Federdistribuzione: Continua il piagnisteo, ma noi che facciamo?

piangereCome se non bastasse tutto quello che è stato richiesto nella scorsa puntata (l’incontro del 6 febbraio), nell’incontro del 19 febbraio Federdistribuzione si è sentita in dovere di puntualizzare alcuni aspetti.

In particolare la discussione si è soffermata sull’orario di lavoro. E’ stato specificato che la richiesta di tornare alle 40 ore (dalle 38 attuali) dovrà avvenire a parità di assorbimento di ore di pir: lavorare 40 ore e maturarne 32h di permesso (contro le 104 previste oggi dal contratto per le aziende con più di 15 dipendenti). Inoltre l’orario di lavoro dovrà essere distribuito su 7 giorni anziché su 6 come avviene attualmente: questo per ridurre la domenica a giorno ordinario di lavoro.

Precisazioni anche sui regimi di flessibilità. Il regime attuale (art. 126 del ccnl) prevede che si possa applicare un orario flessibile (che supera le 38/40 ore fino a 44 settimanali) oltre le 16 settimane ; e questo senza che vi siano maggiori oneri da parte dell’azienda e quindi senza che l’azienda paghi i permessi attualmente previsti dall’articolato contrattuale.

Altre precisazioni riguardano la tematica delle modifiche relative al mercato del lavoro che devono essere di carattere strutturale e non temporaneo, perché strutturale è la crisi. E bisogna poi recuperare la redditività…ma senza toccare il salario: perché 72 ore di permesso sono aria fritta? Non sono soldi che si vorrebbero sottrarre ai lavoratori?

Altra precisazione…ma no! non vorremmo togliervi il gusto di leggere la circolare che puntualmente la nostra segreteria nazionale ha redatto

Una domanda,anzi più di una, sorge spontanea: ma che fine ha fatto la nostra piattaforma “responsabile”? ma per quanto tempo ancora dovremmo sentirci ripetere queste richieste che più sono precisate più sono indigeste? Quando potremo dire che la misura è colma e che dobbiamo attivarci per iniziative di lotta unitarie? La nostra organizzazione non vuole stare a guardare. Qualche giorno fa abbiamo lanciato l’iniziativa #assediafederdistribuzione. Si tratta di un assedio mediatico che vorrebbe far sentire “il fiato sul collo” all’associazione degli imprenditori. I lavoratori della grande distribuzione possono usare lo strumento dell’hashtag anche sui social networks per manifestare la propria indignazione per quanto sta succedendo in questa trattativa che non presagisce nulla di buono!


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