1. Il diritto di accesso si esercita mediante esame  ed  estrazione
di copia dei documenti  amministrativi,  nei  modi  e  con  i  limiti
indicati dalla presente legge. L'esame dei documenti e' gratuito.  Il
rilascio di copia e' subordinato soltanto al rimborso  del  costo  di
riproduzione, salve le disposizioni  vigenti  in  materia  di  bollo,
nonche' i diritti di ricerca e di visura. 
  2. La richiesta di accesso ai documenti deve essere motivata.  Essa
deve essere rivolta all'amministrazione che ha formato il documento e
che lo detiene stabilmente. 
  3. Il rifiuto, il differimento e la limitazione  dell'accesso  sono
ammessi nei casi e nei limiti stabiliti dall'articolo  24  e  debbono
essere motivati. 
  4. Decorsi inutilmente trenta giorni  dalla  richiesta,  questa  si
intende respinta. In caso di diniego dell'accesso, espresso o tacito,
o di differimento dello stesso ai sensi dell'articolo 24, comma 4, il
richiedente  puo'  presentare  ricorso  al  tribunale  amministrativo
regionale ai sensi del comma 5, ovvero chiedere, nello stesso termine
e  nei  confronti  degli   atti   delle   amministrazioni   comunali,
provinciali e regionali, al difensore civico  competente  per  ambito
territoriale,  ove  costituito,  che  sia  riesaminata  la   suddetta
determinazione. Qualora tale  organo  non  sia  stato  istituito,  la
competenza e' attribuita al difensore civico competente per  l'ambito
territoriale immediatamente superiore. Nei confronti degli atti delle
amministrazioni centrali e periferiche dello Stato tale richiesta  e'
inoltrata presso la Commissione per l'accesso di cui all'articolo  27
nonche' presso l'amministrazione resistente. Il difensore civico o la
Commissione per l'accesso si pronunciano entro  trenta  giorni  dalla
presentazione dell'istanza. Scaduto infruttuosamente tale termine, il
ricorso si intende respinto. Se il difensore civico o la  Commissione
per l'accesso ritengono illegittimo il diniego o il differimento,  ne
informano il richiedente e lo comunicano all'autorita' disponente. Se
questa non emana il provvedimento confermativo motivato entro  trenta
giorni dal ricevimento della comunicazione  del  difensore  civico  o
della Commissione, l'accesso e' consentito.  Qualora  il  richiedente
l'accesso si sia rivolto al difensore civico o alla  Commissione,  il
termine di cui al comma 5 decorre dalla data di ricevimento, da parte
del richiedente, dell'esito della sua istanza al difensore  civico  o
alla Commissione stessa. Se  l'accesso  e'  negato  o  differito  per
motivi inerenti ai dati  personali  che  si  riferiscono  a  soggetti
terzi, la Commissione provvede, sentito il Garante per la  protezione
dei dati personali, il quale si pronuncia entro il termine  di  dieci
giorni dalla richiesta, decorso inutilmente il  quale  il  parere  si
intende reso. Qualora un procedimento di cui  alla  sezione  III  del
capo I del titolo I della parte III del decreto legislativo 30 giugno
2003, n. 196, o di cui agli articoli 154, 157, 158,  159  e  160  del
medesimo decreto legislativo n. 196 del 2003, relativo al trattamento
pubblico di dati personali da parte di una pubblica  amministrazione,
interessi l'accesso ai documenti amministrativi, il  Garante  per  la
protezione dei dati personali chiede il parere,  obbligatorio  e  non
vincolante,   della   Commissione   per   l'accesso   ai    documenti
amministrativi. La richiesta di parere sospende  il  termine  per  la
pronuncia del Garante sino all'acquisizione del  parere,  e  comunque
per non oltre quindici giorni. Decorso inutilmente detto termine,  il
Garante adotta la propria decisione. 
  ((5. Le controversie relative all'accesso ai documenti amministrativi sono disciplinate dal 
codice del processo amministrativo.))
5-bis. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 2 LUGLIO 2010, N. 104)). 6. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 2 LUGLIO 2010, N. 104)).
                              Art. 26. 
                  (( (Obbligo di pubblicazione) )) 
 
  1. Fermo  restando  quanto  previsto  per  le  pubblicazioni  nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana della legge 11  dicembre
1984, n. 839, e dalle relative norme di attuazione, sono  pubblicati,
secondo le modalita' previste dai singoli ordinamenti, le  direttive,
i programmi, le istruzioni, le circolari e ogni atto che  dispone  in
generale sulla organizzazione, sulle funzioni, sugli  obiettivi,  sui
procedimenti di una pubblica  amministrazione  ovvero  nel  quale  si
determina  l'interpretazione  di  norme  giuridiche  o   si   dettano
disposizioni per l'applicazione di esse. 
  2. Sono altresi' pubblicate, nelle  forme  predette,  le  relazioni
annuali della Commissione di cui all'articolo 27 e, in  generale,  e'
data la massima pubblicita' a tutte le disposizioni  attuative  della
presente legge e a tutte le  iniziative  dirette  a  precisare  ed  a
rendere effettivo il diritto di accesso. 
  3. Con la pubblicazione di cui al comma 1, ove essa sia  integrale,
la liberta' di accesso ai documenti indicati  nel  predetto  comma  1
s'intende realizzata. 
                               Art. 27 
      (Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi). 
  1. E' istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri  la
Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi. 
  2. La Commissione  e'  nominata  con  decreto  del  Presidente  del
Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio dei  Ministri.  Essa  e'
presieduta dal sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio
dei Ministri ed e' composta da dodici membri, dei quali due  senatori
e due deputati, designati dai  Presidenti  delle  rispettive  Camere,
quattro scelti fra il personale di cui alla legge 2 aprile  1979,  n.
97, su designazione dei rispettivi organi di autogoverno, due  fra  i
professori di ruolo in materie giuridiche e uno fra i dirigenti dello
Stato e degli  altri  enti  pubblici.  E'  membro  di  diritto  della
Commissione il capo della struttura della  Presidenza  del  Consiglio
dei  Ministri  che  costituisce  il  supporto  organizzativo  per  il
funzionamento della Commissione. La Commissione puo' avvalersi di  un
numero di esperti non superiore a cinque unita',  nominati  ai  sensi
dell'articolo 29 della legge 23 agosto 1988, n. 400. 
  3. La  Commissione  e'  rinnovata  ogni  tre  anni.  Per  i  membri
parlamentari si  procede  a  nuova  nomina  in  caso  di  scadenza  o
scioglimento anticipato delle Camere nel corso del triennio. 
  4. ((COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 2 AGOSTO 2007, N. 157 )). 
  5. La Commissione adotta le determinazioni  previste  dall'articolo
25, comma 4; vigila affinche'  sia  attuato  il  principio  di  piena
conoscibilita' dell'attivita' della pubblica amministrazione  con  il
rispetto  dei  limiti  fissati  dalla  presente  legge;  redige   una
relazione annuale sulla  trasparenza  dell'attivita'  della  pubblica
amministrazione,  che  comunica  alle  Camere  e  al  Presidente  del
Consiglio dei  Ministri;  propone  al  Governo  modifiche  dei  testi
legislativi e regolamentari che siano  utili  a  realizzare  la  piu'
ampia garanzia del diritto di accesso di cui all'articolo 22. 
  6.  Tutte  le  amministrazioni  sono  tenute  a   comunicare   alla
Commissione, nel termine assegnato dalla medesima, le informazioni ed
i documenti da essa richiesti, ad  eccezione  di  quelli  coperti  da
segreto di Stato. 
  7. ((COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 2 AGOSTO 2007, N. 157 )). 
                              Art. 28. 
(( (Modifica dell'articolo 15 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica
 10 gennaio 1957, n. 3, in materia di segreto di ufficio) ))
1. L'articolo 15 del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, e' sostituito dal seguente; "Art. 15. - (Segreto d'ufficio). - 1. L'Impiegato deve mantenere il segreto d'ufficio. Non puo' trasmettere a chi non ne abbia diritto informazioni riguardanti provvedimenti od operazioni amministrative, in corso o concluse, ovvero notizie di cui sia venuto a conoscenza a causa delle sue funzioni, al di fuori delle ipotesi e delle modalita' previste dalle norme sul diritto di accesso. Nell'ambito delle proprie attribuzioni, l'impiegato preposto ad un ufficio rilascia copie ed estratti di atti e documenti di ufficio nei casi non vietati dall'ordinamento".

CAPO VI
DISPOSIZIONI FINALI

                              Art. 29. 
 
                (Ambito di applicazione della legge). 
  1.  Le  disposizioni  della  presente  legge  si   applicano   alle
amministrazioni  statali  e  agli   enti   pubblici   nazionali.   Le
disposizioni  della  presente  legge  si  applicano,  altresi',  alle
societa' con totale o  prevalente  capitale  pubblico,  limitatamente
all'esercizio delle funzioni amministrative. Le disposizioni  di  cui
agli articoli 2-bis, 11, 15 e 25, commi 5, 5-bis e 6, nonche'  quelle
del capo IV-bis si applicano a tutte le amministrazioni pubbliche. 
  2. Le regioni e  gli  enti  locali,  nell'ambito  delle  rispettive
competenze, regolano le materie disciplinate dalla presente legge nel
rispetto del sistema costituzionale e delle  garanzie  del  cittadino
nei riguardi dell'azione  amministrativa,  cosi'  come  definite  dai
principi stabiliti dalla presente legge. 
  2-bis. Attengono ai livelli essenziali  delle  prestazioni  di  cui
all'articolo 117, secondo comma, lettera m),  della  Costituzione  le
disposizioni della presente legge concernenti  gli  obblighi  per  la
pubblica   amministrazione    di    garantire    la    partecipazione
dell'interessato al procedimento, di individuarne un responsabile, di
concluderlo entro il termine prefissato  e  di  assicurare  l'accesso
alla documentazione  amministrativa,  nonche'  quelle  relative  alla
durata massima dei procedimenti. 
  2-ter. Attengono altresi' ai livelli essenziali  delle  prestazioni
di  cui  all'articolo  117,  secondo   comma,   lettera   m),   della
Costituzione le disposizioni  della  presente  legge  concernenti  la
((segnalazione certificata di inizio attivita'))  e  il  silenzio
assenso ((e la conferenza di servizi,)),  salva  la  possibilita'  di
individuare, con intese  in  sede  di  Conferenza  unificata  di  cui
all'articolo 8 del decreto legislativo 28  agosto  1997,  n.  281,  e
successive modificazioni, casi ulteriori in cui tali disposizioni non
si applicano. 
  2-quater.  Le  regioni  e  gli  enti  locali,  nel  disciplinare  i
procedimenti amministrativi di loro competenza, non possono stabilire
garanzie inferiori a quelle assicurate ai privati dalle  disposizioni
attinenti ai livelli essenziali delle prestazioni  di  cui  ai  commi
2-bis e 2-ter, ma possono prevedere livelli ulteriori di tutela. 
  2-quinquies. Le regioni a statuto speciale e le  province  autonome
di  Trento  e  di  Bolzano  adeguano  la  propria  legislazione  alle
disposizioni del presente articolo, secondo i rispettivi statuti e le
relative norme di attuazione. 
                              Art. 30. 
                     (( (Atti di notorieta') )) 
 
  1. In tutti i casi in cui le leggi e i regolamenti  prevedono  atti
di notorieta'  o  attestazioni  asseverate  da  testimoni  altrimenti
denominate, il numero dei testimoni e' ridotto a due. 
  2. E' fatto divieto alle pubbliche amministrazioni e  alle  imprese
esercenti servizi di pubblica necessita' e di  pubblica  utilita'  di
esigere atti di notorieta' in luogo della  dichiarazione  sostitutiva
dell'atto di  notorieta'  prevista  dall'articolo  4  della  legge  4
gennaio 1968, n. 15, quando si tratti di provare qualita'  personali,
stati o fatti che siano a diretta conoscenza dell'interessato. 
                              Art. 31. 
 
       ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 11 FEBBRAIO 2005, N. 15)) 
 
  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato. 
  Data a Roma, addi' 7 agosto 1990 
    
                   COSSIGA
                                  ANDREOTTI, Presidente del Consiglio
                                  dei Ministri

    
Visto, il Guardasigilli: VASSALLI 

LEGGE 23 luglio 1991, n. 223

  Norme in materia di cassa integrazione, mobilita', trattamenti di
disoccupazione, attuazione di direttive della Comunita' europea,
avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del
lavoro.
 
 Vigente al: 5-4-2012  
 

Titolo I
NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE E DI
ECCEDENZE DI PERSONALE
Capo I
NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
                              PROMULGA 
la seguente legge: 
                               Art. 1. 
(Norme  in  materia  di  intervento  straordinario  di   integrazione
                             salariale) 
1.  La  disciplina  in  materia  di   intervento   straordinario   di
integrazione salariale trova applicazione limitatamente alle  imprese
che abbiano occupato  mediamente  piu'  di  quindici  lavoratori  nel
semestre precedente la data di presentazione della richiesta  di  cui
al comma  2.  Nel  caso  di  richieste  presentate  prima  che  siano
trascorsi sei mesi dal trasferimento di azienda, tale requisito  deve
sussistere,  per  il  datore  di  lavoro  subentrante,  nel   periodo
decorrente  dalla  data   del   predetto   trasferimento.   Ai   fini
dell'applicazione del presente  comma  vengono  computati  anche  gli
apprendisti ed i lavoratori assunti con  contratto  di  formazione  e
lavoro. ((11)) 
2. La richiesta di intervento straordinario di integrazione salariale
deve  contenere  il  programma  che  l'impresa  intende  attuare  con
riferimento anche alle eventuali misure previste per fronteggiare  le
conseguenze sul piano sociale. Il programma deve essere formulato  in
conformita'  ad   un   modello   stabilito,   sentito   il   Comitato
interministeriale per il  coordinamento  della  politica  industriale
(CIPI) con  decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  della  previdenza
sociale. L'impresa, sentite le rappresentanze sindacali aziendali,  o
in mancanza di queste, le organizzazioni sindacali di  categoria  dei
lavoratori  piu'  rappresentative  operanti  nella   provincia   puo'
chiedere una modifica del programma nel corso del suo svolgimento. 
3. La durata dei programmi di  ristrutturazione,  riorganizzazione  o
conversione aziendale non  puo'  essere  superiore  a  due  anni.  Il
Ministro del  lavoro  e  della  previdenza  sociale  ha  facolta'  di
concedere due proroghe, ciascuna di durata  non  superiore  a  dodici
mesi,  per  quelli  tra  i  predetti  programmi  che  presentino  una
particolare complessita' in ragione  delle  caratteristiche  tecniche
dei  processi  produttivi  dell'azienda,  ovvero  in  ragione   della
rilevanza  delle  conseguenze  occupazionali  che   detti   programmi
comportano con riferimento alle dimensioni dell'impresa ed  alla  sua
articolazione sul territorio. 
4. Il contributo addizionale di cui  all'articolo  8,  comma  1,  del
decreto legge 21 marzo 1988, n. 86,  convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 20 maggio 1988, n. 160  e'  dovuto  in  misura  doppia  a
decorrere dal primo giorno  del  venticinquesimo  mese  successivo  a
quello in cui e' fissata dal decreto ministeriale di  concessione  la
data di decorrenza del trattamento di integrazione salariale. 
5. La durata del  programma  per  crisi  aziendale  non  puo'  essere
superiore a dodici mesi. Una nuova erogazione per la medesima causale
non puo' essere disposta prima che sia decorso un periodo pari a  due
terzi di quello relativo alla precedente concessione. 
6. Il CIPI fissa,  su  proposta  del  Ministro  del  lavoro  e  della
previdenza sociale sentito il comitato tecnico di cui all'articolo 19
della legge 28 febbraio 1986, n. 41 i  criteri  per  l'individuazione
dei casi di crisi aziendale, nonche' di quelli previsti dall'articolo
11, comma 2, in relazione alle situazioni  occupazionali  nell'ambito
territoriale e alla situazione produttiva dei settori, cui  attenersi
per la selezione dei  casi  di  intervento,  nonche'  i  criteri  per
l'applicazione del comma 9 e 10. 
7. I criteri di individuazione dei lavoratori da  sospendere  nonche'
le modalita' della rotazione prevista  nel  comma  8  devono  formare
oggetto  delle  comunicazioni   e   dell'esame   congiunto   previsti
dall'articolo 5 della legge 20 maggio 1975, n. 164. 
8. Se l'impresa ritiene, per ragioni di ordine  tecnico-organizzativo
connesse al mantenimento dei normali livelli di  efficienza,  di  non
adottare meccanismi di rotazione tra i lavoratori  che  espletano  le
medesime mansioni e sono occupati nell'unita' produttiva  interessata
dalle sospensioni, deve indicarne i motivi nel programma  di  cui  al
comma 2. Qualora il CIPI abbia approvato il programma, ma ritenga non
giustificati i motivi addotti dall'azienda per  la  mancata  adozione
della rotazione, il Ministro del lavoro e  della  previdenza  sociale
promuove l'accordo fra le parti sulla materia, e qualora tale accordo
non sia stato raggiunto entro tre mesi  dalla  data  del  decreto  di
concessione del trattamento straordinario di integrazione  salariale,
stabilisce con proprio decreto l'adozione di meccanismi di rotazione,
sulla base delle specifiche proposte formulate dalle parti. L'azienda
ove non ottemperi a quanto previsto in tale  decreto  e'  tenuta  per
ogni lavoratore sospeso a corrispondere con effetto  immediato  nella
misura doppia, il contributo addizionale di cui all'articolo 8, comma
1, del citato decreto-legge 21 marzo  1988,  n.  86,  convertito  con
modificazioni dalla  legge  20  maggio  1988,  n.  160.  Il  medesimo
contributo, con effetto dal primo  giorno  del  venticinquesimo  mese
successivo  all'atto  di  concessione  del   trattamento   di   cassa
integrazione, e' maggiorato di una somma pari al  centocinquanta  per
cento del suo ammontare. 
9. Per ciascuna  unita'  produttiva  i  trattamenti  straordinari  di
integrazione salariale  non  possono  avere  una  durata  complessiva
superiore   a   trentasei   mesi   nell'arco   di   un    quinquennio
indipendentemente dalle cause per le quali sono  stati  concessi  ivi
compresa quella prevista dall'articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre
1984, n. 726, convertito, con modificazioni dalla legge  19  dicembre
1984,  n.  863.  Si  computano,  a  tal  fine,  anche  i  periodi  di
trattamento  ordinario  concessi  per   contrazioni   o   sospensioni
dell'attivita' produttiva determinate  da  situazioni  temporanee  di
mercato. Il predetto limite puo' essere superato, secondo  condizioni
e modalita' determinate dal CIPI ai sensi del comma  6,  per  i  casi
previsti dall'articolo 3, della presente legge  dell'articolo  1  del
decreto legge 30 ottobre 1984, n. 726 convertito, con  modificazioni,
dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863  dall'articolo  7  del  decreto-
legge 30 dicembre 1987, n. 536  convertito  con  modificazioni  dalla
legge 29 febbraio 1988, n. 48, ovvero per i casi di proroga di cui al
comma 3. (9) 
10. Per le imprese che presentino un programma  di  ristrutturazione,
riorganizzazione o conversione aziendale a seguito  di  una  avvenuta
significativa trasformazione del loro assetto proprietario che  abbia
rilevanti apporti di capitali ed investimenti  produttivi,  non  sono
considerati  ai  fini  dell'applicazione  del  comma  9   i   periodi
antecedenti la data della trasformazione medesima. 
11. L'impresa  non  puo'  richiedere  l'intervento  straordinario  di
integrazione  salariale  per  le  unita'  produttive  per  le  unita'
produttive per le quali abbia richiesto, con riferimento agli  stessi
periodi, l'intervento ordinario. 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (9) 
  Il D.L. 1 ottobre 1996,  n.  510,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 28 novembre 1996, n. 608, ha disposto (con l'art.  4,  comma
35) che "I limiti temporali di cui all'articolo  1,  comma  9,  della
legge 23 luglio 1991, n. 223, vanno riferiti  ad  un  arco  temporale
fisso". 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (11) 
  Il D.L. 25 marzo 1997, n. 67, convertito, con modificazioni,  dalla
L. 23 maggio 1997, n. 135, ha disposto (con l'art.  3-bis,  comma  2)
che "Il requisito di cui all'articolo 1,  comma  1,  della  legge  23
luglio 1991, n. 223, si intende riferito alla data  di  adozione  del
provvedimento  di  assoggettamento  della  societa'  ad   una   delle
procedure concorsuali, previste dall'articolo 3 della medesima  legge
n. 223 del 1991". 
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
                              PROMULGA
la seguente legge:
                              Titolo I
           NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE E DI
                       ECCEDENZE DI PERSONALE
                               Capo I
             NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE
                               Art. 1. (12) (14) (15) (16) (20) (34)
          (Norme in materia di intervento straordinario di
                       integrazione salariale)
1.   La   disciplina   in  materia  di  intervento  straordinario  di
integrazione  salariale trova applicazione limitatamente alle imprese
che  abbiano  occupato  mediamente  piu'  di  quindici lavoratori nel
semestre  precedente  la data di presentazione della richiesta di cui
al  comma  2.  Nel  caso  di  richieste  presentate  prima  che siano
trascorsi  sei mesi dal trasferimento di azienda, tale requisito deve
sussistere,   per  il  datore  di  lavoro  subentrante,  nel  periodo
decorrente   dalla   data   del   predetto   trasferimento.  Ai  fini
dell'applicazione  del  presente  comma  vengono  computati anche gli
apprendisti  ed  i  lavoratori  assunti con contratto di formazione e
lavoro.
2. La richiesta di intervento straordinario di integrazione salariale
deve  contenere  il  programma  che  l'impresa  intende  attuare  con
riferimento  anche alle eventuali misure previste per fronteggiare le
conseguenze  sul piano sociale. Il programma deve essere formulato in
conformita'   ad   un   modello   stabilito,   sentito   il  Comitato
interministeriale  per  il  coordinamento  della politica industriale
(CIPI)  con  decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  della previdenza
sociale.  L'impresa, sentite le rappresentanze sindacali aziendali, o
in  mancanza  di queste, le organizzazioni sindacali di categoria dei
lavoratori   piu'   rappresentative  operanti  nella  provincia  puo'
chiedere una modifica del programma nel corso del suo svolgimento.
3.  La  durata  dei programmi di ristrutturazione, riorganizzazione o
conversione  aziendale  non  puo'  essere  superiore  a  due anni. Il
Ministro  del  lavoro  e  della  previdenza  sociale  ha  facolta' di
concedere  due  proroghe,  ciascuna  di durata non superiore a dodici
mesi,  per  quelli  tra  i  predetti  programmi  che  presentino  una
particolare  complessita'  in  ragione delle caratteristiche tecniche
dei   processi  produttivi  dell'azienda,  ovvero  in  ragione  della
rilevanza   delle   conseguenze  occupazionali  che  detti  programmi
comportano  con  riferimento alle dimensioni dell'impresa ed alla sua
articolazione sul territorio. (14)((34))
4.  Il  contributo  addizionale  di  cui all'articolo 8, comma 1, del
decreto  legge  21  marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni,
dalla  legge  20  maggio  1988,  n.  160 e' dovuto in misura doppia a
decorrere  dal  primo  giorno  del  venticinquesimo mese successivo a
quello  in  cui e' fissata dal decreto ministeriale di concessione la
data di decorrenza del trattamento di integrazione salariale.
5.  La  durata  del  programma  per  crisi  aziendale non puo' essere
superiore a dodici mesi. Una nuova erogazione per la medesima causale
non  puo' essere disposta prima che sia decorso un periodo pari a due
terzi di quello relativo alla precedente concessione. (12) (14) (16).
6.  Il  CIPI  fissa,  su  proposta  del  Ministro  del lavoro e della
previdenza sociale sentito il comitato tecnico di cui all'articolo 19
della  legge  28  febbraio 1986, n. 41 i criteri per l'individuazione
dei casi di crisi aziendale, nonche' di quelli previsti dall'articolo
11,  comma  2, in relazione alle situazioni occupazionali nell'ambito
territoriale  e alla situazione produttiva dei settori, cui attenersi
per  la  selezione  dei  casi  di  intervento,  nonche' i criteri per
l'applicazione del comma 9 e 10.
7.  I  criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere nonche'
le  modalita'  della  rotazione  prevista  nel comma 8 devono formare
oggetto   delle   comunicazioni   e   dell'esame  congiunto  previsti
dall'articolo 5 della legge 20 maggio 1975, n. 164.
8.  Se l'impresa ritiene, per ragioni di ordine tecnico-organizzativo
connesse  al  mantenimento  dei normali livelli di efficienza, di non
adottare  meccanismi  di  rotazione tra i lavoratori che espletano le
medesime  mansioni e sono occupati nell'unita' produttiva interessata
dalle  sospensioni,  deve  indicarne i motivi nel programma di cui al
comma 2. Qualora il CIPI abbia approvato il programma, ma ritenga non
giustificati  i  motivi  addotti dall'azienda per la mancata adozione
della  rotazione,  il  Ministro del lavoro e della previdenza sociale
promuove l'accordo fra le parti sulla materia, e qualora tale accordo
non  sia  stato  raggiunto  entro  tre mesi dalla data del decreto di
concessione  del trattamento straordinario di integrazione salariale,
stabilisce con proprio decreto l'adozione di meccanismi di rotazione,
sulla base delle specifiche proposte formulate dalle parti.
L'azienda  ove  non  ottemperi  a  quanto previsto in tale decreto e'
tenuta  per  ogni  lavoratore  sospeso  a  corrispondere  con effetto
immediato  nella  misura  doppia,  il  contributo  addizionale di cui
all'articolo  8,  comma 1, del citato decreto-legge 21 marzo 1988, n.
86, convertito con modificazioni dalla legge 20 maggio 1988, n. 160.
Il   medesimo   contributo,   con   effetto   dal  primo  giorno  del
venticinquesimo   mese   successivo   all'atto   di  concessione  del
trattamento di cassa integrazione, e' maggiorato di una somma pari al
centocinquanta per cento del suo ammontare.
9.  Per  ciascuna  unita'  produttiva  i  trattamenti straordinari di
integrazione  salariale  non  possono  avere  una  durata complessiva
superiore    a   trentasei   mesi   nell'arco   di   un   quinquennio
indipendentemente  dalle  cause  per le quali sono stati concessi ivi
compresa quella prevista dall'articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre
1984,  n.  726, convertito, con modificazioni dalla legge 19 dicembre
1984,  n.  863.  Si  computano,  a  tal  fine,  anche  i  periodi  di
trattamento   ordinario   concessi   per  contrazioni  o  sospensioni
dell'attivita'  produttiva  determinate  da  situazioni temporanee di
mercato.  Il predetto limite puo' essere superato, secondo condizioni
e  modalita'  determinate  dal  CIPI ai sensi del comma 6, per i casi
previsti  dall'articolo  3,  della presente legge dell'articolo 1 del
decreto  legge 30 ottobre 1984, n. 726 convertito, con modificazioni,
dalla  legge  19  dicembre  1984, n. 863 dall'articolo 7 del decreto-
legge  30  dicembre  1987,  n. 536 convertito con modificazioni dalla
legge 29 febbraio 1988, n. 48, ovvero per i casi di proroga di cui al
comma 3.(14) (20) ((34))
10.  Per  le imprese che presentino un programma di ristrutturazione,
riorganizzazione  o  conversione  aziendale a seguito di una avvenuta
significativa  trasformazione del loro assetto proprietario che abbia
rilevanti  apporti  di  capitali ed investimenti produttivi, non sono
considerati   ai   fini  dell'applicazione  del  comma  9  i  periodi
antecedenti la data della trasformazione medesima.((34))
11.  L'impresa  non  puo'  richiedere  l'intervento  straordinario di
integrazione  salariale  per  le  unita'  produttive  per  le  unita'
produttive  per le quali abbia richiesto, con riferimento agli stessi
periodi, l'intervento ordinario. (15)
-------------
AGGIORNAMENTO (12)
 Il  d.l.  20/5/1993,  n.  148 convertito con l. 19/7/1993, n. 236 ha
diposto che " sino al 31 dicembre 1994, in deroga al comma 1, secondo
periodo del suddetto articolo, il CIPI puo' concedere, entro i limiti
di spesa di 27 miliardi per il 1993 e di 28 miliardi per il 1994, una
proroga  del  programma  per  la  medesima  causale,  di  durata  non
superiore  a  sei  mesi,  per  i casi in cui il numero dei lavoratori
interessati  sia pari o inferiore a 100, ove si riscontri l'esistenza
di  particolari  difficolta'  di ordine temporale nella realizzazione
del  programma  di  gestione  della crisi, oppure vengano riscontrate
difficolta' anche esterne non imputabili alla volonta' dell'azienda".
---------------
AGGIORNAMENTO (14)
  Il  d.l.  26  novembre  1993, n. 478 convertito in legge 26 gennaio
1994, n. 56 ha diposto che " fino al 31 dicembre 1994, anche nel caso
di  procedura  di  mobilita'  di  cui  all'articolo  4 della legge n.
223/91,  il  Ministro  del  lavoro  e  della  previdenza  sociale, su
richiesta  dell'impresa  a  seguito di accordo collettivo nell'ambito
del  quale  sia  stato  definito  un  programma  di  misure  idonee a
fronteggiare  le eccedenze di personale, puo' disporre la proroga, in
relazione  al  numero  dei  lavoratori  interessati,  del trattamento
straordinario  diintegrazione  salariale  di  durata  non superiore a
dodici  mesi in deroga ai limiti di cui al presente articolo 1, commi
3, 5 e 9."
----------------
AGGIORNAMENTO (15)
  Il  D.P.R. 20 aprile 1994, n. 373 ha disposto che " sono attribuite
al  Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE)
le  funzioni del soppresso Comitato dei Ministri per il coordinamento
della  politica  industriale  (CIPI) relative all'esame dei programmi
presentati ai sensi del presente articolo 1".
----------------
AGGIORNAMENTO (16)
  IL  d.l.  16  maggio  1994, n. 299 convertito in legge n. 451/94 ha
disposto  che  "  fino  al 31 dicembre 1995, per le unita' produttive
interessate  da accordi di programma di reindustrializzazione gestiti
da  un  unico soggetto e situate nelle aree di cui all'articolo 1 del
decreto-legge  20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,
dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, la durata del programma per crisi
aziendale  puo'  essere  fissata,  in  deroga al presente articolo 1,
comma 5, fino ad un massimo di ventiquattro mesi. "
------------------
AGGIORNAMENTO (20)
  Il D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, nel testo introdotto dalla legge di
conversione  28  novembre  1996,  n.  608,  ha disposto che "i limiti
temporali  di  cui al comma 9 del presente articolo vanno riferiti ad
un arco temporale fisso".
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AGGIORNAMENTO (34)
  Il  D.L.  31  dicembre  2007, n. 248, convertito con L. 28 febbraio
2008,  n.  31,  ha  disposto  che  le disposizioni di cui al presente
articolo,  commi  3,  9  e 10, sono estese ai trattamenti concessi ai
sensi  dell'articolo  1-bis del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249,
convertito,  con  modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291,
nei  limiti delle risorse finanziarie di cui al comma 3, lettere a) e
b), del medesimo articolo 1-bis.
                               Art. 2 
                              Procedure 
 
  1.  Il  trattamento  straordinario  di  integrazione  salariale  e'
concesso mediante decreto del Ministro del lavoro e della  previdenza
sociale, previa approvazione del programma, di  cui  all'articolo  1,
comma 2, da parte del CIPI  per  la  durata  prevista  nel  programma
medesimo. 
  2. Le modifiche e le proroghe dei programmi di cui all'articolo  1,
commi 2 e 3 sono approvate dal Ministro del lavoro e della previdenza
sociale nel caso in cui i lavoratori  interessati  alle  integrazioni
salariali siano un numero pari  o  inferiore  a  cento  unita',  sono
approvate dal CIPI negli altri casi. 
  3. Successivamente al primo semestre l'erogazione  del  trattamento
e'  autorizzata,  su  domanda,  dal  Ministro  del  lavoro  e   della
previdenza sociale per periodi semestrali subordinatamente  all'esito
positivo dell'accertamento sulla regolare attuazione del programma da
parte dell'impresa. 
  4.  La  domanda  del  trattamento  straordinario  di   integrazione
salariale e l' eventuale domanda di proroga del trattamento  medesimo
devono essere  presentate,  nel  termine  previsto  dal  primo  comma
dell'articolo 7 della legge  20  maggio  1975,  n.  164,  all'Ufficio
regionale del lavoro e della massima occupazione  ed  all'ispettorato
regionale  del  lavoro  territorialmente  competenti.  Nel  caso   di
presentazione tardiva della domanda si applicano  il  secondo  ed  il
terzo comma del predetto articolo 7. (13) 
  5. L'ufficio regionale del  lavoro  e  della  massima  occupazione,
sulla base degli accertamenti disposti dall'Ispettorato regionale del
lavoro,  esprime  il  parere   previsto   entro   dal   primo   comma
dell'articolo 8 della legge 8  agosto  1972,  n.  464,  entro  trenta
giorni dalla data di presentazione della domanda. 
  6. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale puo'  disporre
il pagamento diretto ai lavoratori da parte dell'INPS del trattamento
straordinario di integrazione salariale, con il connesso assegno  per
il nucleo familiare, ove spettante, quando  per  l'impresa  ricorrano
comprovate    difficolta'    di    ordine    finanziario    accertate
dall'Ispettorato provinciale del lavoro territorialmente  competente.
Restano fermi gli obblighi del  datore  del  lavoro  in  ordine  alle
comunicazioni prescritte  nei  confronti  dell'INPS.  ((Il pagamento diretto ai lavoratori e'
 disposto contestualmente all'autorizzazione del trattamento di integrazione salariale
 straordinaria, fatta salva la successiva revoca nel caso in cui il servizio competente
accerti l'assenza di difficolta' di ordine finanziario dell'impresa))
. 7. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con la procedura prevista dall'articolo 19 comma 5, della legge 28 febbraio 1986, n. 41, viene stabilita la nuova composizione del comitato tecnico di cui all'articolo 1, comma 6, della presente legge e, vengono fissati i criteri e le modalita' per l'assunzione delle determinazioni riguardanti l'istruttoria tecnica selettiva. Con lo stesso decreto viene stabilita la misura del compenso da corrispondere ai componenti del comitato tecnico. Al relativo onere, valutato in lire 80 milioni in ragione d'anno a partire dal 1991, si provvede a carico del capitolo 1025 dello stato di previsione del Ministero del bilancio e della programmazione economica per l'anno 1991 e corrispondenti capitoli per gli anni successivi. ---------------- AGGIORNAMENTO (13) La L. 23 dicembre 1998, n. 448 ha disposto (con l'art. 81, comma 10) che "L'espressione "domanda di proroga" di cui all'articolo 2, comma 4, della legge 23 luglio 1991, n. 223, come sostituito dall'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, si intende riferita non solo alle proroghe di cui all'articolo 1, comma 3, della citata legge n. 223 del 1991, ma, altresi', alla domanda che l'impresa, nell'ambito di durata del programma di intervento straordinario di integrazione salariale, presenta, nel termine previsto dal primo comma dell'articolo 7 della legge 20 maggio 1975, n. 164, per ciascun periodo semestrale. Nel caso di presentazione tardiva della domanda, trovano applicazione il secondo e il terzo comma del predetto articolo 7".
                               Art. 3 
Intervento  straordinario  di  integrazione  salariale  e   procedure
                             concorsuali 
 
  1.  Il  trattamento  straordinario  di  integrazione  salariale  e'
concesso, con decreto del Ministro  del  lavoro  e  della  previdenza
sociale,  ai  lavoratori  delle  imprese  soggette  alla   disciplina
dell'intervento straordinario di integrazione salariale, nei casi  di
dichiarazione di  fallimento,  di  emanazione  del  provvedimento  di
liquidazione   coatta   amministrativa   ovvero   di   sottoposizione
all'amministrazione   straordinaria,   qualora    la    continuazione
dell'attivita' non sia stata disposta o sia cessata.  Il  trattamento
straordinario di integrazione salariale e' altresi' concesso nel caso
di ammissione al concordato preventivo consistente nella cessione dei
beni. In caso di mancata omologazione,  il  periodo  di  integrazione
salariale fruito dai lavoratori sara' detratto da quello previsto nel
caso di dichiarazione di fallimento.Il trattamento viene concesso  su
domanda del curatore,  del  liquidatore  o  del  commissario  per  un
periodo non superiore a dodici mesi. (4) 
  2. Entro il termine di scadenza del periodo  di  cui  al  comma  1,
quando sussistano fondate  prospettive  di  continuazione  o  riprese
dell'attivita' e di salvaguardia,  anche  parziale,  dei  livelli  di
occupazione tramite la cessione, a qualunque titolo,  dell'azienda  o
di sue  parti,  per  il  trattamento  straordinario  di  integrazione
salariale  puo'  essere  prorogato,  su  domanda  del  curatore,  del
liquidatore o del commissario, previo accertamento da parte del CIPI,
per un ulteriore periodo non superiore a sei mesi.  La  domanda  deve
essere corredata da una relazione approvata dal  giudice  delegato  o
dall'autorita'  che  esercita  il  controllo  sulle  prospettive   di
cessione dell'azienda o di sue parti e sui  riflessi  della  cessione
sull'occupazione aziendale. (16) 
  3. Quando non sia possibile la continuazione dell'attivita',  anche
tramite cessione dell'azienda o di sue  parti,  o  quando  i  livelli
occupazionali possono  essere  salvaguardati  solo  parzialmente,  il
curatore, il liquidatore o il commissario hanno facolta' di collocare
in mobilita' ai sensi  dell'articolo  4  ovvero  dell'articolo  24  i
lavoratori eccedenti. In tali casi il termine di cui all'articolo  4,
comma  6,  e'  ridotto  a  trenta  giorni.  Il  contributo  a  carico
dell'impresa previsto dall'articolo 5, comma 4, non e' dovuto. 
  4. L'imprenditore  che,  a  titolo  di  affitto  abbia  assunto  la
gestione,  anche  parziale,  di  aziende  appartenenti   ad   imprese
assoggettate alle procedure di cui al comma  1,  puo'  esercitare  il
diritto  di  prelazione  nell'acquisto  delle  medesime.  Una   volta
esaurite le procedure previste dalle norme vigenti per la  definitiva
determinazione del prezzo di vendita dell'azienda, l'autorita' che ad
essa proceda provvede a comunicare entro dieci giorni il prezzo cosi'
stabilito  all'imprenditore  che  sia  riconosciuto  il  diritto   di
prelazione. Tale diritto deve essere esercitato entro  cinque  giorni
dal ricevimento della comunicazione. 
  4-bis. Le disposizioni in materia di mobilita'  ed  il  trattamento
relativo  si  applicano  anche  al  personale  il  cui  rapporto  sia
disciplinato dal regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148,  e  successive
estensioni, modificazioni e integrazioni, che sia stato licenziato da
imprese dichiarate fallite, o poste in liquidazione,  successivamente
alla data del 1 gennaio 1993. Per i lavoratori che si  trovino  nelle
indicate condizioni e che maturino,  nel  corso  del  trattamento  di
mobilita', il diritto alla pensione, la retribuzione  da  prendere  a
base per il calcolo della pensione deve intendersi quella dei  dodici
mesi di lavoro precedenti l'inizio del trattamento di mobilita'. (4) 
  4-ter. Ferma restando la previsione dell'articolo 4 della legge  12
luglio  1988,  n.  270,  e  limitatamente  ai  lavoratori  licenziati
successivamente  al  1  agosto  1993,  nei  casi  di  fallimento,  di
concordato preventivo, di amministrazione controllata e di  procedure
di liquidazione, le norme in materia  di  mobilita'  e  del  relativo
trattamento trovano applicazione anche nei confronti delle aziende di
trasporto  pubblico  che  hanno  alle  proprie  dipendenze  personale
iscritto al Fondo per la previdenza del personale addetto ai pubblici
servizi di trasporto. Per i lavoratori che si trovino nelle  indicate
condizioni e che maturino, nel corso del trattamento di mobilita', il
diritto alla pensione, la retribuzione da  prendere  a  base  per  il
calcolo della pensione deve intendersi quella del periodo  di  lavoro
precedente l'inizio del trattamento di mobilita'. (4) 
  5. Sono abrogati l'articolo 2 della legge 27 luglio 1979, n. 301  e
successive modificazioni e l'articolo 2 del decreto-legge 21 febbraio
1985 n. 23, convertito con modificazioni della legge 22 aprile  1985,
n. 143 e successive modificazioni. 
  5-bis. La disciplina dell'intervento straordinario di  integrazione
salariale e  di  collocamento  in  mobilita'  prevista  dal  presente
articolo per le ipotesi di  sottoposizione  di  imprese  a  procedure
concorsuali si applica, fino a  concorrenza  massima  di  lire  dieci
miliardi annui,  previo  parere  motivato  del  prefetto  fondato  su
ragioni di sicurezza  e  di  ordine  pubblico,  ai  lavoratori  delle
aziende sottoposte a sequestro o confisca ai  sensi  della  legge  31
maggio  1965,  n.  575,  e  successive  modificazioni.  A  tale  fine
l'amministratore dei beni nominato ai  sensi  dell'articolo  2-sexies
della citata legge n. 575 del 1965 esercita  le  facolta'  attribuite
dal presente articolo al curatore, al liquidatore  e  al  commissario
nominati in relazione alle procedure concorsuali. (15) ((18)) 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 11, comma 1)
che "Le disposizioni  del  presente  decreto  hanno  effetto  dall'11
maggio 1993". 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (15) 
  Il D.Lgs. 8 luglio 1999, n. 270 ha disposto (con l'art. 108,  comma
1) che "Ferma l'applicazione della disciplina vigente in  materia  di
interventi straordinari di integrazione salariale,  i  trattamenti  a
favore  dei  lavoratori  dipendenti  delle  imprese   sottoposte   ad
amministrazione straordinaria alla data  di  entrata  in  vigore  del
presente decreto, previsti dall'articolo  3  della  legge  23  luglio
1991, n. 223, possono essere ulteriormente prorogati  alla  scadenza,
su proposta del Ministero dell'industria, per un periodo  massimo  di
dodici mesi, nei limiti di disponibilita' stabiliti dall'articolo  5,
comma 1, della legge 30 luglio 1998, n. 274". 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (16) 
  La L. 23 dicembre 1999, n. 488 ha disposto (con l'art. 62, comma 1,
lettera c)) che "In attesa della riforma degli ammortizzatori sociali
e  comunque  non  oltre  il  31  dicembre  2000"  e'  prorogato   "il
trattamento straordinario di  integrazione  salariale,  con  scadenza
entro il 7 gennaio 2000, concesso ai sensi dell'articolo 3, comma  2,
della legge 23 luglio 1991,  n.  223,  per  fallimento  o  concordato
preventivo con cessione dei beni, in favore di un numero  massimo  di
1700 lavoratori dipendenti  da  societa'  appartenenti  ad  un  unico
gruppo industriale con un organico superiore a 2000 unita' alla  data
di entrata in vigore della presente  legge  ed  operanti  nelle  aree
territoriali di cui all'obiettivo 1 del Regolamento (CEE) n.  2081/93
del Consiglio, del 20 luglio 1993,  e  successive  modificazioni.  Il
relativo onere e' valutato in lire 51 miliardi e 400 milioni". 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (18) 
  Il D.L. 11 giugno 2002,  n.  108,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 31 luglio 2002, n. 172, ha disposto  (con  l'art.  1,  comma
8-bis) che "In deroga all'articolo 3 della legge 23 luglio  1991,  n.
223, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e' autorizzato,
con proprio decreto, a concedere una proroga, non superiore a  dodici
mesi  e  per  un  massimo  di  ventidue   unita',   del   trattamento
straordinario di integrazione salariale ad aziende  al  cui  capitale
sociale  partecipano  finanziarie  pubbliche,  costituite   in   data
anteriore al 31 marzo 1998 per svolgere attivita'  di  reimpiego  dei
lavoratori provenienti  da  unita'  produttive  interamente  dismesse
appartenenti al settore  siderurgico  pubblico,  che  successivamente
hanno  cessato  l'attivita'  in   quanto   sottoposte   a   procedura
fallimentare entro e non oltre la data del 31 ottobre 2001, a seguito
della mancata omologazione del concordato preventivo". 

Titolo I
NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE E DI
ECCEDENZE DI PERSONALE
Capo II
NORME IN MATERIA DI MOBILITA'

                               Art. 4 
             Procedura per la dichiarazione di mobilita' 
 
  1. L'impresa che sia stata ammessa al trattamento straordinario  di
integrazione salariale, qualora nel corso di attuazione del programma
di cui all'articolo 1 ritenga di non essere in grado di garantire  il
reimpiego a tutti i lavoratori sospesi e di  non  poter  ricorrere  a
misure alternative, ha facolta' di avviare le procedure di  mobilita'
ai sensi del presente articolo. 
  2. Le imprese che intendano esercitare la facolta' di cui al  comma
1 sono tenute a darne  comunicazione  preventiva  per  iscritto  alle
rappresentanze sindacali aziendali costituite a  norma  dell'articolo
19 della legge 20  maggio  1970,  n.  300,  nonche'  alle  rispettive
associazioni di categoria. In mancanza delle predette  rappresentanze
la  comunicazione  deve  essere  effettuata  alle   associazioni   di
categoria aderenti alle confederazioni  maggiormente  rappresentative
sul piano nazionale. La comunicazione alle associazioni di  categoria
puo' essere effettuata tra il tramite dell'associazione dei datori di
lavoro alla quale l'impresa aderisce o conferisce mandato. 
  3. La comunicazione di cui al comma 2 deve  contenere  indicazione:
dei motivi che determinano la situazione  di  eccedenza;  dei  motivi
tecnici, organizzativi e produttivi, per i quali si  ritiene  di  non
poter adottare misure idonee a porre rimedio alla predetta situazione
ed evitare in tutto o in parte, la dichiarazione  di  mobilita';  del
numero, della collocazione aziendale e dei profili professionali  del
personale eccedente nonche' del personale abitualmente impiegato; dei
tempi di attuazione del programma di mobilita' delle eventuali misure
programmate per fronteggiare la conseguenza sul piano  sociale  della
attuazione del programma medesimo del metodo di calcolo di  tutte  le
attribuzioni patrimoniali  diverse  da  quelle  gia'  previste  dalla
legislazione  vigente  e  dalla   contrattazione   collettiva.   Alla
comunicazione  va  allegata  copia  dalla  ricevuta  del   versamento
dell'INPS a titolo di anticipazione sulla somma di  cui  all'articolo
5, comma 4, di una somma  pari  al  trattamento  massimo  mensile  di
integrazione salariale moltiplicato  per  il  numero  dei  lavoratori
ritenuti eccedenti. (4) 
  4. Copia della comunicazione di cui al comma 2 e della ricevuta del
versamento di cui al comma 3 devono  essere  contestualmente  inviate
all'Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione. 
  5.  Entro  sette  giorni   dalla   data   del   ricevimento   della
comunicazione di cui al comma 2,  a  richiesta  della  rappresentanze
sindacali aziendali e delle rispettive associazioni si procede ad  un
esame congiunto tra le parti, allo scopo di esaminare  le  cause  che
hanno contribuito  a  determinare  l'eccedenza  del  personale  e  le
possibilita' di utilizzazione diversa di tale personale, o di una sua
parte, nell'ambito della stessa impresa, anche mediante contratti  di
solidarieta' e forme flessibili di  gestione  del  tempo  di  lavoro.
Qualora non sia possibile  evitare  la  riduzione  di  personale,  e'
esaminata  la  possibilita'  di  ricorrere  a   misure   sociali   di
accompagnamento   intese,   in   particolare,   a    facilitare    la
riqualificazione e la  riconversione  dei  lavoratori  licenziati.  I
rappresentanti sindacali dei lavoratori possono farsi assistere,  ove
lo ritengano opportuno, da esperti. 
  6. La procedura di cui  al  comma  5  deve  essere  esaurita  entro
quarantacinque giorni dalla data del ricevimento della  comunicazione
dell'impresa. Quest'ultima da' all'Ufficio Provinciale del  lavoro  e
della massima occupazione comunicazione scritta sul  risultato  della
consultazione e sui motivi del suo eventuale esito negativo.  Analoga
comunicazione  scritta  puo'  essere   inviata   dalle   associazioni
sindacali dei lavoratori. ((24)) 
  7.  Qualora  non  sia  stato  raggiunto  l'accordo,  il   direttore
dell'Ufficio provinciale  del  lavoro  e  della  massima  occupazione
convoca le parti al fine di un ulteriore esame delle materie  di  cui
al comma 5, anche formulando proposte  per  la  realizzazione  di  un
accordo. Tale esame deve comunque esaurirsi entro trenta  giorni  dal
ricevimento da parte dell'Ufficio  provinciale  del  lavoro  e  della
massima occupazione  della  comunicazione  dell'impresa  prevista  al
comma 6. ((24)) 
  8. Qualora il numero dei lavoratori interessati dalla procedura  di
mobilita' sia inferiore a dieci, i termini di cui ai commi 6 e 7 sono
ridotti alla meta'. 
  9. Raggiunto l'accordo sindacale ovvero esaurita  la  procedura  di
cui ai commi 6,  7  e  8,  l'impresa  ha  facolta'  di  collocare  in
mobilita' gli impiegati, gli operai e i quadri eccedenti, comunicando
per iscritto a ciascuno di essi il recesso, nel rispetto dei  termini
di preavviso. Contestualmente, l'elenco dei lavoratori  collocati  in
mobilita' con l'indicazione per ciascun  soggetto  del  nominati  del
luogo di residenza, della qualifica,  del  livello  di  inquadramento
dell'eta', del carico di famiglia, nonche' con  puntuale  indicazione
delle modalita' con le quali sono stati applicati i criteri di scelta
di cui all'articolo 5, comma 1, deve essere comunicato  per  iscritto
all'Ufficio  regionale  del  lavoro  e  della   massima   occupazione
competente,  alla  Commissione  regionale  per   l'impiego   e   alle
associazioni di categoria di cui al comma 2. 
  10. Nel caso in cui l'impresa rinunci a collocare  in  mobilita'  i
lavoratori o ne collochi un  numero  inferiore  a  quello  risultante
dalla comunicazione di cui al comma 2, la stessa procede al  recpuero
delle somme pagate in eccedenza rispetto a  quella  dovuta  ai  sensi
dell'articolo 5 comma 4, mediante conguaglio con i contributi  dovuti
all'INPS da effettuarsi con il primo versamento utile successivo alla
data di determinazione del numero dei lavoratori posti in mobilita'. 
  11. Gli accordi sindacali stipulati nel corso  delle  procedure  di
cui al presente articolo, che prevedano il  riassorbimento  totale  o
parziale dei lavoratori ritenuti eccedenti, possono  stabilire  anche
in deroga al secondo comma dell'articolo 2103 del  codice  civile  la
loro assegnazione a mansioni diverse da quelle svolte. 
  12. Le comunicazioni di cui al comma 9 sono prive di efficacia  ove
siano state effettuate senza l'osservanza della forma scritta e delle
procedure previste dal presente articolo. 
  13. I lavoratori ammessi al trattamento di cassa  integrazione,  al
termine del periodo di  godimento  del  trattamento  di  integrazione
salariale, rientrano in azienda. 
  14. Il presente  articolo  non  trova  applicazione  nel  corso  di
eccedenze determinate da fine lavoro  nelle  imprese  edili  e  nelle
attivita' stagionali e saltuarie, nonche' per  i  lavoratori  assunti
con contratto di lavoro a tempo determinato. 
  15. Nei casi in cui l'eccedenza riguardi unita' produttive  ubicate
in diverse province della stessa regione ovvero in  piu'  regioni  la
competenza  a  promuovere  l'accordo  di  cui  al  comma   7   spetta
rispettivamente al direttore  dell'Ufficio  regionale  del  lavoro  e
della massima occupazione ovvero  al  Ministro  del  lavoro  e  della
previdenza  sociale.  Agli  stessi  vanno  inviate  le  comunicazioni
previste dal comma 4. 
  15-bis.Gli obblighi di informazione, consultazione e  comunicazione
devono essere adempiuti indipendentemente dal fatto che le  decisioni
relative all'apertura delle procedure di  cui  al  presente  articolo
siano assunte dal datore di lavoro o da un' impresa che lo controlli.
Il datore di lavoro che viola  tali  obblighi  non  puo'  eccepire  a
propria difesa la mancata trasmissione, da parte dell'impresa che  lo
controlla,  delle  informazioni  relative  alla  decisione   che   ha
determinato l'apertura delle predette procedure. 
  16. Sono abrogati gli articoli 24 e 25 della legge 12 agosto  1977,
n. 675 le  disposizioni  del  decreto-legge  30  marzo  1978,  n.  80
convertito, con modificazioni della legge 26 maggio 1978 n.  215,  ad
eccezione dell'articolo 4-bis nonche' il decreto  legge  13  dicembre
1978, n. 795 convertito con  modificazioni  dalla  legge  9  febbraio
1979, n. 36. 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 8, comma  8)
che "Le disposizioni di cui al comma 3 dell'articolo 4 ed al comma  4
dell'articolo 5 della legge 23 luglio 1991, n. 223,  si  interpretano
nel senso che il mancato versamento delle  mensilita'  alla  gestione
degli  interventi  assistenziali  e   di   sostegno   alle   gestioni
previdenziali, di cui all'articolo 37 della legge 9  marzo  1989,  n.
88, non comporta la sospensione della procedura di mobilita'  di  cui
al medesimo  articolo  4  e  la  perdita,  da  parte  dei  lavoratori
interessati, del diritto a percepire l'indennita' di mobilita' di cui
all'articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223". 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 11, comma 1) che  "Le  disposizioni
del presente decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993". 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (24) 
  Il D.L. 28 agosto 2008,  n.  134,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 27 ottobre 2008, n.  166,  nell'introdurre  il  comma  2-ter
all'art. 5 del  D.L.  23  dicembre  2003,  n.  347,  convertito,  con
modificazioni, dalla L. 18 febbraio 2004, n.  39,  ha  disposto  (con
l'art. 1, comma 13) che "Nel caso di  ammissione  alla  procedura  di
amministrazione straordinaria di imprese di cui all'articolo 2, comma
2, secondo periodo, e ai fini della concessione degli  ammortizzatori
sociali di cui all'articolo  1-bis,  comma  1,  del  decreto-legge  5
ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  3
dicembre 2004, n. 291, e successive modificazioni, i termini  di  cui
all'articolo 4, commi 6 e 7, della legge 23 luglio 1991, n.  223,  di
cui all'articolo  2,  comma  6,  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 10 giugno 2000, n. 218, e di cui all'articolo 47, comma 1,
della legge 29 dicembre 1990, n. 428, sono ridotti della meta'". 
                     Art. 4 (12) (14) (22) (31)
             Procedura per la dichiarazione di mobilita'

  1.  L'impresa che sia stata ammessa al trattamento straordinario di
integrazione salariale, qualora nel corso di attuazione del programma
di  cui all'articolo 1 ritenga di non essere in grado di garantire il
reimpiego  a  tutti  i  lavoratori sospesi e di non poter ricorrere a
misure  alternative, ha facolta' di avviare le procedure di mobilita'
ai sensi del presente articolo.
  2.  Le imprese che intendano esercitare la facolta' di cui al comma
1  sono  tenute  a  darne  comunicazione preventiva per iscritto alle
rappresentanze  sindacali  aziendali costituite a norma dell'articolo
19  della  legge  20  maggio  1970,  n.  300, nonche' alle rispettive
associazioni  di categoria. In mancanza delle predette rappresentanze
la   comunicazione   deve  essere  effettuata  alle  associazioni  di
categoria  aderenti  alle confederazioni maggiormente rappresentative
sul  piano nazionale. La comunicazione alle associazioni di categoria
puo' essere effettuata tra il tramite dell'associazione dei datori di
lavoro alla quale l'impresa aderisce o conferisce mandato.
  3.  La  comunicazione di cui al comma 2 deve contenere indicazione:
dei  motivi  che  determinano  la situazione di eccedenza; dei motivi
tecnici,  organizzativi  e  produttivi, per i quali si ritiene di non
poter adottare misure idonee a porre rimedio alla predetta situazione
ed  evitare  in  tutto o in parte, la dichiarazione di mobilita'; del
numero,  della collocazione aziendale e dei profili professionali del
personale eccedente nonche' del personale abitualmente impiegato; dei
tempi di attuazione del programma di mobilita' delle eventuali misure
programmate  per  fronteggiare la conseguenza sul piano sociale della
attuazione  del  programma medesimo del metodo di calcolo di tutte le
attribuzioni  patrimoniali  diverse  da  quelle  gia'  previste dalla
legislazione   vigente   e   dalla  contrattazione  collettiva.  Alla
comunicazione   va  allegata  copia  dalla  ricevuta  del  versamento
dell'INPS  a  titolo di anticipazione sulla somma di cui all'articolo
5,  comma  4,  di  una  somma  pari al trattamento massimo mensile di
integrazione  salariale  moltiplicato  per  il  numero dei lavoratori
ritenuti eccedenti. (12)
  4. Copia della comunicazione di cui al comma 2 e della ricevuta del
versamento  di  cui  al comma 3 devono essere contestualmente inviate
all'Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione.
  5.   Entro   sette   giorni   dalla   data  del  ricevimento  della
comunicazione  di  cui  al  comma 2, a richiesta della rappresentanze
sindacali  aziendali e delle rispettive associazioni si procede ad un
esame  congiunto  tra  le parti, allo scopo di esaminare le cause che
hanno  contribuito  a  determinare  l'eccedenza  del  personale  e le
possibilita' di utilizzazione diversa di tale personale, o di una sua
parte,  nell'ambito della stessa impresa, anche mediante contratti di
solidarieta'  e  forme  flessibili  di  gestione del tempo di lavoro.
Qualora  non  sia  possibile  evitare  la  riduzione di personale, e'
esaminata   la   possibilita'   di  ricorrere  a  misure  sociali  di
accompagnamento    intese,    in   particolare,   a   facilitare   la
riqualificazione  e  la  riconversione  dei  lavoratori licenziati. I
rappresentanti  sindacali dei lavoratori possono farsi assistere, ove
lo ritengano opportuno, da esperti.
  6.  La  procedura  di  cui  al  comma  5 deve essere esaurita entro
quarantacinque  giorni dalla data del ricevimento della comunicazione
dell'impresa.  Quest'ultima  da' all'Ufficio Provinciale del lavoro e
della  massima  occupazione comunicazione scritta sul risultato della
consultazione  e sui motivi del suo eventuale esito negativo. Analoga
comunicazione   scritta   puo'   essere  inviata  dalle  associazioni
sindacali dei lavoratori.
  7.   Qualora  non  sia  stato  raggiunto  l'accordo,  il  direttore
dell'Ufficio  provinciale  del  lavoro  e  della  massima occupazione
convoca  le  parti al fine di un ulteriore esame delle materie di cui
al  comma  5,  anche  formulando  proposte per la realizzazione di un
accordo.  Tale  esame deve comunque esaurirsi entro trenta giorni dal
ricevimento  da  parte  dell'Ufficio  provinciale  del lavoro e della
massima  occupazione  della  comunicazione  dell'impresa  prevista al
comma 6.
  8.  Qualora il numero dei lavoratori interessati dalla procedura di
mobilita' sia inferiore a dieci, i termini di cui ai commi 6 e 7 sono
ridotti alla meta'.
  9.  Raggiunto  l'accordo  sindacale ovvero esaurita la procedura di
cui  ai  commi  6,  7  e  8,  l'impresa  ha  facolta' di collocare in
mobilita' gli impiegati, gli operai e i quadri eccedenti, comunicando
per  iscritto a ciascuno di essi il recesso, nel rispetto dei termini
di  preavviso.  Contestualmente, l'elenco dei lavoratori collocati in
mobilita'  con  l'indicazione  per  ciascun soggetto del nominati del
luogo  di  residenza,  della  qualifica, del livello di inquadramento
dell'eta',  del  carico di famiglia, nonche' con puntuale indicazione
delle modalita' con le quali sono stati applicati i criteri di scelta
di  cui  all'articolo 5, comma 1, deve essere comunicato per iscritto
all'Ufficio   regionale   del  lavoro  e  della  massima  occupazione
competente,   alla   Commissione   regionale  per  l'impiego  e  alle
associazioni di categoria di cui al comma 2.
  10.  Nel  caso  in cui l'impresa rinunci a collocare in mobilita' i
lavoratori  o  ne  collochi  un  numero inferiore a quello risultante
dalla  comunicazione di cui al comma 2, la stessa procede al recpuero
delle  somme  pagate  in  eccedenza rispetto a quella dovuta ai sensi
dell'articolo  5 comma 4, mediante conguaglio con i contributi dovuti
all'INPS da effettuarsi con il primo versamento utile successivo alla
data di determinazione del numero dei lavoratori posti in mobilita'.
  11.  Gli  accordi  sindacali stipulati nel corso delle procedure di
cui  al  presente  articolo, che prevedano il riassorbimento totale o
parziale  dei  lavoratori ritenuti eccedenti, possono stabilire anche
in  deroga  al  secondo comma dell'articolo 2103 del codice civile la
loro assegnazione a mansioni diverse da quelle svolte.
  12.  Le comunicazioni di cui al comma 9 sono prive di efficacia ove
siano state effettuate senza l'osservanza della forma scritta e delle
procedure previste dal presente articolo.
  13.  I  lavoratori ammessi al trattamento di cassa integrazione, al
termine  del  periodo  di  godimento  del trattamento di integrazione
salariale, rientrano in azienda.
  14.  Il  presente  articolo  non  trova  applicazione  nel corso di
eccedenze  determinate  da  fine  lavoro  nelle imprese edili e nelle
attivita'  stagionali  e  saltuarie, nonche' per i lavoratori assunti
con contratto di lavoro a tempo determinato.
  15.  Nei casi in cui l'eccedenza riguardi unita' produttive ubicate
in  diverse  province  della stessa regione ovvero in piu' regioni la
competenza   a   promuovere  l'accordo  di  cui  al  comma  7  spetta
rispettivamente  al  direttore  dell'Ufficio  regionale  del lavoro e
della  massima  occupazione  ovvero  al  Ministro  del lavoro e della
previdenza  sociale.  Agli  stessi  vanno  inviate  le  comunicazioni
previste dal comma 4.
  15-bis.Gli  obblighi di informazione, consultazione e comunicazione
devono  essere adempiuti indipendentemente dal fatto che le decisioni
relative  all'apertura  delle  procedure  di cui al presente articolo
siano assunte dal datore di lavoro o da un' impresa che lo controlli.
Il  datore  di  lavoro  che  viola  tali obblighi non puo' eccepire a
propria  difesa la mancata trasmissione, da parte dell'impresa che lo
controlla,   delle   informazioni  relative  alla  decisione  che  ha
determinato l'apertura delle predette procedure.
  16.  Sono abrogati gli articoli 24 e 25 della legge 12 agosto 1977,
n.  675  le  disposizioni  del  decreto-legge  30  marzo  1978, n. 80
convertito,  con  modificazioni della legge 26 maggio 1978 n. 215, ad
eccezione  dell'articolo  4-bis  nonche' il decreto legge 13 dicembre
1978,  n.  795  convertito  con  modificazioni dalla legge 9 febbraio
1979, n. 36. (14) ((31))
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AGGIORNAMENTO (12)
  Il d.l. 20 maggio 1993, n. 148 convertito con l. 19 luglio 1993, n.
236  ha disposto che "le disposizioni di cui al comma 3 dell'articolo
suddetto,  si  interpretano nel senso che il mancato versamento delle
mensilita' alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno
alle  gestioni  previdenziali,  di  cui all'articolo 37 della legge 9
marzo  1989,  n.  88,  non comporta la sospensione della procedura di
mobilita'  di  cui  al medesimo articolo 4 e la perdita, da parte dei
lavoratori  interessati,  del  diritto  a  percepire  l'indennita' di
mobilita' di cui all'articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223".
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AGGIORNAMENTO (14)
  Il  d.l  26  novembre  1993,  n. 478 convertito in legge 26 gennaio
1994, n. 56 ha disposto che "fino al 31 dicembre 1994, anche nel caso
di  procedura di mobilita' di cui al presente articolo 4, il Ministro
del  lavoro  e  della previdenza sociale, su richiesta dell'impresa a
seguito  di  accordo  collettivo  nell'ambito  del  quale  sia  stato
definito un programma di misure idonee a fronteggiare le eccedenze di
personale,  puo'  disporre  la  proroga,  in  relazione al numero dei
lavoratori interessati, del trattamento straordinario di integrazione
salariale  di  durata non superiore a dodici mesi in deroga ai limiti
di cui all'articolo 1, commi 3, 5 e 9, della stessa legge n. 223/91".
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AGGIORNAMENTO (31)
  Il   D.Lgs.  10  settembre  2003,  n.  276  ha  stabilito  che  "le
disposizioni  di cui al presente articolo 4, non trovano applicazione
anche  nel  caso  di fine dei lavori connessi alla somministrazione a
tempo  indeterminato.  In  questo  caso trovano applicazione l'art. 3
della  L.  15  luglio 1966, n. 604, e le tutele del lavoratore di cui
all'art. 12".
                               Art. 5. 
 (Criteri di scelta dei lavoratori ed oneri a carico delle imprese) 
1. L'individuazione dei lavoratori da  collocare  in  mobilita'  deve
avvenire  in   relazione   alle   esigenze   tecnico-produttive,   ed
organizzative del  complesso  aziendale,  nel  rispetto  dei  criteri
previsti da contratti collettivi stipulati con  i  sindacati  di  cui
all'articolo 4, comma 2, ovvero in mancanza di questi  contratti  nel
rispetto dei seguenti criteri in concorso tra loro; 
   a) carichi di famiglia; 
   b) anzianita'; 
   c) esigenze tecnico produttive ed organizzative. 
2. Nell'operare la scelta dei lavoratori da  collocare  in  mobilita'
l'impresa e' tenuta al rispetto dell'articolo  9  ultimo  comma,  del
decreto-legge 29 gennaio 1983, n. 17, convertito, con  modificazioni,
della legge  25  marzo  1983,  n.  79.  L'impresa  non  puo'  altresi
collocare  in  mobilita'  una  percentuale  di  manodopera  femminile
superiore alla  percentuale  di  manodopera  femminile  occupata  con
riguardo alle mansioni prese in considerazione. (4) 
3. Il recesso di cui all'articolo 4, comma 9, e'  inefficace  qualora
sia intimato senza l'osservanza della forma scritta o  in  violazione
delle  procedure  richiamate  all'articolo  4,  comma   12,   ed   e'
annullabile in caso di violazione dei criteri di scelta previsti  dal
comma 1 del presente articolo. Salvo il caso di mancata comunicazione
per iscritto, il recesso puo' essere impugnato entro sessanta  giorni
dal ricevimento della comunicazione con qualsiasi atto scritto, anche
extragiudiziale, idoneo a rendere nota  la  volonta'  del  lavoratore
anche attraverso  l'intervento  delle  organizzazioni  sindacali.  Al
recesso  di  cui  all'articolo  4,  comma  9,  del  quale  sia  stata
dichiarata l'inefficacia o l'invalidita'  si  applica  l'articolo  18
della legge 20 maggio 1970, n. 300 e successive modificazioni. 
4. Per ciscun lavoratore posto in mobilita'  l'impresa  e'  tenuta  a
versare alla gestione degli interventi assistenziali  e  di  sostegno
alle gestioni previdenziali, di cui all'articolo  37  della  legge  9
marzo 1989, n. 88, in trenta rate mensili, una somma pari a sei volte
il trattamento mensile iniziale di mobilita' spettante al lavoratore.
Tale somma e' ridotta alla meta' quando la dichiarazione di eccedenza
del personale di cui all'articolo 4, comma 9, abbia  formato  oggetto
di accordo sindacale. (4) ((5)) 
5. L'impresa che, secondo le procedure determinate dalla  Commissione
regionale  per  l'impiego,  procuri  offerte  di   lavoro   a   tempo
indeterminato aventi le caratteristiche di cui all'articolo  9  comma
1, lettera b), non  e'  tenuta  al  pagamento  delle  rimanenti  rate
relativamente ai lavoratori che perdano il diritto al trattamento  di
mobilita' in conseguenza del rifiuto di tali offerte ovvero per tutto
il periodo in cui essi accettando le offerte procurate dalla  impresa
abbiano prestato lavoro. ((Il predetto beneficio e' escluso per le imprese che si trovano,
 nei confronti dell'impresa disposta ad assumere, nei rapporti di cui all'articolo 8, comma 4-bis.))
6. Qualora il lavoratore venga messo in mobilita' dopo la fine del dodicesimo mese successivo a quello di emanazione del decreto di cui all'articolo 2, comma 1, e la fine del dodicesimo mese successivo a quello del completamento del programma di cui all'articolo 1, comma 2, nell'unita' produttiva in cui il lavoratore era occupato la somma che l'impresa e' tenuta a versare la somma 4 del presente articolo e' aumentata di cinque punti percentuali per ogni periodo di trenta giorni intercorrente tra l'inizio del tredicesimo mese e la data di completamento del programma. Nel medesimo caso non trova applicazione quanto previsto dal secondo comma dell'articolo 2 della legge 8 agosto 1972, n. 464. ------------- AGGIORNAMENTO (4) Il D.L. 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 8, comma 8) che "Le disposizioni di cui al comma 3 dell'articolo 4 ed al comma 4 dell'articolo 5 della legge 23 luglio 1991, n. 223, si interpretano nel senso che il mancato versamento delle mensilita' alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, di cui all'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88, non comporta la sospensione della procedura di mobilita' di cui al medesimo articolo 4 e la perdita, da parte dei lavoratori interessati, del diritto a percepire l'indennita' di mobilita' di cui all'articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223". Ha inoltre disposto (con l'art. 11, comma 1) che "Le disposizioni del presente decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993". ------------- AGGIORNAMENTO (5) Il D.L. 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla L. 19 luglio 1994, n. 451, ha disposto (con l'art. 5, comma 8) che "La somma dovuta ai sensi dell'articolo 5, comma 4, della legge 23 luglio 1991, n. 223, e' aumentata di un importo pari a quello della contribuzione addizionale prevista dall'articolo 8, comma 1, del decretolegge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160, e successive modificazioni, calcolata con riferimento al predetto residuo periodo".
                               Art. 6. 
(Lista  di  mobilita'  e  compiti  della  Commissione  regionale  per
                             l'impiego) 
1. L'Ufficio regionale del lavoro e della massima  occupazione  sulla
base delle direttive impartite  dal  Ministero  del  lavoro  e  della
previdenza sociale, sentita la Commissione  centrale  per  l'impiego,
dopo un'analisi tecnica da parte dell'Agenzia per  l'impiego  compila
una lista dei lavoratori  in  mobilita'  sulla  base  di  schede  che
contengono  tutte  le   informazioni   utili   per   individuare   la
professionalita' la preferenza per una  mansione  diversa  da  quella
originaria, la disponibilita' al  trasferimento  sul  territorio,  in
questa lista vengono iscritti anche i lavoratori di cui agli articoli
11, comma 2,  e  16  e  vengono  esclusi  quelli  che  abbiano  fatto
richiesta dell'anticipazione di cui all'articolo 7, comma  5.  2.  La
commissione regionale per l'impiego approva le liste di cui al  comma
1 ed inoltre: 
   a) assume ogni  iniziativa  utile  a  favorire  il  reimpiego  dei
lavoratori iscritti nella lista di mobilita'  in  collaborazione  con
l'Agenzia per l'impiego; 
   b) propone l'organizzazione da parte delle Regioni,  in  corsi  di
riqualificazione e di qualificazione professionale che  tenuto  conto
del livello di professionalita' dei lavoratori  in  mobilita',  siano
finalizzati ad agevolarne il reimpiego i lavoratori interessati  sono
tenuti a parteciparvi quando le commissioni regionali  ne  dispongano
l'avviamento; 
   c) promuovere le iniziative di cui al comma 4; 
   d) determina gli ambiti circoscrizionali, ai fini  dell'avviamento
in mobilita'. 
   ((d-bis.) realizza, d'intesa con la regione, a favore delle lavoratrici iscritte nelle
 liste di mobilita', le azioni positive di cui alla legge 10 aprile 1991, n. 125))
. ((4)) 3. Le Regioni, nell'autorizzare i progetti per l'accesso al Fondo sociale europeo e al Fondo di rotazione, ai sensi del secondo comma dell'articolo 24 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, devono dare priorita' ai progetti formativi che prevedono l'assunzione dei lavoratori iscritti nella lista di mobilita'. 4. Su richiesta delle amministrazioni pubbliche la Commissione regionale per l'impiego, puo' disporre l'utilizzo temporaneo dei lavoratori iscritti nella lista di mobilita' in opere o servizi di pubblica utilita' ai sensi dell'articolo 1-bis del decreto legge 28 maggio 1981, n. 244, convertito, con modificazioni della legge 24 luglio 1981, n. 390 modificato dall'articolo 8 della legge 28 febbraio 1988, n. 86, convertito con modificazioni della legge 20 maggio 1988, n. 160. Il secondo comma del citato articolo 1-bis non si applica interessata utilizzi i lavoratori per un numero di ore ridotto e proporzionato ad una somma corrispondente al trattamento di mobilita' spettante al lavoratore ridotta del vento per cento. 5. I lavoratori in mobilita' sono compresi tra i soggetti di cui all'articolo 14, comma 1 lettera a) della legge 27 febbraio 1985, n. 49. ------------- AGGIORNAMENTO (4) Il D.L. 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 11, comma 1) che "Le disposizioni del presente decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993".
                               Art. 7 
                       Indennita' di mobilita' 
 
  1. I lavoratori collocati in mobilita' ai  sensi  dell'articolo  4,
che siano in possesso dei requisiti di cui all'articolo 16, comma  1,
hanno diritto ad una indennita' per  un  periodo  massimo  di  dodici
mesi, elevato a ventiquattro per i lavoratori che  hanno  compiuto  i
quaranta anni e a trentasei per i lavoratori  che  hanno  compiuto  i
cinquanta anni. L'indennita'  spetta  nella  misura  percentuale,  di
seguito  indicata,  del  trattamento  straordinario  di  integrazione
salariale che hanno percepito ovvero che sarebbe  loro  spettato  nel
periodo immediatamente precedente  la  risoluzione  del  rapporto  di
lavoro; 
a) per i primi dodici mesi; cento per cento; 
b) da tredicesimo al trentaseiesimo  mese;  ottanta  per  cento.  (6)
   (14a) 
  2. Nelle aree di cui al  testo  unico  approvato  con  decreto  del
Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218,  la  indennita'  di
mobilita' e' corrisposta per un periodo di  massimo  di  ventiquattro
mesi elevato a trentasei  per  i  lavoratori  che  hanno  compiuto  i
quaranta anni, e a quarantotto per i lavoratori che hanno compiuto  i
cinquanta anni. Essa spetta nella seguente misura: 
a) per i primi dodici mesi: cento per cento; 
b) dal tredicesimo al quarantottesimo mese: ottanta per cento.  (14a)
   (18) ((20)) 
  3. L'indennita' di  mobilita'  e'  adeguata,  con  effetto  dal  1o
gennaio di ciascun anno, in misura pari all'aumento della  indennita'
di contingenza dei lavoratori dipendenti. 
  Essa non e' comunque  corrisposta  successivamente  alla  data  del
compimento dell'eta' pensionabile ovvero, se a  questa  data  non  e'
ancora   maturato   il   diritto   alla   pensione   di    vecchiaia,
successivamente alla data in cui tale diritto viene a maturazione. 
  4. L'indennita' di mobilita' non puo' comunque  essere  corrisposta
per un periodo superiore all'anzianita' maturata dal lavoratore  alle
dipendenze dell'impresa  che  abbia  attivato  la  procedura  di  cui
all'articolo 4. 
  5.  I  lavoratori  in  mobilita'  che  ne  facciano  richiesta  per
intraprendere un'attivita' autonoma o per associarsi  in  cooperativa
in conformita' alle norme vigenti possono ottenere la  corresponsione
anticipata dell'indennita' nelle misure indicate nei  commi  1  e  2,
detraendone il numero di mensilita' gia' godute. Fino al 31  dicembre
1992, per i lavoratori in mobilita' delle aree di cui al comma 2  che
abbiano compiuto i cinquanta anni di eta', questa somma e'  aumentata
di un importo pari a quindici mensilita' dell'indennita' iniziale  di
mobilita' e comunque non superiore al numero  dei  mesi  mancanti  al
compimento dei sessanta anni di eta'. Per questi ultimi lavoratori il
requisito di anzianita' aziendale di cui all'articolo 16 comma 1,  e'
elevato in misura pari al periodo trascorso tra la data di entrata in
vigore della  presente  legge  e  quella  del  loro  collocamento  in
mobilita'.  Le  somme   corrisposte   a   titolo   di   anticipazione
dell'indennita' in mobilita' sono cumulabili con il beneficio di  cui
all'articolo 17 della legge 27 febbraio 1985, n. 49. Con decreto  del
Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di  concerto  con  il
Ministro  del  Tesoro,  sono  determinate   le   modalita'   per   la
restituzione nel caso in cui il  lavoratore,  nei  ventiquattro  mesi
successivi a quello della corrispondente, assuma una occupazione alle
altrui dipendenze nel settore privato o in quello  pubblico,  nonche'
le modalita' per la riscossione delle somme di  cui  all'articolo  5,
commi 4 e 6. (4) (5) (14) 
  6.  Nelle  aree  di  cui  al  comma  2  nonche'  nell'ambito  delle
circoscrizioni o nel maggior  ambito  determinato  dalla  Commissione
regionale per l'impiego, in cui sussista un rapporto  superiore  alla
media nazionale  tra  iscritti  alla  prima  classe  della  lista  di
collocamento e popolazione residente in eta' da lavoro, ai lavoratori
collocati in mobilita' entro la data del 31  dicembre  1992,  che  al
momento della  cessazione  del  rapporto,  abbiano  compiuto  un'eta'
inferiore di non piu' di cinque anni rispetto a quella prevista dalla
legge per il  pensionamento  di  vecchiaia,  e  possano  far  valere,
nell'assicurazione  generale  obbligatoria  per   l'invalidita',   la
vecchiaia e i superstiti, un'anzianita' contributiva non inferiore  a
quella minima prevista per il predetto pensionamento,  diminuita  del
numero di  settimane  mancanti  alla  data  di  compimento  dell'eta'
pensionabile  l'indennita'  di  mobilita'  e'   prolungata   fino   a
quest'ultima data. La misura dell'indennita' per i periodi successivi
a quelli previsti nei commi 1 e 2 e' dell'ottanta per cento.(4) (5) 
  7. Negli ambiti di cui al  comma  6,  ai  lavoratori  collocati  in
mobilita' entro la data del 31 dicembre 1992, che  al  momento  della
cessazione del rapporto, abbiano compiuto un'eta'  inferiore  di  non
piu' di dieci anni rispetto a quella  prevista  dalla  legge  per  il
pensionamento di vecchiaia e possano far  valere,  nell'assicurazione
generale obbligatoria per l'invalidita' la vecchiaia e i  superstiti,
un'anzianita'   contributiva   non   inferiore   a   ventotto   anni,
l'indennita' di mobilita' spetta fino alla data  di  maturazione  del
diritto al pensionamento di anzianita'. Per i  lavoratori  dipendenti
anteriormente alla  data  del  1  gennaio  1991  della  societa'  non
operative della Societa' di Gestione e Partecipazioni industriali Spa
(GEPI) e della Iniziative  Sardegna  Spa  (INSAR)  si  prescinde  dal
requisito dell'anzianita' contributiva; l'indennita' di mobilita' non
puo' essere corrisposta per un periodo superiore a  dieci  anni.  (4)
(5) 
  8. L'indennita' di mobilita' sostituisce ogni altra prestazione  di
disoccupazione nonche' le indennita'  di  malattia  e  di  maternita'
eventualmente spettanti. 
  9.  I  periodi  di  godimento  dell'indennita'  di   mobilita'   ad
esclusione di quelli per i quali  si  fa  luogo  alla  corresponsione
anticipata ai sensi del comma 5, sono riconosciuti d'ufficio utili ai
fini del conseguimento del diritto alla  pensione  e  ai  fini  della
determinazione della  misura  della  pensione  stessa.  Per  i  detti
periodi il  contributo  figurativo  e'  calcolato  sulla  base  della
retribuzione  cui  e'  riferito  il  trattamento   straordinario   di
integrazione salariale di cui al comma 1. Le somme occorrenti per  la
copertura della contribuzione figurativa sono versate dalla  gestione
di cui al comma 11 alle gestione pensionistiche competenti. 
  10. Per i periodi di godimento dell'indennita' di mobilita'  spetta
l'assegno  per  il  nucleo  familiare  di  cui  all'articolo  2   del
decreto-legge 13 marzo 1988,  n.  69  convertito  con  modificazioni,
dalla legge 13 maggio 1988, n. 153. 
  11. I datori di lavoro, ad accezione di  quelli  edili,  rientranti
nel campo  di  applicazione  normativa  che  disciplina  l'intervento
straordinario di integrazione salariale, versano alla gestione di cui
all'articolo 37 della legge  9  marzo  1989,  n.  88,  un  contributo
transitorio calcolato con riferimento alle retribuzioni  assoggettate
al contributo integrativo per l'assicurazione obbligatoria contro  la
disoccupazione involontaria, in misura pari a 0,35 punti di  aliquota
percentuale a decorrere dal periodo di paga in  corso  alla  data  di
entrata in vigore della presente legge e fino al periodo di  paga  in
corso al 31 dicembre 1991 ed in misura pari a 0,43 punti di  aliquota
percentuale a decorrere dal periodo di paga successivo  a  quello  in
corso al 31 dicembre 1991 fino a tutto il periodo di paga in corso al
31 dicembre 1992;  i  datori  di  lavoro  tenuti  al  versamento  del
contributo transitorio sono esonerati, per i periodi corrispondenti e
per i corrispondenti punti di aliquota  percentuale,  dal  versamento
del contributo di cui all'articolo 22 della legge 11 marzo  1988,  n.
67, per la parte a loro carico. 
  12. L'indennita' prevista dal presente articolo e'  regolata  della
normativa  che  disciplina  l'assicurazione  obbligatoria  contro  la
disoccupazione  involontaria,  in  quanto  applicabile  nonche'  alle
disposizioni di cui all'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88. 
  13. Per i giornalisti l'indennita' prevista dal  presente  articolo
e' a carico dell'istituto nazionale  di  previdenza  dei  giornalisti
italiani. Le somme e i contributi di cui al comma 11 e all'articolo 4
comma 3, sono dovuti al predetto Istituto. Ad esso vanno  inviate  le
comunicazioni relative alle procedure previste dall'articolo 4, comma
10, nonche' le comunicazioni di cui all'articolo 9, comma 3. 
  14. E' abrogato l'articolo 12 della legge 5 novembre 1968, n. 1115,
e successive modificazioni. 
  15. In caso di squilibrio finanziario delle gestioni nei primi  tre
anni successivi a quello di entrata in vigore della  presente  legge,
il Ministro del tesoro, di concerto con  il  Ministro  del  lavoro  e
della previdenza sociale, adegua i  contributo  di  cui  al  presente
articolo nella misura necessaria a ripristinare l'equilibrio di  tali
gestioni. (9) 
    
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AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 6, comma 10)
che "Il termine del 31 dicembre 1992 previsto dall'articolo 7,  commi
5, 6 e 7, della legge 23 luglio 1991, n.  223,  e'  prorogato  al  31
dicembre 1993, ferma restando  per  i  commi  6  e  7  l'applicazione
dell'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88". 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 11, comma 1) che  "Le  disposizioni
del presente decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993". 
    
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AGGIORNAMENTO (5) 
  Il D.L. 16 maggio 1994,  n.  299,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1994, n. 451 ha disposto (con l'art. 5,  comma  4)
che "Il termine del 31 dicembre 1992, previsto dall'articolo 7, commi
5, 6 e 7,  della  legge  23  luglio  1991,  n.  223,  gia'  prorogato
dall'articolo 6, comma 10, del decreto-legge 20 maggio 1993, n.  148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, e'
ulteriormente prorogato al 31 dicembre 1994". 
  Ha  inoltre  disposto  (con  l'art.   5,   comma   15)   che   "Per
l'applicazione dell'articolo 1, comma 3, del decreto-legge 9  ottobre
1993, n. 404, convertito, con modificazioni, dalla legge  4  dicembre
1993, n. 501, il termine del 1 gennaio 1991 di  cui  all'articolo  7,
comma 7, della legge 23 luglio 1991,  n.  223,  e'  differito  al  31
dicembre 1992". 
    
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AGGIORNAMENTO (6) 
  La Corte costituzionale con sentenza 6 - 12 settembre 1995, n.  423
(in G.U. 1a s.s. 20/9/1995, n. 39)  ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale del combinato disposto degli artt. 7, comma 1,  e  16,
comma 1, della legge 23 luglio 1991, n.  223  (Norme  in  materia  di
cassa  integrazione,  mobilita',   trattamenti   di   disoccupazione,
attuazione di direttive della Comunita' europea, avviamento al lavoro
ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro), nella  parte
in cui non prevedono che i periodi di  astensione  dal  lavoro  della
lavoratrice per gravidanza o puerperio siano computabili al fine  del
raggiungimento del limite minimo di sei mesi di lavoro effettivamente
prestato per poter beneficiare dell'indennita' di mobilita'". 
    
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AGGIORNAMENTO (9) 
  Il D.L. 1 ottobre 1996,  n.  510,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 28 novembre 1996, n. 608, ha disposto (con l'art.  4,  comma
12) che "Ai  lavoratori  titolari  di  indennita'  di  mobilta',  con
scadenza entro il 31 dicembre  1996  e  nel  limite  massimo  di  200
unita',  da  aziende  ubicate  in  zone  interessate  da  accordi  di
programma gia' stipulati ai sensi dell'articolo 7 della legge 1 marzo
1986, n. 64, ed  operanti  alla  data  di  approvazione  dell'accordo
stesso, il trattamento di mobilita' di cui all'articolo 7 della legge
23 luglio 1991, n. 223, e'  prorogato  fino  alla  realizzazione  dei
progetti previsti dall'accordo e comunque non oltre un triennio dalla
scadenza dei termini di cui ai commi 1  e  2  dell'articolo  7  della
citata legge n. 223 del 1991". 
    
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AGGIORNAMENTO (14) 
  La L. 13 maggio 1999, n. 133 ha disposto (con l'art. 15,  comma  1)
che "L'indennita' di mobilita' di cui all'articolo 7, comma 5,  della
legge 23 luglio 1991, n. 223, e' da considerarsi  non  imponibile  ai
fini dell'imposta sul reddito delle  persone  fisiche  per  la  parte
reinvestita nella costituzione di societa' cooperative". 
    
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AGGIORNAMENTO (14a) 
  La L. 17 maggio 1999, n. 144 ha disposto (con l'art. 45, comma  17,
lettera  f))  che  "In   attesa   della   riforma   degli   incentivi
all'occupazione e degli ammortizzatori sociali ai sensi del  comma  1
[...] sono prorogati per dodici  mesi,  nel  limite  massimo  di  350
unita', i trattamenti di mobilita' di cui all'articolo 7, commi  1  e
2, della  legge  23  luglio  1991,  n.  223,  [...],  dei  lavoratori
individuati dalle  imprese  appaltatrici  o  subappaltatrici  per  la
costruzione delle centrali elettriche del Sulcis. Il relativo  onere,
valutato in lire 11  miliardi,  e'  posto  a  carico  del  Fondo  per
l'occupazione di cui all'articolo 1, comma 7,  del  decreto-legge  20
maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  19
luglio 1993, n. 236". 
    
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AGGIORNAMENTO (18) 
  Il D.L. 11 giugno 2002,  n.  108,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 31 luglio 2002, n. 172, ha disposto (con l'art. 1, comma  1)
che "Per i lavoratori dipendenti da aziende, gia'  operanti  in  aree
nelle quali  siano  stati  attivati  strumenti  della  programmazione
negoziata, appaltatrici di lavori presso unita' produttive di imprese
del settore petrolifero e petrolchimico, con un  organico  di  almeno
300   lavoratori,   licenziati,   a   seguito    di    processi    di
ridimensionamento dei predetti appalti, a far data dal 29 marzo  2001
e comunque non oltre il 31 dicembre 2003 e iscritti  nelle  liste  di
mobilita', la  durata  dell'indennita'  di  mobilita',  stabilita  in
quarantotto mesi dall'articolo 7, comma  2,  della  legge  23  luglio
1991, n. 223, e' prorogata per un massimo di  trentasei  mesi  e  nel
limite massimo di seicentotrenta unita', e, comunque,  non  oltre  il
conseguimento  del  trattamento  pensionistico  di  anzianita'  o  di
vecchiaia,  in  riferimento  ai  quali  sono  confermati,  per   tali
lavoratori, i requisiti previsti dalla disciplina vigente  alla  data
di entrata in vigore del presente decreto. La misura  dell'indennita'
di mobilita' relativa al periodo di proroga e' ridotta del venti  per
cento rispetto alla misura gia' decurtata al termine del  primo  anno
di fruizione. Per i lavoratori in questione, i requisiti di cui  agli
articoli 16, comma 1, e 7, comma 4, della citata  legge  n.  223  del
1991, si considerano acquisiti con riferimento al lavoro prestato con
passaggio  diretto  presso  le  imprese  dello  stesso   settore   di
attivita'". 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 1, comma 2) che "Per i  lavoratori,
gia' dipendenti da aziende operanti nel settore  tessile  ed  ubicate
nei  territori  di  cui  all'Obiettivo  1  del  regolamento  (CE)  n.
1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999,  che,  a  far  data  dal
giugno 1996 e senza soluzione  di  continuita',  abbiano  fruito  del
trattamento   straordinario    di    integrazione    salariale    per
ristrutturazione aziendale, in base alle delibere CIPE del 18 ottobre
1994, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 14 del 18 gennaio  1995,
e del 26 gennaio 1996, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 63  del
15 marzo 1996, licenziati nel periodo dal 1 giugno 2002 al 31  maggio
2003 ed iscritti nelle liste di mobilita', la durata  dell'indennita'
di mobilita', stabilita in quarantotto mesi dall'articolo 7, comma 2,
della legge 23 luglio 1991, n. 223, e' prorogata per  un  massimo  di
quarantotto mesi e  nel  limite  massimo  di  centoventi  unita',  e,
comunque, non oltre il conseguimento del trattamento pensionistico di
anzianita' o di vecchiaia, in riferimento ai quali  sono  confermati,
per tali lavoratori, i requisiti previsti  dalla  disciplina  vigente
alla data di entrata  in  vigore  del  presente  decreto.  La  misura
dell'indennita' di  mobilita'  relativa  al  periodo  di  proroga  e'
ridotta del venti per cento rispetto alla misura  gia'  decurtata  al
termine del primo anno di fruizione". 
    
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AGGIORNAMENTO (20) 
  La L. 24 dicembre 2003, n. 350, nel modificare l'art.  1,  comma  1
del D.L. 11 giugno 2002, n. 108, convertito, con modificazioni, dalla
L. 31 luglio 2002, n. 172, ha disposto  (con  l'art.  3,  comma  138,
lettera a))  che  "Per  i  lavoratori  dipendenti  da  aziende,  gia'
operanti in aree nelle quali siano  stati  attivati  strumenti  della
programmazione  negoziata,  appaltatrici  di  lavori  presso   unita'
produttive di imprese del settore petrolifero e petrolchimico, con un
organico di almeno 300 lavoratori, licenziati, a seguito di  processi
di ridimensionamento dei predetti appalti, a far data  dal  29  marzo
2001 e comunque non oltre il 31 dicembre 2004 e iscritti nelle  liste
di mobilita', la durata dell'indennita' di  mobilita',  stabilita  in
quarantotto mesi dall'articolo 7, comma  2,  della  legge  23  luglio
1991, n. 223, e' prorogata per un massimo di  trentasei  mesi  e  nel
limite massimo di seicentotrenta unita', e, comunque,  non  oltre  il
conseguimento  del  trattamento  pensionistico  di  anzianita'  o  di
vecchiaia,  in  riferimento  ai  quali  sono  confermati,  per   tali
lavoratori, i requisiti previsti dalla disciplina vigente  alla  data
di entrata in vigore del presente decreto. La misura  dell'indennita'
di mobilita' relativa al periodo di proroga e' ridotta del venti  per
cento rispetto alla misura gia' decurtata al termine del  primo  anno
di fruizione. Per i lavoratori in questione, i requisiti di cui  agli
articoli 16, comma 1, e 7, comma 4, della citata  legge  n.  223  del
1991, si considerano acquisiti con riferimento al lavoro prestato con
passaggio diretto o anche con interruzione  del  rapporto  di  lavoro
tramite la procedura  di  mobilita',  purche'  non  superiore  ad  un
periodo di  360  giorni,  presso  imprese  dello  stesso  settore  di
attivita' o che operano all'interno dello stesso stabilimento". 
                               Art. 8 
              Collocamento dei lavoratori in mobilita' 
 
  1. Per i lavoratori  in  mobilita'  ai  fini  del  collocamento  si
applica il diritto di precedenza  nell'assunzione  di  cui  al  sesto
comma  dell'articolo  15  della  legge  29  aprile  1949,  n.  264  e
successive modificazioni ed integrazioni. 
  2. I lavoratori in mobilita' possono essere assunti  con  contratto
di lavoro a termine di durata non superiore a dodici mesi.  La  quota
di contribuzione a carico del datore  di  lavoro  e'  pari  a  quella
prevista per gli apprendisti della legge 19 gennaio 1955,  n.  25,  e
successive  modificazioni.  Nel  caso  in  cui,  nel  corso  del  suo
svolgimento,  il  predetto  contratto  venga  trasformato   a   tempo
indeterminato, il beneficio contributivo spetta per ulteriori  dodici
mesi in aggiunta a quello previsto dal comma 4. (17) ((26)) 
  3. Per i lavoratori in mobilita' si osservano, in materia di limiti
di eta', ai fini degli avviamenti di cui all'articolo 16 della  legge
28 febbraio 1987, n. 56, e successive modificazioni ed  integrazioni,
le disposizioni dell'articolo 2 della legge 22 agosto 1985,  n.  444.
Ai  fini  dei  predetti  avviamenti  le  Commissioni  regionali   per
l'impiego stabiliscono, tenendo conto anche del numero degli iscritti
nelle liste di  collocamento,  la  percentuale  degli  avviamenti  da
riservare ai lavoratori iscritti nella lista di mobilita'. 
  4. Al datore di lavoro che, senza esservi tenuto ai sensi del comma
1, assuma a tempo pieno e indeterminato i lavoratori  iscritti  nella
lista di mobilita' e' concesso, per ogni mensilita'  di  retribuzione
corrisposta al lavoratore, un contributo mensile  pari  al  cinquanta
per cento della indennita' di mobilita' che sarebbe stata corrisposta
al lavoratore. Il predetto contributo non puo' essere erogato per  un
numero di mesi superiore  a  dodici,  e  per  i  lavoratori  di  eta'
superiore a cinquanta anni, per un numero  superiore  a  ventiquattro
mesi, ovvero a trentasei mesi per le  aree  di  cui  all'articolo  7,
comma 6. Il presente comma non trova applicazione per i giornalisti. 
  4-bis. Il diritto ai benefici economici di cui ai commi  precedenti
e'  escluso  con  riferimento  a  quei  lavoratori  che  siano  stati
collocati in mobilita', nei sei mesi precedenti, da parte di  impresa
dello stesso o di diverso settore di attivita' che,  al  momento  del
licenziamento,   presenta   assetti    proprietari    sostanzialmente
coincidenti con quelli dell'impresa che  assume  ovvero  risulta  con
quest'ultima in rapporto di collegamento o controllo.  L'impresa  che
assume dichiara, sotto la  propria  responsabilita',  all'atto  della
richiesta di avviamento, che non ricorrono le  menzionate  condizioni
ostative. 
  5. Nei confronti dei lavoratori iscritti nella lista  di  mobilita'
trova applicazione quanto previsto dall'articolo 27  della  legge  12
agosto 1977, n. 675. 
  6. Il lavoratore in mobilita' ha facolta' di svolgere attivita'  di
lavoro subordinato a  tempo  parziale,  ovvero  a  tempo  determinato
mantenendo l'iscrizione nella lista. 
  7. Per le giornate di lavoro svolte ai sensi del comma  6,  nonche'
per quelle dei periodi di prova di cui all'articolo  9,  comma  7,  i
trattamenti e le indennita' di cui agli articoli 17, 11 comma 2 e  16
sono  sospesi.  Tali  giornate  non  sono  computate  ai  fini  della
determinazione del periodo di durata dei predetti trattamenti fino al
raggiungimento di un numero di giornate  pari  a  quello  dei  giorni
complessivi di spettanza del trattamento. 
  8. I trattamenti e i benefici di cui al presente articolo rientrano
nella sfera di applicazione dell'articolo  37  della  legge  9  marzo
1989, n. 88. 
    
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AGGIORNAMENTO (17) 
  La L. 23 dicembre 2000, n. 388 ha disposto (con l'art. 68, comma 6)
che "L'articolo 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991,  n.  223,  si
interpreta nel senso che il beneficio contributivo ivi  previsto  non
si applica ai premi INAIL". 
    
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AGGIORNAMENTO (26) 
  La L. 23 dicembre 2009, n.191 ha disposto (con l'art. 2, comma 134)
che "In via sperimentale per l'anno 2010, la  riduzione  contributiva
prevista dall'articolo 8, comma 2, e dall'articolo 25, comma 9, della
legge 23 luglio 1991, n. 223, e' estesa, comunque non oltre  la  data
del 31 dicembre 2010, ai datori di lavoro che assumono i  beneficiari
dell'indennita' di disoccupazione non agricola con requisiti  normali
di cui all'articolo 19,  primo  comma,  del  regio  decreto-legge  14
aprile 1939, n. 636, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  6
luglio 1939, n. 1272, che abbiano almeno cinquanta anni di  eta'.  La
durata della riduzione contributiva prevista dal citato  articolo  8,
comma 2, e dal citato articolo 25, comma 9, della legge  n.  223  del
1991 e' prolungata, per chi assume  lavoratori  in  mobilita'  o  che
beneficiano  dell'indennita'  di  disoccupazione  non  agricola   con
requisiti normali, che abbiano almeno trentacinque anni di anzianita'
contributiva,  fino  alla  data  di  maturazione   del   diritto   al
pensionamento e comunque non oltre la data del 31 dicembre 2010." 
                               Art. 8
              Collocamento dei lavoratori in mobilita'

  1.  Per  i  lavoratori  in  mobilita'  ai  fini del collocamento si
applica  il  diritto  di  precedenza  nell'assunzione di cui al sesto
comma  dell'articolo  15  della  legge  29  aprile  1949,  n.  264  e
successive modificazioni ed integrazioni.
  2.  I  lavoratori in mobilita' possono essere assunti con contratto
di  lavoro  a termine di durata non superiore a dodici mesi. La quota
di  contribuzione  a  carico  del  datore  di lavoro e' pari a quella
prevista  per  gli  apprendisti della legge 19 gennaio 1955, n. 25, e
successive  modificazioni.  Nel  caso  in  cui,  nel  corso  del  suo
svolgimento,   il   predetto  contratto  venga  trasformato  a  tempo
indeterminato,  il beneficio contributivo spetta per ulteriori dodici
mesi in aggiunta a quello previsto dal comma 4. (28) ((37))
  3. Per i lavoratori in mobilita' si osservano, in materia di limiti
di  eta', ai fini degli avviamenti di cui all'articolo 16 della legge
28  febbraio 1987, n. 56, e successive modificazioni ed integrazioni,
le  disposizioni  dell'articolo 2 della legge 22 agosto 1985, n. 444.
Ai   fini  dei  predetti  avviamenti  le  Commissioni  regionali  per
l'impiego stabiliscono, tenendo conto anche del numero degli iscritti
nelle  liste  di  collocamento,  la  percentuale  degli avviamenti da
riservare ai lavoratori iscritti nella lista di mobilita'.
  4. Al datore di lavoro che, senza esservi tenuto ai sensi del comma
1,  assuma  a tempo pieno e indeterminato i lavoratori iscritti nella
lista  di  mobilita' e' concesso, per ogni mensilita' di retribuzione
corrisposta  al  lavoratore,  un contributo mensile pari al cinquanta
per cento della indennita' di mobilita' che sarebbe stata corrisposta
al  lavoratore. Il predetto contributo non puo' essere erogato per un
numero  di  mesi  superiore  a  dodici,  e  per  i lavoratori di eta'
superiore  a  cinquanta  anni, per un numero superiore a ventiquattro
mesi,  ovvero  a  trentasei  mesi  per le aree di cui all'articolo 7,
comma 6. Il presente comma non trova applicazione per i giornalisti.
  4-bis.  Il diritto ai benefici economici di cui ai commi precedenti
e'  escluso  con  riferimento  a  quei  lavoratori  che  siano  stati
collocati  in mobilita', nei sei mesi precedenti, da parte di impresa
dello  stesso  o  di diverso settore di attivita' che, al momento del
licenziamento,    presenta    assetti   proprietari   sostanzialmente
coincidenti  con  quelli  dell'impresa  che assume ovvero risulta con
quest'ultima  in  rapporto di collegamento o controllo. L'impresa che
assume  dichiara,  sotto  la  propria responsabilita', all'atto della
richiesta  di  avviamento, che non ricorrono le menzionate condizioni
ostative.
  5.  Nei  confronti dei lavoratori iscritti nella lista di mobilita'
trova  applicazione  quanto  previsto dall'articolo 27 della legge 12
agosto 1977, n. 675.
  6.  Il lavoratore in mobilita' ha facolta' di svolgere attivita' di
lavoro  subordinato  a  tempo  parziale,  ovvero  a tempo determinato
mantenendo l'iscrizione nella lista.
  7.  Per  le giornate di lavoro svolte ai sensi del comma 6, nonche'
per  quelle  dei  periodi  di prova di cui all'articolo 9, comma 7, i
trattamenti  e le indennita' di cui agli articoli 17, 11 comma 2 e 16
sono  sospesi.  Tali  giornate  non  sono  computate  ai  fini  della
determinazione del periodo di durata dei predetti trattamenti fino al
raggiungimento  di  un  numero  di  giornate pari a quello dei giorni
complessivi di spettanza del trattamento.
  8. I trattamenti e i benefici di cui al presente articolo rientrano
nella  sfera  di  applicazione  dell'articolo  37 della legge 9 marzo
1989, n. 88.
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AGGIORNAMENTO (28)
  La  L.  23  dicembre  2000,  n. 388 ha disposto che "il comma 2 del
presente   articolo   si   interpreta  nel  senso  che  il  beneficio
contributivo ivi previsto non si applica ai premi INAIL".

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  AGGIORNAMENTO (33)
  Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, conv. con mod. con L. 14 maggio 2005,
n.  80 ha disposto che i commi 2 e 4, si applicano anche al datore di
lavoro,  in  caso  di  assunzione,  o  all'utilizzatore  in  caso  di
somministrazione,  di  lavoratori  collocati  in  mobilita'  ai sensi
dell'articolo  1, comma 155, della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Ai
lavoratori  posti  in  cassa  integrazione  guadagni straordinaria ai
sensi  del  predetto  articolo  1,  comma 155, della legge n. 311 del
2004,  dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 5 ottobre 2004, n.
249,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n.
291,  ovvero,  in  caso  di cessazione di attivita', dell'articolo 1,
comma  5,  della  citata  legge  n.  223  del  1991,  si applicano le
disposizioni  di cui all'articolo 8, comma 9, della legge 29 dicembre
1990, n. 407, ed all'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 20 maggio
1993,  n.  148,  convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio
1993,  n. 236. Fino al 31 dicembre 2005 e con riferimento ai predetti
lavoratori  l'applicazione  del citato art. 4, comma 3, e' effettuata
indipendentemente   dai   limiti   connessi  alla  fruizione  per  il
lavoratore  e  all'ammissione  per  l'impresa ai trattamenti di cassa
integrazione   guadagni  straordinaria  e  senza  l'applicazione  ivi
prevista  delle  riduzioni  connesse  con l'entita' dei benefici, nel
limite  di  10 milioni di euro per l'anno 2005 a carico del Fondo per
l'occupazione  di  cui  all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20
maggio  1993,  n.  148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19
luglio 1993, n. 236. Le disposizioni di cui alla presente lettera non
si  applicano con riferimento ai lavoratori che siano stati collocati
in  cassa integrazione guadagni straordinaria o siano stati collocati
in  mobilita'  nei  sei  mesi  precedenti,  da parte di impresa dello
stesso  o  di  diverso  settore  di  attivita'  che, al momento della
sospensione in cassa integrazione guadagni straordinaria o al momento
del   licenziamento,  presenti  assetti  proprietari  sostanzialmente
coincidenti  con  quelli  dell'impresa  che assume o utilizza, ovvero
risulti con quest'ultima in rapporto di collegamento o controllo.
--------------
AGGIORNAMENTO (37)
  La L. 23 dicembre 2009, n.191 ha disposto (con l'art. 2, comma 134)
che  "In  via sperimentale per l'anno 2010, la riduzione contributiva
prevista dall'articolo 8, comma 2, e dall'articolo 25, comma 9, della
legge  23  luglio 1991, n. 223, e' estesa, comunque non oltre la data
del  31 dicembre 2010, ai datori di lavoro che assumono i beneficiari
dell'indennita'  di disoccupazione non agricola con requisiti normali
di  cui  all'articolo  19,  primo  comma,  del regio decreto-legge 14
aprile  1939,  n.  636,  convertito, con modificazioni, dalla legge 6
luglio  1939,  n. 1272, che abbiano almeno cinquanta anni di eta'. La
durata  della  riduzione contributiva prevista dal citato articolo 8,
comma  2,  e  dal citato articolo 25, comma 9, della legge n. 223 del
1991  e'  prolungata,  per  chi  assume lavoratori in mobilita' o che
beneficiano   dell'indennita'  di  disoccupazione  non  agricola  con
requisiti normali, che abbiano almeno trentacinque anni di anzianita'
contributiva,   fino   alla   data  di  maturazione  del  diritto  al
pensionamento e comunque non oltre la data del 31 dicembre 2010."
                               Art. 9 
       (Cancellazione del lavoratore della lista di mobilita') 
1. Il lavoratore e' cancellato della lista di mobilita' e decade  dai
trattamenti e dalle indennita' di cui agli articoli 7, 11 comma  2  e
16 quanto: 
a) rifiuti di essere avviato ad un corso di formazione  professionale
autorizzato dalla Regione o non lo frequenti regolarmente; 
b) non accetti l'offerta  di  un  lavoro  che  sia  professionalmente
equivalente ovvero, in mancanza di questo,  che  presenti  omogenita'
anche intercategoriale e che avendo riguardo ai contratti  collettivi
nazionali di lavoro, sia inquadrato di  in  livello  retributivo  non
inferiore del dieci per cento rispetto a  quello  delle  mansioni  di
provenienza; 
c) non accetti, in mancanza di un lavoro avente le caratteristiche di
cui alla lettera b), di  essere  impiegato  in  opere  o  servizi  di
pubblicita' utilita' ai sensi dell'articolo 6, comma 4; 
d) non abbia provveduto a dare ((comunicazione entro cinque giorni dall'assunzione))
 alla competente sede dell'INPS del lavoro prestato ai sensi dell'articolo 8, comma 6. d-bis) non risponda, senza motivo giustificato, alla convocazione da parte degli uffici circoscrizionali o della agenzia per l'impiego ai fini degli adempimenti di cui alle lettere che precedono nonche' di quelli previsti dal comma 5-ter dell'articolo 6 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236. 2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano quando le attivita' lavorative o di formazione offerte al lavoratore iscritto nella lista di mobilita' si svolgono di un luogo distante non piu' di cinquanta chilometri, o comunque raggiungibile in sessanta minuti con mezzi pubblici, dalla residenza del lavoratore. 3. La cancellazione dalla lista di mobilita' ai sensi del comma 1 e' dichiarata, entro quindici giorni, dal direttore dell'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione. Avverso il provvedimento e' ammesso ricorso, entro trenta giorni, all'ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione, che decide con provvedimento definitivo entro venti giorni. 4. La Commissione regionale per l'impiego, tenuto conto delle caratteristiche del territorio e dei servizi pubblici esistenti in esso, puo' modificare con delibera motivata i limiti previsti al comma 2 relativi alla dislocazione geografica del posto del lavoro offerto. 5. Qualora il lavoro offerto ai sensi del comma 1, lettera b), sia inquadrato in un livello retributivo inferiore a quello corrispondente alle mansioni di provenienza, il lavoratore che accetti tale offerta ha diritto, per un periodo massimo complessivo di dodici mesi, alla corresponsione di un assegno integrativo mensile di importo pari alla differenza tra i corrispondenti livelli retributivi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro. 6. Il lavoratore e' cancellato dalla lista di mobilita' oltre che nei casi di cui al comma 1, quando: a) sia stato assunto con contratto a tempo pieno ed indeterminato; b) si sia avvalso della facolta' di percepire in un'unica soluzione l'indennita' di mobilita'; c) sia scaduto il periodo di godimento dei trattamenti e delle indennita' di cui agli articoli 7, 11 comma 2, e 16. 7. Il lavoratore assunto a tempo pieno e indeterminato che non abbia superato il periodo di prova, viene reiscritto al massimo per due volte nella lista di mobilita'. La commissione regionale per l'impiego, con il voto favorevole di tre quarti dei suoi componenti, puo' disporre in casi eccezionali la reiscrizione del lavoratore nella lista di mobilita' per una terza volta. 8. Il lavoratore avviato e giudicato non idoneo alla specifica attivita' cui l'avviamento si riferisce, a seguito di eventuale visita medica effettuata presso strutture sanitarie pubbliche, viene reiscritto nella lista di mobilita'. 9. I lavoratori di cui all'articolo 7 comma 6, nel caso in cui svolgano attivita' di lavoro subordinato od autonomo hanno facolta' di cumulare l'indennita' di mobilita' nei limiti in cui sia utile a garantire la percezione di un reddito pari alla retribuzione spettante al momento della messa in mobilita', rivalutato in misura corrispondente alla variazione dell'indice del costo della vita calcolato dall'Istituto Nazionale di statistica (ISTAT) ai fini della scala mobile delle retribuzioni dei lavoratori dell'industria. Ai fini della determinazione della retribuzione pensionabile, a tali lavoratori e' data facolta' di far valere, in luogo della contribuzione relativa a periodi, anche parziali, di lavoro prestato successivamente alla data della messa in mobilita', la contribuzione figurativa che per gli stessi periodi sarebbe stata accreditata. 10. Il trattamento previsto dal presente articolo rientra nella sfera di applicazione dell'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88.

Titolo I
NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE E DI
ECCEDENZE DI PERSONALE
Capo III
NORME IN MATERIA DI CASSA INTEGRAZIONE E TRATTAMENTI DI
DISOCCUPAZIONE PER I LAVORATORI DEL SETTORE DELL'EDILIZIA

                              Art. 10. 
(Norme in materia di integrazione  salariale  per  i  lavoratori  del
                       settore dell'edilizia) 
1. Le disposizioni di cui all'articolo 1 della legge 3 febbraio 1964,
n. 77, si applicano anche nel  caso  di  eventi,  non  imputabili  al
datore di lavoro o al lavoratore, connessi al  mancato  rispetto  dei
termini previsti nei contratti di appalto  per  la  realizzazione  di
opere pubbliche di grandi  dimensioni,  alle  varianti  di  carattere
necessario apportate ai  progetti  originari  delle  predette  opere,
nonche' ai provvedimenti dell'autorita' giudiziaria emanati ai  sensi
della legge 31 maggio 1965, n. 575,  e  successive  modificazioni  ed
integrazioni. ((4)) 
2. Nei casi di sospensione di lavoro derivante dagli eventi di cui al
comma 1,  il  trattamento  ordinario  di  integrazione  salariale  e'
concesso per ciascuna  opera  per  un  periodo  complessivamente  non
superiore a tre mesi a favore dei lavoratori per i quali siano  stati
versati  o  siano  dovuti  per  il  lavoro   prestato   nel   settore
dell'edilizia, almeno sei contributi mensili  o  ventisei  contributi
settimanali nel biennio precedente alla  decorrenza  del  trattamento
medesimo. Tale trattamento e' prorogabile per periodi trimestrali per
un periodo massimo complessivamente non superiore ad un quarto  della
durata dei lavori necessari per  il  completamento  dell'opera  quale
risulta dalle clausole contrattuali. La concessione delle proroghe e'
disposta dal Ministro del  lavoro  e  della  previdenza  sociale,  su
proposta del Ministro dei lavori pubblici sentite  le  organizzazioni
sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro, previo  accertamento
da parte del  CIPI  della  natura  e  della  durata  delle  cause  di
interruzione, dell'eventuale esistenza di  responsbilita'  in  ordine
agli  eventi  produttivi  delle   sospensioni   intervenute   nonche'
dell'esistenza  di  concrete  prospettive  di  ripresa.  Il  relativo
trattamento e' erogato dalla gestione di cui  all'articolo  24  della
legge 9 marzo 1989, n. 88. 
((2-bis. Con il provvedimento di cui al comma 2, il Ministro del lavoro
 e della previdenza sociale su istanza dell'azienda, da formularsi contestualmente
 alle richieste di proroga, dispone, ricorrendo le condizioni di cui all'articolo 2, comma 6,
il pagamento diretto da parte dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) delle
 relative prestazioni, con i connessi assegni per il nucleo familiare ove spettanti))
. ((4)) 3. Il periodo nel quale e' concesso il trattamento di cui comma 2 non concorre alla configurazione del limite massimo di cui all'articolo 1 della legge 6 agosto 1975, n. 427. 4. L'ente appaltante o l'azienda che avrebbe potuto prevedere l'evento di cui al comma 1 con la diligenza prevista dal primo comma dell'articolo 1176 del codice civile e' tenuto a rimborsare alla gestione di cui al comma 2 le somme da essa erogate ai sensi del presente articolo, con rivalutazione monetaria ed interessi legali decorrenti dalla data dell'erogazione. L'INPS promuove l'azione di recupero. 5. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge il CIPI, integrato dal Ministero dei lavori pubblici su proposta del Ministro del lavoro e della previdenza sociale determina i criteri e le modalita' di attuazione di quanto disposto dal presente articolo. ------------- AGGIORNAMENTO (4) Il D.L. 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 6, comma 2) che "Per "opere pubbliche di grandi dimensioni" di cui al comma 1 dell'articolo 10 [...] della legge 23 luglio 1991, n. 223, si intendono quelle opere per le quali la durata dell'esecuzione dei lavori edili prevista e' di diciotto mesi nell'ambito di un progetto generale approvato di durata uguale o superiore a trenta mesi consecutivi". Ha inoltre disposto (con l'art. 11, comma 1) che "Le disposizioni del presente decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993".
                              Art. 11. 
(Norme in materia di  trattamento  specialedi  disoccupazione  per  i
          lavoratori licenziati da imprese edili ed affini) 
1. All'articolo 9 della legge 6 agosto 1975, n. 427, i commi  secondo
e terzo sono sostituiti dal seguente: 
"Hanno diritto al trattamento speciale i lavoratori di cui  al  primo
comma per i quali, nel biennio antecedente la data di cessazione  del
rapporto  di   lavoro,   siano   stati   versati   o   siano   dovuti
all'assicurazione obbligatoria  per  la  disoccupazione  involontaria
almeno dieci contributi mensili o quarantatre' contributi settimanali
per il lavoro prestato nel settore dell'edilizia". 
2. Nelle aree nelle quali il  CIPI,  su  proposta  del  Ministro  del
lavoro, e della previdenza sociale, accerta  la  sussistenza  di  uno
stato di grave  crisi  dell'occupazione  e  conseguente  il  previsto
completamento di impianti industriali o di opere pubbliche di  grandi
dimensioni, ai lavoratori edili che siano stati  impegnati,  in  tali
aree e nelle predette attivita', per un periodo di  lavoro  effettivo
non inferiore a diciotto mesi  e  siano  stati  licenziati  dopo  che
l'avanzamento dei lavori edili abbia superato il settanta per  cento,
il trattamento speciale di disoccupazione e'  previsto  dall'articolo
7, e per un  periodo  non  superiore  a  diciotto  mesi  elevabile  a
ventisette nelle aree di cui al testo unico approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218.  I  trattamenti  di
cui al  presente  articolo  rientrano  nella  sfera  di  applicazione
dell'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88. (4) ((14a)) 
3. I lavoratori di cui al comma 2 non residenti nell'area in cui sono
completati i lavori hanno diritto al trattamento di cui  al  medesimo
comma se residenti  in  circoscrizioni  che  presentino  un  rapporto
superiore alla media nazionale tra  iscritti  alla  prima  classe  di
collocamento e popolazione residente in eta' da lavoro. 
4. Le imprese edili impegnate in opere o  in  lavori  finanziati,  in
tutto o in parte, dallo Stato, dalle Regioni e  degli  enti  pubblici
sono tenute  a  riservare  ai  lavoratori  titolari  del  trattamento
speciale di disoccupazione di cui ai commi  1  e  2  una  percentuale
delle assunzioni da effettuare  in  aggiunta  all'organico  aziendale
esistente  all'atto  dell'affidamento  dei  lavori,  ai  fini   dello
svolgimento di tali opere e lavori. Tale percentuale  e'  determinata
dalla Commissione regionale per l'impiego in misura non superiore  al
venticinque  per  cento  ed  e'  comprensiva   di   quella   prevista
dall'articolo 25, comma 1. 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto: 
  - (con l'art. 6, comma 1) che "Sino al 31 dicembre 1995, in  deroga
a quanto previsto dall'articolo 11, comma 2, della  legge  23  luglio
1991, n. 223, il computo dei diciotto mesi di occupazione e' riferito
alla sussistenza del rapporto di lavoro"; 
  - (con l'art. 6, comma 2)  che  "Per  "opere  pubbliche  di  grandi
dimensioni" di cui [...] al comma 2 dell'articolo 11 della  legge  23
luglio 1991, n. 223, si intendono quelle opere per le quali la durata
dell'esecuzione  dei  lavori  edili  prevista  e'  di  diciotto  mesi
nell'ambito di un progetto generale  approvato  di  durata  uguale  o
superiore a trenta mesi consecutivi"; 
  - (con l'art. 11,  comma  1)  che  "Le  disposizioni  del  presente
decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993". 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (14a) 
  La L. 17 maggio 1999, n. 144 ha disposto (con l'art. 45, comma  17,
lettera  f))  che  "In   attesa   della   riforma   degli   incentivi
all'occupazione e degli ammortizzatori sociali ai sensi del  comma  1
[...] sono prorogati per dodici  mesi,  nel  limite  massimo  di  350
unita', i trattamenti di mobilita' di cui all'articolo 7, commi  1  e
2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, e il trattamento  speciale  di
disoccupazione di cui all'articolo 11, comma 2, della citata legge n.
223 del 1991, dei lavoratori individuati dalle imprese appaltatrici o
subappaltatrici per la  costruzione  delle  centrali  elettriche  del
Sulcis. Il relativo onere, valutato in lire 11 miliardi, e'  posto  a
carico del Fondo per l'occupazione di cui all'articolo  1,  comma  7,
del  decreto-legge  20  maggio  1993,   n.   148,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236". 
                              Art. 11. (12) (16) (26)
     (Norme in materia di trattamento speciale di disoccupazione
       per i lavoratori licenziati da imprese edili ed affini)
  1.  All'articolo  9  della  legge  6  agosto  1975, n. 427, i commi
secondo e terzo sono sostituiti dal seguente:
  "Hanno diritto al trattamento speciale i lavoratori di cui al primo
comma  per i quali, nel biennio antecedente la data di cessazione del
rapporto   di   lavoro,   siano   stati   versati   o   siano  dovuti
all'assicurazione  obbligatoria  per  la  disoccupazione involontaria
almeno dieci contributi mensili o quarantatre' contributi settimanali
per il lavoro prestato nel settore dell'edilizia".
  2.  Nelle  aree  nelle  quali il CIPI, su proposta del Ministro del
lavoro,  e  della  previdenza  sociale, accerta la sussistenza di uno
stato  di  grave  crisi  dell'occupazione  e  conseguente il previsto
completamento  di impianti industriali o di opere pubbliche di grandi
dimensioni,  ai  lavoratori  edili che siano stati impegnati, in tali
aree  e  nelle predette attivita', per un periodo di lavoro effettivo
non  inferiore  a  diciotto  mesi  e  siano stati licenziati dopo che
l'avanzamento  dei lavori edili abbia superato il settanta per cento,
il  trattamento  speciale di disoccupazione e' previsto dall'articolo
7,  e  per  un  periodo  non  superiore  a  diciotto mesi elevabile a
ventisette nelle aree di cui al testo unico approvato con decreto del
Presidente  della  Repubblica  6 marzo 1978, n. 218. I trattamenti di
cui  al  presente  articolo  rientrano  nella  sfera  di applicazione
dell'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88. (12) (16) ((26))
  3.  I  lavoratori  di cui al comma 2 non residenti nell'area in cui
sono  completati  i  lavori  hanno  diritto  al trattamento di cui al
medesimo  comma  se  residenti  in  circoscrizioni  che presentino un
rapporto  superiore  alla  media  nazionale  tra  iscritti alla prima
classe di collocamento e popolazione residente in eta' da lavoro.
  4.  Le  imprese edili impegnate in opere o in lavori finanziati, in
tutto  o  in  parte, dallo Stato, dalle Regioni e degli enti pubblici
sono  tenute  a  riservare  ai  lavoratori  titolari  del trattamento
speciale  di  disoccupazione  di  cui  ai commi 1 e 2 una percentuale
delle  assunzioni  da  effettuare  in aggiunta all'organico aziendale
esistente   all'atto  dell'affidamento  dei  lavori,  ai  fini  dello
svolgimento  di  tali opere e lavori. Tale percentuale e' determinata
dalla  Commissione regionale per l'impiego in misura non superiore al
venticinque   per   cento   ed  e'  comprensiva  di  quella  prevista
dall'articolo 25, comma 1.
  -------------
  AGGIORNAMENTO (12)
 Il  d.l. 20 maggio 1993, n. 148 convertito con l. 19 luglio 1993, n.
236  ha  disposto  che in deroga a quanto previsto al comma suddetto,
sino al 31 dicembre 1995, il computo dei diciotto mesi di occupazione
e' riferito alla sussistenza del rapporto di lavoro.
 Lo stesso d.l. ha stabilito che per "opere pubbliche di grandi
dimensioni"  di  cui al comma suddetto, si intendono quelle opere per
le  quali  la  durata dell'esecuzione dei lavori edili prevista e' di
diciotto mesi nell'ambito di un progetto generale approvato di durata
uguale o superiore a trenta mesi consecutivi.
----------------
AGGIORNAMENTO (16)
Il d.l. 16 maggio 1994, n. 299 convertito in legge 19 luglio 1994, n.
451  ha  disposto  che " per i lavoratori di cui al presente articolo
11, comma 2, aventi i medesimi requisiti previsti al suindicato comma
3,  licenziati  successivamentealla  data  di  entrata  in vigore del
decreto  n.  299/1994  ed entro il 31 dicembre 1994 da imprese edili,
trovano applicazione le disposizioni di cui all' articolo 7, commi 5,
6  e  7,  della  presente legge n. 223/91, anche al di la' dei limiti
territoriali ivi previsti. "
------------------
AGGIORNAMENTO (26)
La  L.  17  maggio  1999,  n.  144 ha disposto che " e' prorogato per
dodici  mesi,  nel  limite  massimo  di  350  unita',  il trattamento
speciale di disoccupazione di cui al suddetto articolo".

Titolo I
NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE E DI
ECCEDENZE DI PERSONALE
Capo IV
NORME FINALI E TRANSITORIE

                              Art. 12. 
(Estensione  del  campo  di   applicazione   della   disciplina   del
        trattamento straordinario di integrazione salariale) 
   1. A decorrere dal 1 aprile 1991, le disposizioni in materia di 
integrazione salariale straordinaria si applica anche  ai  dipendenti
delle imprese artigiane  aventi  i  requisiti  occupazionali  di  cui
all'articolo 1,  comma  1,  e  che  procedono  alla  sospensione  dei
lavoratori in conseguenza di sospensioni o contrazioni dell'attivita'
dell'impresa  che  esercita  l'influsso  gestionale  prevalente  come
definito  dal  comma  2  e  che  sia  stata  ammessa  al  trattamento
straordinario in ragione di tali sospensioni o contrazioni. 
2. Si ha influsso gestionale prevalente ai fini di cui  al  comma  1,
quando in relazione ai contratti aventi ad  oggetto  l'esecuzione  di
opere o  la  prestazione  di  servizi  o  la  produzione  di  beni  o
semilavorati  costituenti   oggetto   dell'attivita'   produttiva   o
commerciale dell'impresa  committente,  la  somma  dei  corrispettivi
risultanti  dalle  fatture  emesse  dell'impresa  destinataria  delle
commesse  nei  confronti  dell'impresa  committente,   acquirente   o
somministrata abbia superato, nel biennio precedente, secondo  quanto
emerge dall'elenco dei clienti e dei fornitori di cui all'articolo 29
del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633,
come da ultimo sostituito dall'articolo 11 del decreto del Presidente
della Repubblica 30 dicembre 1980, n. 897, il cinquanta per cento del
complessivo fatturato dell'impresa destinataria delle commesse. 
3.  Le  disposizione  in  materia  di  trattamento  straordinario  di
integrazione salariale sono estese alle imprese  esercenti  attivita'
commerciali che occupino piu' di duecento dipendenti. 
                              Art. 12.   (12)
     (Estensione del campo di applicazione della disciplina del
        trattamento straordinario di integrazione salariale)
1. A decorrere dal 1 aprile 1991,  le  disposizioni  in  materia  di
integrazione  salariale  straordinaria si applica anche ai dipendenti
delle imprese artigiane  aventi  i  requisiti  occupazionali  di  cui
all'articolo  1,  comma  1,  e  che  procedono  alla  sospensione dei
lavoratori in conseguenza di sospensioni o contrazioni dell'attivita'
dell'impresa  che  esercita  l'influsso  gestionale  prevalente  come
definito  dal  comma  2  e  che  sia  stata  ammessa  al  trattamento
straordinario in ragione di tali sospensioni o contrazioni.
2. Si ha influsso gestionale prevalente ai fini di cui  al  comma  1,
quando  in  relazione  ai contratti aventi ad oggetto l'esecuzione di
opere o  la  prestazione  di  servizi  o  la  produzione  di  beni  o
semilavorati   costituenti   oggetto   dell'attivita'   produttiva  o
commerciale dell'impresa  committente,  la  somma  dei  corrispettivi
risultanti  dalle  fatture  emesse  dell'impresa  destinataria  delle
commesse  nei  confronti  dell'impresa  committente,   acquirente   o
somministrata  abbia superato, nel biennio precedente, secondo quanto
emerge dall'elenco dei clienti e dei fornitori di cui all'articolo 29
del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633,
come da ultimo sostituito dall'articolo 11 del decreto del Presidente
della Repubblica 30 dicembre 1980, n. 897, il cinquanta per cento del
complessivo fatturato dell'impresa destinataria delle commesse.
3.  Le  disposizione  in  materia  di  trattamento  straordinario  di
integrazione salariale sono estese alle imprese  esercenti  attivita'
commerciali che occupino piu' di duecento dipendenti. (( 12 ))
--------------
AGGIORNAMENTO (12)
 Il d.l. 20/5/1993, n. 148, convertito con l. 19/7/1993, n. 236 ha
disposto che " sino al 31 dicembre 1995 le disposizioni in materia di
trattamento straordinario di integrazione salariale di cui al comma 3
del  suddetto  articolo  sono estese alle imprese esercenti attivita'
commerciali che occupino  piu' di 50 addetti, nonche' alle agenzie di
viaggio e turismo,  compresi  gli  operatori turistici,  che occupino
piu' di 50  addetti e alle  imprese di vigilanza. Fino al 31 dicembre
1994 le disposizioni del  presente comma si applicano alle imprese di
spedizione e  di  trasporto che occupino piu' di  50 addetti. Il CIPI
approva  i relativi  programmi,  nei  limiti di spesa  di 15 miliardi
annui per ciascuno degli anni 1993, 1994 e 1995 ".
                              Art. 13. 
           (Norme in materia di contratti di solidarieta') 
1. L'ammontare del trattamento di intergrazione salariale concesso ai
sensi dell'articolo 1 del decreto legge  30  ottobre  1984,  n.  726,
convertito, con modificazioni dalla legge 19 dicembre 1984,  n.  863,
non e' soggetto alla disciplina sull'importo massimo come determinato
dalla legge 13 agosto 1980, n. 427, e non subisce riduzioni a seguito
di eventuali successivi aumenti retributivi intervenuti  in  sede  di
contrattazione aziendale. 
((2. Nelle unita' produttive interessate da contratti di solidarieta' e da
 programmi di cassa integrazione guadagni straordinaria, le condizioni
alle quali e' consentito il cumulo dei due distinti benefici sono disciplinate
con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentito il comitato
tecnico di cui all'articolo 19 della legge 28 febbraio 1986, n. 41.))
3. ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 16 MAGGIO 1994, N. 299, CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 19 LUGLIO 1994, N. 51))
.
                              Art. 14. 
   (Norme in materia di trattamenti di integrazione dei guadagni) 
1. L'ammontare dei trattamenti di  integrazione  salariale,  compresi
quelli ordinari, qualunque sia  la  causa  di  intervento,  non  puo'
superare ferme restando le disposizioni di cui all'articolo 13, comma
1, l'importo massimo determinato ai sensi della legge 13 agosto  1980
n.  427,  la  presente  disposizione  non  si  applica  nel  caso  di
trattamento  concesso   per   intemperie   stagionali   nei   settori
dell'edilizia e dell'agricoltura nonche' limitatamente al trattamento
ordinario di integrazione salariale, per primi sei mesi  di  fruzione
del trattamento medesimo. ((7)) 
2.  Le  disposizioni  in  materia   di   trattamento   ordinario   di
integrazione salariale per gli operai dell'industria, per gli  operai
agricoli e per gli operai dell'industria, per gli operai  agricoli  e
per gli operai delle aziende industriali ed  artigiane  dell'edilizia
ed affini, nonche' delle aziende esercenti l'attivita' di escavazione
di materiali lapidei sono  estese  ai  lavoratori  appartenenti  alle
categorie degli impiegati e dei quadri. 
    
----------------

    
AGGIORNAMENTO (7) 
  La L. 28 dicembre 1995, n. 549 ha disposto (con l'art. 2, comma 16)
che "Nell'articolo 14, comma 1, della legge 23 luglio 1991,  n.  223,
la  disposizione  di  cui  all'ultimo  periodo  continua  a   trovare
applicazione limitatamente al settore agricolo". 
                              Art. 15. 
(Lavoratori in cassa integrazione  e  opere  o  servizi  di  pubblica
                              utilita') 
1. Il secondo comma dell'articolo 1-bis del decreto legge  28  maggio
1981, n. 244 convertito, con modificazioni,  dalla  legge  24  luglio
1981, n. 390 come sostituito dall'articolo 8 della legge 28  febbraio
1986, n. 41,  non  si  applica  nei  casi  in  cui  l'amministrazione
pubblica interessata utilizzi i  lavoratori  per  un  numero  di  ore
ridotto proporzionalmente alla misura del trattamento di integrazione
salariale spettante al lavoratore. 
                               Art. 16 
(Indennita' di mobilita' per i lavoratori disoccupati in  conseguenza
di  licenziamento  per  riduzione  di  personale)  per  riduzione  di
                             personale) 
1.  Nel  caso  di  disoccupazione  derivante  da  licenziamento   per
riduzione di personale ai  sensi  dell'articolo  24  da  parte  delle
imprese,  diverse  da  quelle  edili,   rientranti   nel   campo   di
applicazione  della  disciplina  dell'intervento   straordinario   di
integrazione salariale il lavoratore, operaio,  impiegato  o  quadro,
qualora possa far valere una anzianita' aziendale  di  almeno  dodici
mesi, di cui  almeno  sei  di  lavoro  effettivamente  prestato,  ivi
compresi i periodi di sospensione  del  lavoro  derivanti  da  ferie,
festivita' e  infortuni,  con  un  rapporto  di  lavoro  a  carattere
continuativo o comunque non a termine, ha diritto alla indennita'  di
mobilita' ai sensi dell'articolo 7. (6) 
2. Per le finalita' del presente articolo i datori di lavoro  di  cui
al comma 1 sono tenuti: 
((a) al versamento di un contributo nella misura dello 0,30% delle retribuzioni 
che costituiscono imponibile contributivo))
; ((23)) b) al versamento della somma di cui all'articolo 5, comma 4. 3. Alla corresponsione ai giornalisti dell'indennita' di cui al comma 1 provvede l'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani, al quale sono dovuti il contributo e la somma di cui al comma 2, lettera a) e b). 4. Sono abrogati l'articolo 8 e il secondo e terzo comma dell'articolo 9 della legge 5 novembre 1968, n. 1115. Tali disposizioni continuano a applicarsi in via transitoria i lavoratori il cui licenziamento si stato intimato prima della data di entrata in vigore della presente legge. ---------------- AGGIORNAMENTO (6) La Corte costituzionale con sentenza 6 - 12 settembre 1995, n. 423 (in G.U. 1a s.s. 20/9/1995, n. 39) ha dichiarato "l'illegittimita' costituzionale del combinato disposto degli artt. 7, comma 1, e 16, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223 (Norme in materia di cassa integrazione, mobilita', trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunita' europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro), nella parte in cui non prevedono che i periodi di astensione dal lavoro della lavoratrice per gravidanza o puerperio siano computabili al fine del raggiungimento del limite minimo di sei mesi di lavoro effettivamente prestato per poter beneficiare dell'indennita' di mobilita'". ---------------- AGGIORNAMENTO (23) Il D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, ha disposto (con l'art. 20, comma 3) che la suddetta modifica decorre dal 1° gennaio 2009.
                               Art. 16 (17) (35) 
(Indennita' di mobilita' per i lavoratori disoccupati in  conseguenza
di  licenziamento  per  riduzione  di  personale)  per  riduzione  di
                             personale) 
1.  Nel  caso  di  disoccupazione  derivante  da  licenziamento   per
riduzione di personale ai  sensi  dell'articolo  24  da  parte  delle
imprese,  diverse  da  quelle  edili,   rientranti   nel   campo   di
applicazione  della  disciplina  dell'intervento   straordinario   di
integrazione salariale il lavoratore, operaio,  impiegato  o  quadro,
qualora possa far valere una anzianita' aziendale  di  almeno  dodici
mesi, di cui  almeno  sei  di  lavoro  effettivamente  prestato,  ivi
compresi i periodi di sospensione  del  lavoro  derivanti  da  ferie,
festivita' e  infortuni,  con  un  rapporto  di  lavoro  a  carattere
continuativo o comunque non a termine, ha diritto alla indennita'  di
mobilita' ai sensi dell'articolo 7. (6) 
2. Per le finalita' del presente articolo i datori di lavoro  di  cui
al comma 1 sono tenuti: 
(( a) al )) versamento di un  contributo  nella  misura  dello  0,30%
delle retribuzioni che costituiscono imponibile contributivo; )) 
b) al versamento della somma di cui all'articolo 5, comma 4. 
3. Alla corresponsione ai giornalisti dell'indennita' di cui al comma
1  provvede  l'Istituto  nazionale  di  previdenza  dei   giornalisti
italiani, al quale sono dovuti il contributo e la  somma  di  cui  al
comma 2, lettera a) e b). 
4.  Sono  abrogati  l'articolo  8  e  il  secondo   e   terzo   comma
dell'articolo  9  della  legge  5  novembre  1968,  n.   1115.   Tali
disposizioni continuano a applicarsi in via transitoria i  lavoratori
il cui licenziamento si stato intimato prima della data di entrata in
vigore della presente legge. 
    
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AGGIORNAMENTO (6) 
  La Corte costituzionale con sentenza 6 - 12 settembre 1995, n.  423
(in G.U. 1a s.s. 20/9/1995, n. 39)  ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale del combinato disposto degli artt. 7, comma 1,  e  16,
comma 1, della legge 23 luglio 1991, n.  223  (Norme  in  materia  di
cassa  integrazione,  mobilita',   trattamenti   di   disoccupazione,
attuazione di direttive della Comunita' europea, avviamento al lavoro
ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro), nella  parte
in cui non prevedono che i periodi di  astensione  dal  lavoro  della
lavoratrice per gravidanza o puerperio siano computabili al fine  del
raggiungimento del limite minimo di sei mesi di lavoro effettivamente
prestato per poter beneficiare dell'indennita' di mobilita'". 
                              Art. 17. 
       (Rintegrazione dei lavoratori e procedure di mobilita') 
1. Qualora i lavoratori il cui rapporto sia risolto  ai  sensi  degli
articoli 4, comma 9, e 24 vengano reintegrati a  norma  dell'articolo
18 della legge 20 maggio 1970, n. 300,  e  successive  modificazioni,
l'impresa,  sempre  nel  rispetto  dei  criteri  di  scelta  di   cui
all'articolo 5, comma 1, puo' procedere alla risoluzione del rapporto
di lavoro di un numero di lavoratori pari  a  quello  dei  lavoratori
reintegrati senza dover esperire una nuova procedura, dandone  previa
comunicazione alle rappresentanze sindacali aziendali. 
                               Art. 18 
            (Norme in materia di contributi associativi) 
1. Il diritto di  avvalersi  del  sistema  delle  trattenute  per  il
versamento dei contibuti associativi, previsto dall'articolo 2  della
legge  27  dicembre  1973,  n.  852,   e'   esteso   ai   beneficiari
dell'indennita'  di  mobilita',  dei  trattamenti  di  disoccupazione
ordinari e speciali e dei  trattamenti  ordinari  e  straordinari  di
integrazione salariale nel caso di pagamento diretto di questi ultimi
da parte dell'Inps. 
2. Il secondo comma dell'articolo 26 della legge 20 maggio  1970,  n.
300, e' sostituito dal seguente: 
"Le associazioni sindacali dei lavoratori hanno diritto di percepire,
tramite ritenuta sul salario nonche' sulle  prestazioni  erogate  per
conto  degli  enti  previdenziali,  i  contributi  sindacali  che   i
lavoratori  intendono  loro  versare,  con  modalita'  stabilite  dai
contratti collettivi di lavoro, che garantiscono  la  segretezza  del
versamento  effettuato  dal  lavoratore   a   ciascuna   associazione
sindacale". 
Nei  casi  di  pagamento  diretto  dei  trattamenti  di  integrazione
salariale, il  datore  di  lavoro  e'  tenuto  a  dare  comunicazione
all'INPS dell'avvenuto rilascio della  delega  secondo  le  modalita'
previste dalla legge, a conservare tale delega ai fini  di  eventuali
verifiche ed a fornite  ogni  altro  elemento  che  dovesse  rendersi
necessario per l'effettuazione del servizio. 
                              Art. 19. 
     (Lavoro a tempo parziale e anticipazione del pensionamento) 
1.  Nel  caso  di   imprese   beneficiarie   da   ventiquattro   mesi
dell'intervento straordinario di integrazione  salariale,  quando  il
contratto  collettivo  aziendale  stipulato  con  i   sindacati   dei
lavoratori aderenti alle confederazioni maggiormente  rappresentative
sul piano nazionale preveda il ricorso al lavoro a tempo parziale, al
fine di evitare, in tutto o in parte,  la  riduzione  del  personale,
ovvero al fine di consentire  l'assunzione  di  nuovo  personale,  ai
lavoratori dipendenti da tali imprese, che abbiano una eta' inferiore
di non piu' di sessanta  mesi  rispetto  a  quella  prevista  per  la
pensione di vecchiaia e una anzianita' contributiva non  inferiore  a
quindici anni, qualora essi convengano con il datore  di  lavoro,  ai
sensi di tale contratto collettivo, il passaggio  al  tempo  parziale
per  un  orario  non  inferiore  a  diciotto   ore   settimanali   e'
riconosciuto a domanda, previa autorizzazione dell'Ufficio  regionale
del lavoro e della  massima  occupazione,  con  decorrenza  del  mese
successivo a quello della sua presentazione, il diritto alla pensione
di vecchiaia. ((4)) 
2. L'impresa che si avvale della facolta'  di  ricorso  al  lavoro  a
tempo parziale di cui al comma 1 deve dare comunicazione  all'INPS  e
all'Ispettorato del lavoro della stipulazione dei contratti  e  della
loro cessazione. 
3. Agli effetti del cumulo del trattamento  di  pensione  di  cui  al
comma 1 con la retribuzione, si  applicano  le  norme  relative  alla
pensione di anzianita' di cui all'articolo 22 della legge  30  aprile
1969, n. 153, con eccezione della retribuzione percepita  durante  il
periodo di anticipazione del trattamento di pensione, per il rapporto
di lavoro trasformato in rapporto a tempo parziale. In  tal  caso  la
pensione e' cumulabile entro  i  limiti  della  mancata  retribuzione
corrispondente  alle  ore  prestate   in   meno   a   seguito   della
trasformazione del rapporto. 
4. In caso di risoluzione del rapporto di lavoro  a  tempo  parziale,
ovvero del ripristino nell'ambito della stessa impresa  del  rapporto
di lavoro  a  tempo  pieno,  gli  interessati  sono  tenuti  a  darne
immediata comunicazione all'INPS, ai fini  della  conseguente  revoca
del trattamento pensionistico, con decorrenza del mese  successivo  a
quello  in  cui  si  e'  verificata  la  predetta  risoluzione  o  il
ripristino del rapporto originario. 
5. Per i lavoratori che, sul  presupposto  del  contratto  collettivo
previsto dal comma 1, abbiano convenuto con il datore  di  lavoro  il
passaggio a tempo parziale per un  orario  inferiore  alla  meta'  di
quello praticato in azienda, la retribuzione da assumere  quale  base
di  calcolo  per  la  determinazione  della  pensione  e',  ove  piu'
favorevole, quella dei  periodi  antecedendi  la  trasformazione  del
rapporto da tempo pieno a tempo parziale. La medesima disposizione si
applica ai lavoratori che, pur trovando nelle condizioni previste dal
comma  1,  non  abbiano  presentato  domanda  per   la   liquidazione
anticipata della pensione di vecchiaia. 
    
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AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 5, comma  9)
che "Fino al 31 dicembre 1995, il requisito di ventiquattro  mesi  di
cui all'articolo 19, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223,  e'
ridotto a dodici mesi". 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 11, comma 1) che  "Le  disposizioni
del presente decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993". 
                              Art. 20. 
       (Contratti di reinserimento dei lavoratori disoccupati) 
1. I lavoratori che fruiscono da almeno dodici mesi  del  trattamento
speciale  di  disocuppazione,   ((...)),   possono   essere   assunti
nominativamente mediante chiamata dalle liste di cui all'articolo  8,
comma 9, della legge 29 dicembre  1990,  n.  407,  con  contratto  di
reinserimento dai datori di lavoro, che al momento dell'instaurazione
del rapporto di lavoro,  non  abbiano  nell'azienda  sospensioni  dal
lavoro in atto ai sensi dell'articolo 2 della legge 12  agosto  1977,
n. 675, ovvero non abbiano proceduto a  riduzione  di  personale  nei
dodici mesi precedenti, salvo che l'assunzione non avvenga ai fini di
acquisire professionalita'  sostanzialmente  diverse  da  quelle  dei
lavoratori interessati  alle  predette  riduzioni  o  sospensioni  di
personale. ((4)) 
2. Ai lavoratori assunti con contratto di  reinserimento  di  cui  al
comma  1,  si  applica,  sulle  correnti  aliquote   dei   contributi
previdenziali ed assistenziali dovuti dai datori di  lavoro  e  ferma
restando la  contribuzione  a  carico  del  lavoratore  nelle  misure
previste per la  generalita'  dei  lavoratori,  una  riduzione  nella
misura del settantacinque per cento i primi dodici mesi  nell'ipotesi
di effettiva disoccupazione del lavoratore per un periodo inferiore a
due anni, per i primi ventiquattro  mesi  nell'ipotesi  di  effettiva
disocupazione del lavoratore per un periodo superiore a  due  anni  e
inferiore a tre anni, per i primi 36 mesi nell'ipotesi  di  effettiva
disoccupazione del lavoratore per un periodo superiore a tre anni. 
3.  Il  datore  di  lavoro  ha  facolta'  di  optare  per   l'esonero
dall'obbligo del versamento delle quote di  contribuzione  a  priprio
carico nei limiti del cinquata per cento della misura di cui al comma
2 per un periodo pari al doppio di quello di effettiva disoccupazione
e non superiore, in ogni caso, a settantadue mesi. 
4. I lavoratori assunti con contratto di reinserimento  sono  esclusi
dal computo  dei  limiti  numerici  previsti  da  leggi  e  contratti
collettivi per l'applicazione di particolari normative ed istituti. 
5. Il contratto di lavoro di reinserimento deve essere stipulato  per
iscritto. Copia del contratto deve essere inviata entro trenta giorni
al  competente  Ispettorato  provinciale  del  lavoro  ed  alla  sede
provinciale dell'INPS. 
    
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AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 11, comma 1)
che "Le disposizioni  del  presente  decreto  hanno  effetto  dall'11
maggio 1993". 
                              Art. 21. 
(Norme in materia di trattamenti per  i  lavoratori  appartenenti  al
                      settore dell'agricoltura) 
1.  Gli  impiegati  ed  operai  agricoli  con   contratto   a   tempo
indeterminato hanno diritto al trattamento di integrazione  salariale
di cui all'articolo 8 della legge 8 agosto 1972, n.  457,  anche  nei
casi  di  sospensioni  operate  per  esigenze  di   riconversione   e
ristrutturazione  aziendale  da  imprese  che  occupino  almeno   sei
lavoratori con contratto a tempo indeterminato ovvero che ne occupino
quattro con contratto a tempo indeterminato, e  nell'anno  precedente
abbiano impiegato manodopera agricola per un numero di  giornate  non
inferiore  a  milleottanta.  Le  predette  esigenze   devono   essere
previamente accertate dal Ministro  del  lavoro  e  della  previdenza
sociale  su  proposta  del  comitato  amministratore  della  gestione
prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti di  cui  all'articolo
25 della legge 9 marzo 1989, n. 88. 
2. I lavoratori con  contratto  a  tempo  indeterminato  che  vengano
licenziati  durante  il  periodo  di  godimento  del  trattamento  di
integrazione salariale corrisposto ai sensi del comma 1 hanno diritto
al trattamento ordinario di disoccupazione nella misura del  quaranta
per cento della retribuzione. 
3.  Il  trattamento  concesso  ai  sensi  del  comma  1  puo'  essere
corrisposto per una durata massima di novanta giorni. Le imprese  che
si avvalgono di tale trattamento sono tenute a versare alla  gestione
di cui all'articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88,  in  aggiunta
al contributo di cui all'articolo 19 della legge 8  agosto  1972,  n.
457,   un   contributo   nella   misura   del   quattro   per   cento
dell'integrazione salariale corrisposta ai propri dipendenti ai sensi
del comma 1. 
4. Agli impiegati ed operai agricoli con contratto di lavoro a  tempo
indeterminato dipendenti da imprese site in comuni dichiarati colpiti
da  eccezionali  calamita'  o  avversita'   atmosferiche   ai   sensi
dell'articolo 4 della legge 15 ottobre  1981,  n.  590,  puo'  essere
concesso il trattamento di cui all'articolo 8 della  legge  8  agosto
1972, n. 457, per un periodo non superiore a novanta giorni. 
5. Il trattamento di integrazione salariale di cui ai  commi  1  e  4
puo' essere erogato, anche in mancanza dei requisiti di cui al  terzo
comma  dell'articolo  8  della  legge  8  agosto  1972,  n.  457,  ai
lavoratori che sono alle dipendenze dell'impresa da piu' di un  anno.
I periodi di corresponsione del predetto trattamento  non  concorrono
alla configurazione del limite massimo di durata previsto  dal  primo
comma  dell'articolo  8  della  legge  8  agosto  1972,  n.  457,   e
costituiscono periodi lavorativi ai fini  del  requisito  di  cui  al
terzo comma dell'articolo 8 della legge medesima. 
((6. Ai lavoratori agricoli a tempo determinato che siano stati per almeno cinque giornate, 
come risultanti dalle iscrizioni degli elenchi anagrafici, alle dipendenze di imprese agricole
 di cui all'articolo 2135 del codice civile, ricadenti nelle zone delimitate ai sensi dell'articolo 1,
comma 1079, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e che abbiano beneficiato degli interventi
di cui all'articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, e' riconosciuto,
ai fini previdenziali e assistenziali, in aggiunta alle giornate di lavoro prestate, un numero di
 giornate necessarie al raggiungimento di quelle lavorative effettivamente svolte alle
dipendenze dei medesimi datori di lavoro nell'anno precedente a quello di fruizione dei
 benefici di cui al citato articolo 1 del decreto legislativo n. 102 del 2004. Lo stesso beneficio
 si applica ai piccoli coloni e compartecipanti familiari delle aziende che abbiano beneficiato
degli interventi di cui all'articolo 1, comma 3, del citato decreto legislativo n. 102 del 2004))
. Lo stesso diritto alle prestazioni previdenziali ed assistenziali e' esteso a favore dei piccoli coloni e compartecipanti familiari delle aziende colpite dalle predette avversita'. 7. I benefici di cui ai commi 4 e 6 si applicano a decorrenza dell'anno 1991. 8. Per i trattamenti di cui ai commi 4, 5 e 6, ivi compresi quelli relativi alla mancata copertura assicurativa, si applicano le disposizioni dell'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88.
                              Art. 22. 
                      (Disciplina transitoria) 
 
  1.  I  provvedimenti   di   prima   concessione   del   trattamento
straordinario  di  integrazione  salariale  richiesti   con   domande
presentate anteriormente alla data di  pubblicazione  della  presente
legge, sono assunti secondo la previgente normativa ed il trattamento
puo' essere concesso per un periodo la cui  scadenza  non  superi  il
centottantesimo giorno dalla data di entrata in vigore della presente
legge. 
  2. I provvedimenti relativi alle domande di proroga di trattamento,
che scada prima della data di entrata in vigore della presente  legge
o che sia in corso  alla  data  medesima,  sono  assunti  secondo  la
previgente normativa nei limiti temporali  determinati  dal  CIPI  in
sede di accertamento delle cause di intervento, o per un  periodo  la
cui scadenza non  superi  i  sei  mesi  dalla  data  del  decreto  di
concessione dei trattamenti concessi ai  sensi  dell'articolo  2  del
decreto-legge 21 febbraio 1985, n. 23, convertito, con modificazioni,
dalla legge 22 aprile 1985, n.  143  e  successive  modificazioni,  e
dell'articolo 2 della legge 27 luglio  1979,  n.  301,  e  successive
modificazioni. (3) (4) 
  3. L'articolo 1, comma 1, e l'articolo 2, comma 6, non si applicano
ai trattamenti di  integrazione  salariale  concessi  precedentemente
alla data di entrata in vigore della presente legge nonche' in vigore
della presente legge nonche' per quelli concessi ai sensi dei commi 1
e 2 del presente articolo. 
  4. L'articolo 1,  commi  4  e  5,  si  applica  ai  trattamenti  di
integrazione  salariale  concessi  dopo  l'entrata  in  vigore  della
presente legge, fatta eccezione per quelli concessi ai sensi di commi
1 e 2  del  presente  articolo,  e  con  riferimento  ai  periodi  di
integrazione, salariale successivi alla data stessa. L'articolo 14 si
applica ai trattamenti di integrazione salariale  ordinaria  concessi
in base a domanda presentata dopo la data di entrata in vigore  della
presente legge. 
  5. Ai fini  dell'applicazione  dell'articolo  1,  comma  9,  devono
essere computati i periodi di trattamento di  integrazione  salariale
anteriori alla  data  di  entrata  in  vigore  della  presente  legge
limitatamente a quelli compresi nei trecentosessantacinque  anteriori
alla data stessa. 
  6.  Continuano  a  beneficiare  del  trattamento  di   integrazione
salariale, fino a centottanta giorni successivi alla data di  entrata
in  vigore  della  presente  legge,  i   lavoratori   che   risultino
beneficiarne alla data di entrata in vigore della presente  legge  in
quanto dipendenti dalle societa' non operative costituite dalla  GEPI
sulla base della normativa vigente, ed aventi oggetto  la  promozione
di iniziative idonee a consentirne il reimpiego, ovvero che risultino
beneficiareai sensi delle seguenti leggi articolo 1 del decreto-legge
10 giugno 1977, n. 291, convertito, con modificazioni, dalla legge  8
agosto 1977, n.  501,  e  succesive  modificazioni;  articolo  5  del
decreto-legge 9 dicembre 1981, n. 721, convertito, con modificazioni,
dalla legge 5  febbraio  1982,  n.  25;  articolo  6,  comma  6,  del
decreto-legge   30   dicembre   1987,   n.   536,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1988, n. 48. Tale  periodo  e'
elevato ad un anno per le imprese ubicate nei  territori  di  cui  al
testo unico approvato con decreto del Presidente della  Repubblica  6
marzo 1978, n. 218. Durante questo periodo le imprese,  previo  esame
congiunto con le organizzazioni sindacali dei lavoratori, da esaurire
non prima  di  trenta  giorni,  collocano  in  mobilita'  i  predetti
lavoratori dando le comunicazioni previste dall'articolo 4, comma  9;
in questo caso le imprese non sono tenute al  pagamento  della  somma
prevista  dall'articolo  5,  comma  4.  I  lavoratori  collocati   in
mobilita' ai sensi del presente comma  sono  iscritti  ai  sensi  del
presente comma sono  iscritti  nella  lista  di  mobilita'  ed  hanno
diritto all'indennita' di mobilita' di cui all'articolo  7.  Ad  essi
non si applica quanto previsto dall'articolo 7, comma  5.  In  questo
caso  la  somma  e'  aumentata  in  misura  pari  al  trattamento  di
integrazione salariale non ancora goduto. 
  7. I lavoratori che, alla data di entrata in vigore della  presente
legge, hanno titolo al trattamento speciale di disoccupazione di  cui
alla legge 5 novembre 1968, n. 1115, e che  si  trovano  in  aree  di
crisi economica settoriale o locale, ai sensi dell'articolo  4  della
legge 8 agosto 1972, n. 464, o che sono stati licenziati  da  imprese
per le quali e' gia' intervenuto l'accertamento  da  parte  del  CIPI
della situazione di crisi aziendale ovvero che sono stati  licenziati
nelle aree del Mezzogiorno  di  cui  al  testo  unico  approvato  con
decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218, cessano
di beneficiare di tale trattamento e sono  iscritti  nelle  liste  di
mobilita', con il diritto alla indennita' di mobilita'  nella  misura
iniziale pari al  trattamento  speciale  di  disoccupazione  da  essi
precedentemente percepito, per un  periodo  pari  a  quello  previsto
nell'articolo  7,  ridotto  del  numero  dei  giorni,  comunque   non
superiore  a  centottanta,  per  i  quali  e'  stato   percepito   il
trattamento speciale di disoccupazione. (5) ((9)) 
  8. I lavoratori che, alla data di entrata in vigore della  presente
legge, hanno diritto al trattamento speciale di disoccupazione di cui
all'articolo 12 della legge 6  agosto  1975,  n.  427,  continuano  a
beneficiarne, per un periodo pari a quello previsto dall'articolo 11,
comma 2, ridotto del numero  di  giorni,  comunque  non  superiore  a
centottanta, per i quali il trattamento speciale di disoccupazione e'
stato percepito. Essi  sono  iscritti  nelle  liste  di  mobilita'  e
possono  beneficiare,  ricorrendone  i  presupposti,   delle   misure
previste dall'articolo 7, commi 5 e 6. (4) (5) ((9)) 
  9. Sono abrogati: il terzo comma dell'articolo  12  della  legge  6
agosto 1975, n. 427; il primo comma dell'articolo  4  della  legge  8
agosto 1972, n. 464; l'articolo  4-ter  del  decreto-legge  30  marzo
1978, n. 80, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  26  maggio
1978, n. 215. 
  10. Per i lavoratori sospesi dal lavoro che, alla data  di  entrata
in vigore della presente legge, abbiano  esercitato  la  facolta'  di
chiedere  l'iscrizione  nella  lista  di   collocamento,   ai   sensi
dell'articolo 4, comma 5, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, 
    
-------------


AGGIORNAMENTO (3)
Il D.L. 29 settembre 1992, n. 393, convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 26 novembre 1992, n. 460, ha disposto (con l'art.  2,  comma
1) che "I provvedimenti assunti sulla base delle disposizioni di  cui
all'articolo 22, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223,  per  i
trattamenti concessi ai sensi dell'articolo 2  del  decreto-legge  21
febbraio 1985, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla  legge  22
aprile 1985, n.  143,  e  successive  modificazioni,  nonche'  per  i
trattamenti di integrazione salariale straordinaria di cui al comma 6
del richiamato articolo 22, possono  essere  ulteriormente  prorogati
per un periodo non superiore a  sei  mesi,  con  pari  riduzione  del
periodo iniziale di mobilita' per i lavoratori interessati".

-------------


AGGIORNAMENTO (4)
Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto:
- (con l'art. 6, comma 6) che "L'articolo 22, comma 8, della  legge
23 luglio 1991, n. 223, si interpreta nel senso che  le  disposizioni
ivi contenute si applicano ai lavoratori che, alla data di entrata in
vigore della predetta legge, fruiscano delle proroghe del trattamento
speciale di disoccupazione di cui alla legge 6 agosto 1975, n. 427";
- (con l'art. 6, comma 9) che "I provvedimenti assunti  sulla  base
delle disposizioni di cui all'articolo 22, comma 2,  della  legge  23
luglio  1991,  n.  223,  per  i   trattamenti   concessi   ai   sensi
dell'articolo  2  del  decreto-legge  21  febbraio   1985,   n.   23,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 aprile 1985, n. 143,  e
successive modificazioni, nonche' per i trattamenti  di  integrazione
salariale straordinaria di cui al comma 6 del richiamato articolo 22,
possono essere ulteriormente prorogati per un periodo  non  superiore
rispettivamente a dodici e a  sei  mesi,  con  pari  riduzione  della
durata del  trattamento  economico  di  mobilita'  per  i  lavoratori
interessati e ferma restando l'iscrizione degli stessi nella lista di
mobilita' anche per il periodo  per  il  quale  non  percepiscono  la
relativa indennita'";
- (con l'art. 11,  comma  1)  che  "Le  disposizioni  del  presente
decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993".

-------------


AGGIORNAMENTO (5)
Il D.L. 16 maggio 1994,  n.  299,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1994, n. 451, ha disposto (con l'art. 5, comma 17)
che "Per i lavoratori di cui all'articolo 22,  commi  7  e  8,  della
legge 23 luglio 1991, n. 223, il periodo di  fruizione  dei  relativi
trattamenti, in scadenza alla data del 30 giugno 1994,  e'  prorogato
di ulteriori quattro mesi, previa domanda, da inoltrarsi alle sezioni
circoscrizionali per l'impiego competenti per territorio da parte dei
soggetti interessati, corredata da dichiarazione resa ai sensi  della
legge 4 gennaio 1968, n. 15, attestante la persistenza dello stato di
disoccupazione".

-------------


    
AGGIORNAMENTO (9) 
  Il D.L. 01 ottobre 1996, n.  510,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 28 novembre 1996, n. 608, nel modificare l'art. 5, comma  17
del D.L. 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla
L. 19 luglio 1994, n. 451,  ha  disposto  (con  l'art.  4,  comma  1,
lettera b)) che "Per i lavoratori di cui all'articolo 22, commi  7  e
8, della legge 23 luglio 1991, n. 223, il periodo  di  fruizione  dei
relativi trattamenti, in scadenza entro  l'anno  1994,  e'  prorogato
fino al 31 dicembre 1994, previa domanda, da inoltrarsi alle  sezioni
circoscrizionali per l'impiego competenti per territorio da parte dei
soggetti interessati, corredata da dichiarazione resa ai sensi  della
legge 4 gennaio 1968, n. 15, attestante la persistenza dello stato di
disoccupazione". 
                              Art. 23. 
            (Reimpiego presso GEPI S.p.A. e INSAR S.p.A.) 
1. Restano fermi, nei confronti dei lavoratori  di  cui  all'articolo
22, comma 6, i compiti  di  reimpiego  svolti  dalla  GEPI  S.p.A.  e
dall'INSAR S.p.A. in base alle vegenti leggi. 
2. Per ciascun lavoratore di cui all'articolo 22,  comma  6,  assunto
con  contratto  di  lavoro  a  tempo  indeterminato  nell'ambito   di
iniziative produttive che la GEPI S.p.A. e l'INSAR S.p.A.  realizzino
o  concorrano  a  realizzare,  ovvero  sviluppino  o   concorrano   a
sviluppare successivamente alla  data  di  entrata  in  vigore  della
presente legge, le  predette  societa'  subentrano  nel  diritto  del
lavoratore al trattamento nella misura pari al  cinquanta  per  cento
del residuo trattamento che sarebbe spettato, ai sensi della presente
legge, al lavoratore assunto. Tale  importo  viene  corrisposto  alle
predette societa' quando  il  lavoratore  stesso  abbia  superato  il
periodo di prova. 
3. Qualora l'occupazione dei lavoratori di cui all'articolo 22, comma
6,  venga  promossa  presso  datori  di  lavoro  non  soggetti   alla
disciplina sui  licenziamenti  individuali,  l'importo  previsto  dal
comma 2 del  presente  articolo  viene  corrisposto  al  termine  del
periodo per il quale il lavoratore assunto avrebbe potuto  continuare
a godere dell'indennita' di  mobilita'  e  sempre  che  nello  stesso
periodo il  lavoratore  non  sia  stato  reiscritto  nella  lista  di
mobilita' in applicazione dell'articolo 9, comma 7. 
4. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di
concerto con il Ministro del tesoro, sono determinate le modalita'  e
le condizioni per la corresponsione degli importi di cui ai commi 2 e
3. Tali importo sono utilizzati  dalla  GEPI  S.p.A.  e  dalla  INSAR
S.p.A. per il finanziamento delle iniziative di reimpiego di  cui  al
comma 1, ivi comprese le convenzioni con soggetti pubblici o  privati
dirette a favorire  lo  sviluppo  di  nuova  occupzione,  nonche'  il
rempiego o la modalita'  dei  lavoratori  di  imprese  interessate  a
processi di crisi industriale. 
                               Art. 24 
             Norme in materia di riduzione del personale 
 
  1. Le disposizioni di cui all'articolo 4, commi da 2 a 12, e 15-bis
e all'articolo 5, commi da 1 a  5,  si  applicano  alle  imprese  che
occupino piu' di quindici dipendenti e che,  in  conseguenza  di  una
riduzione o  trasformazione  di  attivita'  o  di  lavoro,  intendano
effettuare  almeno  cinque  licenziamenti,  nell'arco  di  centoventi
giorni, in ciascuna unita' produttiva, o in  piu'  unita'  produttive
nell'ambito del territorio di una stessa provincia. Tali disposizioni
si applicanoper tutti i licenziamenti che, nello stesso arco di tempo
e nello stesso ambito, siano  comunque  riconducibili  alla  medesima
riduzione o trasformazione. (4) 
  ((1-bis. Le disposizioni di cui all'articolo 4, commi 2, 3, con esclusione dell'ultimo periodo,
 4, 5, 6, 7, 8, 9, 11, 12, 14, 15 e 15-bis, e all'articolo 5, commi 1, 2 e 3, si applicano ai privati
 datori di lavoro non imprenditori alle medesime condizioni di cui al comma 1. I lavoratori
licenziati vengono iscritti nella lista di cui all'articolo 6, comma 1, senza diritto all'indennita'
 di cui all'articolo 7. Ai lavoratori licenziati ai sensi del presente comma non si applicano
le disposizioni di cui agli articoli 8, commi 2 e 4, e 25, comma 9. 1-ter. La disposizione di
cui all'articolo 5, comma 3, ultimo periodo, non si applica al recesso intimato da datori di
 lavoro non imprenditori che svolgono, senza fini di lucro, attivita' di natura politica,
sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto. 1-quater. Nei casi previsti
 dall'articolo 5, comma 3, al recesso intimato da datori di lavoro non imprenditori che svolgono,
senza fini di lucro, attivita' di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione
o di culto, si applicano le disposizioni di cui alla legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni.))
((2. Le disposizioni richiamate nei commi 1 e 1-bis si applicano anche quando le imprese
 o i privati datori di lavoro non imprenditori, di cui ai medesimi commi, intendano cessare l'attivita'.))
3. Quanto previsto all'articolo 4, commi 3, ultimo periodo, e 10, e all'articolo 5, commi 4 e 5, si applica solo alle imprese di cui all'articolo 16, comma 1. Il contributo previsto dall'articolo 5, comma 4, e' dovuto dalle imprese di cui all'articolo 16, comma 1, nella misura di nove volte il trattamento iniziale di mobilita' spettante al lavoratore ed e' ridotto a tre volte nei casi di accordo sindacale . (4) 4. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano nei casi di scadenza dei rapporti di lavoro a termine, di fine lavoro nelle costruzioni edili e nei casi di attivita' stagionali o saltuarie. 5. La materia dei licenziamenti collettivi per riduzione di personale di cui al primo comma dell'articolo 11 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dall'articolo 6 della legge 11 maggio 1990, n. 108 e' disciplinata dal presente articolo. 6. Il presente articolo non si applica ai licenziamenti intimati prima della data di entrata in vigore della presente legge. ------------- AGGIORNAMENTO (4) Il D.L. 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 8, comma 4) che "La disposizione di cui all'articolo 24, comma 1, ultimo periodo, della legge 23 luglio 1991, n. 223, si interpreta nel senso che la facolta' di collocare in mobilita' i lavoratori di cui all'articolo 4, comma 9, della medesima legge deve essere esercitata per tutti i lavoratori oggetto della procedura di mobilita' entro centoventi giorni dalla conclusione della procedura medesima, salvo diversa indicazione nell'accordo sindacale di cui al medesimo articolo 4, comma 9". Ha inoltre disposto (con l'art. 11, comma 1) che "Le disposizioni del presente decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993".

TITOLO II
DISPOSIZIONI VARIE IN MATERIA DI MERCATO DEL LAVORO
Capo I
Riforma delle procedure di avviamento

                              Art. 25. 
           Riforma delle procedure di avviamento al lavoro 
 
  1. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297. 
  2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297. 
  3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297. 
  4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297. 
  5. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297. 
  6. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297. 
  7. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297. 
  8. Le Commissioni regionali per l'impiego emanano disposizioni alle
Commissioni circoscrizionali  dirette  ed  agevolare  gli  avviamenti
delle lavoratrici in rapporto all'iscrizione alle liste di  mobilita'
e agli indici di disoccupazione nel territorio. 
  9. Per ciascun lavoratore iscritto nella lista di mobilita' assunto
a tempo indeterminato, la quota di contribuzione a carico del  datore
di lavoro, e' per i primi diciotto  mesi,  quella  prevista  per  gli
apprendisti  dalla  legge  19  gennaio  1955,  n.  25,  e  successive
modificazioni. ((26)) 
  10. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale,
di concerto con il Ministro del tesoro, e' determinata annualmente la
quota del Fondo di rotazione, di cui all'articolo 25 della  legge  21
dicembre 1978, n. 845, da  finalizzare  al  finanziamento  di  azioni
formative riservate ai lavoratori appartenenti  alle  comma  5.  Tale
quota e' ripartita tra  le  Regioni  in  proporzione  al  numero  dei
lavoratori appartenenti alle predette categorie, presenti in ciascuna
Regione. 
  11. Il  lavoratore  che  abbia  rifiutato  una  proposta  formativa
offertagli dalle sezioni circoscrizionali secondo le modalita' deter-
minate dalla Commissione  regionale  per  l'impiego,  perde,  per  un
periodo di dodici mesi, l'iscrizione nelle liste di mobilita', di cui
all'articolo 6, comma 1. 
  12. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297. 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (26) 
  La L. 23 dicembre 2009, n. 191 ha disposto  (con  l'art.  2,  comma
134)  che  "In  via  sperimentale  per  l'anno  2010,  la   riduzione
contributiva prevista dall'articolo 8, comma 2, e  dall'articolo  25,
comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223, e' estesa, comunque  non
oltre la data del 31 dicembre 2010, ai datori di lavoro che  assumono
i beneficiari dell'indennita'  di  disoccupazione  non  agricola  con
requisiti normali di cui all'articolo  19,  primo  comma,  del  regio
decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 6 luglio 1939, n. 1272, che abbiano almeno cinquanta anni
di eta'. La durata della riduzione contributiva prevista  dal  citato
articolo 8, comma 2, e dal citato articolo 25, comma 9,  della  legge
n. 223 del 1991 e' prolungata, per chi assume lavoratori in mobilita'
o che beneficiano dell'indennita' di disoccupazione non agricola  con
requisiti normali, che abbiano almeno trentacinque anni di anzianita'
contributiva,  fino  alla  data  di  maturazione   del   diritto   al
pensionamento e comunque non oltre la data del 31 dicembre 2010." 
                              Art. 25.
           Riforma delle procedure di avviamento al lavoro

  1. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297
  2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297
  3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297
  4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297
  5. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297
  6. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297
  7. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297
  8. Le Commissioni regionali per l'impiego emanano disposizioni alle
Commissioni  circoscrizionali  dirette  ed  agevolare  gli avviamenti
delle  lavoratrici in rapporto all'iscrizione alle liste di mobilita'
e agli indici di disoccupazione nel territorio.
  9. Per ciascun lavoratore iscritto nella lista di mobilita' assunto
a  tempo indeterminato, la quota di contribuzione a carico del datore
di  lavoro,  e'  per  i  primi diciotto mesi, quella prevista per gli
apprendisti  dalla  legge  19  gennaio  1955,  n.  25,  e  successive
modificazioni. (16) ((37))
  10. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale,
di concerto con il Ministro del tesoro, e' determinata annualmente la
quota  del  Fondo di rotazione, di cui all'articolo 25 della legge 21
dicembre  1978,  n.  845,  da  finalizzare al finanziamento di azioni
formative  riservate  ai  lavoratori  appartenenti alle comma 5. Tale
quota  e'  ripartita  tra  le  Regioni  in  proporzione al numero dei
lavoratori appartenenti alle predette categorie, presenti in ciascuna
Regione.
  11.  Il  lavoratore  che  abbia  rifiutato  una  proposta formativa
offertagli dalle sezioni circoscrizionali secondo le modalita' deter-
minate  dalla  Commissione  regionale  per  l'impiego,  perde, per un
periodo di dodici mesi, l'iscrizione nelle liste di mobilita', di cui
all'articolo 6, comma 1.
  12. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297

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AGGIORNAMENTO (16)
  Il D.L. 16 maggio 1994, n. 299, nel testo introdotto dalla legge di
conversione  19 luglio 1994, n. 451 ha stabilito che "le disposizioni
di  cui  ai  commi 1 e 2 dell'art. 2 del D.L. n. 299/94, si applicano
anche nei casi di assunzioni regolate dal presente articolo 25, comma
9".

  ------------------
  AGGIORNAMENTO (33)
  Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, conv. con mod. con L. 14 maggio 2005,
n.  80  ha  disposto  che  i l comma 9, si applica anche al datore di
lavoro,  in  caso  di  assunzione,  o  all'utilizzatore  in  caso  di
somministrazione,  di  lavoratori  collocati  in  mobilita'  ai sensi
dell'articolo  1, comma 155, della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Ai
lavoratori  posti  in  cassa  integrazione  guadagni straordinaria ai
sensi  del  predetto  articolo  1,  comma 155, della legge n. 311 del
2004,  dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 5 ottobre 2004, n.
249,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n.
291,  ovvero,  in  caso  di cessazione di attivita', dell'articolo 1,
comma  5,  della  citata  legge  n.  223  del  1991,  si applicano le
disposizioni  di cui all'articolo 8, comma 9, della legge 29 dicembre
1990, n. 407, ed all'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 20 maggio
1993,  n.  148,  convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio
1993,  n. 236. Fino al 31 dicembre 2005 e con riferimento ai predetti
lavoratori  l'applicazione  del citato art. 4, comma 3, e' effettuata
indipendentemente   dai   limiti   connessi  alla  fruizione  per  il
lavoratore  e  all'ammissione  per  l'impresa ai trattamenti di cassa
integrazione   guadagni  straordinaria  e  senza  l'applicazione  ivi
prevista  delle  riduzioni  connesse  con l'entita' dei benefici, nel
limite  di  10 milioni di euro per l'anno 2005 a carico del Fondo per
l'occupazione  di  cui  all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20
maggio  1993,  n.  148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19
luglio 1993, n. 236. Le disposizioni di cui alla presente lettera non
si  applicano con riferimento ai lavoratori che siano stati collocati
in  cassa integrazione guadagni straordinaria o siano stati collocati
in  mobilita'  nei  sei  mesi  precedenti,  da parte di impresa dello
stesso  o  di  diverso  settore  di  attivita'  che, al momento della
sospensione in cassa integrazione guadagni straordinaria o al momento
del   licenziamento,  presenti  assetti  proprietari  sostanzialmente
coincidenti  con  quelli  dell'impresa  che assume o utilizza, ovvero
risulti con quest'ultima in rapporto di collegamento o controllo.
--------------
AGGIORNAMENTO (37)
  La L. 23 dicembre 2009, n.191 ha disposto (con l'art. 2, comma 134)
che  "In  via sperimentale per l'anno 2010, la riduzione contributiva
prevista dall'articolo 8, comma 2, e dall'articolo 25, comma 9, della
legge  23  luglio 1991, n. 223, e' estesa, comunque non oltre la data
del  31 dicembre 2010, ai datori di lavoro che assumono i beneficiari
dell'indennita'  di disoccupazione non agricola con requisiti normali
di  cui  all'articolo  19,  primo  comma,  del regio decreto-legge 14
aprile  1939,  n.  636,  convertito, con modificazioni, dalla legge 6
luglio  1939,  n. 1272, che abbiano almeno cinquanta anni di eta'. La
durata  della  riduzione contributiva prevista dal citato articolo 8,
comma  2,  e  dal citato articolo 25, comma 9, della legge n. 223 del
1991  e'  prolungata,  per  chi  assume lavoratori in mobilita' o che
beneficiano   dell'indennita'  di  disoccupazione  non  agricola  con
requisiti normali, che abbiano almeno trentacinque anni di anzianita'
contributiva,   fino   alla   data  di  maturazione  del  diritto  al
pensionamento e comunque non oltre la data del 31 dicembre 2010."

TITOLO II
DISPOSIZIONI VARIE IN MATERIA DI MERCATO DEL LAVORO
Capo II
Disposizioni diverse

                              Art. 26. 
                       (Disposizioni diverse) 
1. Nelle domande presentate per beneficiare del contributo del  Fondo
sociale europeo, i  soggetti  che  realizzano  azioni  di  formazione
professionale sono tenuti ad indicare, tra le spese per  le  predette
azioni, gli oneri per le integrazioni  salariali,  le  indennita'  di
mobilita' e le assicurazioni sociali obbligatorie,  previdenziali  ed
assistenziali, relativi  ai  lavoratori  coinvolti  nelle  azioni  di
formazione  professionale.  Tali   oneri   costituiscono   contributo
finanziario pubblico per l'accesso al Fondo sociale europeo. 
                              Art. 27. 
(Trattamenti di anzianita' e  ristrutturazioni  di  aziende  ad  alta
           capacita' innovativa e competitivita' mondiale) 
1. I lavoratori dipendenti da imprese industriali  caratterizzate  da
elevati livelli di innovazione, tecnologica, competitivita' mondiale,
capacita' innovativa, tali da essere definite di interesse nazionale,
interessate da esigenze di ristrutturazione  e  riorganizzazione  con
adeguati programmi di sviluppo e di  investimenti,  che  possano  far
valere nell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidita', la
vecchiaia  ed  i  superstiti  almeno  trenta   anni   di   anzianita'
assicurativa e contributiva agli effetti delle disposizioni del primo
comma, lettere a) e b), dell'articolo 22 della legge 30 aprile  1969,
n. 153, e successive modificazioni ed integrazioni, hanno facolta' di
richiedere entro il 31 dicembre 1991 concessione di un trattamento di
pensione secondo la disciplina di cui all'articolo 22 citato con  una
maggiorazione dell'anzianita' assicurativa  e  contributiva  pari  al
periodo necessario per la maturazione del requisito dei  trentacinque
anni prescritto dalla disposizioni suddette,  ed  in  ogni  caso  non
superiore al periodo compreso tra la data di risoluzione del rapporto
e  quella  del  compimento  di  sessanta  anni,  se  uomini,   o   di
cinquantacinque anni se due. 
2. Il CIPE, su proposta del Ministro del lavoro  e  della  previdenza
sociale,  sentito  il  Ministro  dell'industria,  del   commercio   e
dell'artigianato, ovvero il  Ministro  delle  partecipazioni  statali
secondo  le  rispettive  competenze,  individua  i  criteri  per   la
selezione delle imprese di cui al  comma  1  e  determina,  entro  il
limite  massimo  di  undicimila  unita',  il   numero   massimo   dei
pensionamenti anticipati. 
3. Le imprese, singolarmente o per gruppo di appartenenza, rientranti
nelle ipotesi di cui  al  comma  1,  che  intendano  avvalersi  delle
disposizioni  del  presente   articolo,   presentano   programmi   di
ristrutturazione  e  riorganizzazione  e  dichiarano  l'esistenza   e
l'entita' delle eccedenze strutturali  di  manodopera,  richiedendone
l'accertamento da parte del  CIPE  unitamente  alla  sussistenza  dei
requisiti di cui al comma 1. 
4. La facolta' di pensionamento anticipato di anzianita' puo'  essere
esercitata da un numero di lavoratori non superiore  a  quello  delle
eccedenze accertate dal CIPE. 
I Lavoratori interessati sono  tenuti  a  presentare  all'impresa  di
appartenenza domanda irrevocabile per l'esercizio della  facolta'  di
cui al comma 1, entro trenta giorni dalla  comunicazione  all'impresa
stessa o al gruppo di imprese degli  accertamenti  del  CIPE,  ovvero
entro trenta giorni dalla maturazione dei trenta anni  di  anzianita'
di cui al comma 1, se posteriore. L'impresa entro dieci giorni  dalla
scadenza del termine trasmette all'INPS le domande dei lavoratori, in
deroga al primo comma, lettera c), dell'articolo 22  della  legge  30
aprile 1969, n. 153. Nel caso in cui il  numero  dei  lavoratori  che
esercitano la facolta' di pensionamento anticipato  sia  superiore  a
quello delle eccedenze accertate, l'impresa opera  una  selezione  in
base  alle  esigenze  di  ristrutturazione  e  riorganizzazione.   Il
rapporto di lavoro dei  dipendenti  la  cui  domande  sono  trasmesse
all'INPS si estingue nell'ultimo giorno del  mese  in  cui  l'impresa
effettua la trasmissione. 
5. La gestione di cui all'articolo 37 della legge 9  marzo  1989,  n.
88, corrisponde al Fondo pensioni lavoratori dipendenti  per  ciascun
mese di anticipazione della  pensione,  una  somma  pari  all'importo
risultante dall'applicazione dell'aliquota contributiva in vigore per
il Fondo medesimo sull'ultima retribuzione annua percepita da ciascun
lavoratore interessato, ragguagliata a mese, nonche' una  somma  pari
all'importo  mensile  della  pensione  anticipata,  ivi  compresa  la
tredicesima  mensilita'.  L'impresa,  entro   trenta   giorni   dalla
richiesta da parte dell'INPS, e'  tenuta  a  corrispondere  a  favore
della gestione di cui all'articolo 37 della legge 9  marzo  1989,  n.
88, per ciascun dipendente  che  abbia  usufruito  del  pensionamento
anticipato di anzianita', un contributo  pari  al  trenta  per  cento
degli oneri complessivi di cui al presente  comma,  con  facolta'  di
optare per il  pagamento  del  contributo  stesso,  con  addebito  di
interessi nella misura del dieci per cento in ragione d'anno,  in  un
numero di rate mensili, di pari importo, non superiore a  quello  dei
mesi di anticipazione della pensione. ((2)) 
6. La  facolta'  di  pensionamento  anticipato  di  cui  al  presente
articolo, nei limiti e con le modalita' indicati,  vale  fino  al  31
dicembre  1991  anche  per  i  lavoratori  dipendenti  dalle  imprese
industriali  del   settore   siderurgico   privato,   dalle   imprese
industriali  a  partecipazione  statale  del  settore   alluminio   e
produzione di allumina e di quella termoelettromeccanico, nonche' per
i lavoratori  dipendenti  dalle  imprese  del  settore  cantieristico
privato, limitatamente  alle  imprese  di  costruzione,  riparazione,
demolizione e trasformazione navale. 
7. La facolta' di cui al  presente  articolo,  con  le  procedure,  i
limiti  e  le  contribuzioni  dal  medesimo  previsti,  e'   altresi'
esercitabile fino al 31 dicembre  1991,  ai  fini  del  conseguimento
della pensione di vecchiaia, con  una  maggiorazione  dell'anzianita'
assicurativa per i periodi mancanti al raggiungimento  della  normale
eta' per essa  prevista,  dai  lavoratori  dipendenti  dalle  imprese
appartenenti ai settori indicati al comma 6, che ne abbiano  previsto
l'utilizzazione in accordi aziendali  o  di  comparto,  di  eta'  non
inferiore al cinquantacinque anni se uomini e ai  cinquanta  anni  se
donne e che possano far valere non meno di quindici anni e  non  piu'
di trenta anni di anzianita' contributiva. (1) 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (1) 
  La L. 20 gennaio 1992, n. 22 ha disposto (con l'art.  3,  comma  4)
che "Il termine di cui agli articoli 27 e 29 della  legge  23  luglio
1991, n. 223, e' differito dal 31 dicembre 1991 al 31 gennaio 1992". 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (2) 
  Il D.L. 14 agosto 1992,  n.  364,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 ottobre 1992, n. 406, ha disposto (con l'art. 1, comma 2)
che "Il contributo a carico  delle  imprese,  previsto  dal  comma  5
dell'articolo 27 della legge 23 luglio 1991, n. 223, da corrispondere
alla gestione pensionistica competente, e' elevato al 50%". 
                              Art. 28. 
         (Riserva annua di posti presso gli uffici pubblici) 
1. La riserva annua prevista dall'articolo 1, comma 7, della legge 29
dicembre 1990  n.  407,  dei  posti  disponibili  presso  gli  uffici
pubblici situati nelle regioni del Centro Nord, e' elevata dal trenta
al cinquanta per cento e si applica ai lavoratori sospesi a zero  ore
beneficiari del trattamento stroardinario di  integrazione  salariale
da un periodo superiore a dodici mesi; con il decreto del  Presidente
del Consiglio dei ministri di cui al citato articolo 1, comma 7, sono
altresi' stabiliti i criteri e le modalita'  per  l'attuazione  della
riserva. 
2. Nei confronti dei lavoratori che, senza giustificato  motivo,  non
rispondano alla convocazione ovvero rifiutino l'offerta di lavoro  di
cui al comma 1, qualora la residenza dei lavoratori  stessi  nei  sei
mesi precedenti risulti ad una distanza  non  superiore  a  cinquanta
chilometri dalla sede  in  cui  e'  situato  l'ufficio  pubblico,  le
Commissioni regionali dispongono la decadenza  entro  novanta  giorni
dal diritto al trattamento straordinario di integrazione salariale  e
la cancellazione dalle liste di lavoratori in cassa  integrazione  di
cui al medesimo articolo 1, comma 7, della legge 29 dicembre 1990, n.
407. 
                              Art. 29. 
    (Trattamenti di anzianita' nel settore siderurgico pubblico) 
1. La facolta' di cui all'articolo 27, con le contribuzioni a  carico
delle imprese dal medesimo  previste,  e'  esercitabile  fino  al  31
dicembre 1991 ai fini del conseguimento della pensione di  vecchiaia,
con una maggiorazione  dell'anzianita'  assicurativa  per  i  periodi
mancanti al raggiungimento della normale eta' per essa prevista,  dai
lavoratori  dipendenti  dalle   imprese   industriali   del   settore
siderurgico pubblico ivi comprese le imprese di cui  all'articolo  1,
comma 2 del decreto-legge 1 aprile 1989, n. 120, convertito,  con  le
modificazioni dalla legge 15  maggio  1989,  n.  181,  dalle  imprese
produttrici di materiali refrattari,  dalle  imprese  produttrici  di
elettrodi di frafite artificiale per l'ndustria siderurgica  e  dalle
imprese  del  settore  cantieristico  pubblico,  limitatamente   alle
imprese di costruzione,  riparazione,  demolizione  e  trasformazione
navale, di eta' non inferiore a quella di cui all'articolo  1,  primo
comma, della legge 31 maggio 1984, n. 193, e all'articolo 5, comma 5,
del  decreto-legge  30  dicembre  1987,  n.  536,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1988, n. 48, che  possano  far
valere non meno di quindici  anni  di  anzianita'  contributiva,  nei
limiti di novemila unita'. Con decreto  del  Ministro  del  lavoro  e
della previdenza sociale e del Ministro delle partecipazioni  statali
sono emanate le norme di attuazione per la ripartizione del  predetto
limite numerico tra le aziende interessate. ((1)) 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (1) 
  La L. 20 gennaio 1992, n. 22 ha disposto (con l'art.  3,  comma  4)
che "Il termine di cui agli articoli 27 e 29 della  legge  23  luglio
1991, n. 223, e' differito dal 31 dicembre 1991 al 31 gennaio 1992". 
                              Art. 30. 
(Trasferimento  dell'iscrizione  alle   liste   di   collocamento   e
                     cancellazione dalle liste) 
1. Il comma 2 dell'articolo 16 legge  28  febbraio  1987,  n.  56  e'
sostituito dal seguente: 
"2. I lavoratori di  cui  al  comma  1  possono  trasferire  la  loro
iscrizione presso altra  circoscrizione  ai  sensi  dell'articolo  1,
comma  4.  L'inserimento  nella  graduatoria  nella   nuova   sezione
circoscrizionale avviene con effetto immediato". 
2. L'articolo 12 della legge 28 febbraio 1987, n. 56,  e'  sostituito
dal seguente: 
"Art. 12. - (Cancellazione dalle  liste).  -  1.  Nei  confronti  del
lavoratore  che,  senza  giustificato  motivo,  non   risponda   alla
convocazione, ovvero rifiuti il posto di lavoro a tempo indeterminato
corrispondente  ai  suoi  requisiti  professionali,  la   commissione
circoscrizionale dispone la decadenza dal diritti  all'indennita'  di
disoccupazione e la cancellazione dalle liste". 
                              Art. 31. 
 (Trattamento speciale di disoccupazione e pensionamento anticipato) 
1. Le disposizioni  di  cui  all'articolo  11  trovano  applicazione,
ricorrendone i presupposti, anche per i lavoratori edili licenziati a
decorrere dal primo gennaio 1989. 
  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
Italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato. 
    Data a Roma, addi' 23 luglio 1991 
                                  ANDREOTTI, Presidente del Consiglio
                                  dei Ministri 
                                  MARINI, Ministro del lavoro e della
                                  previdenza sociale 
Visto, il Guardasigilli: MARTELLI 

LEGGE 20 maggio 1975, n. 164

Provvedimenti per la garanzia del salario.
 
 Vigente al: 5-4-2012  
 
    La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della Repubblica hanno
approvato;

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

                              PROMULGA

la seguente legge:
                               Art. 1.
                Interventi di integrazione salariale

  Agli operai dipendenti da imprese industriali che siano sospesi dal
lavoro  o effettuino prestazioni di lavoro a orario ridotto e' dovuta
l'integrazione salariale nei seguenti casi:
    1)   integrazione   salariale   ordinaria  per  contrazione  -  o
sospensione dell'attivita' produttiva:
      a)  per  situazioni aziendali dovute ad eventi transitori e non
imputabili all'imprenditore o agli operai;
      b) ovvero determinate da situazioni temporanee di mercato;
    2) integrazione salariale straordinaria:
      a)((LETTERA ABROGATA DAL D.L. 21 MARZO 1988, N. 86, CONVERTITO,
 CON MODIFICAZIONI DALLA L.20 MAGGIO 1988, N. 160))
b) per ristrutturazioni, riorganizzazioni o conversioni aziendali.
                               Art. 2.
                 Misure dell'integrazione salariale

  L'integrazione  salariale  e' dovuta nella misura dell'80 per cento
della  retribuzione  globale  che agli operai sarebbe spettata per le
ore  di  lavoro  non  prestate,  comprese  fra  le  ore 0 e il limite
dell'orario   contrattuale,   ma   comunque   non  oltre  le  40  ore
settimanali.
                               Art. 3.
  Trattamento previdenziale nei periodi dell'integrazione salariale

  I  periodi  di  sospensione  per  i quali e' ammessa l'integrazione
salariale sono riconosciuti utili d'ufficio per;
  il  conseguimento  del  diritto  alla  pensione  per l'invalidita',
vecchiaia e superstiti e per la determinazione della misura di questa
fino ad un massimo complessivo di trentasei mesi nell'intero rapporto
assicurativo del lavoratore.
  Per  detti  periodi  il contributo figurativo sara' calcolato sulla
base della retribuzione cui e' riferita l'integrazione salariale.
  Le  somme  occorrenti alla copertura della contribuzione figurativa
saranno versate, a carico della Cassa integrazione guadagni, al Fondo
pensioni lavoratori dipendenti.
                               Art. 4.
     Assistenza sanitaria nei periodi di integrazione salariale

  Ai   fini  del  diritto  all'assistenza  sanitaria,  i  periodi  di
integrazione   salariale   sono  equiparati  a  quelli  di  effettiva
prestazione lavorativa.
  7-6-1975  -  GAZZETTA  UFFICIALE  DELL'assistenza  sanitaria spetta
anche  nel  corso  della  istruttoria  delle  domande  d'integrazione
salariale  straordinaria e di disoccupazione speciale, ai sensi degli
articoli 3 e 4 della legge 8 agosto 1972, n. 464.
  Il  trattamento  speciale  di  disoccupazione di cui all'articolo 8
della legge 5 novembre 1968, n. 1115, ed all'articolo 4 della legge 8
agosto 1972, n. 464, sostituisce, in caso di malattia, l'indennita' a
carico degli enti gestori dell'assicurazione contro le malattie.
                               Art. 5.
                Procedure di consultazione sindacale

  Nei  casi  di  eventi  oggettivamente non evitabili che rendano non
differibile   la   contrazione   o   la   sospensione  dell'attivita'
produttiva, l'imprenditore e' tenuto a comunicare alle rappresentanze
sindacali  aziendali  o,  in  mancanza di queste, alle organizzazioni
sindacali  di  categoria dei lavoratori piu' rappresentative operanti
nella   provincia,   la   durata   prevedibile  della  contrazione  o
sospensione e il numero dei lavoratori interessati.
  Quando  vi  sia  sospensione  o  riduzione  dell'orario  di lavoro,
superiore  a  sedici  ore  settimanali,  si  procedera',  a richiesta
dell'imprenditore o degli organismi rappresentativi dei lavoratori di
cui al comma precedente, ad un esame congiunto in ordine alla ripresa
della  normale  attivita'  produttiva  e  ai criteri di distribuzione
degli orari di lavoro.
  La  richiesta di esame congiunto dovra' essere presentata entro tre
giorni  dalla  comunicazione  di  cui  al  primo  comma e la relativa
procedura  dovra' esaurirsi entro i cinque giorni successivi a quello
in cui e' stata avanzata la richiesta medesima.
  Negli  altri  casi  di  contrazione  o  sospensione  dell'attivita'
produttiva   di  cui  all'articolo  1,  l'imprenditore  e'  tenuto  a
comunicare  preventivamente  alle rappresentanze sindacali aziendali,
ove  esistenti, nonche' per il tramite dell'associazione territoriale
degli  industriali,  in  quanto  vi aderisca o le conferisca mandato,
alle  organizzazioni  sindacali  di  categoria  dei  lavoratori  piu'
rappresentative  operanti nella, provincia, le cause di sospensione o
di   riduzione   dell'orario   di   lavoro,  l'entita'  e  la  durata
prevedibile, il numero dei lavoratori interessati.
  A  tale comunicazione seguira', su richiesta di una delle parti, un
esame  congiunto  della  situazione  avente  ad  oggetto  i  problemi
relativi alla tutela degli interessi dei lavoratori in relazione alla
crisi dell'impresa.
  L'intera  procedura  di consultazione, ove attivata dalla richiesta
dell'esame  congiunto  di  cui  al precedente comma, dovra' esaurirsi
entro 25 giorni dalla data della richiesta medesima, ridotti a 10 per
le aziende fino a 50 dipendenti.
  All'atto   della  presentazione  delle  richieste  di  integrazione
salariale   ordinaria  o  straordinaria  dovra'  darsi  comunicazione
dell'esecuzione degli adempimenti di cui al presente articolo.
                               Art. 6.
            Durata dell'integrazione salariale ordinaria

  L'integrazione  salariale  prevista per i casi di cui al precedente
articolo  1 n. 1) e' corrisposta fino ad un periodo massimo di 3 mesi
continuativi; in casi eccezionali detto periodo puo' essere prorogato
trimestralmente fino ad un massimo complessivo di 12 mesi.
  Le   proroghe   sono  autorizzate  dal  Comitato  speciale  di  cui
all'articolo  7  del  decreto  legislativo luogotenenziale 9 novembre
1945, n. 788.
  Qualora   l'impresa   abbia   fruito  di  12  mesi  consecutivi  di
integrazione salariale, una nuova domanda puo' essere proposta per la
medesima  unita'  produttiva  per  la  quale  l'integrazione e' stata
concessa,  quando  sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di
normale attivita' lavorativa.
  L'integrazione  salariale  relativa  a piu' periodi non consecutivi
non  puo'  superare  complessivamente  la  durata  di  12  mesi in un
biennio.
  Le disposizioni di cui al terzo e quarto comma non si applicano nei
casi   di   intervento   determinato  da  eventi  oggettivamente  non
evitabili.
                               Art. 7.
           Procedimento d'integrazione salariale ordinaria

  Per   l'ammissione   al   trattamento   di  integrazione  salariale
l'imprenditore presenta alla sede provinciale dell'Istituto nazionale
della previdenza sociale apposita domanda nella quale dovranno essere
indicati la causa della sospensione o riduzione dell'orario di lavoro
e  la loro presumibile durata, il numero dei lavoratori interessati e
delle  ore  di  effettivo  lavoro.  La domanda deve essere presentata
entro il termine di 25 giorni dalla fine del periodo di paga in corso
al termine della settimana in cui ha avuto inizio la sospensione o la
riduzione dell'orario di lavoro.
  Qualora  la  domanda  venga presentata dopo il termine indicato nel
comma  precedente,  l'eventuale  trattamento d'integrazione salariale
non potra' aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto
alla data di presentazione.
  Qualora  dall'omessa o tardiva presentazione della domanda derivi a
danno  dei  lavoratori  dipendenti  la  perdita totale o parziale del
diritto   all'integrazione  salariale,  l'imprenditore  e'  tenuto  a
corrispondere  ai  lavoratori  stessi una somma d'importo equivalente
all'integrazione salariale non percepita.
                               Art. 8.
      Commissione provinciale della Cassa integrazione guadagni

  L'integrazione   salariale   e'  disposta  dalla  sede  provinciale
dell'Istituto  nazionale  della  previdenza  sociale,  competente per
territorio,   previa   conforme   deliberazione  di  una  commissione
provinciale,   nominata   con   decreto  del  direttore  dell'ufficio
regionale   del   lavoro   e   composta  dal  direttore  dell'ufficio
provinciale  del lavoro e della massima occupazione, che la presiede,
da  un  funzionario  dell'ispettorato  provinciale del lavoro, da tre
rappresentanti  dei  lavoratori e da tre rappresentanti dei datori di
lavoro dell'industria designati dalle rispettive organizzazioni
  sindacali   di   categoria   piu'  rappresentative  operanti  nella
  provincia.
Partecipa con voto consultivo alle sedute della commissione un
funzionario  della  sede  provinciale  dello Istituto nazionale della
previdenza sociale.
                               Art. 9.
    Ricorso contro il provvedimento della commissione provinciale

  Avverso  il  provvedimento della commissione provinciale e' ammesso
ricorso,  entro  trenta  giorni  dalla  notifica,  al comitato di cui
all'articolo  7  del  decreto  legislativo luogotenenziale 9 novembre
1945, n. 788.
  Il  ricorso  puo' essere proposto entro il termine di trenta giorni
dalla data della delibera anche da parte di ciascuno dei partecipanti
alle  sedute  della commissione che, nel corso della votazione, abbia
motivato il proprio dissenso chiedendone l'inserimento a verbale.
  Sui ricorsi di cui al presente articolo il comitato speciale decide
in via definitiva.
                              Art. 10.
         Procedimenti d'integrazione salariale straordinaria

  Per  quanto  non  disposto  dalla  presente  legge,  l'integrazione
salariale  straordinaria  e' regolata dalla legge 5 novembre 1968, n.
1115, modificata dalla legge 8 agosto 1972, n. 464.
                              Art. 11.
          Durata dell'integrazione salariale straordinaria

  Nei  casi  di  crisi  economiche  settoriali  o  locali  la proroga
trimestrale, di cui all'articolo 1 della legge 8 agosto 1972, n. 464,
e' ammessa nel limite massimo di sei mesi.
  La    proroga    dell'integrazione    salariale    nei    casi   di
ristrutturazione,  riorganizzazione  e conversione aziendale, dopo il
primo  anno,  e'  disposta,  per  periodi  non  superiori a sei mesi,
mediante  decreto  interministeriale  da  adottarsi nelle forme e nei
modi  previsti  dall'articolo 3 della legge 5 novembre 1968, n. 1115.
La  concessione  di  tale  proroga  e'  subordinata  all'accertamento
dell'attuazione dei programmi di ristrutturazione, riorganizzazione e
conversione aziendale.
                              Art. 12.
           Finanziamento della Cassa integrazione guadagni

  La Cassa integrazione guadagni e' alimentata dai seguenti proventi:
    1) contributo a carico delle imprese industriali nella misura
dell'1   per   cento   della   retribuzione,   determinata   a  norma
dell'articolo  12  della legge 30 aprile 1969, n. 153; per le imprese
fino  a 50 dipendenti il contributo e' determinato nella misura dello
0,75 per cento.
  Al  fine  di  assicurare l'equilibrio della gestione, al termine di
ciascun   esercizio,   sulla   base   delle  risultanze  di  bilancio
dell'esercizio  stesso,  le  aliquote  contributive  predette possono
essere  modificate,  mantenendo  lo  stesso  rapporto  proporzionale,
mediante  decreto  del  Presidente  della Repubblica, su proposta del
Ministro  per  il  lavoro e la previdenza sociale, di concerto con il
Ministro   per  il  tesoro,  sentito  il  Comitato  speciale  di  cui
all'articolo  7  del  decreto  legislativo luogotenenziale 9 novembre
1945,  n. 788; tale modifica e' obbligatoria quando la differenza fra
le  entrate  e  le  uscite  per  le  integrazioni salariali ordinarie
risulti superiore al 10 per cento;
  2)  contributo  addizionale a carico delle imprese che si avvalgono
degli  interventi  di  integrazione salariale nella misura dell'8 per
cento  dell'integrazione  salariale corrisposta ai propri dipendenti,
ridotta al 4 per cento per le imprese fino a 50 dipendenti, che sara'
versato,  in sede di conguaglio, alla Cassa integrazione guadagni. Il
contributo  addizionale non e' dovuto quando l'integrazione salariale
e'  corrisposta  per  sospensione  o  riduzione dell'orario di lavoro
determinate da eventi oggettivamente non evitabili;
  3)  contributo a carico dello Stato previsto dall'articolo 13 della
legge  5  novembre  1968,  n.  1115,  e dall'articolo 6 della legge 8
agosto  1972,  n. 464, che resta determinato nella misura annua di 20
miliardi di lire, per gli anni successivi al 1975.
                              Art. 13.
                       Computo dei dipendenti

  Ai  fini della determinazione del limite di dipendenti, indicato al
precedente articolo 12, si tiene conto, fino al 31 dicembre 1975, del
personale complessivamente in forza alla data del 1 gennaio 1975. Per
gli  anni successivi, il limite anzidetto e' determinato, con effetto
dal  1  gennaio  di  ciascun  anno,  sulla  base  del numero medio di
dipendenti in forza nell'anno precedente dichiarato dall'impresa.
  Per  le  aziende  costituite  nel  corso  dell'anno  solare  si  fa
riferimento  al  numero  di  dipendenti  alla  fine del primo mese di
attivita'. A tal fine l'impresa e' tenuta a fornire all'INPS apposita
dichiarazione al termine di ciascun anno.
  Agli  effetti  di cui al presente articolo sono da comprendersi nel
calcolo  tutti  i  lavoratori, compresi i lavoratori a domicilio, che
prestano   la   propria  opera  con  vincolo  di  subordinazione  sia
all'interno che all'esterno dell'azienda.
                              Art. 14.
Bilancio della Cassa per l'integrazione    guadagni    degli   operai
                           dell'industria

  Nel  bilancio  della Cassa per l'integrazione guadagni degli operai
dell'industria  devono essere esposti, in voci distinte, i contributi
degli   imprenditori   e   dello  Stato,  secondo  l'elencazione  del
precedente  articolo  12 e le diverse forme di integrazione salariale
di cui all'articolo 1 della presente legge.
  Tra  le  entrate o le uscite sono iscritti gli avanzi o i disavanzi
del precedente esercizio finanziario.
                              Art. 15.
                              Impiegati

  Il  limite dell'integrazione fissato dall'articolo 1, quarto comma,
della legge 8 agosto 1972, n. 464, e' elevato a L. 300.000.
  L'integrazione si calcola sulla base della retribuzione globale che
sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate.
                              Art. 16.
              Termine per il rimborso delle prestazioni

  Il  termine  di  tre  mesi  fissato  dall'articolo  9  del  decreto
legislativo  del Capo provvisorio dello Stato 12 agosto 1947, n. 869,
e' elevato a sei mesi.
                              Art. 17.
                      Formazione professionale

  Nei   casi   di  integrazione  salariale  straordinaria,  l'ufficio
regionale   del   lavoro,   sentite   le   organizzazioni   sindacali
interessate,  promuove  le opportune iniziative, formulando proposte,
per  l'istituzione  di  corsi  di  qualificazione  o riqualificazione
professionale.
  Il    lavoratore   sospeso   dal   lavoro   cessa   dal   beneficio
dell'integrazione  salariale quando rifiuti di frequentare i corsi di
qualificazione o riqualificazione professionale.
  Il  trattamento  d'integrazione salariale non e' cumulabile con gli
assegni,  le indennita', i compensi spettanti per i corsi nonche' con
l'indennita'  o con il sussidio straordinario di disoccupazione o con
altre provvidenze sostitutive o aggiuntive.
                              Art. 18.
          Disposizioni particolari per gli operai agricoli

  La  misura  del trattamento sostitutivo dovuto agli operai agricoli
ai  sensi  dell'articolo  8  della  legge  8  agosto 1972, n. 457, e'
elevata  all'80  per  cento  della  retribuzione,  calcolata ai sensi
dell'articolo 3 della legge medesima.
  La  relativa spesa e' posta a carico della gestione della Cassa per
l'integrazione   dei   salari  degli  operai  dipendenti  da  imprese
agricole.
  Allo  scopo  di  assicurare  l'equilibrio della gestione, la misura
dell'aliquota  contributiva  di  cui  all'articolo  20  della legge 8
agosto  1972,  n.  457,  puo' essere modificata al termine di ciascun
esercizio,  sulla  base  delle  risultanze di bilancio dell'esercizio
stesso  mediante  il  provvedimento  previsto  dall'articolo 21 della
legge  medesima;  tale  modifica e' obbligatoria quando la differenza
fra   le   entrate  e  le  uscite  della  gestione  della  Cassa  per
l'integrazione dei salari degli operai dipendenti da imprese agricole
risulti superiore al 10 per cento.
  Per  i ricorsi avverso i provvedimenti di cui all'articolo 14 della
legge  8  agosto 1972, n. 457, si applica quanto disposto dal secondo
comma dell'articolo 9 della presente legge.
                              Art. 19.
                         Disposizioni finali

  E'  abrogata  ogni norma contraria o incompatibile con quelle della
presente legge.
                              Art. 20.
                         Regime transitorio

  A decorrere dal primo periodo di paga iniziatosi successivamente al
31  gennaio  1975, i trattamenti corrisposti dalla Cassa integrazione
guadagni  per gli operai dell'industria sono integrati entro i limiti
e nella misura di cui all'articolo 2 della presente legge.
  Con  la  stessa  decorrenza  sono  dovuti  i  contributi  di cui al
precedente articolo 12 punto 1).
  I  limiti  temporali  degli  interventi  della  Cassa  integrazione
guadagni  previsti  dalla  presente  legge si applicano per i periodi
successivi  alla  data  della  sua  entrata  in  vigore,  anche  agli
interventi in corso.

  La  presente  legge,  munita del sigillo dello Stato, sara' inserta
nella  Raccolta  ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.

  Data a Roma, addi' 20 maggio 1975

                                LEONE

                                             MORO - TOROS - ANDREOTTI
- COLOMBO - MARCORA
- DONAT-CATTIN

Visto, il Guardasigilli: REALE

LEGGE 12 marzo 1999, n. 68

  Norme per il diritto al lavoro dei disabili.
 
 Vigente al: 4-4-2012  
 

Capo I
DIRITTO AL LAVORO DEI DISABILI

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
                              Promulga
la seguente legge:
                               Art. 1.
                     (Collocamento dei disabili)
1. La presente legge ha come finalita' la promozione dell'inserimento
e  della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del
lavoro  attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato. Essa
si applica:
a)  alle  persone  in eta' lavorativa affette da minorazioni fisiche,
psichiche  o  sensoriali e ai portatori di handicap intellettivo, che
comportino  una  riduzione della capacita' lavorativa superiore al 45
per   cento,   accertata   dalle   competenti   commissioni   per  il
riconoscimento  dell'invalidita'  civile  in conformita' alla tabella
indicativa   delle  percentuali  di  invalidita'  per  minorazioni  e
malattie  invalidanti approvata, ai sensi dell'articolo 2 del decreto
legislativo  23  novembre  1988,  n. 509, dal Ministero della sanita'
sulla  base  della  classificazione  internazionale delle menomazioni
elaborata dalla Organizzazione mondiale della sanita;
b)  alle  persone  invalide  del  lavoro  con un grado di invalidita'
superiore  al  33  per  cento,  accertata dall'Istituto nazionale per
l'assicurazione  contro  gli  infortuni  sul  lavoro  e  le  malattie
professionali (INAIL) in base alle disposizioni vigenti;
c)  alle persone non vedenti o sordomute, di cui alle leggi 27 maggio
1970, n. 382, e successive modificazioni, e 26 maggio 1970, n. 381, e
successive modificazioni;
d)  alle  persone  invalide  di  guerra,  invalide civili di guerra e
invalide per servizio con minorazioni ascritte dalla prima all'ottava
categoria  di  cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in
materia  di  pensioni di guerra, approvato con decreto del Presidente
della   Repubblica   23   dicembre   1978,   n.   915,  e  successive
modificazioni.
2.  Agli  effetti  della  presente legge si intendono per non vedenti
coloro che sono colpiti da cecita' assoluta o hanno un residuo visivo
non  superiore  ad  un  decimo  ad  entrambi gli occhi, con eventuale
correzione.  Si  intendono  per  sordomuti coloro che sono colpiti da
sordita'  dalla  nascita  o  prima  dell'apprendimento  della  lingua
parlata.
3.  Restano ferme le norme per i centralinisti telefonici non vedenti
di cui alle leggi 14 luglio 1957, n. 594, e successive modificazioni,
28 luglio 1960, n. 778, 5 marzo 1965, n. 155, 11 aprile 1967, n. 231,
3  giugno  1971,  n.  397,  e  29  marzo 1985, n. 113, le norme per i
massaggiatori  e massofisioterapisti non vedenti di cui alle leggi 21
luglio  1961,  n.  686,  e  19  maggio  1971,  n. 403, le norme per i
terapisti  della  riabilitazione  non  vedenti  di  cui alla legge 11
gennaio 1994, n. 29, e le norme per gli insegnanti non vedenti di cui
all'articolo  61 della legge 20 maggio 1982, n. 270. Per l'assunzione
obbligatoria  dei sordomuti restano altresi' ferme le disposizioni di
cui agli articoli 6 e 7 della legge 13 marzo 1958, n. 308.
4.  L'accertamento delle condizioni di disabilita' di cui al presente
articolo,  che danno diritto di accedere al sistema per l'inserimento
lavorativo  dei  disabili,  e'  effettuato  dalle  commissioni di cui
all'articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, secondo i criteri
indicati   nell'atto   di   indirizzo  e  coordinamento  emanato  dal
Presidente  del  Consiglio dei ministri entro centoventi giorni dalla
data  di  cui  all'articolo 23, comma 1. Con il medesimo atto vengono
stabiliti  i  criteri e le modalita' per l'effettuazione delle visite
sanitarie di controllo della permanenza dello stato invalidante.
5.  In  considerazione dei criteri adottati, ai sensi del testo unico
delle   disposizioni  per  l'assicurazione  obbligatoria  contro  gli
infortuni  sul  lavoro  e  le  malattie  professionali, approvato con
decreto  del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, per
la  valutazione  e  la  verifica  della  residua capacita' lavorativa
derivante  da infortunio sul lavoro e malattia professionale, ai fini
dell'accertamento   delle   condizioni  di  disabilita'  e'  ritenuta
sufficiente la presentazione di certificazione rilasciata dall'INAIL.
6. Per i soggetti di cui al comma 1, lettera d), l'accertamento delle
condizioni  di  disabilita'  che danno diritto di accedere al sistema
per   l'inserimento   lavorativo  dei  disabili  continua  ad  essere
effettuato ai sensi delle disposizioni del testo unico delle norme in
materia  di  pensioni di guerra, approvato con decreto del Presidente
della   Repubblica   23   dicembre   1978,   n.   915,  e  successive
modificazioni.
7. I datori di lavoro, pubblici e privati, sono tenuti a garantire la
conservazione  del  posto  di lavoro a quei soggetti che, non essendo
disabili al momento dell'assunzione, abbiano acquisito per infortunio
sul lavoro o malattia professionale eventuali disabilita'.
          Avvertenza:
            Il  testo  delle note qui' pubblicato e' stato redatto ai
          sensi  dell'art.  10,  commi  2  e 3, del testo unico delle
          disposizioni     sulla     promulgazione    delle    leggi,
          sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
          e  sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
          approvato  con  decreto  del Presidente della Repubblica 28
          dicembre  1985,  n.  1092,  al  solo  fine di facilitare la
          lettura  delle  disposizioni di legge alle quali e' operato
          il  rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli
          atti legislativi qui trascritti.
                               Art. 2.
                        (Collocamento mirato)
1.  Per  collocamento  mirato dei disabili si intende quella serie di
strumenti   tecnici   e   di  supporto  che  permettono  di  valutare
adeguatamente   le  persone  con  disabilita'  nelle  loro  capacita'
lavorative  e  di  inserirle  nel posto adatto, attraverso analisi di
posti  di  lavoro, forme di sostegno, azioni positive e soluzioni dei
problemi  connessi  con  gli  ambienti,  gli strumenti e le relazioni
interpersonali sui luoghi quotidiani di lavoro e di relazione.
                               Art. 3
             (Assunzioni obbligatorie. Quote di riserva)

  1.  I datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad avere alle
loro   dipendenze  lavoratori  appartenenti  alle  categorie  di  cui
all'articolo 1 nella seguente misura:
  a)  sette per cento dei lavoratori occupati, se occupano piu' di 50
dipendenti;
  b) due lavoratori, se occupano da 36 a 50 dipendenti;
  c) un lavoratore, se occupano da 15 a 35 dipendenti.
  2.  Per  i  datori  di  lavoro  privati  che  occupano  da  15 a 35
dipendenti  l'obbligo  di  cui  al comma 1 si applica solo in caso di
nuove assunzioni.
  3.  Per  i  partiti  politici,  le  organizzazioni  sindacali  e le
organizzazioni  che,  senza  scopo  di lucro, operano nel campo della
solidarieta'  sociale,  dell'assistenza  e  della  riabilitazione, la
quota  di  riserva  si  computa  esclusivamente  con  riferimento  al
personale  tecnico-esecutivo  e  svolgente  funzioni amministrative e
l'obbligo di cui al comma 1 insorge solo in caso di nuova assunzione.
4.  Per  i  servizi di polizia, della protezione civile ((. . .)), il
collocamento    dei   disabili   e'   previsto   nei   soli   servizi
amministrativi.
  5.  Gli  obblighi  di  assunzione  di cui al presente articolo sono
sospesi  nei  confronti  delle  imprese  che  versano  in  una  delle
situazioni  previste dagli articoli 1 e 3 della legge 23 luglio 1991,
n.  223,  e  successive  modificazioni,  ovvero  dall'articolo  1 del
decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni,
dalla  legge  19 dicembre 1984, n. 863; gli obblighi sono sospesi per
la  durata  dei  programmi  contenuti  nella  relativa  richiesta  di
intervento,  in  proporzione  all'attivita' lavorativa effettivamente
sospesa  e  per  il  singolo  ambito  provinciale.  Gli obblighi sono
sospesi   inoltre   per   la  durata  della  procedura  di  mobilita'
disciplinata  dagli  articoli  4  e 24 della legge 23 luglio 1991, n.
223,  e  successive modificazioni, e, nel caso in cui la procedura si
concluda  con  almeno  cinque  licenziamenti,  per  il periodo in cui
permane    il   diritto   di   precedenza   all'assunzione   previsto
dall'articolo 8, comma 1, della stessa legge.
  6.  Agli  enti pubblici economici si applica la disciplina prevista
per i datori di lavoro privati.
  7.  Nella  quota di riserva sono computati i lavoratori che vengono
assunti  ai  sensi  della  legge 21 luglio 1961, n. 686, e successive
modificazioni,  nonche'  della  legge  29 marzo 1985, n. 113, e della
legge 11 gennaio 1994, n. 29.
                               Art. 4.
             (Criteri di computo della quota di riserva)
1.  Agli effetti della determinazione del numero di soggetti disabili
da  assumere,  non  sono  computabili  tra  i dipendenti i lavoratori
occupati  ai  sensi della presente legge ovvero con contratto a tempo
determinato   di  durata  non  superiore  a  nove  mesi,  i  soci  di
cooperative  di  produzione  e  lavoro,  nonche'  i  dirigenti. Per i
lavoratori  assunti  con  contratto a tempo indeterminato parziale si
applicano  le  norme contenute nell'articolo 18, comma secondo, della
legge  20  maggio 1970, n. 300, come sostituito dall'articolo 1 della
legge 11 maggio 1990, n. 108.
2.  Nel  computo  le  frazioni  percentuali  superiori allo 0,50 sono
considerate unita'.
3.  I  lavoratori  disabili  dipendenti  occupati  a  domicilio o con
modalita' di telelavoro, ai quali l'imprenditore affida una quantita'
di   lavoro  atta  a  procurare  loro  una  prestazione  continuativa
corrispondente  all'orario  normale  di  lavoro  in  conformita' alla
disciplina  di  cui  all'articolo  11,  secondo comma, della legge 18
dicembre  1973, n. 877, e a quella stabilita dal contratto collettivo
nazionale applicato ai lavoratori dell'azienda che occupa il disabile
a  domicilio o attraverso il telelavoro, sono computati ai fini della
copertura della quota di riserva.
4.  I lavoratori che divengono inabili allo svolgimento delle proprie
mansioni  in  conseguenza di infortunio o malattia non possono essere
computati  nella  quota  di  riserva  di  cui all'articolo 3 se hanno
subito  una  riduzione della capacita' lavorativa inferiore al 60 per
cento    o,    comunque,   se   sono   divenuti   inabili   a   causa
dell'inadempimento  da  parte del datore di lavoro, accertato in sede
giurisdizionale,  delle  norme  in materia di sicurezza ed igiene del
lavoro.  Per  i  predetti  lavoratori  l'infortunio o la malattia non
costituiscono  giustificato  motivo  di licenziamento nel caso in cui
essi  possano  essere  adibiti  a  mansioni  equivalenti  ovvero,  in
mancanza,  a  mansioni inferiori. Nel caso di destinazione a mansioni
inferiori  essi  hanno diritto alla conservazione del piu' favorevole
trattamento  corrispondente alle mansioni di provenienza. Qualora per
i  predetti  lavoratori  non  sia possibile l'assegnazione a mansioni
equivalenti  o  inferiori,  gli  stessi vengono avviati, dagli uffici
competenti  di  cui all'articolo 6, comma 1, presso altra azienda, in
attivita'  compatibili  con  le  residue  capacita' lavorative, senza
inserimento nella graduatoria di cui all'articolo 8.
5.  Le  disposizioni di cui all'articolo 1 del decreto del Presidente
della  Repubblica  25  ottobre  1981,  n.  738, si applicano anche al
personale militare e della protezione civile.
6.  Qualora si renda necessaria, ai fini dell'inserimento mirato, una
adeguata   riqualificazione   professionale,   le   regioni   possono
autorizzare,  con  oneri  a  proprio  carico,  lo  svolgimento  delle
relative attivita' presso la stessa azienda che effettua l'assunzione
oppure   affidarne   lo   svolgimento,   mediante  convenzioni,  alle
associazioni nazionali di promozione, tutela e rappresentanza, di cui
all'articolo  115  del  decreto  del  Presidente  della Repubblica 24
luglio  1977,  n.  616,  e  successive  modificazioni, che abbiano le
adeguate competenze tecniche, risorse e disponibilita', agli istituti
di  formazione  che di tali associazioni siano emanazione, purche' in
possesso dei requisiti previsti dalla legge 21 dicembre 1978, n. 845,
nonche'  ai  soggetti  di  cui all'articolo 18 della legge 5 febbraio
1992,   n.   104.  Ai  fini  del  finanziamento  delle  attivita'  di
riqualificazione  professionale  e  della  corrispondente  assistenza
economica ai mutilati ed invalidi del lavoro, l'addizionale di cui al
primo  comma  dell'articolo 181 del testo unico approvato con decreto
del  Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, detratte le
spese  per  l'assegno  di incollocabilita' previsto dall'articolo 180
dello  stesso testo unico, per l'assegno speciale di cui alla legge 5
maggio 1976, n. 248, e per il fondo per l'addestramento professionale
dei lavoratori, di cui all'articolo 62 della legge 29 aprile 1949, n.
264,  e'  attribuita  alle regioni, secondo parametri predisposti dal
Ministro  del  tesoro, del bilancio e della programmazione economica,
sentita  la  Conferenza  unificata  di cui all'articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, di seguito denominata "Conferenza
unificata".
                               Art. 5 
       (Esclusioni, esoneri parziali e contributi esonerativi) 
 
  1. Con decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  da
emanare entro centoventi giorni dalla data di  cui  all'articolo  23,
comma 1, sentite le Commissioni parlamentari competenti per  materia,
che  esprimono  il  parere  entro  trenta  giorni   dalla   data   di
trasmissione dello schema di decreto, e la Conferenza unificata, sono
individuate le mansioni che, in relazione all'attivita' svolta  dalle
amministrazioni pubbliche e dagli enti pubblici  non  economici,  non
consentono l'occupazione di lavoratori disabili o  la  consentono  in
misura ridotta. Il predetto  decreto  determina  altresi'  la  misura
della eventuale riduzione. 
  2. I datori di lavoro pubblici e privati che  operano  nel  settore
del trasporto aereo, marittimo  e  terrestre  non  sono  tenuti,  per
quanto concerne il personale viaggiante e  navigante,  all'osservanza
dell'obbligo  di  cui  all'articolo  3.  Non  sono   inoltre   tenuti
all'osservanza dell'obbligo di cui all'articolo 3 i datori di  lavoro
del settore edile per quanto concerne il personale di cantiere e  gli
addetti al trasporto del settore. Sono altresi' esentati dal predetto
obbligo i datori di lavoro pubblici e privati del solo settore  degli
impianti a fune, in relazione al personale direttamente adibito  alle
aree  operative  di  esercizio  e   regolarita'   dell'attivita'   di
trasporto. Per consentire al comparto dell'autotrasporto nazionale di
evolvere verso modalita' di servizio piu' evolute e competitive e per
favorire un maggiore grado di sicurezza nella  circolazione  stradale
di mezzi, ai sensi  del  comma  1  dell'articolo  1  della  legge  23
dicembre 1997, n. 454, i datori di  lavoro  pubblici  e  privati  che
operano nel settore dell'autotrasporto non sono  tenuti,  per  quanto
concerne il personale viaggiante, all'osservanza dell'obbligo di  cui
all'articolo  3.  Fermo  restando  l'obbligo   del   versamento   del
contributo di cui al comma 3 al Fondo regionale per l'occupazione dei
disabili,  per  le  aziende  che  occupano   addetti   impegnati   in
lavorazioni che comportano il pagamento di un tasso di premio ai fini
INAIL pari o superiore al 60  per  cento,  la  procedura  di  esonero
prevista dal presente articolo e' sostituita da un'autocertificazione
del  datore  di  lavoro  che  attesta  l'esclusione  dei   lavoratori
interessati dalla base di computo. 
  3. I datori di lavoro privati e gli enti  pubblici  economici  che,
per le speciali condizioni della loro attivita', non possono occupare
l'intera  percentuale  dei  disabili,  possono,  a  domanda,   essere
parzialmente esonerati dall'obbligo dell'assunzione, alla  condizione
che versino al Fondo regionale per l'occupazione dei disabili di  cui
all'articolo 14 un contributo esonerativo  per  ciascuna  unita'  non
assunta, nella misura di lire 25.000 per ogni giorno  lavorativo  per
ciascun lavoratore disabile non occupato. 
  4. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza  sociale,
da emanare entro centoventi giorni dalla data di cui all'articolo 23,
comma 1, sentita  la  Conferenza  unificata  e  sentite  altresi'  le
Commissioni parlamentari competenti per  materia,  che  esprimono  il
loro parere con le modalita' di cui al comma 1, sono  disciplinati  i
procedimenti  relativi   agli   esoneri   parziali   dagli   obblighi
occupazionali,  nonche'  i  criteri  e  le  modalita'  per  la   loro
concessione, che avviene solo in presenza di adeguata motivazione. 
  5. In caso di  omissione  totale  o  parziale  del  versamento  dei
contributi di cui al presente articolo, la somma dovuta  puo'  essere
maggiorata, a titolo di sanzione amministrativa, dal 5 per  cento  al
24 per cento su base annua. La riscossione e' disciplinata secondo  i
criteri previsti al comma 7. 
  6. Gli importi dei contributi  e  della  maggiorazione  di  cui  al
presente articolo sono adeguati ogni  cinque  anni  con  decreto  del
Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentita la Conferenza
unificata. 
  7.  Le  regioni,  entro  centoventi  giorni  dalla  data   di   cui
all'articolo 23, comma  1,  determinano  i  criteri  e  le  modalita'
relativi al pagamento, alla riscossione e  al  versamento,  al  Fondo
regionale per l'occupazione dei  disabili  di  cui  all'articolo  14,
delle somme di cui al presente articolo. 
  ((8. Gli obblighi di cui agli articoli 3 e 18 devono essere rispettati a livello nazionale.
 Ai fini del rispetto degli obblighi ivi previsti, i datori di lavoro privati che occupano personale
 in diverse unita' produttive e i datori di lavoro privati di imprese che sono parte di un gruppo
 ai sensi dell'articolo 31 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 possono assumere
 in una unita' produttiva o, ferme restando le aliquote d'obbligo di ciascuna impresa,
 in una impresa del gruppo avente sede in Italia, un numero di lavoratori aventi diritto al
 collocamento mirato superiore a quello prescritto, portando in via automatica le
 eccedenze a compenso del minor numero di lavoratori assunti nelle altre unita'
produttive o nelle altre imprese del gruppo aventi sede in Italia))
. ((8-bis. I datori di lavoro privati che si avvalgono della facolta' di cui al comma 8 trasmettono
 in via telematica a ciascuno dei servizi competenti delle province in cui insistono le unita'
produttive della stessa azienda e le sedi delle diverse imprese del gruppo di cui
 all'articolo 31 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, il prospetto di cui all'articolo 9,
 comma 6, dal quale risulta l'adempimento dell'obbligo a livello nazionale sulla base dei dati
riferiti a ciascuna unita' produttiva ovvero a ciascuna impresa appartenente al gruppo))
. ((8-ter. I datori di lavoro pubblici possono essere autorizzati, su loro motivata richiesta,
 ad assumere in una unita' produttiva un numero di lavoratori aventi diritto al collocamento
obbligatorio superiore a quello prescritto, portando le eccedenze a compenso del minor numero
di lavoratori assunti in altre unita' produttive della medesima regione))
. ((8-quater. Sono o restano abrogate tutte le norme incompatibili con le disposizioni di cui
ai commi 8, 8-bis e 8-ter))
.

Capo II
SERVIZI DEL COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO

                               Art. 6.
        (Servizi per l'inserimento lavorativo dei disabili e
modifiche al decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469)
1.  Gli  organismi individuati dalle regioni ai sensi dell'articolo 4
del  decreto  legislativo  23  dicembre  1997,  n.  469,  di  seguito
denominati "uffici competenti", provvedono, in raccordo con i servizi
sociali,  sanitari,  educativi e formativi del territorio, secondo le
specifiche   competenze   loro   attribuite,   alla   programmazione,
all'attuazione,  alla  verifica  degli  interventi  volti  a favorire
l'inserimento  dei  soggetti  di  cui  alla  presente  legge  nonche'
all'avviamento lavorativo, alla tenuta delle liste, al rilascio delle
autorizzazioni,  degli  esoneri  e  delle compensazioni territoriali,
alla  stipula  delle  convenzioni  e  all'attuazione del collocamento
mirato.
2. All'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 23 dicembre 1997,
n. 469, sono apportate le seguenti modificazioni:
a)  le  parole:  "maggiormente rappresentative" sono sostituite dalle
seguenti: "comparativamente piu' rappresentative";
b)  sono  aggiunti, in fine, i seguenti periodi: "Nell'ambito di tale
organismo  e'  previsto un comitato tecnico composto da funzionari ed
esperti  del  settore  sociale  e  medico-legale  e  degli  organismi
individuati  dalle  regioni  ai  sensi  dell'articolo  4 del presente
decreto,  con  particolare riferimento alla materia delle inabilita',
con   compiti  relativi  alla  valutazione  delle  residue  capacita'
lavorative, alla definizione degli strumenti e delle prestazioni atti
all'inserimento  e alla predisposizione dei controlli periodici sulla
permanenza   delle  condizioni  di  inabilita'.  Agli  oneri  per  il
funzionamento    del    comitato   tecnico   si   provvede   mediante
corrispondente   riduzione   dell'autorizzazione   di  spesa  per  il
funzionamento della commissione di cui al comma 1".

Capo III
AVVIAMENTO AL LAVORO

                               Art. 7.
              (Modalita' delle assunzioni obbligatorie)
1.  Ai  fini dell'adempimento dell'obbligo previsto dall'articolo 3 i
datori  di  lavoro  assumono  i  lavoratori  facendone  richiesta  di
avviamento  agli  uffici  competenti  ovvero attraverso la stipula di
convenzioni  ai  sensi dell'articolo 11. Le richieste sono nominative
per:
a)  le  assunzioni cui sono tenuti i datori di lavoro che occupano da
15  a  35  dipendenti,  nonche' i partiti politici, le organizzazioni
sindacali e sociali e gli enti da essi promossi; ((2))
b)  il  50  per  cento  delle  assunzioni cui sono tenuti i datori di
lavoro che occupano da 36 a 50 dipendenti;
c)  il  60  per  cento  delle  assunzioni cui sono tenuti i datori di
lavoro che occupano piu' di 50 dipendenti.
2.   I   datori  di  lavoro  pubblici  effettuano  le  assunzioni  in
conformita'  a quanto previsto dall'articolo 36, comma 2, del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, come modificato dall'articolo 22,
comma  1,  del  decreto  legislativo  31  marzo  1998,  n.  80, salva
l'applicazione  delle  disposizioni  di  cui  all'articolo  11  della
presente  legge.  Per  le assunzioni di cui all'articolo 36, comma 1,
lettera  a),  del  predetto  decreto  legislativo  n.  29 del 1993, e
successive  modificazioni, i lavoratori disabili iscritti nell'elenco
di  cui  all'articolo  8, comma 2, della presente legge hanno diritto
alla riserva dei posti nei limiti della complessiva quota d'obbligo e
fino al cinquanta per cento dei posti messi a concorso.
3.  La  Banca d'Italia e l'Ufficio italiano dei cambi, che esercitano
le  funzioni  di  vigilanza  sul  sistema  creditizio  e  in  materia
valutaria,  procedono  alle  assunzioni  di  cui  alla presente legge
mediante pubblica selezione, effettuata anche su base nazionale.
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AGGIORNAMENTO (2)
  Il  D.P.R. 10 ottobre 2000, n. 333 ha disposto (con l'art. 6, comma
3)  che  "Ai  fini della legge n. 68 del 1999, gli "enti promossi" di
cui  all'articolo  7,  comma  1,  lettera a), della citata legge sono
quelli  che recano nella denominazione la sigla del partito politico,
dell'organizzazione  sindacale  o sociale che li promuove. In assenza
di  tale  requisito,  sono inclusi in tale categoria gli enti nel cui
statuto  i  predetti organismi risultano tra i soci fondatori o tra i
soggetti promotori".
                               Art. 8.
                       (Elenchi e graduatorie)
1.  Le  persone  di  cui  al  comma  1 dell'articolo 1, che risultano
disoccupate  e  aspirano  ad  una  occupazione  conforme alle proprie
capacita'  lavorative, si iscrivono nell'apposito elenco tenuto dagli
uffici  competenti; per ogni persona, l'organismo di cui all'articolo
6,  comma  3,  del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, come
modificato  dall'articolo  6  della  presente  legge,  annota  in una
apposita scheda le capacita' lavorative, le abilita', le competenze e
le  inclinazioni,  nonche'  la  natura e il grado della minorazione e
analizza  le  caratteristiche  dei  posti  da assegnare ai lavoratori
disabili,  favorendo  l'incontro tra domanda e offerta di lavoro. Gli
uffici  competenti provvedono al collocamento delle persone di cui al
primo  periodo  del  presente  comma  alle  dipendenze  dei datori di
lavoro.
2.  Presso  gli  uffici  competenti e' istituito un elenco, con unica
graduatoria,  dei  disabili  che risultano disoccupati; l'elenco e la
graduatoria  sono  pubblici e vengono formati applicando i criteri di
cui  al  comma 4. Dagli elementi che concorrono alla formazione della
graduatoria  sono  escluse  le  prestazioni  a carattere risarcitorio
percepite in conseguenza della perdita della capacita' lavorativa.
3.  Gli  elenchi  e  le schede di cui ai commi 1 e 2 sono formati nel
rispetto  delle  disposizioni di cui agli articoli 7 e 22 della legge
31 dicembre 1996, n. 675, e successive modificazioni.
4.  Le regioni definiscono le modalita' di valutazione degli elementi
che  concorrono  alla  formazione della graduatoria di cui al comma 2
sulla   base   dei   criteri   indicati   dall'atto  di  indirizzo  e
coordinamento di cui all'articolo 1, comma 4.
5. I lavoratori disabili, licenziati per riduzione di personale o per
giustificato motivo oggettivo, mantengono la posizione in graduatoria
acquisita all'atto dell'inserimento nell'azienda.
                               Art. 9.
                      (Richieste di avviamento)

  1.  I  datori di lavoro devono presentare agli uffici competenti la
richiesta di assunzione entro sessanta giorni dal momento in cui sono
obbligati all'assunzione dei lavoratori disabili.((13))
  2. In caso di impossibilita' di avviare lavoratori con la qualifica
richiesta, o con altra concordata con il datore di lavoro, gli uffici
competenti  avviano lavoratori di qualifiche simili, secondo l'ordine
di  graduatoria  e previo addestramento o tirocinio da svolgere anche
attraverso le modalita' previste dall'articolo 12.
  3. La richiesta di avviamento al lavoro si intende presentata anche
attraverso  l'invio  agli uffici competenti dei prospetti informativi
di cui al comma 6 da parte dei datori di lavoro.
  4.  I  disabili  psichici  vengono  avviati su richiesta nominativa
mediante  le  convenzioni  di cui all'articolo 11. I datori di lavoro
che  effettuano  le  assunzioni  ai  sensi  del  presente comma hanno
diritto alle agevolazioni di cui all'articolo 13.
  5.  Gli uffici competenti possono determinare procedure e modalita'
di avviamento mediante chiamata con avviso pubblico e con graduatoria
limitata  a coloro che aderiscono alla specifica occasione di lavoro;
la  chiamata  per  avviso  pubblico  puo'  essere  definita anche per
singoli ambiti territoriali e per specifici settori.
  6.   I   datori   di  lavoro  pubblici  e  privati,  soggetti  alle
disposizioni  della  presente  legge  sono  tenuti  ad inviare in via
telematica  agli uffici competenti un prospetto informativo dal quale
risultino  il numero complessivo dei lavoratori dipendenti, il numero
e  i  nominativi dei lavoratori computabili nella quota di riserva di
cui  all'articolo  3,  nonche'  i  posti  di  lavoro  e  le  mansioni
disponibili  per  i  lavoratori  di  cui all'articolo 1. Se, rispetto
all'ultimo   prospetto   inviato,  non  avvengono  cambiamenti  nella
situazione  occupazionale  tali da modificare l'obbligo o da incidere
sul computo della quota di riserva, il datore di lavoro non e' tenuto
ad  inviare  il  prospetto.  Al  fine  di  assicurare l'unitarieta' e
l'omogeneita'  del  sistema informativo lavoro, il modulo per l'invio
del  prospetto informativo, nonche' la periodicita' e le modalita' di
trasferimento  dei  dati  sono  definiti con decreto del Ministro del
lavoro,  della  salute  e delle politiche sociali, di concerto con il
Ministro  per  la  pubblica  amministrazione e l'innovazione e previa
intesa  con  la  Conferenza unificata. I prospetti sono pubblici. Gli
uffici competenti, al fine di rendere effettivo il diritto di accesso
ai  predetti  documenti amministrativi, ai sensi della legge 7 agosto
1990,  n.  241,  dispongono la loro consultazione nelle proprie sedi,
negli  spazi disponibili aperti al pubblico. Con decreto del Ministro
del  lavoro,  della salute e delle politiche sociali, d'intesa con la
Conferenza  permanente  per  i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province  autonome  di  Trento  e  di Bolzano, e' definito il modello
unico di prospetto di cui al presente comma.
  7.  Ove  l'inserimento  richieda  misure  particolari, il datore di
lavoro  puo'  fare  richiesta  di  collocamento  mirato  agli  uffici
competenti,  ai  sensi  degli articoli 5 e 17 della legge 28 febbraio
1987,  n. 56, nel caso in cui non sia stata stipulata una convenzione
d'integrazione  lavorativa  di  cui  all'articolo  11, comma 4, della
presente legge.
  8.  Qualora  l'azienda rifiuti l'assunzione del lavoratore invalido
ai  sensi  del presente articolo, la direzione provinciale del lavoro
redige   un   verbale   che   trasmette  agli  uffici  competenti  ed
all'autorita' giudiziaria.
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AGGIORNAMENTO (13)
  Il  D.L.  29  dicembre  2010,  n. 225, convertito con modificazioni
dalla  L.  26  febbraio 2011, n. 10, ha disposto (con l'art. 2, comma
12-quater)  che il termine di cui al comma 1 del presente articolo e'
elevato  a  novanta  giorni  per  i  datori  di  lavoro  del  settore
minerario,  con  l'esclusione del personale di sottosuolo e di quello
adibito alle attivita' di movimentazione e trasporto del minerale, al
quale  si  applicano  le disposizioni dell'articolo 5, comma 2, della
presente legge.
                              Art. 10.
     (Rapporto di lavoro dei disabili obbligatoriamente assunti)
1.  Ai  lavoratori assunti a norma della presente legge si applica il
trattamento   economico  e  normativo  previsto  dalle  leggi  e  dai
contratti collettivi.
2.  Il datore di lavoro non puo' chiedere al disabile una prestazione
non compatibile con le sue minorazioni.
3.  Nel  caso  di  aggravamento  delle  condizioni  di  salute  o  di
significative  variazioni dell'organizzazione del lavoro, il disabile
puo'  chiedere che venga accertata la compatibilita' delle mansioni a
lui  affidate  con il proprio stato di salute. Nelle medesime ipotesi
il datore di lavoro puo' chiedere che vengano accertate le condizioni
di  salute  del  disabile  per  verificare  se,  a  causa  delle  sue
minorazioni,  possa continuare ad essere utilizzato presso l'azienda.
Qualora  si  riscontri una condizione di aggravamento che, sulla base
dei  criteri  definiti  dall'atto di indirizzo e coordinamento di cui
all'articolo  1,  comma  4,  sia  incompatibile  con  la prosecuzione
dell'attivita'  lavorativa, o tale incompatibilita' sia accertata con
riferimento   alla  variazione  dell'organizzazione  del  lavoro,  il
disabile  ha  diritto alla sospensione non retribuita del rapporto di
lavoro  fino  a che l'incompatibilita' persista. Durante tale periodo
il  lavoratore  puo'  essere  impiegato  in  tirocinio formativo. Gli
accertamenti  sono effettuati dalla commissione di cui all'articolo 4
della  legge  5 febbraio 1992, n. 104, integrata a norma dell'atto di
indirizzo  e  coordinamento  di  cui  all'articolo  1, comma 4, della
presente   legge,   che  valuta  sentito  anche  l'organismo  di  cui
all'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n.
469,  come  modificato  dall'articolo  6  della  presente  legge.  La
richiesta  di  accertamento  e  il  periodo  necessario  per  il  suo
compimento  non  costituiscono  causa  di sospensione del rapporto di
lavoro.  Il  rapporto  di lavoro puo' essere risolto nel caso in cui,
anche   attuando  i  possibili  adattamenti  dell'organizzazione  del
lavoro,  la predetta commissione accerti la definitiva impossibilita'
di reinserire il disabile all'interno dell'azienda.
4.  Il  recesso di cui all'articolo 4, comma 9, della legge 23 luglio
1991,  n.  223,  ovvero il licenziamento per riduzione di personale o
per  giustificato  motivo  oggettivo,  esercitato  nei  confronti del
lavoratore  occupato obbligatoriamente, sono annullabili qualora, nel
momento  della  cessazione  del  rapporto,  il  numero  dei rimanenti
lavoratori  occupati  obbligatoriamente  sia  inferiore alla quota di
riserva prevista all'articolo 3 della presente legge.
5. In caso di risoluzione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro
e'  tenuto  a  darne comunicazione, nel termine di dieci giorni, agli
uffici  competenti,  al  fine  della  sostituzione del lavoratore con
altro avente diritto all'avviamento obbligatorio.
6.   La   direzione   provinciale  del  lavoro,  sentiti  gli  uffici
competenti,  dispone  la  decadenza  dal  diritto  all'indennita'  di
disoccupazione   ordinaria   e   la   cancellazione  dalle  liste  di
collocamento  per  un  periodo di sei mesi del lavoratore che per due
volte  consecutive,  senza  giustificato  motivo,  non  risponda alla
convocazione ovvero rifiuti il posto di lavoro offerto corrispondente
ai  suoi  requisiti  professionali  e  alle disponibilita' dichiarate
all'atto della iscrizione o reiscrizione nelle predette liste.

Capo IV
CONVENZIONI E INCENTIVI

                              Art. 11.
       (Convenzioni e convenzioni di integrazione lavorativa)
1.  Al  fine  di  favorire l'inserimento lavorativo dei disabili, gli
uffici  competenti,  sentito l'organismo di cui all'articolo 6, comma
3,  del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, come modificato
dall'articolo 6 della presente legge, possono stipulare con il datore
di  lavoro  convenzioni  aventi  ad  oggetto  la determinazione di un
programma  mirante  al conseguimento degli obiettivi occupazionali di
cui alla presente legge.
2.  Nella  convenzione  sono  stabiliti  i tempi e le modalita' delle
assunzioni  che  il datore di lavoro si impegna ad effettuare. Tra le
modalita'  che  possono  essere  convenute  vi sono anche la facolta'
della  scelta  nominativa,  lo  svolgimento di tirocini con finalita'
formative  o  di orientamento, l'assunzione con contratto di lavoro a
termine,  lo  svolgimento  di  periodi  di  prova piu' ampi di quelli
previsti  dal  contratto  collettivo,  purche' l'esito negativo della
prova,  qualora  sia riferibile alla menomazione da cui e' affetto il
soggetto,  non  costituisca  motivo  di  risoluzione  del rapporto di
lavoro.
3.  La  convenzione  puo' essere stipulata anche con datori di lavoro
che non sono obbligati alle assunzioni ai sensi della presente legge.
4.  Gli  uffici  competenti  possono stipulare con i datori di lavoro
convenzioni  di  integrazione lavorativa per l'avviamento di disabili
che   presentino   particolari   caratteristiche   e  difficolta'  di
inserimento nel ciclo lavorativo ordinario.
5.  Gli uffici competenti promuovono ed attuano ogni iniziativa utile
a  favorire  l'inserimento  lavorativo  dei disabili anche attraverso
convenzioni  con  le cooperative sociali di cui all'articolo 1, comma
1,  lettera b), della legge 8 novembre 1991, n. 381, e con i consorzi
di   cui   all'articolo   8   della  stessa  legge,  nonche'  con  le
organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali di cui
all'articolo 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266, e comunque con gli
organismi  di  cui agli articoli 17 e 18 della legge 5 febbraio 1992,
n.  104,  ovvero  con  altri  soggetti  pubblici  e  privati idonei a
contribuire alla realizzazione degli obiettivi della presente legge.
6.   L'organismo   di  cui  all'articolo  6,  comma  3,  del  decreto
legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, come modificato dall'articolo 6
della  presente  legge, puo' proporre l'adozione di deroghe ai limiti
di  eta'  e  di  durata  dei  contratti  di  formazione-lavoro  e  di
apprendistato,  per  le quali trovano applicazione le disposizioni di
cui  al  comma 3 ed al primo periodo del comma 6 dell'articolo 16 del
decreto-legge  16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni,
dalla  legge  19  luglio  1994,  n.  451.  Tali deroghe devono essere
giustificate da specifici progetti di inserimento mirato.
7. Oltre a quanto previsto al comma 2, le convenzioni di integrazione
lavorativa devono:
a)  indicare  dettagliatamente  le  mansioni attribuite al lavoratore
disabile e le modalita' del loro svolgimento;
b)  prevedere  le forme di sostegno, di consulenza e di tutoraggio da
parte  degli  appositi servizi regionali o dei centri di orientamento
professionale  e degli organismi di cui all'articolo 18 della legge 5
febbraio  1992,  n.  104, al fine di favorire l'adattamento al lavoro
del disabile;
c)   prevedere   verifiche  periodiche  sull'andamento  del  percorso
formativo  inerente  la  convenzione  di  integrazione lavorativa, da
parte  degli enti pubblici incaricati delle attivita' di sorveglianza
e controllo.
                               Art. 12
      (( (Convenzioni di inserimento lavorativo temporaneo con finalita' formative). ))

  ((1. Ferme restando le disposizioni di cui agli articoli 9, 11 e 12-bis, gli uffici competenti possono
 stipulare con i datori di lavoro privati soggetti agli obblighi di cui all'articolo 3, le cooperative sociali
 di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 8 novembre 1991, n. 381, e successive modificazioni,
 le imprese sociali di cui al decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155, i disabili liberi professionisti,
 anche se operanti con ditta individuale, nonche' con i datori di lavoro privati non soggetti all'obbligo
di assunzione previsto dalla presente legge, di seguito denominati soggetti ospitanti, apposite
convenzioni finalizzate all'inserimento temporaneo dei disabili appartenenti alle categorie di cui
all'articolo 1 presso i soggetti ospitanti, ai quali i datori di lavoro si impegnano ad affidare commesse
 di lavoro. Tali convenzioni, non ripetibili per lo stesso soggetto, salvo diversa valutazione del comitato
 tecnico di cui al comma 3 dell'articolo 6 del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, come
modificato dall'articolo 6 della presente legge, non possono riguardare piu' di un lavoratore disabile,
se il datore di lavoro occupa meno di 50 dipendenti, ovvero piu' del 30 per cento dei lavoratori disabili
da assumere ai sensi dell'articolo 3, se il datore di lavoro occupa piu' di 50 dipendenti.
2. La convenzione e' subordinata alla sussistenza dei seguenti requisiti: a) contestuale assunzione a
 tempo indeterminato del disabile da parte del datore di lavoro; b) computabilita' ai fini dell'adempimento
 dell'obbligo di cui all'articolo 3 attraverso l'assunzione di cui alla lettera a); c) impiego del disabile
 presso i soggetti ospitanti di cui al comma 1 con oneri retributivi, previdenziali e assistenziali a carico
di questi ultimi, per tutta la durata della convenzione, che non puo' eccedere i dodici mesi, prorogabili
di ulteriori dodici mesi da parte degli uffici competenti; d) indicazione nella convenzione dei seguenti
elementi: 1) l'ammontare delle commesse che il datore di lavoro si impegna ad affidare ai soggetti
ospitanti; tale ammontare non deve essere inferiore a quello che consente ai soggetti ospitanti di
applicare la parte normativa e retributiva dei contratti collettivi nazionali di lavoro, ivi compresi gli oneri
 previdenziali e assistenziali, e di svolgere le funzioni finalizzate all'inserimento lavorativo dei disabili;
2) i nominativi dei soggetti da inserire ai sensi del comma 1; 3) la descrizione del piano personalizzato
 di inserimento lavorativo. 3. Alle convenzioni di cui al presente articolo si applicano, in quanto
 compatibili, le disposizioni dell'articolo 11, comma 7. 4. Gli uffici competenti possono stipulare con i
datori di lavoro privati soggetti agli obblighi di cui all'articolo 3 e con le cooperative sociali di cui
all'articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 8 novembre 1991, n. 381, e successive modificazioni,
apposite convenzioni finalizzate all'inserimento lavorativo temporaneo dei detenuti disabili))
.
                             Art. 12-bis
           (( (Convenzioni di inserimento lavorativo). ))

  ((1. Ferme restando le disposizioni di cui agli articoli 9, 11 e 12 gli uffici competenti possono stipulare
 con i datori di lavoro privati tenuti all'obbligo di assunzione di cui all'articolo 3, comma 1, lettera a), di
seguito denominati soggetti conferenti, e i soggetti di cui al comma 4 del presente articolo, di seguito
 denominati soggetti destinatari, apposite convenzioni finalizzate all'assunzione da parte dei soggetti
destinatari medesimi di persone disabili che presentino particolari caratteristiche e difficolta' di
 inserimento nel ciclo lavorativo ordinario, ai quali i soggetti conferenti si impegnano ad affidare
 commesse di lavoro. Sono fatte salve le convenzioni in essere ai sensi dell'articolo 14 del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276. 2. La stipula della convenzione e' ammessa esclusivamente a
copertura dell'aliquota d'obbligo e, in ogni caso, nei limiti del 10 per cento della quota di riserva di cui
all'articolo 3, comma 1, lettera a), con arrotondamento all'unita' piu' vicina. 3. Requisiti per la stipula
 della convenzione sono: a) individuazione delle persone disabili da inserire con tale tipologia di
convenzione, previo loro consenso, effettuata dagli uffici competenti, sentito l'organismo di cui
all'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, come modificato dall'articolo 6
 della presente legge, e definizione di un piano personalizzato di inserimento lavorativo; b) durata non
 inferiore a tre anni; c) determinazione del valore della commessa di lavoro non inferiore alla copertura,
 per ciascuna annualita' e per ogni unita' di personale assunta, dei costi derivanti dall'applicazione
della parte normativa e retributiva dei contratti collettivi nazionali di lavoro, nonche' dei costi previsti
nel piano personalizzato di inserimento lavorativo. E' consentito il conferimento di piu' commesse di
lavoro; d) conferimento della commessa di lavoro e contestuale assunzione delle persone disabili da
parte del soggetto destinatario. 4. Possono stipulare le convenzioni di cui al comma 1 le cooperative
sociali di cui all'articolo 1, comma 1, lettere a) e b), della legge 8 novembre 1991, n. 381, e successive
modificazioni, e loro consorzi; le imprese sociali di cui all'articolo 2, comma 2, lettere a) e b), del
decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155; i datori di lavoro privati non soggetti all'obbligo di
assunzione di cui all'articolo 3, comma 1. Tali soggetti devono essere in possesso dei seguenti
requisiti: a) non avere in corso procedure concorsuali; b) essere in regola con gli adempimenti di cui al
decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni; c) essere dotati di locali
idonei; d) non avere proceduto nei dodici mesi precedenti l'avviamento lavorativo del disabile a
risoluzioni del rapporto di lavoro, escluse quelle per giusta causa e giustificato motivo soggettivo; e) avere
 nell'organico almeno un lavoratore dipendente che possa svolgere le funzioni di tutor. 5. Alla scadenza
 della convenzione, salvo il ricorso ad altri istituti previsti dalla presente legge, il datore di lavoro
committente, previa valutazione degli uffici competenti, puo': a) rinnovare la convenzione una sola
volta per un periodo non inferiore a due anni; b) assumere il lavoratore disabile dedotto in
convenzione con contratto a tempo indeterminato mediante chiamata nominativa, anche in deroga a
quanto previsto dall'articolo 7, comma 1, lettera c); in tal caso il datore di lavoro potra' accedere al
 Fondo nazionale per il diritto al lavoro dei disabili, di cui all'articolo 13, comma 4, nei limiti delle
disponibilita' ivi previste, con diritto di prelazione nell'assegnazione delle risorse. 6. La verifica degli
adempimenti degli obblighi assunti in convenzione viene effettuata dai servizi incaricati delle attivita'
di sorveglianza e controllo e irrogazione di sanzioni amministrative in caso di inadempimento. 7. Con
decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, da emanarsi entro centoventi giorni dalla
 data di entrata in vigore della presente disposizione, sentita la Conferenza unificata, saranno definiti
modalita' e criteri di attuazione di quanto previsto nel presente articolo))
.
                               Art. 13
                 (( (Incentivi alle assunzioni). ))

  ((1. Nel rispetto delle disposizioni del regolamento (CE) n. 2204/2002 della Commissione, del 5 dicembre
 2002, e successive modifiche e integrazioni, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato CE
agli aiuti di Stato a favore dell'occupazione, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita' europee
 n. L 337 del 13 dicembre 2002, le regioni e le province autonome possono concedere un contributo
all'assunzione, a valere sulle risorse del Fondo di cui al comma 4 e nei limiti delle disponibilita'
 ivi indicate: a) nella misura non superiore al 60 per cento del costo salariale, per ogni lavoratore
 disabile che, assunto attraverso le convenzioni di cui all'articolo 11 con rapporto di lavoro a tempo
indeterminato, abbia una riduzione della capacita' lavorativa superiore al 79 per cento o minorazioni
ascritte dalla prima alla terza categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia
di pensioni di guerra, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915,
e successive modificazioni, ovvero con handicap intellettivo e psichico, indipendentemente dalle
percentuali di invalidita'; b) nella misura non superiore al 25 per cento del costo salariale, per ogni
lavoratore disabile che, assunto attraverso le convenzioni di cui all'articolo 11 con rapporto di lavoro a
tempo indeterminato, abbia una riduzione della capacita' lavorativa compresa tra il 67 per cento e il 79
per cento o minorazioni ascritte dalla quarta alla sesta categoria di cui alle tabelle citate nella lettera
a); c) in ogni caso l'ammontare lordo del contributo all'assunzione deve essere calcolato sul totale del
 costo salariale annuo da corrispondere al lavoratore; d) per il rimborso forfetario parziale delle spese
 necessarie alla trasformazione del posto di lavoro per renderlo adeguato alle possibilita' operative dei
disabili con riduzione della capacita' lavorativa superiore al 50 per cento o per l'apprestamento di
tecnologie di telelavoro ovvero per la rimozione delle barriere architettoniche che limitano in qualsiasi
modo l'integrazione lavorativa del disabile. 2. Possono essere ammesse ai contributi di cui al comma
 1 le assunzioni a tempo indeterminato. Le assunzioni devono essere realizzate nell'anno antecedente
all'emanazione del provvedimento di riparto di cui al comma 4. La concessione del contributo e'
 subordinata alla verifica, da parte degli uffici competenti, della permanenza del rapporto di lavoro o,
qualora previsto, dell'esperimento del periodo di prova con esito positivo. 3. Gli incentivi di cui al
comma 1 sono estesi anche ai datori di lavoro privati che, pur non essendo soggetti agli obblighi della
presente legge, hanno proceduto all'assunzione a tempo indeterminato di lavoratori disabili con le
modalita' di cui al comma 2. 4. Per le finalita' di cui al presente articolo e' istituito presso il Ministero
del lavoro e della previdenza sociale il Fondo per il diritto al lavoro dei disabili, per il cui finanziamento
 e' autorizzata la spesa di lire 40 miliardi per l'anno 1999 e seguenti, euro 37 milioni per l'anno 2007
ed euro 42 milioni a decorrere dall'anno 2008, annualmente ripartito fra le regioni e le province
 autonome proporzionalmente alle richieste presentate e ritenute ammissibili secondo le modalita' e
i criteri definiti nel decreto di cui al comma 5. 5. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza
sociale, da emanarsi entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione,
di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata, sono definiti i
criteri e le modalita' per la ripartizione delle disponibilita' del Fondo di cui al comma 4. 6. Agli oneri
derivanti dal presente articolo si provvede mediante corrispondente utilizzo dell'autorizzazione di
spesa di cui all'articolo 29-quater del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, e successive modifiche e integrazioni. Le somme
non impegnate nell'esercizio di competenza possono esserlo in quelli successivi. 7. Il Ministro
dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio. 8. Le regioni e le province autonome disciplinano, nel rispetto delle disposizioni introdotte
con il decreto di cui al comma 5, i procedimenti per la concessione dei contributi di cui al comma 1. 9.
Le regioni e le province autonome, tenuto conto di quanto previsto all'articolo 10 del regolamento (CE)
n. 2204/2002 della Commissione, del 5 dicembre 2002, comunicano annualmente, con relazione, al
Ministero del lavoro e della previdenza sociale un resoconto delle assunzioni finanziate con le risorse
del Fondo di cui al comma 4 e sulla durata della permanenza nel posto di lavoro. 10. Il Governo, ogni
due anni, procede ad una verifica degli effetti delle disposizioni del presente articolo e ad una
valutazione dell'adeguatezza delle risorse finanziarie ivi previste))
.
                              Art. 14.
          (Fondo regionale per l'occupazione dei disabili)
1.  Le  regioni istituiscono il Fondo regionale per l'occupazione dei
disabili,   di   seguito   denominato   "Fondo",   da   destinare  al
finanziamento dei programmi regionali di inserimento lavorativo e dei
relativi servizi.
2.  Le  modalita'  di  funzionamento  e gli organi amministrativi del
Fondo  sono  determinati  con  legge  regionale, in modo tale che sia
assicurata  una  rappresentanza paritetica dei lavoratori, dei datori
di lavoro e dei disabili.
3.  Al  Fondo  sono destinati gli importi derivanti dalla irrogazione
delle  sanzioni  amministrative  previste  dalla  presente legge ed i
contributi  versati  dai  datori  di  lavoro  ai sensi della presente
legge,  nonche' il contributo di fondazioni, enti di natura privata e
soggetti comunque interessati.
4. Il Fondo eroga:
a)  contributi  agli enti indicati nella presente legge, che svolgano
attivita'  rivolta  al  sostegno  e  all'integrazione  lavorativa dei
disabili;
b) contributi aggiuntivi rispetto a quelli previsti dall'articolo 13,
comma 1, lettera c);
c)  ogni  altra  provvidenza  in  attuazione  delle  finalita'  della
presente legge.

Capo V
SANZIONI E DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE

                              Art. 15.
                             (Sanzioni)
1. Le imprese private e gli enti pubblici economici che non adempiano
agli  obblighi  di  cui  all'articolo  9, comma 6, sono soggetti alla
sanzione  amministrativa del pagamento di una somma di lire 1.000.000
per ritardato invio del prospetto, maggiorata di lire 50.000 per ogni
giorno di ulteriore ritardo.
2.  Le  sanzioni  amministrative  previste  dalla presente legge sono
disposte dalle direzioni provinciali del lavoro e i relativi introiti
sono destinati al Fondo di cui all'articolo 14.
3.  Ai  responsabili,  ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, di
inadempienze  di  pubbliche  amministrazioni  alle disposizioni della
presente  legge  si  applicano  le  sanzioni penali, amministrative e
disciplinari previste dalle norme sul pubblico impiego.
4.  Trascorsi  sessanta giorni dalla data in cui insorge l'obbligo di
assumere  soggetti appartenenti alle categorie di cui all'articolo 1,
per  ogni giorno lavorativo durante il quale risulti non coperta, per
cause  imputabili  al  datore di lavoro, la quota dell'obbligo di cui
all'articolo 3, il datore di lavoro stesso e' tenuto al versamento, a
titolo  di  sanzione amministrativa, al Fondo di cui all'articolo 14,
di  una  somma  pari  a lire 100.000 al giorno per ciascun lavoratore
disabile che risulta non occupato nella medesima giornata.
5.  Le somme di cui ai commi 1 e 4 sono adeguate ogni cinque anni con
decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale.
                              Art. 16.
           (Concorsi presso le pubbliche amministrazioni)
1.  Ferme restando le disposizioni di cui agli articoli 3, comma 4, e
5,  comma 1, i disabili possono partecipare a tutti i concorsi per il
pubblico   impiego,   da  qualsiasi  amministrazione  pubblica  siano
banditi.  A tal fine i bandi di concorso prevedono speciali modalita'
di  svolgimento  delle  prove  di  esame  per  consentire ai soggetti
suddetti  di  concorrere  in  effettive condizioni di parita' con gli
altri.
2.  I  disabili  che  abbiano  conseguito  le  idoneita' nei concorsi
pubblici   possono   essere   assunti,   ai   fini   dell'adempimento
dell'obbligo  di cui all'articolo 3, anche se non versino in stato di
disoccupazione  e  oltre  il  limite  dei posti ad essi riservati nel
concorso.
3.  Salvi  i  requisiti  di idoneita' specifica per singole funzioni,
sono  abrogate  le  norme  che  richiedono  il requisito della sana e
robusta  costituzione  fisica  nei  bandi di concorso per il pubblico
impiego.
                              Art. 17.
                     (Obbligo di certificazione)

  1.  Le  imprese,  sia  pubbliche sia private, qualora partecipino a
bandi  per  appalti pubblici o intrattengano rapporti convenzionali o
di   concessione   con   pubbliche  amministrazioni,  sono  tenute  a
presentare  preventivamente  alle  stesse la dichiarazione del legale
rappresentante  che  attesti  di  essere  in  regola con le norme che
disciplinano  il  diritto  al  lavoro  dei  disabili,  ((...)),  pena
l'esclusione.
                               Art. 18
                 (Disposizioni transitorie e finali)

  1.  I  soggetti  gia' assunti ai sensi delle norme sul collocamento
obbligatorio  sono  mantenuti in servizio anche se superano il numero
di  unita' da occupare in base alle aliquote stabilite dalla presente
legge   e   sono  computati  ai  fini  dell'adempimento  dell'obbligo
stabilito dalla stessa.
  2. In attesa di una disciplina organica del diritto al lavoro degli
orfani  e  dei  coniugi  superstiti  di coloro che siano deceduti per
causa  di  lavoro,  di  guerra  o  di servizio, ovvero in conseguenza
dell'aggravarsi  dell'invalidita'  riportata  per tali cause, nonche'
dei  coniugi e dei figli di soggetti riconosciuti grandi invalidi per
causa  di  guerra,  di  servizio  e di lavoro e dei profughi italiani
rimpatriati,  il  cui  status e' riconosciuto ai sensi della legge 26
dicembre  1981,  n. 763, e' attribuita in favore di tali soggetti una
quota  di  riserva,  sul  numero  di  dipendenti dei datori di lavoro
pubblici  e privati che occupano piu' di cinquanta dipendenti, pari a
un  punto  percentuale  e  determinata  secondo  la disciplina di cui
all'articolo  3,  commi  3,  4 e 6, e all'articolo 4, commi 1, 2 e 3,
della  presente  legge.  La predetta quota e' pari ad un'unita' per i
datori  di  lavoro, pubblici e privati, che occupano da cinquantuno a
centocinquanta  dipendenti.  Le  assunzioni  sono  effettuate  con le
modalita'  di  cui  all'articolo  7,  comma  1. Il regolamento di cui
all'articolo 20 stabilisce le relative norme di attuazione.
  3.  Per  un  periodo di ventiquattro mesi a decorrere dalla data di
cui  all'articolo  23, comma 1, gli invalidi del lavoro ed i soggetti
di  cui  all'articolo  4,  comma  5, che alla medesima data risultino
iscritti  nelle  liste  di  cui  alla  legge 2 aprile 1968, n. 482, e
successive   modificazioni,  sono  avviati  al  lavoro  dagli  uffici
competenti  senza  necessita' di inserimento nella graduatoria di cui
all'articolo  8,  comma  2.  Ai  medesimi  soggetti  si  applicano le
disposizioni dell'articolo 4, comma 6. (5) (6) ((7))
---------------
AGGIORNAMENTO (5)
  La L. 28 dicembre 2001, n. 448 ha disposto (con l'art. 19, comma 1)
che "Il termine di cui all'articolo 18, comma 3, della legge 12 marzo
1999, n. 68, e' differito di 18 mesi a partire dalla sua scadenza".
---------------
AGGIORNAMENTO (6)
  La  L.  27  dicembre 2002, n. 289 ha disposto (con l'art. 34, comma
24)  che  "Il termine di cui all'articolo 18, comma 3, della legge 12
marzo  1999, n. 68, gia' differito di diciotto mesi dall'articolo 19,
comma  1,  della  legge  28  dicembre  2001,  n. 448, e' prorogato di
ulteriori dodici mesi.".
---------------
AGGIORNAMENTO (7)
  Il  D.L.  24  dicembre 2003, n. 355, convertito, con modificazioni,
dalla   L.   27  febbraio  2004,  n.  47,  ha  disposto  (con  l'art.
23-quinquies,   comma   1)   che   "Il  regime  transitorio  previsto
dall'articolo  18,  comma  3,  della legge 12 marzo 1999, n. 68, gia'
prorogato dall'articolo 19, comma 1, della legge 28 dicembre 2001, n.
448,  e  dall'articolo 34, comma 24, della legge 27 dicembre 2002, n.
289, e' ulteriormente differito fino al 31 dicembre 2004".
                              Art. 19.
          (Regioni a statuto speciale e province autonome)
1.  Sono  fatte  salve le competenze legislative nelle materie di cui
alla presente legge delle regioni a statuto speciale e delle province
autonome di Trento e di Bolzano.
                              Art. 20.
                     (Regolamento di esecuzione)

  1. Entro centoventi giorni dalla data di cui all'articolo 23, comma
1,   sono   emanate,   sentita  la  Conferenza  unificata,  norme  di
esecuzione,  aventi  carattere generale, cui le regioni e le province
autonome  di  Trento  e  di  Bolzano si conformano, nell'ambito delle
rispettive  competenze,  ai  fini  dell'attuazione delle disposizioni
della presente legge. ((4))
-----------------
AGGIORNAMENTO (4)
  La  Corte  Costituzionale  con sentenza 21-30 marzo 2001, n. 84 (in
G.U.  1a  s.s.  4/4/2001,  n.  14)  ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale  dell'art.  20 della legge 12 marzo 1999, n. 68 (Norme
per  il  diritto al lavoro dei disabili), limitatamente all'inciso "e
le province autonome di Trento e Bolzano"".
                              Art. 21.
                      (Relazione al Parlamento)
1.  Il  Ministro del lavoro e della previdenza sociale ogni due anni,
entro  il 30 giugno, presenta al Parlamento una relazione sullo stato
di  attuazione  della  presente  legge,  sulla  base  dei dati che le
regioni  annualmente,  entro il mese di marzo, sono tenute ad inviare
al Ministro stesso.
                              Art. 22.
                            (Abrogazioni)
1. Sono abrogati:
a) la legge 2 aprile 1968, n. 482, e successive modificazioni;
b) l'articolo 12 della legge 13 agosto 1980, n. 466;
c) l'articolo 13 della legge 26 dicembre 1981, n. 763;
d) l'articolo 9 del decreto-legge 29 gennaio 1983, n. 17, convertito,
con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1983, n. 79;
e)  l'articolo  9  del  decreto-legge  12  settembre  1983,  n.  463,
convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638;
f) l'articolo 14 della legge 20 ottobre 1990, n. 302.
                              Art. 23.
                         (Entrata in vigore)
1.  Le  disposizioni di cui agli articoli 1, comma 4, 5, commi 1, 4 e
7,  6,  9,  comma  6, secondo periodo, 13, comma 8, 18, comma 3, e 20
entrano  in  vigore  il  giorno  successivo a quello di pubblicazione
della presente legge nella Gazzetta Ufficiale.
2.  Le  restanti  disposizioni della presente legge entrano in vigore
dopo  trecento  giorni  dalla  data  della  sua  pubblicazione  nella
Gazzetta Ufficiale.
  La  presente  legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.
    Data a Roma, addi' 12 marzo 1999

                              SCALFARO

                       D'Alema, Presidente del Consiglio dei Ministri
 Visto, il Guardasigilli: Diliberto
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