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La Memoria tradita dalla guerra. Nazismo ieri, diritti e libertà oggi

Se l’essenza della memoria non è solo ricordo di fatti accaduti, ma monito perenne e rinnovata volontà di non precipitare nuovamente in situazioni e meccanismi che generano “l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso” (questa è la definizione di genocidio adottata dall’ONU), la guerra tra Russia e Ucraina, che di fatto va ben oltre i confini di questi due Stati, la tradisce.
Quello del 2023 è il primo giorno della memoria che in Europa si è celebrato in costanza di una guerra che ci coinvolge da molteplici punti di vista e ci costringe a fare scelte difficili di fronte alle quali mai avremmo voluto trovarci.
I pro o contro la presenza di Zelensky a Sanremo sono poca cosa rispetto ai pro o contro l’invio delle armi all’Ucraina, ma confermano in ogni caso da che parte sta un Paese come l’Italia che ripudia la guerra ma è “costretto” a partecipare al conflitto a sostegno di uno dei due Paesi.
La Memoria è strettamente legata al genocidio prodotto dal nazifascismo e dalle folli teorie della razza che lo hanno connotato, rispetto alle quali la Russia ha meriti storici che nessuno può mettere in discussione.
Meriti documentati consegnati alla storia in nome dei quali, oggi, Putin giustifica la sua “operazione militare speciale” che mira ad “annientare e denazificare l’Ucraina”.

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