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Partecipare e lottare con serena determinazione

Sondaggi o non sondaggi, che prima o dopo cambieranno, e dai quali non bisogna farsi schiavizzare, recuperando il valore politico della proposta di una più realistica alternativa al governo della confusione, non siamo in buone mani. Ormai è fin troppo evidente.
Attivismo sfrenato, giri di parole per confondere le idee, ossessione e strumentalizzazione di problemi rappresentano la cifra di un governo inadeguato dal quale tutto ci si può aspettare tranne i cambiamenti di cui ha bisogno l’Italia.
La zavorra affaristica e clientelare che demonizza il valore civile delle imposte dirette e indirette è dentro i due partiti di governo, più vocati a restaurare che a riformare secondo giustizia.
Questo non significa che chi c’era prima non abbia la sua dose di responsabilità, la principale delle quali, a mio parere, consiste nell’aver assecondato un’idea di sviluppo economico che si nutre di squilibri e ingiustizie, sull’altare di una concezione della competitività che mal si concilia con il lavoro dignitoso, che dovrebbe costituire, questo sì, la variabile indipendente della concorrenza leale.

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