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Le libertà e la serietà

Pure noi italiani amiamo la libertà, ma abbiamo a cuore anche la serietà.
Con queste poche ma chiare parole il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha dato una lezione di stile e una robusta risposta non solo al primo ministro inglese ma anche a quanti scelgono la demagogia e la sistematica strumentalizzazione dei problemi anziché affrontarli seriamente.
Che a rifletterci bene è il virus che produce più danni del coronavirus, di cui Boris Johnson è un disastroso esponente, come si evince anche dal governo poco serio della pandemia nel suo paese, oggi al quadruplo dei contagi che si verificano in Italia.
Se l’Italia è messa meglio di altri Paesi non lo deve al poco amore per la libertà dei suoi cittadini e di chi governa pro tempore, bensì all’approccio saggiamente collaborativo tra il livello politico, le istituzioni sanitarie interne e internazionali, la comunità scientifica accreditata.
A questo e non ad altro, si deve il vantaggio acquisto e riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità, da non sciupare con scelte intempestive, imprudenti e squilibrate rispetto all’andamento dei contagi in Italia.
E rispetto ai non ancora noti effetti della riapertura delle scuole, con i mezzi pubblici, treni e metropolitane, non ancora a regime ma già sotto stress.
Non è il momento di ampliare ulteriormente la riapertura degli stadi. La prudenza è più che giustificata, l’impegno di tutti e di ciascuno, a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, è decisivo.
Bisogna pur rivalutare virtù che appartengono al patrimonio culturale scolpito nella nostra Costituzione, senza il quale sarebbe impossibile superare la difficile condizione nella quale ci troviamo.

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