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Sul clima si misura la volontà e la qualità del cambiamento

Non si può affrontare il grande problema del cambiamento climatico se non attraverso la premessa di valore che: prima vengono le persone: prima viene la persona.
Se al suo e al loro posto si impongono, come si sono imposti, interessi economici e finanziari svincolati da premesse e obiettivi superiori, il progresso diventa qualcosa di contraddittorio e divaricante che, assieme a cose buone, produce cose pessime e, in luogo della coesione sociale, trionfa la disuguaglianza che si autoriproduce.
La ricchezza smisurata e incontrollata diventa la naturale levatrice della miseria e della povertà, figlie di uno sviluppo squilibrato che genera gravi malattie come quella del cambiamento climatico.
Responsabilità di tutti e di nessuno? No.
Responsabilità diffuse e non del tutto consapevoli, fino a un certo punto, sicuramente.
Ma la responsabilità primaria spetta alla politica, soprattutto da quando scienza e tecnologia forniscono evidenze inconfutabili tra la causa e l’effetto del surriscaldamento climatico che guasta l’ecosistema.
Delle due l’una. O lo sviluppo economico prende una direzione diversa, rispettosa dell’ambiente a tutti i livelli e della persona, oppure la catastrofe, ci dicono gli scienziati, sarà inevitabile.

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