Succede in Valtellina

iperal logo 200Non è infrequente incontrare aziende che utilizzano, sommandole, tutte le opzioni disponibili per ottenere la maggior durata del rapporto con il dipendente, al minor costo e mantenendo viva la possibilità di evitare la trasformazione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro.
Uno schema “classico” è rappresentato dalla successione di stage e apprendistato, senza soluzione di continuità e mantenendo la durata massima dell’apprendistato (36 mesi, o 48 mesi per alcune figure professionali).
Al termine dell’apprendistato, sebbene, almeno formalmente, non si tratti di un contratto a termine, le parti possono per norma di legge optare per la chiusura del rapporto, nel rispetto il termine di preavviso. Questo indipendentemente dall’esito positivo e quindi dell’acquisizione della qualifica da parte del lavoratore.

Dopo lo stage sommato al periodo massimo di apprendistato, dopo aver svolto sempre le stesse mansioni, magari in un territorio dove le possibilità di lavoro sono poche, il lavoratore che si sente ingiustamente non confermato decide di informarsi per capire se ci siano elementi validi per chiedere all’azienda di cambiare idea e confermare il suo posto di lavoro. questo anche per la ragione che al posto suo, e di altri apprendisti, nuovi apprendisti vengono assunti e seguono lo stesso iter.
Questa storia si è concretizzata in Valtellina, dove si è rivolta alla Uiltucs una lavoratrice che, dopo aver vissuto il percorso lavorativo che abbiamo descritto, ha voluto con il nostro aiuto portare l’azienda a riconsiderare la scelta già fatta di lasciarla a casa, dopo 42 mesi di ininterrotto lavoro come addetta vendita in un ipermercato di una grande azienda, che nella valle detiene praticamente il monopolio del settore.
L’accordo raggiunto con l’azienda presso l’ispettorato territoriale del lavoro di Sondrio, a seguito di richiesta di intervento della lavoratrice e avanti a un funzionario in funzione di conciliatore monocratico nell’ambito della procedura prevista dal D.lgs. 124/2004, è di rilievo per la completezza del risultato raggiunto, che definiamo ottimale.
È stato ristabilito il rapporto di lavoro, a tempo indeterminato e con il riconoscimento dei diritti maturati nel periodo precedente, annullando in questo modo tutti gli effetti di quello che era stato nei fatti un licenziamento a danno della lavoratrice.
…la morale di questa storia la si capisce anche senza raccontarla.


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