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Occupazione, occupabilità e responsabilità

Lavoro. Fame di lavoro. Lavoro distrutto dalla pandemia.
Lavoro da ricreare, ricostruire e risanare per dare all’Italia un volto più umano e civile di quello che emerge dalla diffusa illegalità, con evasione e frodi fiscali, lavoro nero e irregolare a tutto andare.
Fenomeni che non sono conseguenza del destino cinico e baro, ma della volontà di molte imprese, anche grandi e multinazionali, di aggirare le regole, irresponsabilmente presentate e vissute come vincoli insopportabili che ostacolano lo sviluppo economico.
Le regole rappresentano la civiltà che si sceglie di edificare.
La libertà d’impresa interpretata come libertà di fare e disfare a prescindere dai vincoli morali e civili di ultima istanza, incentrati sul rispetto non formalistico ma sostanziale delle persone, equivale alla deresponsabilizzazione sociale delle proprie azioni e dei propri comportamenti che sta alla base della visione privatistica dello sviluppo.
Ormai è evidente che non se ne esce (meglio di prima) con questa concezione dello sviluppo.
La vera prova del Governo Draghi è questa, non quella di uscire dall’emergenza sanitaria, che ovviamente è la precondizione perché qualsiasi progettualità possa materializzarsi.
Anzi bisognerebbe concentrarsi sul come e sul perché stiamo uscendo dalla pandemia in tempi relativamente brevi rispetto alla sua devastante gravità.
Sul come e sul perché ha funzionato la logica della solidarietà istituzionale connessa al diritto-dovere alla tutela della Salute.

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