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Idee chiare e nervi saldi

La certezza che le scuole riapriranno “regolarmente” a settembre con l’accordo di Stato e Regioni è una buona notizia.
Rafforzata da un miliardo di euro per assumere più docenti, personale di supporto e “altro”.
Un conto è chiedere al governo di “far presto e bene”, altra cosa, obiettivamente, è decidere secondo scienza e coscienza quando c’è di mezzo la salute delle persone, dei bambini e dei ragazzi in particolare.
Purtroppo perdura l’antagonismo politico pregiudiziale che privilegia la politica del contro nel momento in cui servirebbe di più quella della collaborazione per il superiore interesse della collettività.
Personalmente penso che i tempi siano maturi per dare una direzione chiara allo sviluppo economico e sociale del Paese, attraverso una presenza più incisiva dello Stato, il quale ha il diritto-dovere di fissare obiettivi e condizioni quando mette a disposizione denaro pubblico.
Oggi di tutto c’è bisogno tranne che del “fare in fretta” senza sapere “cosa”.
Si può dire che il Governo abbia le idee chiare sul rilancio dell’economia in funzione della ri-costruzione e ri-strutturazione dell’Italia durante e dopo il Covid?
Qualcosa si intravede ma ancora non ci siamo, nonostante le consulenze, gli Stati generali e la robusta task force di cui si è avvalso il Presidente del Consiglio.
Questo non significa che le spinte e le indicazioni emerse non siano servite e non serviranno a niente.
Significa però che anche le migliori proposte non si possono sostituire alla volontà delle forze politiche e alle responsabilità di governo, il quale, per decidere, deve arrivare a sintesi.
Cosa che non riesce a fare in modo lineare.

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