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Bisogno di progettualità, non di manovre di palazzo

L’Italia è un Paese senza pace.
Causa ed effetto della fiducia che manca e della speranza in un futuro prossimo migliore che tante persone (giovani in particolare) non intravedono.
Questa è la condizione dalla quale non riesce a fuoriuscire da troppo tempo, per un insieme di ragioni che convergono in un perenne stato di pre-crisi che, da un momento all’altro, può diventare “crisi di governo” con pretesti vari utilizzati come questioni di principio.
Questa è a mio parere la condizione che meglio spiega il fenomeno della denatalità, il quale incrocia sia ragioni economiche che esistenziali, psicologiche e culturali, tali da scoraggiare il mettere su famiglia e fare figli.
Il lavoro dovrebbe essere centrale, ma nei fatti non si intravede una prospettiva di piena e buona occupazione, che dovrebbe costituire l’obiettivo principale di qualsiasi forza politica.
Anzi, si teme e si comincia a toccare con mano che la tecnologia, usata unilateralmente a solo scopo di profitto, possa ridurre, frantumare e svalorizzare il lavoro umano, come già si verifica in alcune multinazionali come Amazon che condizionano intere filiere produttive e distributive, con metodi “organizzativi” inaccettabili.
Siamo sicuri di esagerare quando si parla di aziende gestite con metodi da caserma?
Siamo certi che sia coerente con la Costituzione e le leggi del nostro stato, una organizzazione del lavoro che prevede ritmi “forsennati di lavoro”, sia per i dipendenti diretti che per quelli di aziende e piattaforme fornitrici?
La modernità non genera equilibrio e coesione sociale, è qualcosa che si nega nel suo realizzarsi, se incrementa le diseguaglianze, aumenta fatica e stress, disumanizza il lavoro.

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