Ccnl Vigilanza Privata, quando la dignità non ha prezzo

E’ sempre doloroso dover discutere di un accordo separato perché siamo consapevoli che le divisioni, seppur alle volte inevitabili, tendono a favorire le controparti e danneggiano i lavoratori e le Organizzazioni Sindacali.

Lo è ancora di più dopo tutto quello che è successo negli ultimi anni per il rinnovo del Ccnl della Vigilanza privata, con il carico di attese e di aspettative che, nel corso del tempo, si sono create tra i lavoratori.

 

Trovare una strada per una ricomposizione non sarà facile, ma questa è la realtà cui dobbiamo far fronte.

In questi ultimi anni, appesantiti da una crisi economica senza precedenti, abbiamo dovuto affrontare una stagione contrattuale decisamente complicata a tutti i livelli ed abbiamo tentato di individuare soluzioni equilibrate che fossero in grado di dare qualche risposta ad un contesto economico e sociale divenuto gravissimo.

La situazione d’emergenza nella quale ci siamo trovati ha determinato rinnovi contrattuali tutti in salita in cui, spesso, il risultato più importante è stato quello di difendere le condizioni contrattuali esistenti.

Crediamo che la crisi, pur manifestandosi così pesantemente, non possa essere la condizione per accettare soluzioni che si pongano come obiettivo quello di cancellare e smantellare, magari con gradualità, condizioni economiche e normative acquisite in decenni di contrattazione.

Una riflessione allargata, in tal senso, sembra inevitabile al fine di comprendere se esista o meno un punto oltre il quale non si possa e non si debba andare; il punto che, se oltrepassato, non potrebbe che comportare un ridimensionamento consistente del nostro ruolo e della nostra azione, una rinuncia ai nostri valori e la definizione di una rappresentanza incapace di salvaguardare realmente il mondo del lavoro.

Capire cosa significhi avere il senso del limite, riguardo il nostro agire quotidiano, non è sicuramente cosa semplice. A volte la strada dell’accordo sembra l’unica possibile; altre volte può essere la più pericolosa. Ci sono tanti fattori che intervengono nella valutazione: il contesto, la specificità settoriale, le controparti, le soluzioni possibili nell’immediato e le prospettive di lungo termine, le alternative praticabili, le altre Organizzazioni Sindacali, il rapporto con i lavoratori e le lavoratrici ed altro ancora.

In questa valutazione non crediamo sia secondario l’atteggiamento, la credibilità e la cultura che esprimono le nostre controparti e la classe dirigente imprenditoriale di questo paese.

Se il disegno che si vuole realizzare, in più ambiti purtroppo, è la graduale ma sistematica destrutturazione, attraverso la contrattazione, di interi settori della nostra economia allora diventano davvero limitati gli spazi di mediazione possibili e la risposta deve essere adeguata al rischio cui andiamo incontro.

Se non esiste, al di là di fumose dichiarazioni di principio, una volontà reale ed effettiva di praticare quotidianamente il metodo della condivisione e del riconoscimento reciproco tra le Parti, che si fonda essenzialmente nella ricerca di soluzioni nell' interesse generale a partire da condizioni di pari dignità, allora la cultura della partecipazione, del coinvolgimento e del confronto perde di significato e si trasforma in una farsa destinata a fallire.

Se le Associazioni datoriali vogliono approfittare, in parte in modo strumentale, di una situazione di crisi per giungere ad obiettivi ulteriori rispetto a quelli che il momento richiederebbe, a danno delle fasce più deboli della popolazione, non possiamo che fermarci a riflettere ed aprire una stagione conflittuale perché il modello relazionale che ci ha accompagnato negli ultimi 20 anni sta mostrando tutte le sue crepe e le sue contraddizioni tradendo gran parte delle aspettative che in esso si erano riposte. L’assenza di credibilità dei soggetti che stringono un patto rappresenta la più grossa ipoteca del fallimento di qualsiasi tavolo negoziale.

Le difficoltà con le quali si accettano faticosamente deroghe, sospensioni, riduzioni ed altro ancora sono legate anche alle considerazioni appena fatte. O si lavora tutti per rendere il sistema veramente credibile e fonte di reciproche opportunità o l’alternativa è la chiusura e l’irrigidimento delle posizioni.

Cinque anni per arrivare alla firma di un’ipotesi di accordo è un tempo improponibile che si commenta da solo. Nel frattempo è quasi cambiato il mondo. Il danno che hanno subito i lavoratori di un settore intero come quello della Vigilanza privata è difficilmente quantificabile.

La nostra Organizzazione ha deciso di non sottoscrivere l’intesa ed i motivi sono stati ampiamente spiegati e motivati. La Uiltucs ha sempre mostrato una reale volontà di giungere ad una soluzione equilibrata e positiva per tutti. Noi lavoriamo per fare gli accordi e per rinnovare i contratti come la nostra storia dimostra. Vogliamo farlo, però, con senso di responsabilità e senza danneggiare pesantemente, così come avviene con questo accordo, i lavoratori del settore.

In tal senso la proposta fatta dalla Uiltucs, al termine del negoziato, è complessivamente equilibrata sia sotto l’aspetto economico (riconoscimento del periodo pregresso pari a € 900; aumento retributivo di € 95 a regime al 4° livello nel triennio di validità del contratto con la prima erogazione pari a € 50 nel 2013; € 25 da erogare nel 2016 a titolo di acconto sui futuri aumenti contrattuali per un totale di incrementi economici di € 120) sia riguardo alla struttura della classificazione.

La proposta fatta assume ancora più significato se inserita nel contesto da cui è scaturita. Infatti ci sono sentenze, emesse in seguito alla presentazione di ricorsi, che riconoscono al lavoratore un aumento immediato di € 42 al 4° livello + € 1260 per sanare il passato.

Ora, considerando che l’ipotesi d’accordo sottoscritta senza il nostro consenso prevede un importo di € 450 per il pregresso periodo di vacanza contrattuale e un aumento salariale di € 60 nel periodo di vigenza + € 20 come anticipo sul successivo rinnovo contrattuale, le differenze tra le 2 ipotesi sono evidenti e consistenti.

E’ difficile immaginare che un’Organizzazione responsabile come la nostra, che ha promosso e vinto le cause di merito riguardo all’applicazione della norma del contratto precedente sulla vacanza contrattuale, possa accettare una mediazione tanto al ribasso svalutando e slegando così ampiamente il salario dalle sue dinamiche reali.

Se a ciò si aggiunge il superamento della vecchia classificazione con un nuovo meccanismo in cui saranno eliminati i livelli 3° e 4° super ed in cui la Guardie giurate, anche quelle che hanno un livello in più rispetto al 4°, saranno costrette, pur mantenendo le medesime condizioni economiche, a retrocedere al 4° livello; se consideriamo lo scorrimento di 48 mesi per passare dal 6° al 4° livello che potrebbe determinare un’ulteriore precarizzazione del settore; se pensiamo alla previsione della multifunzionalità con riconoscimento temporale di una indennità di funzione il quadro che ci si presenta peggiora ulteriormente.

Purtroppo si sono create le condizioni, con un attacco frontale e non casuale al contratto nazionale, per un abbassamento delle condizioni di lavoro delle Guardie giurate che si inserisce in un quadro generale di riduzione dei diritti e della contrattazione.

Non si può non considerare lesiva della dignità dei lavoratori l’ipotesi della nuova classificazione da una parte, anche alla luce di quanto invece la legge attribuisce loro in merito (D.M. 269 del 1/12/2010), e non in linea con norme contrattuali ed accordi confederali sottoscritti la proposta economica dall’altra.

Ci sono aspetti del lavoro che non possono essere considerati solo da un punto di vista economico perché riguardano e coinvolgono la persona nella sua interezza. Il rispetto ed il riconoscimento della professionalità racchiudono al loro interno un valore identitario e sociale che non può essere semplicemente misurato con un’indennità o con un assegno non assorbibile.

La Uiltucs deve perciò continuare a chiedere una soluzione negoziale diversa e, nel frattempo, mettere in atto tutte le iniziative possibili a difesa dei lavoratori dell’intero settore.

Questo può essere un momento di ulteriore crescita e consapevolezza per tutti noi.

La nostra è un’Organizzazione che ha una storia e dei valori da difendere. Tra questi spiccano sicuramente l’autonomia e la laicità. La Uiltucs ha dimostrato, ancora una volta, di fare delle valutazioni sulla base dei contenuti e senza pregiudiziali. Non abbiamo necessità di fare delle scelte in funzione di altri obiettivi. Non abbiamo bisogno di accreditarci con nessuno se non con la nostra coerenza e con le persone che vogliamo rappresentare. L’enorme complessità della situazione in cui ci muoviamo presuppone un atteggiamento responsabile e senso del limite. Non dobbiamo avere paura di affrontare questa sfida se siamo convinti delle nostre ragioni. Non dobbiamo temere per le accuse che ci rivolgeranno da più parti perché abbiamo l’autorevolezza per far capire a tutti in quale direzione vogliamo andare e quale contratto vogliamo per i lavoratori di questo settore e non solo.


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