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Prima le persone fragili

Dal punto di vista sanitario e organizzativo assistenziale, l’Italia ha dimostrato di essere un Paese complessivamente fragile che non ha saputo tutelare e curare al meglio le persone naturalmente e clinicamente più fragili che sono gli anziani.
Si spiegano così gli oltre 50 mila morti per Covid in Italia, che in proporzione ai 16 mila della Germania (con 83 milioni di abitanti rispetto ai nostri 60 milioni), qualcosa su cui riflettere la dicono.
Ci dicono che le persone vanno curate prima e per evitare di entrare in ospedale.
Curare il Paese e le sue istituzioni con la finalità di migliorare la qualità della vita delle persone è il problema dei problemi che richiede risposte non limitate all’emergenza.
È inutile perdersi in discussioni interminabili sul prima e sul dopo, chi governa o dirige organismi e strutture che incidono sulla vita dei cittadini sa, deve sapere, che si decide sempre in funzione di un risultato atteso nel futuro prossimo.
Non del futuro futuribile che non arriva mai, ma quello dei progetti verificabili dalle persone, dal punto di vista del lavoro, dei servizi, dell’organizzazione complessiva della vita sociale.
Le fragilità sono di vario tipo e richiedono risposte di sistema, strutturali, civili e culturali.
Senza un adeguato sviluppo economico sono destinate ad accentuarsi, come dimostra la pandemia, dalla quale non se ne esce solo dal punto di vista sanitario.
Questa è la conditio sine qua non per tornare a vivere pienamente, ma le aziende non tornano a vivere semplicemente perché rialza una saracinesca, riaprono i cancelli o gli uffici.

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