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Un mini governo che i problemi li crea

Sale dal paese reale, che lavora e fatica, il movimento di protesta e proposta che conduce inevitabilmente allo sciopero generale. Che non si proclama mai a cuor leggero, ma solo quando il governo dimostra, ad abundantiam, di non occuparsi adeguatamente del lavoro e dei lavoratori.
Non si sciopera senza forti motivazioni, a maggior ragione quando l’interlocutore determinante è il governo e in ballo ci sono i contenuti del suo orientamento.
Un orientamento che, in realtà, non esiste nemmeno, in quanto naviga a vista, in trattativa perenne con sé stesso e con le istituzioni europee di cui facciamo parte. Alle quali  si presenta con la proposta leghista dei minibot che dimostra una sola cosa, ovvero che questo partito usa le istituzioni e la presenza nel governo per realizzare obiettivi che nulla hanno a che vedere con l’interesse generale dell’Italia e, men che meno, dei lavoratori e dei pensionati.
In cima ai motivi del possibile, ormai quasi inevitabile, sciopero generale, c’è il problema degli investimenti pubblici che fanno da traino a quelli privati e fanno girare l’economia a livelli più sostenuti di quanto si possa fare attraverso misure per altro ingiuste come quella della flat tax.

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