H&M licenzia con i conti sono in positivo: sciopero il 10 giugno

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Licenziare quando le cose vanno a gonfie vele? H&M il colosso svedese dell’abbigliamento riesce a chiudere con un fatturato in crescita e con un più 7% degli utili e dichiarare un esubero di 89 dipendenti.
Per questo i sindacati Filcams CGIL, Fisascat Cisl e UILTuCS UIL hanno deciso di proclamare uno sciopero per sabato 10 giugno a livello nazionale che a Milano si realizzerà con un presidio in piazza San Babila dalle ore 10.00 alle ore 12.30.

Chiuderanno infatti i battenti due negozi storici della città: quello di piazza San Babila e quello di Corso Buenos Aires (Porta Venezia). A questi l’azienda aggiunge le chiusure dei due stores di Mestre e Cremona per un totale di 89 dipendenti licenziati. E tutto questo con un abuso denunciato dai sindacati di utilizzo sconsiderato dei lavoratori a chiamata (cosiddetti Jobs on Call) pari al 30% dell’organico.
Durante l’incontro tenutosi presso Confcommercio di Milano il 1 giugno i sindacati hanno chiesto all’azienda di ritirare la procedura palesemente strumentale. H&M di tutta risposta ha fatto sapere che non intende ritirare la procedura ma che si rende disponibile a ricollocare alcuni (ma non tutti) i lavoratori coinvolti nella procedura.
Questa operazione è un palese tentativo di “svecchiare” il personale tentando di aumentare ancora di più i profitti sulla pelle dei lavoratori; questa situazione è ancora più odiosa se si pensa che l’azienda continua a sbandierare tra i suoi valori il “rispetto fondamentale per l’individuo e l’incrollabile fiducia nelle persone” come dichiara l’amministratore delegato karl-johan Persson, ceo di H&M Hennes & Mauritz AB nel “The H&M Way”. E certamente “Credere nelle persone”, altro valore sbandierato nei 7 punti fermi dell’azienda non riguarda i 89 lavoratori licenziati dalla multinazionale svedese. #HMoncinscious


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