Quale futuro per gli appalti “Milano Ristorazione”

Mercoledì 24 ottobre si è svolto l’atteso incontro fra le organizzazioni sindacali Filcams, Fisascat e Uiltucs, l’Amministrazione Comunale e i vertici di Milano Ristorazione, azienda a maggioranza pubblica che, da anni, si occupa di produrrei pasti per la maggior parte delle scuole (materne, elementari e medie) presenti sul territorio comunale lasciando il servizio dei singoli refettori a quattro società, le quali per la maggior parte (tre su quattro) sono cooperative.
L’incontro, frutto anche della dichiarazione di sciopero avvenuta pochi giorni prima, ha avuto il compito non solo di richiamare il comune alla suo obbligo di vigilanza sugli appalti, ma anche di esporre, una volta per tutte a livello istituzionale, le problematiche che, ormai da tempo, continuano ad affliggere gli appalti di servizio nei refettori.
Problemi che si sono andati a sommare ad un’asimmetria informativa e ad una mancata trasparenza da parte delle società che hanno in carico gli appalti, rendendo così la situazione all’interno delle mense scolastiche tesa e complicata.
Oramai da anni, le organizzazioni sindacali, si battono perché a tutte le lavoratrici sia garantito il monte orario minimo previsto dai veri contratti collettivi (sul quale torneremo più avanti) e sul rispetto puntale degli stessi. Situazione che, per ammissione di tutte le parti, si trascina ormai da diverse tempo ma che, sull’inizio di quest’anno scolastico, pareva poter trovare una soluzione. In virtù della modifica del servizio, infatti, la committenza aveva concesso alle aziende interessate un maggiorazione oraria di 30 minuti ogni 100 pasti. Tale maggiorazione, stando anche ad una serie di garanzie espresse  in incontri precedenti con gli assessorati di riferimento, doveva avere anche il compito di riportare, quante più lavoratrici possibili, nell’alveo di quanto previsto dal CCNL. Obbiettivo che, con rammarico e vista la mancata opportunità, non possiamo dire del tutto raggiunto, osservata la scelta delle appaltatrici di  fornire parzialmente i dati dei consolidamenti e le modalità di distribuzione. Proprio su tale argomento i sindacati avevano chiesto un confronto franco e specifico con ogni singola società, ritenendo doveroso non solo l’analisi numerica di quanto stava accadendo, ma l’impatto sull’organizzazione del lavoro. Da settembre, infatti, le società hanno avviato una serie di trasferimenti forzosi che hanno messo in serie difficoltà le lavoratrici degli appalti. Visto in bassissimo monte orario nonché la quasi totalità di personale femminile, infatti, anche un trasferimento di pochi chilometri dal quale consegue, per esempio,  un diverso servizio di mezzi pubblici o un aggravio di costi, creano difficoltà tali da indurre diverse lavoratrici a pensare di optare un per la scelta delle dimissioni volontarie.
Discorso diverso riguarda invece le materne dove, senza che venisse data contezza integrale del progetto nonché spazio della gestione dello stesso, l’amministrazione comunale ha dato l’avvio ad un progetto che affida alle società, tramite la controllata Milano Ristorazione,  oltre che il servizio del refettorio anche parte delle pulizie dei plessi.
Tale manovra, oltre ad imporre un cambio di CCNL (con una probabile perdita economica vista la differenza fra CCNL del Turismo e CCNL delle Imprese di pulizia) sta creando non poche difficoltà di gestione sul quale le organizzazioni dei lavoratori avevano chiesto l’apertura di un tavolo negoziale in modo da concordarne modalità, minimi orari ecc. ecc. Ad oggi infatti ci troviamo davanti a situazione paradossali dove a diverse lavoratrici è stato chiesto di novare un contratto esistente, a tempo indeterminato e con una serie di scatti di anzianità maturati, con un uno nuovo, a tempo determinato, nel quale è stato inserito anche il periodo di prova. Tutto ciò va ad aggiungersi al difficile passaggio di contratto che, non solo è più sconveniente dal punto di vista economico (18 ore nel multi servizi hanno un valore economico pari a 15 ore nel CCNL del turismo), ma anche dal punto di vista dei benefit (Est, previdenza integrativa, solo per fare alcuni esempi).
Resta a questo punto aperta anche la questione del CCNL applicabile. Le organizzazioni sindacali, da tempo, chiedono che venga sancito, anche in virtù di determine precedentemente prese, che il contratto di riferimento per elementari e medie sia quello del turismo. La situazione di caos odierno (vedi la vertenza sulle materne in precedenza esposta) sta infatti creando il reale pericolo che, per le motivazioni economiche sopra esposte, le aziende decidano di affiancare al CCNL del Turismo il più conveniente contratto del multi servizi con il risultato, del tutto probabile,  che nello stesso posto di lavoro coesistano due tipologie di lavoratori diversi con diverse retribuzioni e diritti.
In merito a quanto sopra l’incontro ha voluto essere l’occasione in primo luogo di mettere in evidenza, a tutti i soggetti coinvolti, le motivazioni delle proteste messe in atto e, in secondo luogo, l’apertura di un tavolo permanete che leghi l’amministrazione comunale al suo obbligo, anche indiretto, di vigilanza.  Non possiamo infatti dimenticare che il comune (vero è unico committente dell’appalto) non può pensare che il suo unico obbiettivo sia quello di garantire la qualità dei pasti o del servizio, ma deve farsi carico anche della vigilanza dei lavoratori impiegati su quegli appalti perché il principio di “correttezza  e sostenibilità” deve correre lungo tutta la filiera.