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Crisi aziendali, Governo, Politica, Sindacato

Il Presidente del Consiglio Conte ci ha messo la faccia.
Piaccia o non piaccia è andato a Taranto a parlare con “tutti” pronunciando la frase che, meglio di ogni altra, rappresenta sia il principio di realismo che quello di responsabilità: "non ho la soluzione in tasca". 
Cosa di cui non può fare a meno chi governa e anche chi ricopre ruoli che implicano la necessità di governare non solo i processi prevedibili ma anche fatti ed eventi imprevedibili.
Ma il metterci la faccia davvero, di fronte a crisi aziendali che minacciano il lavoro, la salute e il benessere psicofisico di tante persone e famiglie, consiste nell’assunzione delle proprie responsabilità in termini di proposte conclusive, praticabili e sostenibili.
E bisogna farlo con equilibrio e senso della misura, pur sapendo che le crisi aziendali non sono del tutto comparabili, benchè accomunate dai posti di lavoro a rischio.
Presso il Ministero dello sviluppo economico, allo stato, risultano attivati numerosi “Tavoli di crisi - Imprese in difficoltà”, con migliaia di persone e famiglie coinvolte per le quali “il lavoro è tutto”.
Tra queste ci sono Ilva, Auchan, Alitalia Whirlpool, con storie e prospettive diverse ma pur sempre accomunate dal bisogno di salvaguardare il più alto numero possibile di posti di lavoro, diretti e indiretti, e di tutelare al meglio gli “altri”.
I posti di lavoro, tutti i posti di lavoro, sono importanti.
Possono avere impatto sociale diverso a seconda del territorio in cui sono messi a rischio o si perdono, ma sono tutti importanti, anche quando non fanno notizia.

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