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Clima, Extraprofitti, tasse, povertà e salario minimo

Secondo il glaciologo Carlo Barbante, “la crisi climatica è la madre di tutte le crisi e da come sapremo affrontarla dipende il nostro Futuro”.
Difficile contestare questa focalizzazione del problema se perfino le migrazioni dipendono dalla desertificazione che a sua volta dipende dai cambiamenti climatici derivanti dal modello di sviluppo economico, da consumi e stili di vita non più sostenibili.
Che futuro può avere un Paese che ascolta poco la scienza e compromette il suo futuro rinviando a “domani” quello che è urgente fare oggi?
Eppure in pochissimi giorni decine di migliaia di persone (che aumenteranno sicuramente nei prossimi giorni) hanno risposto all’appello lanciato dagli scienziati, tra cui il Premio Nobel Giorgio Parisi, perché il riscaldamento globale si metta al centro dei programmi dei partiti in vista delle elezioni politiche del 25 settembre.
Vorrà pur dire che il nostro non è un Paese perso, come spesso noi stessi lo descriviamo, e che la speranza di spostare l’attenzione sui problemi veri, è ancora fondata.
L’importanza di mettere al centro i contenuti naturalmente riguarda anche la politica economica e sociale, con la quale il risanamento ambientale dev’essere in sintonia e stare in equilibrio, per dare un senso unitario allo sviluppo sostenibile di cui c’è bisogno.
Con un governo azzoppato non è facile, ma i problemi derivanti dalla concomitanza di più crisi e delle risorse finanziarie necessarie per affrontarle con senso di giustizia ed equità, vanno al di là del fatto che il governo in carica non possa andare oltre gli “Affari correnti”.

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