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Andrà tutto bene?

Nel pieno della prima ondata, la paura da un lato e lo straordinario impegno collettivo dall’altro ci spinsero a sostenere che “Andrà tutto bene”.
È cambiato qualcosa? Si, in peggio.
Nulla di irrimediabile, ma certamente di pericoloso, tipico di un vecchio modo di affrontare i problemi che riduce tutto a disputa, come se di mezzo non ci fosse il bene superiore della salute e il benessere economico e sociale presente e futuro del Paese.
Formule perfette non ne esistono, men che meno di fronte a un virus invisibile e inafferrabile che penetra nei nostri corpi con esito anche letale.
E nemmeno di fronte alla necessità ineludibile di tutelare due tipi di salute: quella delle persone e quella dell’economia.
È vero che i dati vanno letti e interpretati da chi ne ha competenza -non sarebbe male, per esempio, metterli sempre in relazione al numero di abitanti delle singole Regioni-, ma i morti e i ricoverati in terapia intensiva, in continuo aumento nelle ultime settimane, rappresentano un dato di fatto di immediata comprensione da parte di tutti.
L’allarme quindi è più che giustificato, le restrizioni normative mirate e l’autocontrollo personale sono funzionali alla tutela della Salute e della Sicurezza di tutti, nonché a non rimettere in ginocchio il Paese, il quale, viceversa, deve capire che il suo futuro è a rischio.
A rischio, evidentemente, se le risorse finanziarie vengono usate senza la necessaria lungimiranza.
Il futuro ancora non si intravede.

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